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giovedì 26 marzo 2015

Il falso mito della crescita.


«I beni superflui rendono superflua la vita». 
                                      (Pier Paolo Pasolini)

La crescita è diventata un imperativo categorico dell'odierna politica economia. Ma è veramente ciò di cui abbiamo bisogno per migliorare le condizioni di vita degli esseri umani? 

A dispetto delle più ferme convinzioni, la crescita "tout court" rappresenta un obbligo che non è scevro da pesanti conseguenze, sia per quanto riguarda il tempo ed i nostri ritmi di vita, che per tutto ciò che concerne la sostenibilità e l'inquinamento ambientale.

Con questo piccolo saggio intendo smentire il mito della crescita, cercando di mostrare i limiti del modello economico attuale che è condannato a crescere per non fallire.

Per prima cosa è bene capire un concetto fondamentale: perché l'odierna economia deve crescere? Badate bene, "deve crescere" significa che non può neanche rimanere costante. Una crescita nulla già mette in crisi il sistema economico, figuriamoci una decrescita! 

In estrema sintesi, quest'impellente necessità deriva dal meccanismo di moneta-debito adottato nell'odierna economia monetaria. 

Le banche centrali creano (dal nulla) la base monetaria che, tramite il noto meccanismo della riserva frazionaria, viene moltiplicata dalle banche commerciali. In questo modo il sistema bancario crea ulteriore denaro (sempre dal nulla) con un costo reale che tende allo zero.

Infatti oggi non ci sono più beni a garanzia del denaro, in quanto la moneta è completamente fiduciaria. Così, in via del tutto teorica, non ci sono limiti alla creazione di denaro, alla faccia di chi ha il coraggio di venirci a dire che “non ci sono i soldi”. 

Tuttavia  il denaro viene sempre emesso e prestato previa richiesta d'un interesse maggiore di zero. Ne consegue che: o l'economia si espande, e quindi riesce complessivamente a pagare gli interessi (pur alimentando un gigantesco schema Ponzi), o qualcuno è destinato a fallire.

In questo mondo folle, dove la politica ha delegato il potere economico a banche centrali private (e in alcuni casi addirittura indipendenti, come la BCE), non si finanziano a debito solo i privati, come cittadini o aziende, ma anche gli stati! Da qui deriva l'imperativo categorico della crescita. 

Se malauguratamente l'economia di uno stato non cresce, visti i tempi che corrono, sappiamo tutti benissimo che cosa accade: licenziamenti, fallimenti, disoccupazione, povertà, compressione dei diritti, tagli alla sanità, svendita delle eccellenze pubbliche etc etc. In parole povere: crisi e relativa austerità.

Ma il concetto di crescita per la crescita, o di crescita come imperativo categorico economico tout court, non ha senso. 

Per comprendere questo fatto fino in fondo, è sufficiente portare il sistema economico in una situazione estrema, conducendo un piccolo esperimento mentale.

Semplifichiamo al massimo, supponiamo che esistano solamente un bene materiale (uno smartphone) e un servizio (cure mediche). 

Se immaginiamo che il sistema economico, a forza di crescere, sia riuscito a garantire a tutti gli esseri umani l'accesso ad uno smartphone e a 12 visite mediche all'anno, per quale motivo l'anno successivo quegli stessi individui dovrebbero necessariamente consumare 1,5 smartphone e/o fare più di 12 visite? Perché altrimenti il sistema fallisce?

Molti direbbero: «io ho già uno smartphone, è ancora perfettamente funzionante, quest'anno non ho bisogno di un nuovo smartphone». Altri: «ma io sto benissimo, per quale motivo dovrei fare 12 visite? Ne faccio una e sono a posto».  

Più in generale, se tutti gli esseri umani avessero accesso ai beni materiali e ai servizi di cui hanno bisogno mediamente nel corso di in un dato anno, perché l'anno successivo dovrebbero consumarne necessariamente di più dell'anno precedente? 

In generale questo è falso, allora perché la produzione di beni e servizi dovrebbe aumentare? Forse perché la popolazione aumenta? Corretto, ma se la popolazione fosse stazionaria? 

Forse perché sono stati introdotti nuovi oggetti? E' possibile, ma ancora una volta non è strettamente necessario che s'introducano sempre nuovi beni poi, anche se questo avvenisse, potrebbero andare a sostituire il consumo di altri, che magari uscirebbero dal mercato. 

Complessivamente non è detto che la produzione e i livelli di consumo debbano aumentare sempre e comunque a prescindere, anche nel caso che s'immettano dei nuovi oggetti/servizi.

I miei bisogni non aumentano forzosamente di anno in anno. Questo anno ho già comprato vestiti a sufficienza, un pc, uno smartphone e ho fatto anche una piccola operazione chirurgica che rimandavo da tanto tempo. 

Il prossimo anno, al netto del cibo per vivere e poco più, non avrò bisogno di altro. Se il mio smartphone o il mio pc non si guasteranno irreparabilmente a causa di rotture programmate, li terrò per anni e anni, come ho fatto con il mio primo pc, che è ancora qui vicino a me proprio mentre sto scrivendo. (Nel corso degli anni ho sostituito due alimentatori, il resto è ancora ok, anche se la capacità di calcolo l'ha reso obsoleto, e quindi ne ho dovuto acquistare uno nuovo). 

Purtroppo nei prossimi anni la mia necessità di consumo diminuirà drasticamente, con sommo dispiacere degli economisti dediti alla crescita, e vivrò benissimo. Ho già tutto, anche al di sopra del necessario, e non comprerò altro finché non ci sarà un reale bisogno.

Bisognerebbe chiederci: è forse lo scopo della nostra vita essere degli accaniti consumatori? Oppure quel comportamento che ci sembra così naturale deriva dai martellanti spot pubblicitari o da altre forme di condizionamento sociale?

Si deve consumare, altrimenti l'economia si blocca! E allora? Fatemi capire, se il sistema economico funziona male dobbiamo condizionare la vita degli esseri umani per farli consumare più del necessario?

Ritengo che sia piuttosto stupido svolgere il ruolo del consumatore solo perché il sistema economico ne abbisogna, non credete?

Sinceramente ho ben altro da fare, piuttosto che sprecare il mio tempo a girare nevroticamente per negozi con lo scopo di acquistare vestiti e gadget alla moda da sfoggiare durante ridicoli eventi mondani, come l'andare a ballare in discoteca per riprodurre il moto browniano sbattendomi come solo un pollo ubriaco sa fare.

Non ho bisogno di suscitare l'invidia nei confronti degli altri sfoggiando un look alla moda o dei futili gadget, dimostrando così d'appartenere ad un livello più alto nella scala sociale dell'apparire.

E non me ne faccio nulla di ulteriori ammennicoli che già raccolgono polvere in abbondanza nella mia abitazione.

Non mi serve un armadio pieno di vestiti, non devo mica fare le sfilate, devo semplicemente vestirmi per ripararmi dal freddo. Il cappotto invernale che uso quotidianamente ha 13 anni e funziona ancora perfettamente, perché dovrei comprarne un altro? 

Se tutti venissero messi nelle mie stesse fortunate condizioni, fornendo beni qualitativamente elevati a tutti, gli anni successivi in molti resterebbero senza lavoro e in breve tempo il sistema economico capitalistico sarebbe portato al collasso. 

Ci sarebbero comunque beni/servizi da produrre/offrire, come il cibo, l'istruzione o le cure mediche. Ma nel suo complesso non ci sarebbe una crescita, bensì una decrescita al più intervallata da momenti di crescita nulla.  La disoccupazione salirebbe alle stelle, ma sarebbe forse un male? 

Certo, in questo sistema economico che ci costringe a correre sempre più veloci, al pari di criceti intrappolati in una ruota, sarebbe un male estremo! 

Con la relativa diminuzione di produzione indotta dal mio comportamento anticonformista, di uomo soddisfatto che non ha più bisogno di iper-consumare, i posti di lavoro diminuirebbero eppure ciò di cui avremmo realmente bisogno (ovvero tutti i beni/servizi non correlati all'iper-consumo indotto) sarebbero proprio lì a disposizione di tutti, solo che il sistema economico c'impedirebbe di usufruirne perché, ben presto, in molti resterebbero senza un lavoro, quindi senza soldi e così non potrebbero più comprare neanche il cibo! 

Riflettete, sostituendo i beni scadenti e soggetti ad obsolescenza programmata con altri durevoli e di elevata qualità, potenzialmente tutti potrebbero avere accesso ai beni e ai servizi di cui hanno bisogno, ma tutto ciò non può essere attuato perché nel medio-lungo termine verrebbe a mancare il lavoro e quindi il pretesto per giustificare l'attribuzione di denaro mediante uno stipendio.

Una volta sostituiti i beni, il sistema inizierebbe a decrescere e quindi entrerebbe in crisi... Ormai avete capito, giusto? Ecco che ricomincia la cantilena: c'è la disoccupazione, l'economia non cresce... come si fa?

A questo punto della storia arrivano gli economisti classici che, ovviamente, vorrebbero far ripartire la crescita, perché hanno studiato solo quel metodo all'università e quindi non vedono alternativa.  

Ma scusate un attimo... Ripensiamo il lavoro, no? O la gestione della moneta? Perché dobbiamo far morire di fame le persone se si può evitare? Non esiste mica soltanto questo tipo di economa!

Domandiamoci: il vero problema consiste nella mancata crescita dei consumi che induce una moltitudine di licenziamenti e quindi l'impossibilità di comprare anche i beni primari (seppur disponibili), o forse risiede nel sistema economico che non è in grado di gestire una simile dinamica?

Fatemi capire, non si potrebbero dare comunque soldi a quelle persone, dato che il denaro si può creare dal nulla? O forse non si potrebbe ripartire il lavoro residuo diminuendo l'orario di lavoro, in modo che nessuno resti disoccupato?

Cosa dite? Diminuendo l'orario calerebbe lo stipendio? Visto che l'1% della popolazione mondiale detiene il 50% della ricchezza globale, potremmo pensare di redistribuire la ricchezza esistente prendendola dai pochi che hanno tanto per darla ai tanti che hanno poco, no? Oppure facciamo un'apposita politica monetaria d'integrazione dei redditi o un mix delle due, se preferite. 

O ancora più semplicemente, non si potrebbe cooperare per produrre ciò di cui abbiamo bisogno in quantità tali da poter essere messo a disposizione di chi ne ha necessità, senza pretendere un prezzo? Che cos'è che c'impedisce di farlo, oltre ad un nostro blocco mentale?

Non date subito una risposta negativa, rifletteteci con calma! Ora però riprendiamo il filo, forse ho divagato troppo! Dicevamo...

I nostri veri bisogni non aumentano per forza di anno in anno; dal momento che lo scopo dell'economia dev'essere quello di soddisfare al meglio le esigenze degli esseri umani, allora è il sistema economico che si deve adattare alle nostre reali necessità. 

Oggi invece facciamo esattamente il contrario: il sistema economico deve crescere forzosamente, allora spingiamo sui consumi e adattiamo la vita degli esseri umani all'esigenze del sistema economico, ma tutto ciò è a dir poco folle!

Un'economia efficiente non dovrebbe crescere necessariamente. Il sistema economico dovrebbe essere flessibile, ovvero crescere quando c'è necessità di crescere, rimanere stazionario quando la domanda di beni e servizi è la medesima dell'anno precedente, e decrescere qualora ci fosse la necessità di decrescere, possibilmente senza peggiorare le condizioni di vita degli esseri umani.

Perché dovrebbe decrescere? Magari a causa dell'introduzione nel mercato di beni maggiormente durevoli; o perché le persone hanno già tutto ciò di cui hanno bisogno e l'anno successivo non vogliono per forza consumare di più; o magari perché abbiamo raggiunto i limiti strutturali del pianeta ed è bene che si attuino contromosse prima di estinguerci a causa della nostra stupidità. 

Come già detto, questa elasticità del sistema economico non dovrebbe essere scaricata sul benessere delle persone, cosa che invece oggi accade, perché se per disgrazia il sistema non cresce, un gran numero di esseri umani finisce in estrema povertà.

Se l'attuale sistema economico è inefficiente, bisogna avere il coraggio di ammetterlo. E' del tutto evidente che i fondamenti dell'economia devono essere ripensati. 

In particolar modo il capitalismo e l'economia di libero mercato devono essere superati, perché adattarsi alle loro storture è stupido, dal momento che l'economia è solamente un costrutto metafisico che ci siamo auto-imposti e che ci sforziamo di rispettare come se fosse un vincolo ineludibile, ma che invece può sempre essere modificata a nostro piacimento, al contrario di una immutabile legge di natura.

L'economia non è la fisica, tanto per intenderci. L'economia non descrive le equazioni dell'universo, l'economia è un costrutto umano arbitrario che noi creiamo per regolamentare le attività economiche all'interno della nostra società. Dipende da noi, non è un'entità preesistente da scoprire, ma un costrutto da inventare. Cambiando le regole cambia l'economia e, di conseguenza, mutano gli effetti sulla società. 

Detto questo passiamo ad un altro aspetto cruciale che non possiamo trascurare: quello della sostenibilità.

L'attuale modello di sviluppo è sostenibile? Direi proprio di no. Viviamo in un mondo dove 1/4 della popolazione mondiale attinge alle risorse dei 3/4 del pianeta per mantenere in essere il proprio stile di vita. 

Detto ciò, è bene segnalare che tutti gli indicatori di sostenibilità ambientale ci mostrano che stiamo vivendo sopra il limite fisico tollerato dalla Terra, quello entro il quale l'ecosistema potrebbe rigenerarsi, compensando così l'impatto antropico.

Ora, in questo drammatico quadro generale, pur senza entrare in merito ai seppur innegabili e doverosi discorsi inerenti l'inquinamento o il surriscaldamento globale, che cosa consigliano i lungimiranti economisti di fama mondiale? 

Di spingere ancor più sulla crescita. Una crescita del 2% su scala globale è quello che i capi di stato hanno proclamato all'ultimo G20. E c'è anche chi vorrebbe riprodurre il medesimo modello del "miracolo" di crescita economica nei paesi del secondo e terzo mondo! Forse stanno cercando di trovare il modo di provocare il primo e ultimo suicidio collettivo della storia dell'umanità?

Certo, la possibilità di lauti guadagni è troppo allettante per le menti dei capitalisti, di cui i politici non sono altro che semplici burattini, ma il loro sogno egoistico e parassitario, fatto di sfruttamento indiscriminato di esseri umani e di risorse ambientali, non durerà ancora per molto. 

Se 1/4 della popolazione per attuare il modello di vita in stile americano ha bisogno di 3/4 delle risorse del pianeta terra, per estendere il medesimo modello a tutta la popolazione mondiale servirebbero 3 pianeti, avete forse idea di dove trovarli? 

Una crescita costante maggiore di zero si traduce inevitabilmente in una crescita esponenziale, che è una nota funzione matematica che ha il vizio di correre velocemente verso l'infinito. 

Questo tipo di crescita se applicata alla parte di produzione relativa ai beni materiali si scontra inevitabilmente con i limiti del pianeta nel quale viviamo. 

La crescita dei beni via via richiede sempre più materie prime per produrre un numero di beni sempre crescente, una richiesta che ad un certo punto non potremmo più fisicamente soddisfare, a prescindere dalla brama di profitto dei capitalisti. 

La crescita dei beni materiali è certamente sostenibile nel breve termine, ma a lungo andare supererà necessariamente i limiti imposti dalla finitezza della disponibilità delle risorse, o più in generale dalla sostenibilità ambientale. 

La crescita della produzione dei beni può avvenire, anzi in molti casi è addirittura auspicabile che avvenga, ma bisogna capire che non può correre all'infinito, e che prima o poi dovrà approssimarsi asintoticamente verso il limite di sostenibilità globale.

Una volta raggiunto, tale limite non può essere superato troppo a lungo se non si vuole stravolgere l'ecosistema, rischiando così di mettere in dubbio la sopravvivenza della nostra specie. 

A quel punto si dovrà agire in termini di aumento dell'efficienza, non d'incrementi di produzione quantitativa ma qualitativa. 

Ad esempio: non un maggior numero di beni da consumare sempre più rapidamente, ma meno beni che però durano più a lungo. Non necessariamente uno o più beni per ogni essere umano ma, quando possibile, beni comuni (es. lavatrici e/o trasporti pubblici) etc etc.

Lo sviluppo non può essere dettato dalle esigenze di profitto del libero mercato. La crescita non può essere "libera", ma deve essere indirizzata razionalmente verso il fine del benessere collettivo. Come ci ricorda l'ex presidente dell'Uruguay José Mujica: «Lo sviluppo non può essere contrario alla felicità». 

Per questo è necessario che l'economia non sia lasciata in balìa della brama di profitto dei capitalisti che agiscono in condizioni di libero mercato ma come minimo, e ripeto, come minimo, dovrebbe essere regolamentata, se non pianificata. 

Nel tempo dell'economia neoliberista, visti i disastri da essa generati, è ora di ricominciare a esprimere questo concetto fondamentale, che è: regolamentazione e/o pianificazione dell'economia per il fine del benessere collettivo. Punto. 

Fate attenzione, perché dobbiamo crescere forzosamente, se poi quella crescita è dovuta alle guerre? Oppure ad un aumento del consumo di combustibili fossili e quindi dell'inquinamento? Che senso ha la crescita se uccidiamo altri esseri umani o peggioriamo la nostra salute? 

Perché rinunciare alla pianificazione e all'intervento in ambito economico, se poi queste condizioni di presunta libertà millantate dai neoliberisti, vanno ad esclusivo vantaggio del capitale, portano ad un aumento del divario sociale, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo o ad un incremento dell'inquinamento e dell'insostenibilità ambientale? 

Altro che libero mercato, è ora di dire basta al "laissez-faire", li abbiamo lasciati fare anche troppo, ed ora l'intervento in economia si è dimostrato essere fortemente necessario!

Così come la crescita non può essere lasciata libera da vincoli che indirizzino le attività economiche verso il benessere collettivo, in modo duale anche la decrescita non può avvenire in condizioni di libero mercato. 

Decrescere oggi, nell'economia capitalistica a stampo neoliberista, indurrebbe un fallimento eclatante di tutto il sistema, che significherebbe far morire di fame miliardi di persone.  

Per carità! Ma questo non significa che non sia possibile (e non si debba) decrescere senza peggiorare le nostre condizioni di vita.

Contrariamente a quello che c'inducono a pensare, possiamo decrescere AUMENTANDO la qualità della vita degli esseri umani, ma è possibile farlo solo ripudiando l'ideologia del libero mercato, e ricominciando a regolamentare e/o pianificare l'economia. 

Decrescere sostituendo i beni scadenti con beni durevoli, diminuendo così le ore di lavoro necessarie, pur riuscendo a fornire a tutti l'accesso a beni e servizi qualitativamente elevati, non significa stare peggio, significa migliorare drasticamente la qualità della vita. 

Ma tutto questo non è possibile all'interno dell'odierna economia neoliberista, mentre sarebbe un'operazione banale in un'economia pianificata e/o regolamentata, magari riprendendo la sovranità monetaria data alle banche private, e decidendoci ad implementare una politica monetaria volta a tal fine. 

Vorrei lanciare anche un'ulteriore possibilità, quella di un'economia senza denaro basata sulle risorse, che viene pianificata grazie all'uso dei calcolatori, con l'unico fine del benessere collettivo. Una nuova visione molto promettente, che non è mai stata applicata nella storia dell'umanità.

Scusate anche questa seconda digressione, ma è fortemente necessaria, in quanto bisogna capire che non ci può essere che decrescita infelice all'interno del capitalismo ma che, al tempo stesso, la decrescita può essere più che felice, regolamentando e/o pianificando l'economia.

Tornando al discorso della crescita tout court. Direte: ci sono anche i beni immateriali, come i servizi, quelli non consumano risorse, quindi la crescita può andare avanti all'infinito. 

Bene, ma anche il consumo dei servizi immateriali non può crescere all'infinito, contrariamente a quanto si potrebbe ingenuamente pensare. 

Infatti un essere umano vive 365 giorni all'anno, e non se ne fa niente di un numero di servizi che cresce esponenzialmente, perché ad un certo punto non avrà neanche più il tempo materiale per usufruirne. 

In astratto, vale la stessa regola dei beni materiali, non un numero crescente di servizi o un loro consumo più rapido perché lo chiede l'economia, ma il giusto numero di servizi e che siano qualitativamente elevati. 

Questo concetto assurdo di crescere per crescere aumenta la produzione e la velocità di consumo, e così ingabbia gli esseri umani in un sistema che li fa correre sempre più velocemente e non gli concede più neanche il tempo necessario per vivere appieno la propria vita.

A causa delle attuali dinamiche economiche, se lavori non vivi, perché il lavoro è totalizzante, mentre se non lavori non vivi lo stesso, perché sei afflitto di continuo dal pensiero di trovare un lavoro, quando non rischi di finire a dormire per strada o peggio di morire di fame.

L'essere umano viene ridotto ad un semplice lavoratore-consumatore, un ingranaggio intercambiabile da impiegare al servizio del sistema economico, che finisce con lo smarrire se stesso distruggendo l'ambiente che gli consente di vivere.

Iper-producendo stiamo inducendo una falsa necessità di lavoro perché altrimenti il sistema economico attuale, pessimo ed inefficiente, salterebbe in aria quando tutto ciò è chiaramente evitabile. E poi vogliamo anche definirci esseri intelligenti?

Paradossalmente oggi la crescita è direttamente correlata con l'aumento dell'infelicità, dell'inquinamento ambientale e dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Ma allora che senso ha far crescere l'economia per forza se poi questa crescita non si traduce in un maggior tempo libero, in un minor inquinamento ambientale o in un incremento di felicità? 

Abbiamo una gran bella faccia tosta: pur di salvare l'economia stiamo distruggendo il pianeta e siamo persino disposti a sacrificare le nostre vite, oltre a quelle delle generazioni che verranno. 

Scusate, quand'è che inizieremo ad anteporre il benessere di tutti gli esseri viventi a quello dell'economia?

Eppure per risolvere il problema basterebbe intervenire nell'economia per produrre ciò di cui abbiamo effettivamente bisogno guardando al fine del benessere collettivo, non ciò di cui necessita un sistema economico folle, guidato da individui egoisti, miopi e parassitari sempre più assetati di profitto.

Ma dal momento che pretendere che il potere riformi se stesso è una chiara assurdità, bisognerebbe innanzitutto agire in prima persona, correggendo il nostro stile di vita e diffondendo un nuovo paradigma economico non più vincolato all'imperativo della crescita.

Mirco Mariucci

5 commenti:

  1. Il discorso è perfetto riguardo l'insostenibilità della crescita infinita.
    È molto meno chiaro circa l'alternativa. Decrescere provoca disoccupazione e impossibilitá di accedere anche ai beni primari. Quindi occorre assicurarli a tutti "non attribuendogli un prezzo".
    Ma produrre tali beni avrà un costo, che lo Stato non potrà più finanziare a debito emettendo titoli, ma stampando moneta all'infinito ("sovranità monetaria recuperata"). Ció provocherà però un'immediata svalutazione in stile Weimar e il fallimento del sistema.
    In realtá mentre il sistema attuale è insostenibile alla lunga, quello ipotizzato non è praticabile neppure in tempi brevi.
    È lo stesso concetto utopistico ipotizzato nell'800 da Kropotkin, e irrealizzabile.
    purtroppo il sistema attuale ha un rimedio, tremendo, per sopravvivere, resettando tutto e ripartendo con un nuovo ciclo: le guerre. E basti vedere ciò ha seguito gli eventi dell'ultima guerra mondiale in Occidente.

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    1. Cercherò di abbozzare qualche spunto, ripromettendomi di fare dei nuovi saggi sull'argomento. Come specificato la decrescita non può avvenire all'interno delle attuali logiche economiche, non senza creare crisi e povertà. Da qui la necessità d'intervenire regolamentando/pianificando l'economia. Se preferiamo rimanere in un'economia monetaria, bisogna cambiare le logiche di lavoro e di attribuzione dei salari. Banalmente, introdurre beni durevoli indurrebbe chiaramente una decrescita (anche se non immediatamente) e una consequenziale diminuzione di lavoro. A quel punto basterebbe ridurre l'orario giornaliero da 8 ore a 7 (o meno in base alla reale necessità) per far tornare a lavorare tutti, continuando però ad attribuire il medesimo stipendio per mezzo di un'apposita politica monetaria, non necessariamente espansiva ma anche redistributiva. Questo è solo un esempio di una delle dinamiche principali. Se invece preferisce una soluzione con un'economia pianificata, il problema diviene ancora di più facile risoluzione, in quanto è sufficiente produrre solo ciò di cui abbiamo effettivamente bisogno, al massimo della qualità possibile, minimizzando il lavoro umano attraverso l'uso delle macchine, e suddividendo il resto del lavoro (quello che le macchine non sono in grado di fare) tra tutti gli esseri umani che possono lavorare, in modo da poter fornire a tutti l'accesso a tali prodotti, indipendentemente dai classici costi intesi nel senso capitalistico. A quel punto gli unici veri costi sarebbero rappresentati dalle risorse e dal tempo che gli esseri umani decidono di dedicare alla produzione di beni e servizi. Ora invece vorrei farla riflettere su di un'altra questione fondamentale. Il vero problema è: abbiamo le risorse, le conoscenze, il tempo e la forza lavoro per produrre beni e servizi qualitativamente elevati per tutti? La risposta è sì, grazie alle attuali conoscenze scientifico-tecnologiche possiamo farlo. Allora che cosa ci manca? Un sistema economico che abbia questo fine. Possiamo idearlo? Certamente.

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  2. Articolo molto bello e profondo, complimenti!

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  3. Grande. Una esposizione lucida e chiara di quanto sia assurdo il sistema imperante. L'un per cento dell'umanità riesce a convincere, quasi senza violenza, il rimanente 99 per cento che non esiste alternativa ad un sistema che destina ai primi tutte le ricchezze del pianeta e agli altri vari gradi di sofferenze.

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  4. Ho apprezzato e sono entusiasta di questa lucida e cruda analisi. Aggiungo solo un aspetto che forse è sfuggito: quanti esseri umani vorrebbero andare nella direzione di una soluzione globale??? Siamo sicuri che tutta l'analisi non crolli di fronte alla parte più squalificante di noi stessi, l'indifferenza? Non c'è soluzione nella fabbrica dei problemi!!!!

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