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domenica 18 ottobre 2015

Talete di Mileto e la nascita della filosofia occidentale.

Rappresentazione artistica della concezione dell'archè secondo la filosofia di Talete.

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


In molti si saranno chiesti che cos’è e di che cosa si occupa la filosofia, ma in pochi avranno trovato una risposta soddisfacente.

Non c'è da stupirsi, definire la filosofia è già di per sé un problema filosofico. 

Come suggeritoci da Bertrand Russell, nel suo celebre saggio Storia della filosofia occidentale: 

«la filosofia è un qualcosa di mezzo tra la teologia e la scienza. Come la teologia, consiste in speculazioni riguardo alle quali non è stata finora possibile una conoscenza definita; come la scienza, si appella alla ragione umana piuttosto che alla autorità, sia quella della tradizione che quella della rivelazione; tutte le nozioni definite, direi, appartengono alla scienza; tutto il dogma, cioè quanto supera le nozioni definite, appartiene alla teologia. Ma tra la teologia e la scienza esiste una Terra di Nessuno esposta agli attacchi di entrambe le parti; questa Terra di Nessuno è la filosofia».

Molte delle questioni che attirano le nostre menti non hanno ancora ricevuto una risposta soddisfacente, e non è detto che rientrino nel dominio di competenza della scienza (si pensi ad esempio all’etica e alla morale).

Ed è così che la filosofia diviene necessaria, ammesso che non si voglia credere che le risposte possano giungerci, come per magia, dalle presunte rivelazioni di esseri metafisici di dubbia esistenza; per quello ci sono le religioni.

La nascita della filosofia è fissata, ad arbitrio, con la figura di un uomo descritto come il primo filosofo della storia occidentale: Talete di Mileto (640 a.C./625 a.C. – 547 a.C. circa).

Talete di Mileto 

Lo scrittore Lucio Apuleio (Madaura, 125 - 170 circa) lo definisce come «Il più importante tra quei sette uomini famosi per la loro sapienza» che tra i Greci «fu il primo scopritore della geometria, l'osservatore sicurissimo della natura, lo studioso dottissimo delle stelle».

La summa della filosofia di Talete può essere riassunta con un motto: tutto è fatto d’acqua; tanto basta a suscitare nelle menti di chi si avvicina per la prima volta a queste tematiche la convinzione che sia inutile studiare la filosofia.

Eppure, se il pensiero di un uomo è considerato degno d'esser studiato, ci dev'essere un valido motivo, che forse può essere compreso considerando Talete non tanto come filosofo, così come ce lo saremmo aspettato oggi, ma come uomo di scienza.

Infatti, per formulare la sua tesi, Talete si basò sull'osservazione diretta della Natura e dei fenomeni naturali manifesti.

Il motivo della scelta dell'acqua probabilmente deriva dalla sua abbondate presenza sotto forma di mari, fiumi e precipitazioni, dall'importanza di questo composto chimico nella crescita e nell'esistenza di tutti gli esseri viventi, e anche dal fatto che il nutrimento è sempre, in qualche misura, umido.

L'affermazione attribuita a Talete può quindi essere considerata, a ragione, come un’ipotesi scientifica.

In verità, questo tipo di approccio "scientifico" fu un tratto peculiare di tutti quei filosofi presocratici di quella che è nota come Scuola di Mileto, della quale, oltre a Talete, fecero parte Anassimene, Anassimandro ed Eraclito.

Alcuni dubitato del fatto che i filosofi di Mileto avessero formato una vera e propria scuola e sostengono che più che altro si trattò di una corrente filosofica con caratteristiche peculiari comuni; ma Teofrasto ci parla di Anassimandro come «cittadino e compagno» (etairos) di Talete, che è proprio l'appellativo riservato agli scolari della Grecia antica, solitamente detti «compagni» (etairoi). 

A proposito dei membri della Scuola di Mileto il grande filosofo Aristotele si espresse in tal senso:

«La maggior parte di coloro che primi filosofarono pensarono che principi di tutte le cose fossero solo quelli materiali. 

Infatti essi affermano che ciò di cui tutti gli esseri sono costituiti e ciò da cui derivano originariamente e in cui si risolvono da ultimo, è elemento ed è principio degli esseri, in quanto è una realtà che permane identica pur nel trasmutarsi delle sue affezioni.

E, per questa ragione, essi credono che nulla si generi e che nulla si distrugga, dal momento che una tale realtà si conserva sempre. 

E come non diciamo che Socrate si genera in senso assoluto quando diviene bello o musico, né diciamo che perisce quando perde questi modi di essere, per il fatto che il sostrato - ossia Socrate stesso - continua ad esistere, così dobbiamo dire che non si corrompe, in senso assoluto, nessuna delle altre cose: infatti deve esserci qualche realtà naturale (o una sola o più di una) dalla quale derivano tutte le altre cose, mentre essa continua ad esistere immutata. 

Tuttavia, questi filosofi non sono tutti d’accordo circa il numero e la specie di un tale principio. 

Talete, iniziatore di questo tipo di filosofia, dice che quel principio è l’acqua (per questo afferma anche che la Terra galleggia sull'acqua), desumendo indubbiamente questa sua convinzione dalla constatazione che il nutrimento di tutte le cose è umido, e che perfino il caldo si genera dall'umido e vive nell'umido. 

Ora, ciò da cui tutte le cose si generano è, appunto, il principio di tutto. Egli desunse dunque questa convinzione da questo fatto e dal fatto che i semi di tutte le cose hanno una natura umida e l’acqua è il principio della natura delle cose umide». (Aristotele, Metafisica 983 b)

Senza alcun dubbio, il principale elemento di continuità dei membri della Scuola di Mileto fu l'indagine condotta con metodi razionali e laici inerente l'archè, la forza primigenia che, secondo la concezione degli antichi greci, domina il mondo, da cui tutto proviene e a cui tutto tornerà, ovvero il principio unico, la sostanza che in quanto tale è anche materia e legge che determina l'esistenza e regola il movimento di ogni cosa.  

Secondo il filosofo Emanuele Severino: «L'archè [...] non solo è ciò che vi è di identico nelle cose diverse, e non solo è la dimensione da cui esse provengono e in cui esse ritornano, ma è anche la forza che determina il divenire [il mutare] del mondo, ossia è il "principio" che, governando il mondo, lo produce e lo fa tornare a sé». (E. Severino, la filosofia antica).

Per Talete l'archè è l'acqua, intesa come fondamento e/o componente materiale elementare delle cose.

Si potrebbe obiettare che questa ipotesi sia plausibile solo per gli esseri viventi, ma non per tutto il resto delle cose; bisogna però ricordare che quei concetti che oggi ci sembrano banali e scontati non sempre lo erano anche in passato e, in certi casi, potevano addirittura non essere presenti, perché magari non erano neanche stati concepiti!

Nella fattispecie, ai tempi di Talete non esisteva l'odierna distinzione tra mondo vivente e non vivente.

In assenza delle moderne conoscenze scientifiche, la cosa più semplice da fare per catalogare cos'è vivente e cosa non lo è, risulta valutare la presenza o meno del movimento. Ma così facendo la vita diviene un attributo che può essere esteso ad ogni cosa.

Anche una montagna sembra spostarsi con il passare dei secoli, seppur molto lentamente, a causa dei fenomeni atmosferici. Dunque è comprensibile che l'atteggiamento di Talete fosse di attribuire la vita anche alla materia.

Se l’ipotesi di Talete continua a sembrarvi banale o assurda, considerate che l'acqua in natura è tra i principali costituenti degli ecosistemi, che sulla Terra ricopre il 70,8% della superficie ed è alla base di tutte le forme di vita conosciute, oltre ad essere indispensabile anche nell'uso civile, agricolo e industriale.

Tutti hanno sentito dire che siamo fatti per il 65% d'acqua, ma in pochi sanno che se invece di considerare il peso dell'acqua rispetto al peso totale del corpo umano, si considera il numero di molecole d'acqua rispetto al totale delle molecole presenti, il risultato è che gli esseri umani sono fatti per il 99 % d'acqua.

Se non dovesse essere sufficiente, possiamo ricordare che alla fine del 1800 la visione accettata dalla comunità scientifica era che tutto fosse fatto d’idrogeno, che compone per i due terzi l'acqua. 

Ma Talete fu anche un astronomo e un profondo conoscitore della matematica (per i canoni del tempo, ovviamente!).

Erodoto gli attribuisce la previsione dell'eclissi di Sole verificatasi il 28 maggio del -585, anche se questo fatto in realtà non rappresenta una prova straordinaria di genio.

Un'eclissi solare si verifica quando Sole, Luna e Terra sono allineati.

Se le orbite della Luna e della Terra intorno al Sole fossero sullo stesso piano, avremmo un'eclissi di Sole ogni mese, ad ogni Luna Nuova, ed un'eclissi di Luna ad ogni Luna Piena.

Immagine in alto: eclissi di Luna, visibile da ogni punto dell'emisfero rivolto alla luna. Immagine in basso: eclissi di Sole, visibile nella porzione di superficie che cade sotto il cono d'ombra proiettato dalla Luna sulla superficie terrestre rivolta verso il Sole.   

Ma l'orbita della Luna ha un'inclinazione di circa 5° sull'eclittica (il piano che contiene l'orbita terrestre intorno al Sole), quindi un'eclissi è possibile solo quando il Sole e la Luna si trovano a pochi gradi di distanza da due punti, chiamati nodi, dove le due orbite si intersecano. 

Sia il Sole che la Luna tornano nelle stesse posizioni relative rispetto ad uno dei nodi; il risultato è che le eclissi si ripetono ad intervalli regolari, ovvero sono cicliche rispetto ad un certo periodo. 

Quest'ultimo fatto era ben noto fin dall'antichità.

A quei tempi Mileto era alleata con la Lidia, la quale aveva relazioni culturali con la Babilonia; gli astronomi babilonesi si erano accorti che le eclissi ricorrono seguendo un certo periodo. 

Questa conoscenza permette di determinare quasi sempre le eclissi lunari ma non è altrettanto efficace con con quelle solari, che non sempre sono visibili in un dato posto.

Le eclissi solari sono più frequenti di quelle lunari, tuttavia per un osservatore in una data posizione le eclissi lunari sembrano più numerose perché ognuna di esse è visibile dall'intero emisfero terrestre rivolto alla Luna, mentre quelle solari sono visibili solo da un'area limitata, dal momento che il cono d'ombra proiettato dalla Luna sulla Terra colpisce una spazio inferiore rispetto all'intera superficie terrestre rivolta al Sole.

Né Talete, né gli astronomi, erano in grado di spiegare il perché ci fossero questi cicli.

Di conseguenza sapevano che ad una certa data valeva la pena di guardar fuori aspettandosi un’eclissi, e probabilmente ciò è anche quanto sapeva Talete, che il 28 maggio 585 a.C fu fortunato perché, di fatto, l'eclissi avvenne e fu visibile in quella zona.

L'eclissi si verificò nel mezzo di una battaglia della guerra tra Persia e Lidia. Si narra che la predizione dell'evento avrebbe talmente impressionato i Medi e i Lidi da farli smettere di combattere.

Secondo Aristotele, Talete non pensava soltanto che l’acqua fosse la sostanza originaria della quale son formate tutte le altre, ma anche che la terra galleggiasse sull’acqua.

La concezione di Talete di una terra galleggiante, un po' come un disco di legno sull'acqua, e di un universo riempito di materia primordiale, assimilabile ad una massa liquida, riporta alla mente l'idea egizia di Nun, l'acqua primordiale, divisa in due masse separate.

I Babilonesi ammettevano un Oceano superiore e uno inferiore, ed un'analoga concezione si può ritrovare anche nel Genesi (I 6-7) che recita:

Poi Dio disse: «Ci sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque». E Dio fece la distesa e separò le acque ch’erano sotto la distesa, dalle acque ch’erano sopra la distesa. E così fu.

L'originalità di Talete consiste nell'aver rielaborato e trasformato questo genere di spiegazioni mitiche in un principio di conoscenza fisica e metafisica.

I suoi interessi per l'astronomia lo avrebbero condotto alla scoperta del passaggio del Sole da un tropico all'altro; a stabilire che alcune stelle non erano, come sembravano, fisse rispetto ad altre e che, pertanto, chiamò pianeti, ossia "corpi erranti" o, più precisamente, plànētes astéres, traducibile con "stelle vagabonde".  

Il Primo filosofo della storia occidentale, inoltre, avrebbe fissato in trenta il numero dei giorni del mese e constatato che l'anno era composto da 365 giorni e un quarto (la stima odierna si attesta a 365,2568983 giorni).

Si dice che Talete abbia viaggiato anche in Egitto e di là abbia riportato ai Greci la conoscenza della geometria.

Ma ciò che gli egiziani sapevano della geometria era in gran parte empirico, e non c'è motivo di credere che Talete ottenne prove deduttive (dimostrazioni), che gli storici della matematica attribuiscono a greci posteriori.

Proclo, il commentatore di Euclide, attribuisce a Talete cinque teoremi di geometria elementare, probabilmente a torto. 

Eppure il suo nome è rimasto legato al noto Teorema di Talete che egli tuttavia non conosceva, se non in modo empirico, e che deve essere ascritto a Euclide, il quale, all'interno dei suoi Elementi, lo dimostra indirettamente facendo uso delle proporzionalità fra le aree dei triangoli.

Per chi fosse curioso, il teorema afferma che: «un fascio di rette parallele intersecanti due trasversali determina su di esse classi di segmenti direttamente proporzionali».


Rappresentazione grafica per agevolare la comprensione dell'enunciato del Teorema di Talete.

Diogene Laerzio, nelle sue Vite, cita Ieronimo di Rodi per sostenere che Talete avesse misurato l'altezza della piramide di Cheope nella piana di Giza. 

Questo risultato può essere ottenuto sfruttando le ombre proiettate sul terreno dal Sole sia della piramide che di un'asta conficcata perpendicolarmente nel terreno. In realtà i metodi sono due:

o si attende che l'ombra dell'asta sia esattamente uguale alla sua altezza, così che anche la misura che va dal centro della base della piramide fino alla fine della sua ombra proiettata sul terreno sia uguale all'altezza della piramide;

oppure si può calcolare il rapporto tra la lunghezza dell'ombra dell'asta e la misura della sua altezza, per poi effettuare una proporzione con la misura che va dal centro della base della piramide fino alla fine della sua ombra proiettata sul terreno (si veda la figura sottostante).

Figura a sinistra: i raggi di sole r1 e r2 sono paralleli; l'angolo tra (b; r1) è di 45° così come quello tra (d; r2); c=d -> a=b
Figura a destra: i raggi di sole r1 e r2 sono paralleli; l'angolo tra (b; r1) è uguale a quello tra (d; r2); c/d = a/b -> a= c/d * b

Ora, i triangoli rettangoli così ottenuti sono simili, perché hanno gli stessi angoli, e quindi hanno lati proporzionali; il che giustifica la procedura. Ma c'è un però: quanto descritto funziona sempre con gli obelischi, ma non con le piramidi.

L'ombra di un obelisco si può facilmente misurare sul terreno, tenendo conto della piccola parte che cade sulla base che, volendo, si può trascurare commettendo un piccolo errore; ma quando si tratta di piramidi si può misurare soltanto la parte che sporge, e non quella che cade all'interno della base.

Si può però attendere che i raggi di luce siano paralleli a due lati: in questo caso la misura dell'ombra è pari a metà del lato della piramide più la parte che sporge al di fuori di essa (vedi figura).


Se si vuole misurare l'altezza della Grande Piramide, basterà trovarsi vicino alla sua base il 21 novembre o il 20 gennaio a mezzogiorno in punto, e cioè quando a causa della latitudine di Giza l'ombra prodotta da uno gnomone è esattamente uguale alla sua altezza e i raggi del Sole si allineano alla base della piramide.

Stando alle testimonianze di Erodoto e di Diogene Laerzio, Talete fu anche un politico oltre ad essere un uomo di "scienza".

Ci sono diversi aneddoti sulla vita di Talete, alcuni dei quali divertenti, come quello "dei frantoi" che ci ha tramandato Aristotele nella Politica: 

«Lo rimproveravano per la sua povertà che sembrava dimostrare l’inutilità della filosofia.

Secondo la storia, egli apprese dalla pratica delle stelle, mentre era ancora inverno, che ci sarebbe stato un grande raccolto di olive nell'anno successivo; 

perciò, avendo un po’ di soldi, stanziò delle somme per l’uso di tutti i frantoi in Chio e in Mileto, che noleggiò a prezzo basso perché nessuno concorreva con lui. 

Quando venne il tempo del raccolto e i frantoi erano richiesti subito e d’urgenza, egli li affittò al prezzo che gli piacque e fece un mucchio di soldi. 

Così dimostrò al mondo che i filosofi possono facilmente esser ricchi, se vogliono, ma che la loro ambizione è d’altro genere».

Si dice che a seguito delle numerose incitazioni della madre a prender moglie, Talete abbia risposto: «Non è ancora tempo» e che, qualche anno più tardi, quando egli aveva oltrepassato la giovinezza, insistendo ancora, la madre di Talete si senti rispondere: «Non è più tempo».

Era solito dire che in nulla la morte differisce dalla vita. Quando gli domandavano: «E tu, allora, perché non ti uccidi?» la sua risposta era: «Perché non vi è differenza».

Pensava anche che si vive virtuosamente evitando di fare ciò che rinfacciamo agli altri e di non abbellirsi nell'aspetto ma nei comportamenti.

Talete fu considerato uno dei Sette Savi dell'antica Grecia, ciascuno dei quali era particolarmente noto per un detto sapiente; il suo, ovviamente, non poteva che essere: «L’acqua è la migliore delle cose».

Egli affermò anche che «Tutto è pieno di dei», una frase che può essere riletta come una trasposizione in termini filosofici dell'acqua in divinità, che è presente in ogni cosa e si manifesta nelle sue molteplici forme in virtù del fatto di essere l'archè. 

Ovviamente al giorno d'oggi la scienza e la filosofia di Talete ci appaiono entrambe grossolane, ma di certo sono tali da stimolare l'osservazione e la riflessione.

Con Talete il pensiero inizia ad emanciparsi dal mito e dalle tradizioni culturali poetiche, per ricercare spiegazioni razionali ai fenomeni naturali e alle questioni cosmologiche, dando così il via ad un percorso che avrebbe portato, molti secoli più avanti, alla nascita della moderna scienza.

Per quanto fossero temerarie le loro ipotesi, si deve riconoscere ai membri della Scuola di Mileto il merito di aver cercato di avvalorarle empiricamente.

Mirco Mariucci

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Fonti: 

1 commento:

  1. Molto interessante e in particolare trovo sempre molto significativo e difficile da ponderare il contesto di riferimento in cui avvengono i fatti storici. In altre parole è veramente difficile capire quale grande capacità di immaginazione occorra per concepire un mondo diverso quando si nasce e si cresce con l'idea che la terra sia piatta, le stelle fisse, etc

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