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martedì 30 giugno 2015

Le menzogne del potere sulla decrescita.


Cosa ti dicono:

Per raggiungere il benessere e creare ricchezza l'economia deve crescere. La decrescita è un male. Decrescere significa creare povertà. La decrescita è bella quando a decrescere sono gli altri.

Cosa non ti dicono:

Con l'attuale livello di produzione, nonché con le abitudini di consumo dei cosiddetti paesi sviluppati, l'umanità ha già superato di gran lunga il limite che sancisce la sostenibilità ambientale. Le più recenti simulazioni fisico-matematiche mostrano che la temperatura media della terra salirà di alcuni gradi nel corso dei prossimi decenni, portando con sé conseguenze disastrose per l'intera umanità.

E' stato individuato un nesso causale tra le azioni dell'uomo ed il verificarsi del fenomeno del surriscaldamento globale, per cui, nonostante la coltre di fumo diffusa dai negazionisti, gli artefici di questo potenziale disastro sono stati identificati in modo inequivocabile ed hanno nome ed indirizzo: siamo noi, gli esseri umani.

Quindi c'è poco da discutere: se non vogliamo mettere in atto un suicidio su scala globale, i paesi del primo mondo devono iniziare a decrescere, mentre i paesi emergenti devono adottare un modello di sviluppo eco-sostenibile. Chiariti questi punti si può argomentare sul come tutto ciò debba avvenire.

Ad esempio, decrescere perché la finanza speculativa mette sotto attacco una nazione, imponendo tagli ai servizi pubblici come scuola o sanità, riduzione dei diritti dei lavoratori e svendite delle eccellenze presenti sul territorio nazionale, non è certo la stessa cosa che decrescere perché gli esseri umani decidono di produrre di meno ma con una maggiore qualità; oppure perché tutti i fumatori improvvisamente smettono di acquistare pacchetti di veleno da fumare; per non parlare di un'eventuale decrescita dovuta alla cessazione della produzione di armi da guerra...

Nel primo caso il PIL diminuisce, le persone s'impoveriscono e devono lavorare ancora di più per guadagnare di meno, nonostante abbiano un disperato bisogno di denaro; anche nei successivi scenari il PIL diminuisce, ma gli oggetti durano più a lungo, vale a dire che non devono essere ricomprati con elevata frequenza; inoltre i fumatori non si ammalano di tumore, quindi non devono spendere denaro per curarsi; non per ultimo, in ordine d'importanza, le costosissime bombe non vengono più sganciate su altri esseri umani da militari che uccidendo i propri simili, pur di obbedire ciecamente agli ordini impartiti dal potere, dimostrano chiaramente di aver ricevuto un cervello solo per errore.

Ma così molte persone resterebbero senza lavoro... quindi qual è la logica dell'attuale sistema?

E' meglio che le persone continuino a sprecare risorse e ad inquinare l'ecosistema, utilizzando quantità sterminate di oggetti di bassa qualità piuttosto che pochi beni ma di elevata fattura; che gli individui continuino a fumare, così da ammalarsi e spendere denaro generando profitto per le multinazionali del tabacco e del farmaco; che degli esseri umani innocenti sperimentino la sofferenza e la disperazione dovuta alla guerra, in modo da continuare a dare un lavoro assurdo e totalizzante ad altri membri della società.

No, questa non è una soluzione ma una follia sociale, figlia delle logiche di profitto attuate da individui con un'evidente deficienza cognitiva.

La vera soluzione è costruire un sistema economico nel quale si lavora molto di meno ma si lavora tutti e, al tempo stesso, le persone hanno anche un minor bisogno di spendere denaro, quindi di lavorare, pur avendo accesso ai beni ed ai servizi di cui necessitano per vivere più che dignitosamente. Soltanto in questo modo potrebbero godere di un maggior tempo libero per vivere la propria vita in libertà e con serenità: è questa la meta della decrescita felice.

Purtroppo l'ideologia imperante della crescita per la crescita è fondata su di un dogma: l'economia deve espandersi.

Per sostenere questo folle meccanismo si è costretti a creare e indurre il bisogno di consumare, ma così facendo il consumo diviene superfluo, in quanto azione subordinata al profitto e non al reale soddisfacimento delle necessità degli esseri umani.

Una volta che tutti i membri di un dato insieme d'individui del sistema economico possiedono pressoché tutto ciò di cui hanno bisogno e anche molto di più del necessario (ovviamente sto parlando di chi può permetterselo), la scappatoia per continuare ad alimentare il meccanismo è quella d'indurre un ciclo produzione-consumo-riproduzione sempre più rapido.

In pratica, una volta che le abitazioni sono stracolme di oggetti, questi devono iniziare magicamente a rompersi, oppure si possono convincere i consumatori del fatto che tutto ciò che possiedono sia vecchio o fuori moda e che quindi debba essere sostituito, per quanto ancora perfettamente funzionante. 

Queste dinamiche sono realizzate mediante la commercializzazione di prodotti appositamente concepiti per non essere durevoli, per mezzo d'incentivi pubblici, forti campagne pubblicitarie e altri condizionamenti psicologici che spingono verso attitudini consumistiche, dannose e inessenziali.

Esempi eclatanti sono rappresentati dagli incentivi per sostituire auto perfettamente funzionanti, la tipica obsolescenza programmata degli apparati tecnologici o le ridicole mode stagionali che interessano i capi di vestiario.

Si passa così da un consumo ponderato e razionale, ad un iper-consumo scellerato ed irrazionale, oltre che tremendamente dannoso per l'ecosistema e di riflesso per ogni forma di vita sulla terra.

L'iper-consumo infatti non comporta solamente un maggiore utilizzo di materie prime, ma introduce un'inefficienza generalizzata, derivante da futili incrementi di fabbisogno energetico, lavoro e inquinamento ambientale.

La maggiore velocità di consumo cela un impiego folle ed irrazionale:

1) delle risorse, che sono letteralmente sprecate per produrre beni che potrebbe essere realizzati per durare a lungo, invece di guastarsi appositamente in modo irreparabile al fine di essere ricomprati;

2) di energia, in quanto si dovrà sopperire ad una maggior richiesta energetica correlata ai processi produttivi del tutto inessenziali in quanto dovuti all'iper-produzione, che sono superflui e quindi evitabili;

3) del tempo della vita degli esseri umani, un bene dal valore inestimabile, che viene letteralmente sprecato lavorando per produrre e riprodurre i medesimi oggetti, quando in realtà tutto ciò potrebbe essere evitato.

Così facendo le risorse vengono depauperate, si ha un inquinamento evitabile, le persone dispongono di beni qualitativamente scadenti, il lavoro diventa totalizzante ed impedisce di disporre del tempo necessario per vivere la vita con pienezza. 

Le continue costrizioni lavorative, da una parte, e la sistematica induzione al consumo, dall'altra, inducono un senso d'insoddisfazione necessario per creare una massa critica di consumatori compulsivi, che tentano invano di colmare il proprio vuoto esistenziale con i prodotti ideati da appositi specialisti del marketing.

Pur ammettendo che la crescita porti ricchezza, è altresì vero che, così come strutturata oggi, questa corsa senza sosta comporta anche una notevole inefficienza e, quel che è peggio, ci allontana dalla felicità, oltre che dalla sostenibilità ambientale. 

La logica della crescita per la crescita non è finalizzata al raggiungimento di obiettivi utili per l'umanità, ma è subordinata alla volontà di un'élite che agisce per ottenere un profitto.

Il come, il perché e le conseguenze, passano in secondo piano quando si tratta del dio Denaro.

Se la crescita fosse dovuta al fatto che stiamo sfamando, curando ed istruendo i poveri del terzo mondo, oppure realizzando tecnologia verde per ripulire il pianeta dall'inquinamento o per ripristinare gli equilibri dell'ecosistema, nessuno individuo sano di mente sarebbe contrario alla crescita, perfino il più accanito decrescitista. Ma purtroppo non è così. 

Oggi la crescita è largamente dovuta alle guerre, all'aumento dell'inquinamento, quindi delle malattie e dell'insostenibilità ambientale, allora è del tutto evidente che in questo caso qualunque individuo sano di mente non può che schierarsi dalla parte dei decrescitisti, cercando perlomeno di spezzare quella parte di crescita viziosa e dannosa che caratterizza l'economia dell'odierna società.

La crescita, qualora venisse ricercata, non dovrebbe essere lasciata in balia delle smanie di profitto generate dagli operatori che agiscono in condizione di libero mercato, ma dovrebbe essere indirizzata razionalmente verso obiettivi utili per il raggiungimento del benessere dell'intera umanità, esattamente come dovrebbe avvenire anche per la decrescita.

Non si deve essere così sciocchi da decrescere per decrescere commettendo lo stesso errore, anche se in modo duale, all'ideologia crescitista.

Le scelte che inducono un'eventuale decrescita devo essere ponderate razionalmente, e devono essere compiute tenendo sempre bene in mente la meta del benessere di tutti gli esseri viventi.

Purtroppo gli obiettivi generati dall'inseguimento del profitto dimostrano sempre più di discostarsi da ciò che sarebbe estremamente utile per rendere sani e felici tutti i membri della società e quindi, se intendiamo seriamente migliorare le condizioni di vita sperimentabili sulla terra, bisogna innanzitutto avere il coraggio di ripudiare l'obiettivo del profitto individuale.

Questa scomoda verità è totalmente contraria ai principi del libero mercato, in quanto richiederebbe come alternativa una pianificazione dell'economia implementata in modo tale da coordinare e finalizzare gli sforzi dei membri del sistema verso un cammino virtuoso, cosa che l'economia di libero mercato ha dimostrato chiaramente di non essere in grado di fare.

Inoltre il concetto di crescita per la crescita, o della crescita fine a sé stessa, oltre che con i limiti del pianeta, si scontra anche con le reali necessità degli esseri umani.

Supponiamo che il numero d'individui della popolazione sia stabile, e il sistema riesca a garantire a tutti l'accesso a beni e servizi qualitativamente elevati di cui hanno bisogno per vivere, perché mai l'anno successivo dovrebbero servirne una maggiore quantità?

Per nessun motivo, eppure l'odierno sistema economico entrerebbe in crisi, perché non si verificherebbe un'espansione dell'economia.

Le considerazioni appena enunciate sono talmente ovvie che chiunque avrebbe potuto scrivere questo articolo; ma allora perché continuiamo a crescere per crescere? Perché la decrescita gioverebbe a tutti, tranne a chi realizza profitto.

Eppure è evidente che un sistema economico veramente funzionale non dovrebbe necessariamente crescere per rimanere in piedi, ma dovrebbe crescere quando c'è necessità di crescere, restare stazionario quando non c'è bisogno d'incrementare la produzione ed il consumo di beni e servizi, e decrescere quando le circostanze, come ad esempio i limiti ambientali o l'assenza di vera domanda (non quella indotta con la pubblicità o con i beni scadenti che devono essere ricomprati), lo richiedono, senza andare incontro a catastrofiche crisi economiche, ovvero senza peggiorare le condizioni di vita degli esseri umani per quanto possibile.

Qualunque sistema economico che non sia in grado di soddisfare queste richieste minime è da considerarsi pessimo, inefficiente ed obsoleto e quindi da superare.

Sappiamo che il sistema economico attuale non ha scelta: deve crescere. Ma perché?

L'imperativo della crescita discende dal meccanismo di moneta-debito, che viene sempre prestata previa richiesta d'interesse.

La base monetaria viene creata dal nulla e viene emessa dalle banche centrali e a sua volta viene moltiplicata dalle banche commerciali per mezzo dei noti meccanismi di riserva frazionaria.

Tutti sanno che le banche non rispettano il consiglio di S. Luca (N.t. 6, 13): “Mutuum date nihil inde sperantes”, ovvero prestate il denaro senza attendere nulla in cambio, e così accade che il denaro è gravato da interesse, il che ha il naturale effetto di costringere il sistema a crescere, perché o il sistema si espande, ripagando gli interessi, o è destinato a fallire.

Tutto ciò fa comprendere come l'attuale sistema economico sia intrinsecamente inefficiente, ed in particolare l'attuale visione economica, completamente imbevuta dell'ideologia del libero mercato e di un meccanismo di crescita per la crescita indotto dal sistema monetario, debba essere superata.

Adattarsi alle richieste di un'economia folle, che non porta né alla felicità e che non garantisce neanche la sostenibilità ambientale, rispettando dei vincoli metafisici che ci siamo auto-imposti come se fossero ineludibili, è una cosa stupida. 

Possiamo scegliere: il sistema economico e le sue regole, in quanto meri costrutti antropici, possono essere modificati a nostro piacimento, in modo tale da raggiungere nobili obiettivi, come ad esempio la sostenibilità ambientale e la felicità dell'intera umanità.

Il potere però vuole far credere alle persone che decrescere significhi avere di meno, impoverirsi e quindi vivere in povertà. Ma non è così:

viviamo in un mondo finito che non può sostenere una crescita dei consumi di beni e servizi sempre maggiore, ed è quindi del tutto evidente che solo un pazzo, oppure un economista, per dirla alla Kenneth Boulding, potrebbe sostenere il contrario.

Decrescere significa innanzitutto aumentare l'efficienza ed eliminare gli sprechi; avere oggetti di elevata qualità pur lavorando di meno; ripristinare la sostenibilità ambientale consumando energia pulita e rinnovabile; mangiare prodotti sani coltivati a km zero invece dei veleni a basso costo prodotti dalle multinazionali. 

La decrescita crea gli spazi necessari per consentire a tutti gli esseri umani di vivere nell'abbondanza in modo sostenibile; restituisce il doveroso tempo alla vita sottraendolo ad un iper-lavoro dannoso ed evitabile; contribuisce a porre fine ai conflitti armati, tipicamente legati al predominio sulle risorse petrolifere. 

L'unico grande “difetto” della decrescita è la sua intrinseca incompatibilità con le tipiche logiche di profitto dell'imperante ideologia capitalistica, che di certo non la rendono appetibile agli occhi di chi trae enormi vantaggi dall'odierno sistema economico.

Decrescere infatti significherebbe riconoscere il fallimento della concezione economica neoliberista fondata sul dogma del libero mercato, che induce un sistema sociale micidiale, che assicura dominio e profitto ad una minoranza, pena lo sfruttamento della massa e degli altri esseri viventi, nonché la povertà e la sofferenza dei più deboli; un inquinamento che a nessuno interessa eliminare - vale a dire malattie evitabili a volontà - farcito con un uso inefficiente delle risorse e quindi insostenibilità ambientale; nonché una chiara e generalizzata deriva dalla libertà e quindi dalla felicità. 

Ecco perché il potere fa di tutto per far credere che la decrescita sia un male, anche se a ben pensare è proprio così che stanno le cose: la decrescita è un male, certo, per chi oggi detiene ricchezza e potere.

Mirco Mariucci

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