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giovedì 27 novembre 2014

L'eterna lotta tra sfruttati e sfruttatori all'interno del sistema capitalistico.


Tratto dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.

Per comprendere alcune delle dinamiche fondamentali della Società Capitalistica, è necessario suddividere la popolazione in due classi.

La prima, quella dei capitalisti, che detiene capitali e mezzi di produzione; e la seconda, quella dei lavoratori, che è costretta tramite un ricatto economico a vendere ai capitalisti capacità e tempo pur di sopravvivere.

In un simile sistema è evidente che il lavoratore non otterrà mai tutto il frutto del proprio lavoro, bensì una parte di ciò che effettivamente produce in una giornata lavorativa, che andrà a formare il suo stipendio.

La differenza, al netto di spese e investimenti, finisce nelle tasche del capitalista dedito all'accumulazione, che così realizza un guadagno in modo parassitario.

I capitalisti, infatti, non assumono i lavoratori per compiere un'opera di beneficenza, ma per sfruttarli in modo da ottenere il maggior profitto possibile.

Il lavoratore subordinato può, a ragione, essere considerato come un moderno schiavo, perché il capitalista non gli offre un'occupazione concepita per il suo benessere psicofisico, ma lo impiega a seconda delle proprie necessità e nei modi che ritiene più opportuni, privandolo della libertà.

Le esigenze delle due classi sono in contrapposizione.

Il capitalista può aumentare il suo guadagno sfruttando con maggiore intensità i propri subordinati, concedendo minor diritti e pagando un minor compenso, ovvero creando un danno ai lavoratori.

D'altro canto il lavoratore se desidera migliorare la qualità della propria vita, non può che chiedere un aumento, un incremento di diritti o una diminuzione dell'intensità del lavoro, il tutto a danno del capitalista.

Per il capitalista il lavoratore dovrebbe vivere nella fabbrica lavorando tutto il giorno percependo come stipendio un tozzo di pane.

Il lavoratore, invece, vorrebbe stare a casa ricevendo lo stesso stipendio dell'amministratore delegato.

Gli sfruttatori vorrebbero diventare ancora più parassiti di quanto già non siano, pretendendo che i propri schiavi lavorino più intensamente guadagnando ancora di meno;

gli sfruttati vorrebbero guadagnare di più e lavorare di meno, eliminando l'azione parassitaria degli sfruttatori.

Da queste semplici considerazioni scaturisce un conflitto insanabile all'interno delle logiche capitalistiche, che condanna gli esseri umani, suddivisi in classi, a un'eterna lotta sterile e infruttuosa.

Infatti quando gli sfruttati ottengono maggior diritti, ecco che il capitale si organizza e impone loro un peggioramento delle condizioni lavorative.

L'inasprimento delle condizioni spinge i subordinati alla rivolta, e il capitale è costretto ad allentare la corda, ingaggiando un continua tira e molla, che non contribuisce al raggiungimento del vero benessere di tutti gli esseri umani.

Rimanendo all'interno di un sistema di tipo capitalistico, l'unica speranza per i subordinati è che i propri asservitori siano magnanimi e li sfruttino un po' di meno di quanto farebbero se venissero lasciati liberi di farlo.

È però inammissibile che una élite viva in condizioni di agio sottraendo parte del prodotto del lavoro ad altri esseri umani a essi subordinati.

Non c'è alcun motivo che giustifichi l'esistenza di una società stratificata in luogo di una egualitaria, nella quale tutti sperimentano comparabili condizioni di ricchezza e libertà.

I lavoratori non dovrebbero accontentarsi di essere sfruttati in minor misura. La libertà non si ottiene con dei padroni più buoni, ma senza padroni.

Non è una questione di essere sfruttati un po' di meno, ma di realizzare una società all'interno della quale nessuno intenda sfruttare gli altri.

Lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo non ha ragione di esistere e non deve essere tollerato. Chi tenta di difendere lo sfruttamento del lavoro salariato evidentemente sta dalla parte degli sfruttatori.

Lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo è un comportamento  gravemente immorale che dev'essere eliminato dalle nostre prassi socio-economiche.

Da qui scaturisce l'esigenza d'ideare un modello alternativo di società, che non permetta a una élite di detenere capitali e mezzi di produzione tramite i quali avviare delle attività con lo scopo di ottenere un profitto tramite lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e delle risorse comuni.

Il modello capitalistico fatto di classi in contrapposizione deve essere ripensato, realizzando la consapevolezza della necessità di voltare pagina per iniziare a inseguire il benessere, l'uguaglianza e la libertà del genere umano.

Non si tratta di rovesciare il sistema, ma di superarlo. Dobbiamo trovare una soluzione per eliminare il dualismo storico che suddivide i membri della società tra sfruttati e sfruttatori.

Oggi invece gli schiavi vorrebbero diventare a loro volta dei nuovi padroni, piuttosto di pensare ad assicurare la libertà a se stessi e all'intera umanità.

Per raggiungere il benessere di tutti gli esseri umani, non abbiamo bisogno di classi in contrapposizione condannate a un'eterna lotta per incrementare la propria ricchezza l'una a discapito dell'altra, ma di esseri umani posti sullo stesso livello, che cooperano per il benessere della collettività.

La lotta cesserà quando condivideremo il lavoro e metteremo in comune la ricchezza, quando nessuno sarà più sfruttato dai propri simili e non esisteranno individui più poveri degli altri.

Dipende da noi, possiamo continuare a competere e a sfruttarci vicendevolmente per inseguire il profitto stratificando la società; o magari possiamo iniziare a cooperare nell'interesse generale, superando il dualismo storico sfruttati-sfruttatori, realizzando un'unica classe, quella degli esseri umani, che mette in comune risorse, conoscenze e lavoro, per trasformare questo mondo in luogo a misura di essere umano.

Un sistema produttivo scientificamente tarato per realizzare beni e servizi in quantità tali da poter soddisfare le esigenze dell'intera umanità; all'interno del quale cooperare, vivendo in condizioni paritarie e condividendo il frutto del lavoro in modo equo con tutti gli esseri umani; dove nessuna élite può esercitare il dominio sulle risorse, né sfruttare la restante parte della popolazione... di certo, sarebbe di gran lunga preferibile rispetto all'orrore dell'odierna Società Capitalistica.

La libera iniziativa dei capitalisti dediti al profitto non conduce al benessere dell'umanità. Le logiche capitalistiche impongono di fare il necessario per guadagnare il più possibile.

Ma in questo modo gli obiettivi della sostenibilità ambientale, della libertà e della felicità, non vengono raggiunti perché non rientrano nelle priorità di chi ha il potere di influenzare le dinamiche socio-economiche.

Agendo in condizione di libero mercato non si attuano le scelte migliori per l'umanità, ma quelle che generano maggior profitto.

La questione cruciale da comprendere è che le due cose non coincidono: ciò che genera profitto non è detto che elevi l'umanità.

Senza regolamentare e pianificare l'economia in modo opportuno, i capitalisti continueranno a sfruttare i propri subordinati e ad accumulare capitale, così com'è sempre avvenuto.

Chi intende realizzare profitto predilige una produzione energetica basata su fonti fossili non rinnovabili a causa di un mero calcolo contabile, ma l'umanità rischierà l'estinzione senza una rapida riconversione verso l'energia pulita e rinnovabile.

Questo passaggio fondamentale non avverrà senza un intervento di regolamentazione e pianificazione razionale delle dinamiche della mano invisibile1, perlomeno fin quando l'energia pulita non diverrà economicamente conveniente, ma chi ci assicura che a quel punto non sarà troppo tardi?

Lavorare tutto il giorno per una paga misera non è funzionale al benessere degli esseri umani, eppure il capitalista tenderà sempre a ricercare la massima condizione di sfruttamento per i propri subordinati in virtù della forma motivante del profitto.

Pianificando l'economia, invece, si potrebbe ridurre l'orario di lavoro, utilizzando la tecnologia per realizzare beni e servizi per tutti, un'operazione che all'interno di un'economia di libero mercato sarebbe immediatamente etichettata come antieconomica, pur nella sua fattibilità fisica.

Uguaglianza, cooperazione e fine dello sfruttamento contro sperequazione, competizione e asservimento. Siamo noi che abbiamo il potere di scegliere quale modello attuare, è nostra la responsabilità.

La massa è sottomessa perché non è più neanche in grado di immaginarsi la libertà, ma in realtà racchiude in sé tutto il potere necessario per cambiare il sistema, deve solo sforzarsi di comprendere la verità e iniziare ad agire per trasformare il proprio futuro.

Possiamo continuare a vivere in una società incivile combattendo l'uno contro l'altro una lotta sterile, inseguendo le folli dinamiche indotte dall'obiettivo del profitto in un sistema economico di libero mercato; oppure possiamo superare l'egoismo e l'avidità, iniziando a comportarci come dei veri esseri umani, che impiegano risorse e intelligenza in comune pianificando l'economia in funzione del raggiungimento di obiettivi utili per l'intera umanità.

Sperare che il sistema capitalistico elimini le criticità e realizzi il benessere collettivo, è come tentare di curare una malattia usando quel veleno che invece ne rappresenta la causa.

Il massimo che le logiche capitalistiche sono state in grado di realizzare in termini di società, è sotto gli occhi di tutti: inefficienza, ingiustizia e mancanza di prospettiva, sono i termini che meglio la descrivono.

Abbiamo costruito un mondo competitivo che rappresenta la massima espressione della stupidità, dell'egoismo e dell'avidità; ora dobbiamo cooperare per realizzarne un altro che rispecchi l'intelligenza, l'altruismo e la generosità.

Mirco Mariucci

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