Approfondimento sull'industria della guerra
L'industria della guerra
Se per caso qualcuno avesse l'impressione di vivere in un mondo pacifico, sappia che si sta sbagliando di grosso: attualmente, soltanto 10 nazioni in tutto il mondo non sono coinvolte, direttamente o indirettamente, in una guerra.
Il numero degli Stati all'interno dei quali si stanno svolgendo dei conflitti armati è pari a 67, con un totale di 784 tra milizie, guerriglieri e gruppi terroristici o separatisti coinvolti.
Nel 2014, l'Heidelberg Institute for International Conflicts Research ha contato ben 424 conflitti nel mondo, di cui 20 erano vere e proprie guerre.
Dalla fine della seconda guerra mondiale, che costò la vita a più di 50 milioni d'individui, sono morti altri 25 milioni di esseri umani a causa delle guerre.
Dal 2011 al 2014, il numero dei conflitti in corso nel mondo è cresciuto del 9,3% e con essi la media dei decessi per cause belliche è passata da 21.000 a 38.000 morti l'anno.
Ammetto di aver citato questo dato relativo alla morte per cause belliche perché, stranamente, è l'unico che sono riuscito a trovare in rete, anche se è palese che si tratti di una quantità decisamente sottostimata rispetto alla realtà fattuale.
Se infatti si considerano le sole morti dovute ai conflitti siriani, senza includere nel conteggio nessun decesso avvenuto nelle altre ostilità, già si raggiunge un quantitativo superiore alle 500.000 unità distribuite in 7 anni, con una media superiore ai 71.000 morti l'anno.
Nel 2016, a livello globale, il costo complessivo dovuto ai conflitti, alla violenza e alle loro conseguenze, è stato di circa 14.300 miliardi di dollari, corrispondenti al 13% del PIL mondiale. E poi vengono a dirvi che “non ci sono i soldi” per risolvere i veri problemi dell'umanità (senza dimenticare che i soldi sono virtualmente infiniti, perché si creano dal nulla e a costo zero).