venerdì 5 ottobre 2018

Breve analisi sociologica sugli uomini più abbienti e le aziende più ricche del mondo


Da un certo punto di vista può essere rilevante, per le sue implicazioni sociologiche, scoprire chi sono, e soprattutto di che cosa si occupano, gli uomini più ricchi del mondo, anche se forse sarebbe più corretto definirli come i più grandi sfruttatori parassitari dell'umanità.

Proprio così: sfruttatori, perché è impossibile arricchirsi in modo smisurato senza approfittarsi del lavoro degli altri; parassitari, perché l'operazione di accumulazione è una chiara forma di parassitaggio sociale, perpetrata a danno dei lavoratori e delle fasce più povere della popolazione.

Un semplice esempio sarà più che sufficiente a far comprendere la gravità della situazione anche agli individui più indottrinati con l'ideologia capitalistica.

Un operaio che guadagna 1.000 euro al mese lavorando 8 ore al giorno, continua a guadagnare 1.000 euro al mese anche raddoppiando il suo ritmo di lavoro, perché così prevede il contratto che ha sottoscritto.

Un capitalista, invece, guadagna molto di più di un operaio, pur lavorando anch'esso 8 ore (ammesso che si degni di lavorare) e per giunta può darsi il caso che si veda incrementare il suo compenso anche senza aumentare il proprio ritmo di lavoro. Com'è possibile?

Stiamo lavorando per far diventare sempre più ricchi i padroni


È ormai ben noto che la ricchezza mondiale si sia accumulata nelle mani di pochissimi individui, ma in molti ignorano come ciò sia accaduto.

Per comprendere una parte di questo fenomeno, si può analizzare l'andamento della quota salari e di quella relativa ai profitti.

Nel mondo, infatti, vi sono molte persone che per guadagnarsi da vivere devono lavorare, così da aggiudicarsi un salario, mentre altri esseri umani sono riusciti ad escogitare dei metodi per ottenere dei profitti ottenuti sfruttando il lavoro altrui.

Ora, se i profitti fossero equamente condivisi con tutta l'umanità, sarebbe assai difficile che  emergano dei problemi sociali dovuti ad un'iniqua distribuzione della ricchezza; il guaio è che oggi la quota dei profitti è concentrata nelle mani di pochi individui.

Si comprende quindi che se la parte della ricchezza prodotta destinata ai salari diminuisce per far accrescere quella dei profitti, all'aumento della ricchezza dei pochi corrisponderà un peggioramento delle condizioni economiche dei molti, a meno che non s'intervenga tassando in modo consistente i più abbienti, così da ristabilire un po' di equità sociale.

giovedì 4 ottobre 2018

Il grande bluff del reddito di cittadinanza.

Il grande bluff del M5S in merito al reddito di cittadinanza era intuibile fin dall'inizio, ma ormai sta divenendo del tutto evidente:

1) non si tratterà di un reddito universale ed incondizionato, ma di un sussidio parziale e condizionato;

2) non si recupereranno 17 miliardi tagliando “sprechi” e privilegi, ma si faranno 10 miliardi di deficit (che però a detta di Salvini saranno solo 8) a cui il primo anno si dovrà sottrarre il costo per riformare i Centri per l'impiego (si consideri che 10 miliardi diviso 5 milioni di poveri assoluti diviso 12 mensilità fa circa 167 euro al mese a testa!);

3) pertanto, è ovvio che non stiamo parlando di 780 euro al mese per ogni persona al di sotto della soglia di povertà, ma di un'integrazione calcolata sulla base del reddito già percepito, che consentirà ad ogni nucleo familiare di raggiungere la corrispondente soglia di povertà (1 componente 780€; 2 componenti 1.170€; 3 componenti 1.404€; 4 componenti 1.630€; 5 componenti: 1.872€);

4) lo Stato non erogherà direttamente l'importo ai destinatari della misura, né in contanti, né con assegno, né con bonifico, ma utilizzerà una carta munita di chip, come ad esempio la moderna tessera sanitaria (al prossimo punto capirete perché!);

5) il reddito di cittadinanza non potrà essere speso liberamente: ogni operazione sarà tracciata e rigorosamente vincolata all'acquisto di specifici beni definiti di “primaria importanza”, per evitare che vengano effettuate spese immorali (Sic!); 

6) l'importo non utilizzato nel corso del mese corrente non potrà essere messo da parte per il futuro;

7) ma non finisce qui: perché se hai la “fortuna” di possedere una casa, ti saranno detratti ben 400 euro al mese dall'importo! 

E tutto ciò in cambio dell'obbligo di:
  1. iscriversi presso i centri per l’impiego e rendersi subito disponibili a lavorare;
  2. iniziare un percorso per essere accompagnati nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego;
  3. offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività per un totale di 8 ore settimanali;
  4. frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  5. effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno (ripeto 2 ore al giorno!);
  6. comunicare tempestivamente qualsiasi variazione di reddito;
  7. accettare uno dei primi tre lavori offerti.
La violazione di una delle condizioni fin qui esposte comporterà il decadimento del sussidio e gli imbroglioni saranno puniti con 6 anni di galera!

C'è ben poco da aggiungere: questo non è un reddito di cittadinanza degno di un Paese civile, è la legalizzazione del lavoro servile da parte dello Stato.

Se una simile misura sarà attuata, porterà alla formazione di un esercito di lavoratori precari sotto perenne ricatto che, per paura di perdere il sussidio, si vedranno costretti ad accettare le offerte di lavoro più indegne.

Il Movimento 5 Stelle ha iniziato la sua campagna politica maturando consensi con l'illusione di un reddito di esistenza universale e incondizionato, ma una volta salito al potere ha messo in atto esattamente ciò di cui tutti gli sfruttatori hanno sempre avuto bisogno: un ricatto per costringere gli esseri umani a sottomettersi alla volontà del Capitale.

Vale la pena di ricordare un celebre aforisma di José Mujica: «Il potere non cambia le persone, mostra come sono veramente».

Signori (dis)onorevoli, abbiate almeno il coraggio e l'onestà intellettuale di chiamare questa misura con il suo vero nome: reddito di schiavitù.

Mirco Mariucci

Al seguente link, potete trovare una mia ulteriore analisi critica sulla proposta originaria del reddito di cittadinanza avanzata dal M5S durante la campagna elettorale: si scrive reddito di cittadinanza ma si legge reddito di schiavitù.

Fonti
  1. Testo completo del disegno di legge (originario) sul Reddito di Cittadinanza del M5S
  2. Volantino sintetico con la proposta (originaria) del M5S
  3. Reddito cittadinanza più basso a chi ha casa. Adn Kronos, 4 ottobre 2018.
  4. Reddito di cittadinanza: solo per i beni di prima necessità. La legge per tutti, 3 ottobre 2018. 
  5. Reddito cittadinanza, Castelli (M5s): "Se con quei soldi vai a Unieuro, GdF fa accertamento". Repubblica, 2 ottobre 2018.
  6. Reddito di cittadinanza, guerra di cifre. Lega: otto miliardi. Di Maio: sono 10. Il Messaggero, 4 ottobre 2018.
  7. Reddito di cittadinanza 2019: tempistiche, importi e requisiti. Money, Simone Micocci, 28 settembre 2018. 
  8. Tria: rialzo deficit non sfascia i conti. Di Maio: reddito cittadinanza non per spese immorali. Corriere Della Sera, Cesare Zapperi, 3 ottobre 2018.
  9. Reddito di cittadinanza, Di Maio: «Sei anni di galera a chi imbroglia». Corriere Della Sera, 4 ottobre 2018.
  10. Reddito di cittadinanza, gli utenti social a Di Maio: "La pizza con l'ananas è 'spesa immorale'?". Repubblica, 4 ottobre 2018.
  11. Istat: record di poveri in Italia dal 2005. Vita, 26 giugno 2018.
  12. Oltre 5 milioni di persone in povertà assoluta in Italia: record dal 2005. Repubblica, 26 Giugno 2018.
  13. 5 milioni di poveri assoluti. Ocse: in Italia la scuola non è più ascensore sociale. Rai News.

La povertà assoluta nel mondo è in aumento, ma vorrebbero farci credere il contrario.


Stando ai resoconti ufficiali, negli ultimi anni, si sta verificando un andamento significativo in netto miglioramento: quello relativo alla diminuzione della povertà assoluta. O almeno così vorrebbero farci credere...

Nel 1990, infatti, il 35% della popolazione mondiale viveva sotto la soglia della povertà estrema, mentre la medesima misura, nel 2015, si attestava attorno al 10%.

Quantitativamente parlando, se nel 1990 le persone in condizione di povertà estrema erano 1 miliardo e 850 milioni, nel 2010 il dato si era ridotto fino a 1 miliardo e 78 milioni; nel 2012 il numero diminuì ancora a 881 milioni e nel 2013 raggiunse i 767 milioni.

In altri termini, in 23 anni i poveri assoluti a livello mondiale si sono più che dimezzati, nonostante la popolazione sia complessivamente aumentata di circa 2 miliardi di unità. 

E così, sulla base dei dati diffusi dalla Banca Mondiale, le testate giornalistiche titolarono con fare trionfalistico che per la prima volta, nel 2015, la povertà estrema sarebbe scesa sotto il 10% della popolazione mondiale.

Ma è davvero così che stanno le cose?

martedì 2 ottobre 2018

Quanti posti di lavoro saranno spazzati via dall'automazione?


In molti si saranno chiesti: quanti posti di lavoro saranno spazzati via dall'automazione?

Ancor prima di riportare una rassegna delle più autorevoli previsioni in merito, devo avvisare il lettore che è estremamente complesso rispondere con esattezza ad un simile quesito.

A livello ufficiale, c'è chi sostiene che la maggior parte dei mestieri sarà automatizzata nel giro di qualche decennio e chi all'opposto afferma addirittura che i robot creeranno più occupazione di quanta ne distruggeranno!

Ma siamo proprio sicuri che sia questa la domanda fondamentale da porci in merito all'automazione del lavoro?

Quali sono le mansioni che le automazioni sanno già fare meglio degli esseri umani?


C'è un fenomeno fondamentale che impone una seria riflessione sull'evoluzione futura del mondo del lavoro: l'avvento dell'automazione e dell'intelligenza artificiale.

Quando si parla di automazione in molti pensano alle catene di montaggio, o forse ai più recenti bracci robotizzati, ma questa è soltanto una parte di ciò che può rientrare nella ben più ampia categoria delle automazioni.

Un'altra notevole classe di automi è quella composta dai software informatici. A ben pensare, infatti, anche un programma per computer è un vero e proprio automatismo.

Combinando robot con software informatici viene in essere un ritrovato tecnologico potenzialmente in grado di sostituire l'essere umano nella quasi totalità delle sue attività, riuscendo, non di rado, già a compiere la mansione per cui è stato progettato in modo decisamente più rapido, preciso, efficiente ed economico, rispetto a quanto il miglior essere umano specializzato nel medesimo settore sia in grado di fare.

Ormai le macchine non battono gli umani soltanto da un punto di vista fisico, ma anche da quello cognitivo: ciò significa che, teoricamente parlando, nessuna tipologia di lavoro è esente dal rischio di essere automatizzata, se non totalmente, di certo, parzialmente.

Per comprendere la portata rivoluzionaria dovuta all'avvento delle automazioni, riportiamo qui di seguito una casistica, peraltro non esaustiva, di ciò che robot e software sono attualmente in grado di fare.

lunedì 1 ottobre 2018

Dobbiamo liberare l'umanità dalla “trappola del lavoro”.


Più ci si addentra nello studio del mondo del lavoro e più ci si rende conto di quanto sia caratterizzato da un'eclatante ingiustizia.

Esattamente all'opposto di quanto si possa ingenuamente pensare, nell'odierna società capitalistica, l'orario di lavoro è direttamente proporzionale al livello di sfruttamento subito. 

In altri termini, più si lavora e meno si guadagna!

Mentre per procurarsi i livelli più bassi di retribuzione si devono dedicare 10-12 ore al giorno a delle mansioni ripetitive e logoranti, a mano a mano che si risale la scala sociale il carico di lavoro diminuisce e i compensi aumentano a dismisura, fino ai casi limite in cui si percepisce un reddito cospicuo senza neanche dover lavorare.

Neanche il più stacanovista degli operai riuscirebbe a coprire due turni di lavoro, senza finire in breve tempo all'ospedale, ma quando si tratta di ruoli di alto livello, molto ben retribuiti, come per magia, ciò diventa possibile: questo significa che il carico di lavoro richiesto da quest'ultima tipologia di mansioni è notevolmente inferiore rispetto a quanto imposto ad un normale lavoratore. 

Un esempio su tutti sarà più che sufficiente: in Italia, ha fatto clamore il caso di un super-uomo che aveva cumulato ben 25 cariche di prestigio ricoperte simultaneamente (di cui alcune in conflitto d'interessi). 

Ora, a meno di essere in possesso di un dispositivo in grado di dilatare il tempo, è oltremodo chiara l'impossibilità di svolgere un così gran numero di ruoli in contemporanea. Del resto, pur ipotizzando una giornata lavorativa di 10 ore effettive, si avrebbe un orario di lavoro medio per ogni carica pari a 24 minuti al dì. 

Ipotizzando una settimana lavorativa di 5 giorni per 11 mesi di lavoro all'anno e considerando che il nostro collezionista di poltrone guadagnava (ufficialmente) 1,2 milioni di euro all'anno, ovvero in media 48.000 euro ad incarico, si scopre che la sua retribuzione media per ogni ruolo era prossima ai 220 euro per 24 minuti di lavoro, corrispondenti a 550 euro all'ora!

In pratica ciò che quel soggetto guadagnava in due ore, un normale operaio italiano deve sudarselo lavorando per circa un mese.

domenica 30 settembre 2018

La disoccupazione reale è almeno il doppio rispetto a quella ufficiale!


Cominciamo subito col dire che il tasso di disoccupazione ufficialmente dichiarato è ampiamente sottostimato, perché la definizione utilizzata per fini statistici non rispecchia affatto quel genere di disoccupato che ciascun individuo ha in mente.

Per risultare “occupati” è sufficiente aver compiuto una sola ora di lavoro nella settimana di riferimento in cui avviene l'indagine statistica, in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura.  

Inoltre, vengono considerati “occupati” anche tutti quegli individui che prestano almeno un’ora di servizio non retribuito nella ditta di un familiare con cui collaborano abitualmente. 

Ovviamente, sono considerati occupati anche i lavoratori assenti dal lavoro, ad esempio, per ferie o malattia. Un po' meno intuitivamente, risultano occupati anche quei lavoratori che durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione (si pensi ai cassaintegrati). 

Definire “occupato” un soggetto che lavora soltanto qualche ora nella settimana di riferimento dell'indagine statistica è una scelta alquanto discutibile, che però è assai utile ai governi per gonfiare le statistiche sull'occupazione. 

Ma i trucchi sintattici e semantici per mentire con le statistiche non finiscono qui...

sabato 29 settembre 2018

La schiavitù non è mai stata eliminata: oggi si chiama “lavoro”.


Coordinare le attività creative e produttive dell'umanità per fare in modo che remino nella direzione del benessere collettivo, e non dell'autodistruzione, è già di per sé una questione complessa.

Secondo voi, una specie composta da individui che dedicano così tante energie ad uccidere, danneggiare, distruggere, depredare, sfruttare e arrecare sofferenza a se stessi, agli altri esseri viventi e alla natura, come può aver organizzato il mondo del lavoro?

Nel peggiore dei modi possibili, ovviamente!

Non serve molto per rendersi conto che l'attuale organizzazione del lavoro, oltre ad inseguire dei fini distorti, che non è esagerato definire deleteri, è caratterizzata da elevata inefficienza ed eclatanti ingiustizie, che danno luogo a situazioni drammatiche, grottesche e talvolta paradossali.

La mentalità laburista che vede il lavoro come valore in sé, a prescindere dall'analisi degli effetti e dalla reale utilità delle attività lavorative svolte, è tipica della modernità e prosegue disgraziatamente ancora oggi, nella fase storica in cui le automazioni stanno accrescendo a dismisura la produttività e potrebbero liberare quasi completamente gli esseri umani dall'obbligo di lavorare, pur garantendo a tutti delle elevate condizioni di benessere materiale.

Si pone così un grande problema sociale, perché se il fine perseguito dal mondo del lavoro è nocivo (ed in effetti oggi lo è), l'accrescimento della produttività, lungi dall'essere un aspetto positivo, finisce per trasformarsi in un catalizzatore del disastro, il cui effetto diviene quello di accelerare il già avanzato processo di declino dell'umanità: quando un treno in corsa si sta dirigendo verso la rovina, non è segno d'intelligenza esultare perché gli ingegneri sono riusciti ad incrementare i cavalli della locomotiva. Bisognerebbe tirare il freno, invece di continuare a premere sull'acceleratore.

domenica 23 settembre 2018

L'eclatante follia di una società che spreca il 20% del PIL mondiale in: guerre, fumo, alcol, droga e obesità.


Nonostante le campagne di sensibilizzazione, ed in piena consapevolezza che il fumo uccida, nel mondo si contano più di un miliardo di fumatori che consumano 15 miliardi di sigarette al giorno. 

Da un punto di vista statistico, i fumatori vivono in media 10 anni in meno rispetto a chi non fuma, senza contare la qualità della loro vita, perché un conto è vivere facendo sport e un conto è non riuscire nemmeno a fare le scale senza avere il fiato corto. 

Dall'inizio del 1900 ad oggi, il numero di sigarette consumate è passato da circa 50 miliardi a 6.000 miliardi all'anno. 

Il tabacco è responsabile di un numero di vittime maggiore di quelle provocate da alcol, AIDS, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. 

Attualmente, il fumo è concausa della morte di ben 6-7 milioni di persone all'anno nel mondo, 650 mila in Europa e 80 mila in Italia. Ma a detta del ministro della salute “il problema” dell'Italia è l'epidemia di morbillo, che nel 2017 ha causato ben 4 morti.

È stato stimato che nel ventesimo secolo per colpa del fumo siano morte circa 100 milioni di persone e che, se questo vizio continuerà ad essere alimentato, entro la fine del secolo in corso arriverà ad uccidere circa un miliardo di persone: nemmeno le guerre sono state in grado di arrivare a tanto, almeno non fino ad oggi.

Fin quando non abbandoneremo la logica del profitto l'umanità non riuscirà a liberarsi dalle malattie


Quando si ha a che fare con la malattia, le domande più importanti da porsi sono quelle che guardano alle cause, e non agli effetti.

Ad esempio, in ambito sociologico, bisognerebbe chiedersi: come mai gli esseri umani sono così profondamente malati, sia nel corpo che nello spirito? 

Per quale motivo al progredire della conoscenza scientifica e dello sviluppo tecnologico le società più “avanzate” producono un maggior numero di malati?

La sanità italiana è ancora tra le migliori al mondo, ma bisogna parlarne male per privatizzarla meglio


Se c'è una cosa che mi ripugna di più del realizzare profitto sfruttando altri esseri umani, è il fare profitto sulle disgrazie dei malati. E che profitto!

Nel 2017, il fatturato mondiale delle industrie farmaceutiche superava i 1.100 miliardi di dollari, con un andamento in forte crescita (circa il 5% annuo), tanto che si prevede che Big Pharma raggiungerà i 1.300 miliardi di fatturato entro il 2020.

Nel 2016, le aziende farmaceutiche nella top 10 mondiale hanno avuto una quota di mercato di circa il 40% del totale, realizzando i seguenti introiti: Pfizer 52,8 mld di dollari; Roche 39,5 mld; Sanofi 35,9 mld; Merck & Co. 35,1 mld; Johnson & Johnson 33,5 mld; Novartis 32,6 mld; Gilead 30 mld; AbbVie 25,6 mld ; Asta Zeneca 23 mld e Amgen 23 mld.

Nel suo piccolo, l'industria farmaceutica italiana fattura 30 miliardi di euro all'anno, di cui ben 12 vanno alle 10 aziende più grandi. Tra esse spiccano nelle prime posizioni: Menarini 3,5 mld; Chiesi 1,6 mld; Bracco 1,36 mld; Recordati 1,2 mld e Alfasigma 1 mld.

Com'è facilmente intuibile, con i fatturati, anche la spesa mondiale sanitaria destinata a medicine, strumenti bio-medicali, strutture e stipendi per il personale medico, è aumentata, e lo sta facendo accelerando il passo: +4,1% nel periodo 2017-2021, rispetto al +1,3% del 2012-2016. 

Se nel 2015 la spesa sanitaria mondiale era di poco superiore all'incredibile cifra di 7.000 miliardi di dollari, entro il 2020 sfonderà quota 8.700 miliardi, mentre si prevede che nel 2040 raggiungerà la cifra monstre di 18.000 miliardi di dollari!

lunedì 17 settembre 2018

La causa delle migrazioni di massa è lo smisurato consumismo dell'Occidente



Approfondimento sul fenomeno delle migrazioni


Com'è ben noto, la guerra non genera soltanto morte, sofferenza, sprechi, inquinamento, distruzione e profitti, ma alimenta anche un altro processo: quello delle migrazioni.

Si stima che, nel 2014, oltre 50 milioni di persone nel mondo risultassero rifugiate e sfollate, un numero che venne raggiunto 70 anni fa, durante la seconda guerra mondiale. 

Negli ultimi 5 anni, il dato è andato peggiorando progressivamente, segnando i livelli più alti di sempre: nel 2016, infatti, il numero di persone costrette a fuggire da guerre, violenze e persecuzioni, era pari a 65,6 milioni; nell'anno successivo se ne contavano 68,5 milioni.

Il solo conflitto in Siria ha prodotto 5,6 milioni di rifugiati che hanno lasciato il proprio Paese, a cui, per completezza, andrebbero sommati altri 6,5 milioni di sfollati interni. 

Com'è facile intuire, le migrazioni si verificano quando si presentano delle forti pressioni che spingono a fuggire: nessuno lascerebbe la propria terra natia se vi fossero condizioni di pace, libertà e prosperità.

Con un po' di riflessione, si arriva a comprendere che le motivazioni che inducono ad emigrare possono essere sostanzialmente ricondotte entro 3 categorie: clima, guerra e povertà. Ma come mostrerò più avanti, ciascuna di queste classi è intimamente legata ad una causa comune: lo smisurato consumismo dell'Occidente.

domenica 16 settembre 2018

Mettete dei fiori nei vostri cannoni


Approfondimento sull'industria della guerra

Se per caso qualcuno ha l'impressione di vivere in un mondo pacifico, sappia che si sta sbagliando di grosso: attualmente, soltanto 10 nazioni in tutto il mondo non sono coinvolte, direttamente o indirettamente, in una guerra. 

Il numero degli Stati all'interno dei quali si stanno svolgendo dei conflitti armati è pari a 67, con un totale di 784 tra milizie, guerriglieri e gruppi terroristici o separatisti coinvolti. 

Nel 2014, l'Heidelberg Institute for International Conflicts Research ha contato ben 424 conflitti nel mondo, di cui 20 erano vere e proprie guerre.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, che costò la vita a più di 50 milioni d'individui, sono morti altri 25 milioni di esseri umani a causa delle guerre.  

Dal 2011 al 2014, il numero dei conflitti in corso nel mondo è cresciuto del 9,3% e con essi la media dei decessi per cause belliche è passata da 21.000 a 38.000 morti l'anno.

Ammetto di aver citato questo dato relativo alla morte per cause belliche perché, stranamente, è l'unico che sono riuscito a trovare in rete, anche se è palese che si tratti di una quantità decisamente sottostimata rispetto alla realtà fattuale. 

Se infatti si considerano le sole morti dovute ai conflitti siriani, senza includere nel conteggio nessun decesso dovuto alle altre ostilità, già si raggiunge un quantitativo superiore alle 500.000 unità distribuite in 7 anni, con una media superiore ai 71.000 morti l'anno.

Nel 2016, a livello globale, il costo complessivo dovuto ai conflitti, alla violenza e alle loro conseguenze, è stato di circa 14.300 miliardi di dollari, corrispondenti al 13% del PIL mondiale. E poi vengono a dirci che “non ci sono i soldi” per risolvere i veri problemi dell'umanità (senza dimenticare che i soldi si creano dal nulla e a costo zero). 

Se l'umanità oggi è così povera, è perché la società riflette la miseria interiore dei suoi abitanti: ciò che vediamo all'esterno non è altro che la proiezione di ciò che abbiamo all'interno. E siccome siamo morti dentro, non riusciamo a far altro che provocare morte anche al di fuori di noi. 

La verità è che se la smettessimo di orientarci alla morte e, invece di causare distruzione e sofferenza, ci orientassimo alla vita, irrorando la Terra d'amore, ben presto scopriremmo di disporre di una ricchezza così grande da colmare l'intero universo. Ma purtroppo così non è.

giovedì 13 settembre 2018

Il passaggio all'agricoltura e all'allevamento fu l'inizio del declino della nostra civiltà



Analisi dell'andamento del coefficiente di Gini e delle condizioni sociali al verificarsi della transizione verso l'agricoltura e l'allevamento.

Il coefficiente di Gini è uno degli indicatori sintetici più utilizzati per misurare la disuguaglianza economica.

Si tratta di un indice che può assumere valori reali compresi tra 0 e 1 (estremi inclusi) e che può essere così interpretato: più il coefficiente si avvicina ad 1 e più la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi individui o, se preferite, maggiore è la disuguaglianza sociale. 

Un indice di Gini pari a 0 caratterizza una società totalmente egualitaria in cui la ricchezza è perfettamente equi-distribuita; all'opposto, quando l'indice è pari a 1, si verifica una situazione in cui la ricchezza della società in esame è interamente concentra nelle mani di un solo individuo.

Il coefficiente di Gini può riferirsi sia alla ricchezza che ai redditi.

Da un punto di vista storico, l'organizzazione sociale più egualitaria che sia mai esistita è quella adottata dai cacciatori-raccoglitori, la quale, di fatto, rappresentava anche l'unica tipologia di società presente sulla Terra, fin quando non iniziarono a diffondersi l'agricoltura e la pastorizia circa 10.000 anni fa.

Siccome l'Homo Sapiens era presente sulla Terra già 200.000 anni fa, ne deduciamo che la nostra specie ha vissuto in società egualitarie non stratificate, in cui la cooperazione e la condivisione dei beni erano la norma, per più di 190.000 anni, vale a dire per almeno il 95% della nostra Storia. 

martedì 11 settembre 2018

La verità è che se i ricchi non fossero ricchi, non esisterebbe più la povertà.


Approfondimento sulla distribuzione della ricchezza in Italia e nel mondo.

Se mi chiedessero d'individuare un indicatore su tutti per far comprendere l'enorme ingiustizia che caratterizza l'odierna società, risponderei al seguente modo: osservate com'è distribuita la ricchezza economica. 

Stando ai resoconti rilasciati dall'organizzazione no profit Oxfam, attualmente, un piccolo gruppo formato da 42 persone detiene tanta ricchezza netta quanta ne possiede, nel suo complesso, la metà più povera della popolazione mondiale.

In tal senso, la somma delle disponibilità economiche di 3,7 miliardi di esseri umani equivale a quella posseduta da 42 singoli individui.

Ma il dato più eclatante è stato raggiunto nel 2016, quando il numero dei super-ricchi, con una ricchezza netta equivalente a quella del 50% più povero della popolazione mondiale, era pari a 8 persone. 

Se ciò non dovesse bastare, si può dare uno sguardo alla situazione patrimoniale, scoprendo che l'1% dei più abbienti detiene più ricchezza del restante 99% dell'umanità.

Qualcuno potrebbe pensare che l'attuale livello di disuguaglianza sociale, pur essendo molto elevato, sia ben inferiore a quello dei nostri antenati. Ma le cose non stanno affatto così.

domenica 12 agosto 2018

100 Poesie per l'Umanità: dottrine economiche


Dottrine economiche

Ignora la limitatezza.
Ignora l'inquinamento.
Ignora la sostenibilità.
Ignora la biodiversità.
Ignora la sofferenza.
Ignora la schiavitù.
Ignora la libertà.
Ignora la salute.
Ignora la felicità.

La chiamano ''scienza'', l'economia,
ma è soltanto l'ennesima religione.

Mirco Mariucci

Tratto dalla raccolta 100 Poesie per l'Umanità, disponibile in formato cartaceo e digitale, anche in download gratuito!

Indice dell'opera

100 Poesie per l'Umanità: sulle classi sociali


Sulle classi sociali

Né servi, né signori.

Né sfruttati, né sfruttatori.

Né capitalisti, né lavoratori.

Soltanto esseri umani,
che cooperano spontaneamente
per realizzare benessere e felicità.

Mirco Mariucci

Tratto dalla raccolta 100 Poesie per l'Umanità, disponibile in formato cartaceo e digitale, anche in download gratuito!

Indice dell'opera

100 Poesie per l'Umanità: il carcere della mente


Il carcere della mente

Lavorare in un'azienda
è peggio di stare in galera.

Molti pensatori hanno composto
opere grandiose rinchiusi in una cella,
ma nessun lavoratore 
oberato dalle scartoffie di un ufficio
o travolto dal ritmo infernale
di una catena di montaggio

ha mai scritto nulla
che avesse il benché minimo valore.

Mirco Mariucci

Tratto dalla raccolta 100 Poesie per l'Umanità, disponibile in formato cartaceo e digitale, anche in download gratuito!

Indice dell'opera

venerdì 3 agosto 2018

Abbiamo esaurito le risorse della Terra, ma guai ad abbandonare il consumismo!


Come ormai accade puntualmente sin dal 1970, abbiamo nuovamente esaurito con largo anticipo le risorse che la Terra è in grado di rigenerare nel corso dell'anno corrente.

Nonostante gli accorati appelli di scienziati ed ecologisti, l'earth overshoot day (il giorno del debito ecologico) si è verificato il primo di agosto: mai così presto, da quando l'umanità ha oltrepassato per la prima volta il limite che sancisce la sostenibilità.

E mentre la torrida estate distrugge i raccolti nel Nord Europa e il riscaldamento globale fa strage di animali con la complicità dell'inquinamento, Apple entra nel Guinnes dei primati toccando quota 1.000 miliardi di capitalizzazione, come a voler sottolineare tutta la follia dell'odierna società, che non si cura affatto delle cose fondamentali per dare un'enorme importanza all'inessenziale.

Forse l'umanità riuscirà a comprendere cosa intendo, soltanto quando a forza di sprecare tempo, risorse, energia e lavoro per produrre e consumare cose inutili e dannose in quantità crescenti e a ritmi sempre più elevati, finirà per compromettere l'ecosistema a tal punto da non riuscire più a disporre di aria, acqua e cibo a sufficienza per assicurare la sua sopravvivenza.

Ci stiamo già ammalando a causa dei veleni che abbiamo immesso nell'ambiente e che ormai respiriamo, beviamo e mangiamo ogni singolo giorno, ma la sofferenza dovuta alla malattia evidentemente non è ancora sufficiente per far risvegliare le coscienze assopite.

Tutto ciò impone una seria riflessione, perché è del tutto evidente che se non si sceglierà di far decrescere il sistema economico in modo intelligente, abbandonando ogni sorta di consumo superfluo, in breve tempo l'ecosistema collasserà.

A quel punto l'economia decrescerà lo stesso, che lo si voglia o no, ma invece di farlo in modo controllato, precipiterà, facendo morire di stenti miliardi di esseri viventi: umani inclusi.

Che cosa propongono i lungimiranti economisti per risolvere la situazione? Di far crescere ulteriormente l'economia: si tratta di un'ottima soluzione, se lo scopo è quello di accelerare il declino dell'intera umanità.

Com'è noto dall'esperienza, le vere soluzioni ai problemi della società non arrivano dall'alto, per risolvere sul serio le criticità c'è bisogno di cambiamenti individuali. 

Ma che cos'è disposto a fare in prima persona l'essere umano medio per evitare la catastrofe? Nulla.

Chi può permetterselo economicamente, non ha alcuna intenzione di abbandonare la moda e il consumismo, non vuole cambiare alimentazione, non si preoccupa di ridurre l'utilizzo della sua automobile e non si degna neanche di rinunciare ai vizi più malsani;

d'altro canto, chi non può permetterselo, nel suo intimo sogna ardentemente di poter fare altrettanto di chi invece può, e non appena la sua ricchezza si accresce, ecco che inizia ad iper-consumare, se non altro per celebrare la propria ascesa sociale.

Le soluzioni sono ben note, ma non c'è la volontà di attuarle. E allora: buona sesta estinzione di massa a tutti! Non c'è salvezza per chi s'è messo in testa di voler morire.

Se l'umanità non sceglie di orientarsi alla vita, non resta altro che sperare che dalle ceneri di questa (in)civiltà fiorisca una Nuova Umanità.

Mirco Mariucci  

Fonti:

lunedì 30 luglio 2018

100 Poesie per l'Umanità: rivoluzione interiore


Rivoluzione interiore

Ognuno per sé, pensavano,
accecati dal profitto.

E così fu distopia.

Ciascuno per gli altri, agivano,
illuminati dall'amore.

E così fu utopia.

Mirco Mariucci

Tratto dalla raccolta 100 Poesie per l'Umanità, disponibile in formato cartaceo e digitale, anche in download gratuito!

Indice dell'opera

mercoledì 25 luglio 2018

100 Poesie per l'Umanità: la routine del lavoro


La routine del lavoro

For a=25 to 70 step 1
  For m=1 to 12 step 1
    For s=1 to 4 step 1
      Sveglia, lavoro, dormire;
      Sveglia, lavoro, dormire;
      Sveglia, lavoro, dormire;
      Sveglia, lavoro, dormire;
      Sveglia, lavoro, dormire;
      Sveglia, lavoro, dormire;
      Riposo.
    Next s
  Next m
Next a

Mirco Mariucci

Tratto dalla raccolta 100 Poesie per l'Umanità, disponibile in formato cartaceo e digitale, anche in download gratuito!

Indice dell'opera

100 Poesie per l'Umanità: Gabbie invisibili


Gabbie invisibili

La fede, il dogma, la religione.


Il pregiudizio, l'ignoranza, la certezza.


I confini, la cittadinanza, le leggi.


Il denaro, i debiti, l'economia.


La scuola, il matrimonio, il lavoro.


Le prigioni più efficaci

non sono fatte di metallo.

Mirco Mariucci

Tratto dalla raccolta 100 Poesie per l'Umanità, disponibile in formato cartaceo e digitale, anche in download gratuito!

Indice dell'opera

giovedì 7 giugno 2018

La questione ecologica sarà la più grande sfida del XXI secolo


Approfondimento sulle tematiche ecologiche legate
all'ambiente, all'energia ed al settore dei trasporti.

Introduzione

A mio avviso, chi sceglie di dedicarsi alla sociologia dovrebbe occuparsi di analizzare e comprendere la società, al fine d'individuare e risolvere gli eventuali problemi che la caratterizzano.

Del resto, se i sociologi si limitassero soltanto a descrivere la realtà sociale senza avanzare delle soluzioni, la loro impresa sarebbe pressoché inutile.

Incidentalmente, ciò che comunemente s'intende per società è caratterizzato da una complessità intrinseca assai elevata.

Così, quando si tenta di fornire delle valide soluzioni nell'ambito della sociologia, un approccio monodisciplinare è condannato al fallimento già in partenza: le tesi di un economista rischiano d'ignorare gli aspetti fisici e/o quelli psicologici; le proposte di un politico possono risultare eticamente discutibili e/o ecologicamente insostenibili... e così via.

Se tali soluzioni venissero comunque attuate, risolverebbero una criticità causandone delle altre, le cui conseguenze potrebbero addirittura essere più gravi del “male” che ci si prefiggeva di combattere.

Questo è ciò che accade quando si perde di vista la visione d'insieme e si dà credito ad individui che si sono altamente specializzati in un solo settore del sapere. 

Ne consegue che, se si vuol concepire qualcosa di significativo in sociologia, l'unica speranza risiede nel remare contro corrente rispetto all'odierna tendenza, adottando un approccio multidisciplinare.

Già da questa breve premessa, s'intuisce che quello di migliorare la società sia un obiettivo gravoso ma irrinunciabile.

Sin dal principio, ho sostenuto che l'intento dei miei scritti in ambito sociologico consistesse nel favorire il passaggio dall'odierna Distopia Capitalistica ad una Nuova Società a misura d'essere umano.

Negli ultimi anni, però, ho compreso con estrema chiarezza che non può esistere una società a misura d'essere umano, senza che vi sia una società che si prenda cura, al tempo stesso, sia della natura che di ogni essere vivente. 

Al netto di questa piccola ma profonda rivisitazione, il mio obiettivo originario è rimasto pressoché immutato.

Affinché una simile transizione abbia luogo, è indispensabile che si acquisisca consapevolezza rispetto alla situazione in cui ci troviamo.

Ecco perché all'interno di questo saggio ho raccolto un'ampia collezione di dati e previsioni che, nel loro complesso, forniscono un quadro generale delle (disgraziate) condizioni in cui versa l'odierna società.

Invece di presentare un arido elenco di dati, ho deciso di esporre le informazioni che seguono in modo discorsivo, inserendo occasionalmente qualche riflessione, sperando così di aver reso più interessante la lettura di questi capitoli.