venerdì 3 giugno 2016

La logica aristotelica.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Soltanto due individui tra quelli che hanno messo piede sul pianeta Terra possono contendersi a pieno titolo il premio di più grande logico di tutti i tempi.

Uno di essi è il filosofo Aristotele, vissuto più di 2.000 anni fa; l'altro è il matematico austriaco Kurt Gödel, vissuto nel Novecento.

Chi dei due debba meritarsi il primo posto sul podio è difficile a dirsi; personalmente, se fossi costretto a scegliere, incoronerei Gödel, per la bellezza e la profondità dei suoi risultati.

D'altro canto fu Aristotele che gettò le basi della logica classica, fondandola come una disciplina a se stante che egli chiamava “analitica”, e che per primo sviluppò la teoria del sillogismo.

Gödel, invece, segnò la fine di una grande avventura. È principalmente noto per i sui teoremi d'incompletezza e per essere morto d'inedia nella convinzione che qualcuno stesse cercando di avvelenarlo.

giovedì 2 giugno 2016

La concezione di Dio secondo Aristotele.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Conoscere l'impianto metafisico di Aristotele è di fondamentale importanza per comprendere la sua teologia. 

In realtà, “teologia” è proprio il termine che egli utilizzò per indicare uno dei suoi libri che furono successivamente inseriti nella raccolta a noi nota come Metafisica.

Secondo la concezione filosofica aristotelica tutto l'universo è popolato da sostanze. C'è la materia e ci sono le forme, ma entrambe sono immanenti al mondo sensibile. 

Lo stanza è in qualche misura unione di forma e materia, come lo è una statua di marmo. La materia è forma in potenza, così come un blocco grezzo di marmo può diventare una statua.

La forma è materia in atto, similmente a quando lo scultore ha terminato la sua opera e, conferendo forma alla materia, l'ha resa “reale” nella sua compiutezza.

L'universo appare così un universo dinamico di cui si deve spiegare il movimento. Aristotele lo fa ricorrendo alle “cause”. 

C'è la materia, o meglio, il sostrato senza il quale una cosa non potrebbe esistere (causa materiale), ma vi è anche l'essenza, cioè la sostanza definitoria di un oggetto, composta da quell'insieme di caratteristiche a cui non si può rinunciare per definire un oggetto, perché altrimenti non sarebbe più se stesso (causa formale) 

Ci sono degli agenti che determinano operativamente il mutamento, come lo scultore con il suo picchiare lo scalpello sul marmo (causa efficiente), e soprattutto vi è lo scopo per cui una certa determinazione della realtà esiste, che simboleggia l'intenzionalità (causa finale).

Dopo questo breve riepilogo, possiamo iniziare ad addentrarci nell'ambito della teologia aristotelica vera e propria.

La concezione dell'anima secondo Aristotele


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Le questioni inerenti l'anima, tanto care agli Orfici e a Platone, furono immancabilmente affrontate anche da Aristotele, ma la complessità della dottrina aristotelica favorì la nascita di controversie e fraintendimenti.

Se questa contemplasse l'immortalità dell'anima oppure no, è una delle questioni che ha dato luogo a lunghi dibattiti tra i commentatori medioevali e moderni.

La mutevolezza e l'incertezza del pensiero e degli scritti Aristotelici inerenti l'anima di certo non furono di grande aiuto per risolvere la disputa. 

Dagli scritti della fase giovanile, sembrerebbe emergere una sostanziale adesione al platonismo, tanto che Aristotele nell'Eudemo paragona il legame dell'anima con il corpo alla celebre tortura etrusca che prevedeva di unire saldamente un uomo vivo al cadavere d'un altro.

D'altro canto, una volta raggiunta la maturità di pensiero, Aristotele migra su posizioni del tutto antitetiche: anima e corpo non sono più estranei puniti con un'unione forzosa e innaturale, ma parti fondamentali e complementari di ciò che è vivente, la cui sinergia vivifica e rende possibile la vita. 

Aristotele afferma che «L'anima è inseparabile dal corpo» e che, a quanto pare, non possa sopravvivere senza di esso.

Poi, però, apre uno spiraglio interpretativo, aggiungendo che non è detto che quanto appena sostenuto avvenga per tutta l'anima ma che di certo accade per alcune delle sue parti.

Cerchiamo quindi, nei limiti del possibile, di fare un po' di chiarezza, concentrandoci principalmente sulla concezione sviluppata nella fase matura del pensiero di Aristotele.

mercoledì 1 giugno 2016

La metafisica di Aristotele


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Il termine metafisica ha un'origine assai curiosa. Dopo la morte di Aristotele i suoi scritti acromatici, quelli più tecnici, destinati ai membri della sua scuola, andarono perduti.

E così la fama del filosofo crebbe grazie ai dialoghi divulgativi che egli aveva composto per il pubblico dei “non addetti ai lavori”.

Qualche secolo più tardi, però, gli scritti tecnici di Aristotele furono ritrovati in una cantina nella città di Scepsi.

Pare che Teofrasto, che li aveva ricevuti in eredità dallo stesso Aristotele, li avesse a sua volta lasciati ad un certo Neleo che avrebbe provveduto a nasconderli. 

Una volta rivenuti, finirono nelle mani di Andronico di Rodi, un editore, che li organizzò in modo sistematico e provvedette alla loro pubblicazione, che avvenne verso la metà del primo secolo precedente la presunta nascita del celebre personaggio mitologico di nome Gesù.

La vita di Aristotele: l'erede diseredato.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tra i più noti e influenti discepoli di Platone, tanto da esser considerato uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, possiamo annoverare un certo Aristotele. 

Filosofo, biologo, nonché fondatore della logica, si contraddistinse per l'innovazione, la vastità e l'influenza del suo pensiero.

Fu uno scrittore davvero prolifico. Chi si è divertito a contare la lunghezza complessiva delle sue opere afferma che ammontino, per la precisione, a 445.270 righe.

Aristotele nacque a Stagira (-384, -322), una piccola cittadina della penisola Calcidica situata nel nord della Grecia. Il padre, Nicomeo, era medico e amico di Amita III, re dei macedoni.

giovedì 12 maggio 2016

Il coraggio di ripensare la società


Il 5 maggio 2016, a Pisa, ho tenuto una conferenza organizzata all'interno dell'evento RiartEco. Di seguito la trascrizione del mio discorso.

Introduzione

Ringrazio per l'invito. Mi chiamo Mirco Mariucci e sono l'autore del blog Utopia Razionale e del saggio intitolato L'illusione della libertà.

Vorrei chiarire subito un punto: non sono venuto qui per vendere un libro ma per cercare di diffondere delle idee che reputo importanti per realizzare una società a misura di essere umano.

Chiunque può scaricare gratuitamente L'illusione della libertà dal mio blog.

Di che cosa parlerò? Ovviamente del problema dei rifiuti, ma vorrei inquadrare il tutto in un contesto più generale, parlando dei problemi sociali e delle loro soluzioni in chiave economica.

Chiunque di voi si sarà reso conto di non vivere in una società ideale: inquinamento, surriscaldamento globale, sfruttamento dell'uomo sull'uomo, disuguaglianza sociale, fame e malattie, sono solo alcuni tra i problemi che interessano l'odierna società.

Come si affrontato queste problematiche? Possono essere risolte?

mercoledì 27 aprile 2016

Dare soldi ai cittadini senza indebitare nessuno? Si può fare.

Clamorosa ammissione su Il Sole 24 Ore: si può stampare denaro e darlo ai cittadini senza indebitare nessuno.


Nel saggio intitolato L'illusione della libertà, ho sostenuto che se ci fosse la volontà si potrebbe creare denaro dal nulla e darlo ai cittadini, in modo che tutti dispongano di un reddito che consenta di vivere dignitosamente, senza indebitare nessuno né pretendere nulla in cambio.

Scommetto che in molti avranno pensato che si trattasse della solita “utopia” economicamente impossibile da attuare... invece non è così: si può fare, tant'è che la fattibilità di una simile iniziativa è stata candidamente confessata su Il Sole 24 Ore (niente di meno che la massima testata mainstream italiana in ambito economico), da cui riporto un breve estratto:

«Dal punto di vista tecnico, uno strumento per aumentare la domanda aggregata esiste anche nella situazione attuale: è la cosiddetta “moneta distribuita con l’elicottero”, per usare le parole di Milton Friedman. Cioè la banca centrale stampa moneta e la distribuisce ai cittadini, non in cambio di qualcosa (titoli di stato o la promessa di una restituzione futura), ma in modo permanente e a fondo perduto. Le obiezioni nei confronti di questo strumento non sono economiche, ma politiche. Dal punto di vista economico non c’è dubbio che sarebbe efficace». (di Guido Tabellini - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/8dq8dS)

lunedì 11 aprile 2016

L'eclatante menzogna della crescita come panacea di tutti i mali della società.


Con questo breve saggio intendo smentire con la forza della ragione quei millantatori che presentano la tesi del "creare più lavoro facendo crescere l'economia" come se fosse una panacea per tutti i mali della società.

La crescita del PIL, e il relativo aumento dei consumi, forse risolveranno temporaneamente la crisi occupazionale, ma di certo incrementeranno anche l'impatto ambientale e condanneranno gli esseri umani ad un lavoro totalizzante.

E tutto ciò dovrebbe accadere in un mondo con un ecosistema già fortemente compromesso, dove i lavoratori devono sacrificare 8 ore al giorno della propria unica esistenza per il lavoro, bene che vada, a prescindere dalla propria volontà.

Ma che senso ha far crescere l'economia se poi questa crescita non si traduce in un maggior tempo libero, in un minor inquinamento ambientale o in un qualche incremento di felicità per l'umanità?

domenica 3 aprile 2016

Pitagora e Mondrian, un ponte tra arte e matematica.

Bozzetto dell'opera Pitagora e Mondrian, vincitrice del concorso
Tracce Giovanili d'Arte tenutosi a Gubbio il giorno 02/04/2016

Che cos'è quest'opera? Platone avrebbe sostenuto che si tratta soltanto di una copia imperfetta di alcune forme ideali, uniche e perfette, che popolano un mondo sovrasensibile: l'Iperuranio. 

A suo avviso il mondo sensibile è un inganno, pura illusione, perché l'unica vera realtà è al di là dei sensi e può essere scorta soltanto mediante la ragione.

Per questo avrebbe duramente condannato me e mio fratello, in quanto autori dell'opera intitolata Pitagora e Mondrian, e tutti gli altri artisti del mondo.

Qualche anno più tardi, però, Aristotele avrebbe replicato che la sostanza di un'opera d'arte contiene sia la materia che la forma, che quindi diventano immanenti, ovvero fanno parte del mondo sensibile e non dell'Iperuranio, riabilitando così ciò che usualmente chiamiamo realtà.

Dal suo punto di vista l'arte non sarebbe da condannare ma da lodare, in quanto espressione della creatività dell'artista che conferisce realtà alla sostanza, donando alla materia una certa forma.

Quest'opera in particolare incarna parte dell'essenza di Pitagora e di Mondrian; da Mondrian deriva lo stile e da Pitagora il noto teorema che gli viene storicamente attribuito, probabilmente a torto.

venerdì 25 marzo 2016

Platone tra matematica, logica e cosmogonia.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Pur non essendo un matematico, Platone nei suoi scritti esibisce una grande padronanza delle più avanzate conoscenze matematiche dell'epoca.

All'ingresso della scuola di Platone, l'Accademia, c'era scritto «Non entri chi non è Geometra». 

E non poteva essere altrimenti, dato che egli poneva la geometria tra le discipline fondamentali per la formazione di un buon filosofo.

Conosciamo anche un celebre motto attribuito da Plutarco a Platone, che recita: «Dio geometrizza sempre».

Tutto ciò a ulteriore testimonianza della centralità di questa branca della matematica nella filosofia platonica.

Cerchiamo quindi d'illustrare il sapere e i contributi di Platone nell'ambito della logica, della matematica e della geometria, partendo però dalla descrizione della cosmogonia platonica.

Platone: l'anima immortale, la dottrina dell'anamnesi e il mito di Er.


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Tra gli aspetti degni di menzione della filosofia platonica possiamo annoverare la concezione dell'anima e la relativa dottrina dell'anamnesi. 

Storicamente la distinzione dualistica tra spirito e materia trae origine dall'ambito religioso. Ciò che lo spirito rappresenta per la cultura moderna, nell'antichità veniva concepito come anima distinta dal corpo.

Gli orfici si proclamavano figli del cielo e della terra, dai quali sostenevano che derivassero rispettivamente l'anima e le carni. A loro avviso il corpo era visto come una “tomba” dell'anima. 

Platone cerca di esprimere in linguaggio filosofico un'analoga teoria, ma l'anima immortale viene impiegata per risolvere una spinosa questione inerente l'apprendimento.

Quelle vipere dalla lingua biforcuta dei sofisti - mi riferisco in particolare ai membri della corrente Eristica sviluppatasi successivamente alle scuole di Protagora e Gorgia - avevano sostenuto che la ricerca della conoscenza fosse impossibile.

giovedì 24 marzo 2016

Platone: la dottrina delle idee e il mito della caverna.



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La dottrina delle idee è certamente la parte più nota e influente di tutto il pensiero platonico.

In essa vi si possono ritrovare dei tratti parmenidei, per quanto riguarda le disquisizioni intorno all'essere, ma anche delle tinte orfico-pitagoriche, per il tono religioso con cui Platone tratta la realtà, l'approccio alla matematica e alla musica. 

Il risultato del sincretismo tra la logica di Parmenide e il misticismo di Pitagora è una sintesi potente, e di rara bellezza, in grado di soddisfare sia l'intelletto che il sentimento religioso. Ecco perché ebbe un grande successo nel corso della storia.

lunedì 21 marzo 2016

Le avventure della vita di Platone.


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Tra tutti i filosofi antichi, medioevali e moderni, Platone è di gran lunga il più influente. Insieme a Socrate, di cui era discepolo, e al suo allievo, Aristotele, gettò le fondamenta del pensiero filosofico occidentale.

Dico ciò non solo perché riprese e sviluppò in modo originale la concezione filosofica socratica, ma anche perché lo stesso Aristotele deriva largamente dal pensiero di Platone e, da un punto di vista storico, la filosofia e la teologia dei cristiani furono molto più platoniche che aristoteliche, almeno fino al 13-esimo secolo.

Platone (-428, -347 circa) nacque ad Atene in una famiglia di antica nobiltà, proprio nelle prime fasi della guerra del Peloponneso che vide come protagoniste Atene e Sparta con i rispettivi alleati. 

Il padre, Aristone, vantava nell'albo degli antenati Codro che, secondo la leggenda, fu l'ultimo re di Atene; la madre Perictione discendeva da una famiglia anticamente imparentata con il famoso legislatore e poeta ateniese Solone.

Probabilmente ricevette un'educazione tradizionale combinando ginnastica e musica; secondo Aristotele entrò in contatto con Cratilio, un discepolo di Eraclito, e quindi con la dottrina eraclitea.

Si dice che il suo vero nome in realtà sia un altro, e quello a noi noto gli venne attribuito da un lottatore di Argo, suo insegnate di ginnastica.

L'utopia di Platone: tra totalitarismo, classismo, eugenetica e pseudo-comunismo.


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In molti hanno sentito parlare dell'utopia di Platone, ma solo in pochi si sono preoccupati di approfondirla in dettaglio.

Chi si avvicina per la prima volta all'argomento ne resterà certamente colpito, se non inorridito: totalitarismo, propaganda, classismo, eugenetica e una sorta di comunismo, fanno tutti parte del suo Stato ideale. Cerchiamo di capire il perché.

lunedì 29 febbraio 2016

Il sapere di Socrate: il primo martire del libero pensiero.


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Non è soltanto la religione ad avere i suoi martiri, ma anche la filosofia. Socrate, infatti, può essere considerato il primo martire del libero pensiero.

E non stiamo parlando di un perfetto sconosciuto, bensì di uno tra i più noti esponenti della tradizione filosofica occidentale.

Per comprendere quali furono gli insegnamenti di questo grande filosofo, e perché fu condannato a morte, cercheremo di ripercorrere brevemente la sua vita fino al momento in cui la cicuta affidò alla storia la grandezza del suo pensiero.

Socrate (-470; -399) nacque e visse ad Atene dalla quale si allontanò solo in tre occasioni per compiere il suo dovere di soldato. 

Durante le campagne militari si contraddistinse per coraggio e resistenza fisica; si dice che marciasse senza scarpe né mantello anche in pieno inverno.

In verità, era noto anche per il suo aspetto fisico. Chi lo conosceva concordava sul fatto che fosse bruttissimo: aveva un naso corto e tozzo ed una grande pancia. Era più brutto di tutti i Sileni dei drammi satirici.

domenica 28 febbraio 2016

Zenone di Elea e i paradossi sul movimento e la molteplicità.



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Se volessimo individuare il padre dei paradossi potremmo identificarlo con Zenone di Elea (-489; -431). 

Della vita di questo pensatore si sa ben poco. Fu discepolo e amante di Parmenide, a cui venne in soccorso inventando una serie di ragionamenti con l'intento di confutare le tesi in contrasto con quelle del suo maestro.

Per il suo modo di argomentare, Plutarco lo definì «lingua biforcuta». Una lingua che Zenone non esitò a mozzare con i propri denti per sputarla in faccia al tiranno che, dopo aver ottenuto il dominio della città di Elea, lo aveva arrestato e messo sotto tortura in quanto cospiratore. 

Aristotele, invece, lo definì niente di meno che lo scopritore della dialettica.

I paradossi sono dei ragionamenti che ci sembrano corretti ma che portano ad una contraddizione, oppure, che ci appaiono contraddittori ma che, viste le conclusioni, devono essere accettati.

Il matematico Odifreddi li definisce come degli: «argomenti sorprendenti, perché poco probabili ma molto credibili, o molto probabili ma poco credibili».

sabato 27 febbraio 2016

Anassagora di Clazomene, l'Intelletto ordinatore, la Luna e i suoi abitanti.



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Anassagora di Clazomene (-499; - 428) era il figlio di un uomo ricco e nobile. Crescendo, maturò un interesse così forte per lo studio della natura e la filosofia che cedette l'eredità paterna ai familiari, in modo da potersi dedicare interamente alla ricerca.

La tradizione lo descrive come un pensatore assorto nelle sue speculazioni ed estraneo ad ogni attività pratica. Egli sosteneva con orgoglio che lo scopo della sua vita consistesse nel «Contemplare il Sole, la Luna e il cielo». 

Si guardò bene dal prendere parte alle attività politiche. Per questa scelta gli rinfacciarono di non avere a cuore la sua patria, al che egli rispose: «Della mia patria m'importa moltissimo» indicando con una mano il cielo.

Verso il -462 partì alla volta di Atene, dove rimase per circa 30 anni e vi introdusse per primo la filosofia.  

È probabile che sia stato invitato da Pericle, fortemente impegnato nel rinnovamento politico della città e nell'acculturamento dei suoi cittadini. 

È noto che negli anni della permanenza ad Atene, Anassagora strinse un legame d'amicizia con Pericle e ne divenne perfino il maestro.

Ma quando il noto statista invecchiò, i suoi oppositori politici iniziarono ad accusare quanti gli erano vicino per fare terra bruciata intorno a lui e delegittimarlo.

Tra questi Fidia, grande scultore e architetto dell'epoca che sovraintendeva il cantiere del Partenone (voluto da Pericle), fu accusato d'impossessarsi di parte dell'oro destinato alla costruzione delle statue.

Il pretesto per infamare Anassagora fu individuato nella sua filosofia. Egli sosteneva che la Luna fosse un corpo terroso e il Sole una pietra incandescente.

Empedocle di Agrigento, l'Amore e l'Odio plasmano il mondo.


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Oltre Pitagora, vi fu un altro grande personaggio dell'antica Grecia che riunì in sé le figure di scienziato, filosofo, medico, profeta e mago: il suo nome era Empedocle. 

La terra che gli diede i natali verso il -492 è Agrigento, situata nella zona meridionale della Sicilia. 

Pur appartenendo ad una famiglia ricca e nobile, simpatizzava per la fazione democratica tanto da prender parte attivamente alle loro lotte politiche.

In gioventù, oltre alla politica, si dedicò anche alla scienza ma in età più tarda divenne una sorta di santone. Quand'era ancora in vita, arrivò a parlare di sé come di un dio:

venerdì 26 febbraio 2016

Leucippo e Democrito: i padri dell'atomismo.



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L'Atomismo è una corrente filosofica che identifica i costituenti ultimi della realtà con delle particelle non ulteriormente divisibili che si muovono e interagiscono nel vuoto.

Si potrebbe pensare che una teoria così profonda sia stata concepita in un'epoca moderna, ma in realtà ebbe origine 2500 anni fa. 

Con l'Atomismo gli antichi Greci raggiunsero la massima espressione della ricerca filosofica naturalistica iniziata dai membri della scuola di Mileto.

Coloro che raggiunsero questa vetta del pensiero sono noti alla tradizione con i nomi di Leucippo e Democrito.

Gorgia: la retorica e il potere della persuasione.



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Gorgia nacque in Sicilia a Leontini (oggi Lentini) intorno al -483 e morì ultracentenario a 109 anni.

Discepolo di Empedocle e contemporaneo di Parmenide, fu uno dei retori più illustri del suo tempo.

Viaggiando per le città dell'antica Grecia riscosse un grande successo facendosi apprezzare come retore finissimo ed eloquente.

La sua fama crebbe a tal punto da indurre la propria città natale a inviarlo come ambasciatore ad Atene per risolvere un conflitto che era in atto con Siracusa.

Era talmente abile nell'esercizio della retorica, e sicuro di sé, da dirsi in grado di rispondere a qualunque domanda gli avessero avanzato.

Praticando l'insegnamento dell'arte oratoria in cambio di denaro, diventò talmente ricco da potersi addirittura permettere di erigere una statua d'oro al dio Apollo a Delfi.

giovedì 25 febbraio 2016

La saggezza di Protagora: l'uomo è misura di tutte le cose.


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Protagora (-486; -411) nacque ad Abdera, in Tracia. All'età di 30 anni iniziò a dedicarsi all'insegnamento della retorica. La sua lunga attività lo condusse nelle varie città dell'antica Grecia. 

Soggiornò più di una volta ad Atene, dove venne a contatto con numerose personalità illustri. Tra queste, Euripide e Pericle che lo incaricò di redigere la legislazione della nuova colonia panellenica di Thurii.

Platone ritrae Protagora come un uomo di mondo, pieno d'anni e d'esperienza, magniloquente e vanitoso, la cui preoccupazione nelle discussioni era di ottenere un successo personale anche al costo di sacrificare la verità.

Si dice che una volta istruì alla legge un giovane e promettente allievo di nome Euatlo. 

Quest'ultimo aveva pattuito con il maestro di versare immediatamente la prima metà dell'ingente somma necessaria per pagare le lezioni, e di corrispondere la seconda parte non appena avesse vinto la sua prima causa.

Le lezioni terminarono, il tempo passava ed Euatlo, non avendo vinto alcuna causa, poiché non ne aveva mai fatte, continuava furbescamente a non pagare Protagora.

mercoledì 24 febbraio 2016

I sofisti e l'arte della retorica.


Il carattere della Sofistica nell'antica Grecia.


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A partire dalla metà del V secolo prima della presunta nascita del mito di Gesù, Atene divenne il centro culturale dell'antica Grecia.

Dopo la vittoria contro i Persiani a Salamina nel -480, seguirono 50 anni di pace che consentirono alle città di Atene e Sparta di potenziarsi e primeggiare. 

Ma con il potere politico-economico crebbero anche la reciproca ostilità e la brama di supremazia sull'intera Grecia che condussero al disastro della Guerra del Peloponneso. 

Prima che ciò avvenisse, Atene raggiunse il suo massimo splendore.

giovedì 4 febbraio 2016

Pitagora di Samo e il segreto della setta dei pitagorici.

Pitagorici riuniti per celebrare il sorgere del Sole (Fëdor Bronnikov, 1869)

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Pitagora di Samo (-570; -495) è la figura più poliedrica, stravagante e controversa della storia del pensiero occidentale, ma allo stesso tempo anche la più nota e influente. 

Fu astronomo, matematico e scienziato, politico, mistico e taumaturgo. 

Le notizie su Pitagora oscillano tra realtà e leggenda al punto che alcuni studiosi hanno addirittura messo in discussione la sua esistenza.

Per quanto ne sappiamo, nacque nell'isola di Samo e fu scolaro di Ferecide e Anassimandro. C'è chi sostiene che fosse figlio di un uomo facoltoso di nome Mnesarco, altri che suo padre fosse il dio Apollo.

Si dice, ma non è certo, che viaggiò in Egitto e Babilonia dove apprese parte della sua sapienza. Infine si stabilì a Crotone, nella Magna Grecia, dove fondò la sua scuola.

Quella di Pitagora più che una scuola fu, allo stesso tempo, una setta mistico-religiosa, una comunità scientifico-filosofica e un partito politico aristocratico che, sotto questa veste, governò alcune città dell'Italia meridionale. 

I membri della setta venivano iniziati e dovevano sottostare a precise regole, alcune delle quali davvero stravaganti...

venerdì 29 gennaio 2016

Parmenide di Elea: il razionalista che negò il movimento e la molteplicità.

Rappresentazione dell'Essere secondo la concezione metafisica parmenidea.

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Parmenide (- 515; - 450) nacque nella Magna Grecia, più precisamente ad Elea, oggi localizzata nella contrada Piana di Velia, in provincia di Salerno. Della sua vita si hanno poche notizie.

Fu l'iniziatore della corrente di pensiero detta eleatica e probabilmente fondò una scuola. Stando a quanto ci riferisce Platone, sembra che negli anni della vecchiaia intraprese un viaggio alla volta di Atene, nel corso del quale ebbe modo di conoscere Socrate in giovane età.

Il pensiero di Parmenide ci giunge mediante la sua unica opera: un poema in esametri intitolato Sulla Natura, composto da un Proemio e un'ulteriore trattazione suddivisa in due parti, ovvero La via della Verità e La via dell'Opinione.

All'interno di quest'opera il filosofo narra di un viaggio immaginario che lo conduce alla dea della giustizia Dike, colei che possiede la chiave per la sapienza. 

Ed è proprio grazie a Dike che Parmenide viene iniziato alla verità, ma non si tratta di una rivelazione: la dea, infatti, gli fornisce soltanto una serie di indicazioni ed effettua dei ragionamenti mediante i quali il filosofo può escludere i metodi fallaci che ingannano gli uomini e li allontanano dal vero. 

In questo modo Parmenide può definire la sua filosofia e procedere a valutare le opinioni dei mortali in modo da fornirne la “corretta” interpretazione.

Ma qual è questa Verità alla luce dalla quale rileggere il mondo? E soprattutto: com'è possibile raggiungerla?

Contrariamente al senso comune, Parmenide afferma che la molteplicità e i mutamenti della mondo fisico sono pura illusione.

La vera conoscenza può essere raggiunta soltanto attraverso l'uso della ragione, perché i sensi sono illusori e ingannatori.

E la ragione ci porta ad affermare l'esistenza di un'unica realtà, la realtà dell'Essere: unico, immutabile, immobile, eterno, ingenerato, immortale, finito ed omogeneo.

giovedì 7 gennaio 2016

Eraclito di Efeso: la logica dell'unità dei contrari e la metafisica dell'eterno fluire.

Rappresentazione artistica della dottrina eraclitea dell'eterno fluire.

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Eraclito di Efeso (-535; -475) è stato uno dei maggiori pensatori presocratici.

Nacque in una famiglia aristocratica ed era un discendente di Androclo, il fondatore di Efeso, ma ad Eraclito non interessavano né la fama, né il potere, né la ricchezza.

Nonostante avesse diritto al titolo onorifico di basileus, che nella Grecia antica indicava una sorta di re-sacerdote che si occupava degli ambiti religiosi, vi rinunciò.

Il Re di Persia, Dario, lesse il suo libro e lo invitò a corte promettendogli grandi onori, ma il filosofo rifiutò, rispondendo che chi insegue la miserabile follia di placare l'insaziabilità dei sensi e dell'ambizione del potere è condannato a restare lontano dalla Verità.

Si guadagnò l'inimicizia degli Efesini, quando riuscì a convincere il tiranno Melancoma a deporre il potere, abdicando per andare a vivere nei boschi ad aperto contatto con la natura.

Visse in solitudine: prima in un tempio ionico dedicato alla dea Artemide situato nella città di Efeso; poi, nell'ultima parte della sua vita, sui monti, adottando una dieta strettamente vegetariana.

Ma l'aneddoto più stravagante riguarda la sua morte.