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lunedì 23 novembre 2015

Anassimandro di Mileto e la storia dell'idea più rivoluzionaria, coraggiosa e portentosa del pensiero umano.


Rappresentazione artistica della concezione dell'archè secondo la filosofia di Anassimandro.

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Anassimandro di Mileto (-610; -546) è il secondo filosofo, in ordine cronologico, tra quei pensatori dell'antica Grecia appartenuti alla Scuola di Mileto, noti anche come «Filosofi della natura».

Fu discepolo di Talete e si occupò anch'egli del tema comune a tutti i membri di quella scuola, vale a dire la ricerca di un'unica sostanza primigenia che regola l'universo e ne fornisce il sostegno, dalla quale tutto proviene e tutto tornerà: l'archè.

Bassorilievo di Anassimandro conservato al Museo Nazionale Romano.
Probabilmente si tratta di una copia romana dell'originale greco.
E' la sola immagine di Anassimandro rimasta dall'antichità.

Fu proprio Anassimandro per primo a parlare della sostanza unica in termini di archè, una parola che può essere tradotta dal greco con i termini «principio» e «origine».

Quando si cerca di ricostruire il pensiero di un individuo vissuto più di 2500 anni fa, si incorre in molte difficoltà. Spesso le opere originali sono andate perdute, e se siamo fortunati ci sopraggiungono alcuni frammenti.

Anassimandro non fa eccezione, infatti, di tutta la sua opera, disponiamo di un solo frammento originale che è il seguente:

«Principio delle cose che sono è l’illimitato… donde le cose che sono hanno la generazione, e là hanno anche il dissolvimento secondo la necessità. Infatti esse pagano l’una all’altra la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo».

Stando al frammento, sembra che Anassimandro si occupò solo di Cosmogonia, ovvero di cercare di fornire una spiegazione dell'origine dell'universo, ma in realtà sappiamo che egli si occupò anche di Cosmologia, cioè di studiare la struttura e le leggi che ne regolano e determinano il funzionamento. 

Ma com'è possibile sapere quale fosse la sua filosofia?

Ci si avvale di critiche e citazioni dovute a commentatori successivi, o di traduzioni più recenti rispetto alle opere originali, che però si sono conservate, incorrendo inevitabilmente nei problemi causati da interpretazioni e traduzioni.

Sappiamo che Anassimandro parla di ápeiron, il cui significato letterale può essere ricondotto ai termini «illimitato», «infinito» o «indefinito», e che, nella sua concezione filosofica, quel termine rappresenta l'archè, cioè l'origine e il principio costituente dell'universo.

Questo principio infinito, che abbraccia e governa ogni cosa, è per sua natura immortale e indistruttibile, quindi divino.

Esso però non deve essere inteso come una miscela di elementi ciascuno con le sue proprietà, ma piuttosto come una materia uniforme in cui gli elementi non sono ancora distinti. 

Perciò l'ápeiron, oltre che infinita, è anche indeterminata.

A differenza degli altri membri della scuola di Mileto, Anassimandro non individua la sostanza primigenia nell'acqua, nell'aria, nel fuoco o nella terra, ma in un particolare concetto di infinito, ovvero in una quantità infinita di una materia indifferenziata. 

Sembra che per giustificare tale asserzione avesse anche prodotto un argomento logico-razionale, che cercherò di riprodurre. 

Aristotele ci riferisce che, secondo Anassimandro, tutti gli elementi conosciuti all'epoca sono in contrasto l'uno con l’altro. L’aria è fredda, l’acqua è umida, il fuoco è caldo... 

Se per assurdo uno di essi fosse infinito, tutto il resto avrebbe cessato di essere, perché l'elemento primigenio avrebbe conquistato e sovrastato gli altri. 

Ma così non è, quindi, in questa sorta di lotta cosmica, la sostanza primigenia dev’essere necessariamente neutrale, ovvero non può essere uno di essi in particolare.  

Una volta stabilito quale fosse l'archè, Anassimandro dovette cercare di spiegare come le cose si fossero formate da essa. 

La sua risposta non fu per alterazione del principio elementare, così come suggerito da altri pensatori della Scuola di Mileto, ma per il meccanismo del distacco dei contrari: caldo e freddo, secco e umido etc...

Quindi, ciò che esiste non è la conseguenza di una trasformazione dell'archè, ma una separazione da essa.

Secondo Anassimandro la causa di questa separazione è riconducibile ad un eterno movimento, un qualche genere di forza incessante che non può che coincidere essa stessa con l'ápeiron, rispetto la quale è indissolubilmente legata, indivisibile ed indistinguibile. 

Infatti, se così non fosse, il Tutto non sarebbe più tale, perché esisterebbe altro rispetto a sé, il che non può essere, a meno di sacrificare l'unicità della sostanza primigenia, contraddicendo l'assunto di Anassimandro.

Dunque la sostanza infinita sarebbe intrinsecamente animata da un eterno movimento e per mezzo di questa "forza" si sarebbero generati i mondi che, per Anassimandro, sono infiniti e si succedono in un ciclo eterno.

I mondi non erano creati, come nella teologia ebrea o cristiana, ma in un certo senso si evolvevano.

Per ogni mondo contenuto nell'ápeiron il tempo della nascita, della durata e della vita è segnato.

Così come le cose “nascono” dall'ápeiron, separandosi da essa, lì devono ricongiungersi e “morire”. 

Con la separazione si determina la condizione degli esseri finiti, molteplici, diversi e in contrasto tra loro, che sono destinati a scontare con la morte la loro nascita, per ritornare all'unità e alla sua armonia.

Il concetto di pena e l’espiazione dell’ingiustizia pagata secondo l’ordine del tempo, di cui Anassimandro parla nel frammento, altro non è se non la rottura dell'unità, che è propria dell'infinito, quindi il subentrare della diversità e del contrasto, là dove erano l'omogeneità e l'armonia.

Il divenire, invece, può essere ricondotto all'incessante lotta conflittuale dei contrari, ciascuno dei quali cerca di sovrastare l'altro, così come il giorno con la sua nascita fa soccombere la notte, che a sua volta dissolve il giorno... e così via.

L'infinito, dunque, non è solo sostanza, ma anche legge del mondo.

È interessante sottolineare quel “secondo necessità” che lascerebbe intendere che i fenomeni debbano avvenire secondo un ordine naturale delle cose, quasi ad indicare un rudimentale concetto di legge fisica.

Se la concezione filosofica di Anassimandro riguardante la cosmogonia vi sembra geniale e originale, quella inerente la cosmologia lo è ancora di più.

Rappresentazione della cosmologia di Anassimandro.
Il Mondo è formato da delle specie di ruote di carro, via via sempre più grandi, poste attorno alla Terra e disposte come dei cerchi concentrici.

Per Aezio, Anassimandro avrebbe sostenuto che gli astri sono involucri d'aria a forma di ruota pieni di fuoco, dalle cui aperture fuoriescono le fiamme, similmente al Sole che è un cerchio 28 volte maggiore della terra, molto simile alla ruota di un carro, che in una parte, attraverso un'apertura, mostra il fuoco come attraverso la canna di un flauto. Le eclissi si produrrebbero alla chiusura di quell'apertura. 

In modo analogo, anche la Luna è una sorta di cerchio grande 19 volte la Terra e, così come il Sole, è posta anch'essa in una posizione obliqua ed è munita di uno sfiatatoio la cui otturazione ne provoca l'eclissi.

Chiariti questi punti, possiamo esporre l'idea centrale della cosmologia di Anassimandro, che è davvero sensazionale ed innovativa:

la Terra non è trattenuta da nulla ma sta ferma nello spazio per il fatto che è posta al centro ed è equidistante da tutte le altre cose.

Nella nostra esperienza sensibile non riusciamo ad osservare oggetti che fluttuano; un oggetto cade se lasciato libero nell'aria in prossimità della superficie terreste; galleggia o affonda, a seconda della densità e della forma, se immerso in un liquido, né riusciamo a sperimentare il vuoto, perché anche all'interno di una stanza senza alcun oggetto, percepiamo comunque la presenza dell'aria spostando velocemente una mano.

Quindi se concepire per la prima volta il concetto di spazio vuoto in un mondo che vuoto non ci appare può richiedere uno certo sforzo cognitivo - cosa che per la prima volta pare che avvenne per opera dei Pitagorici e degli Atomisti - arrivare a congetturare che un oggetto fisico, così come lo è la Terra, non galleggiasse in una sorta di liquido, come aveva supposto Talete di Mileto, ma che fluttuasse libero nello spazio, senza cadere e senza bisogno di essere sostenuto da qualcosa, risulta quanto di più originare, creativo e coraggioso possa essere congetturato, viste le conoscenze disponibili ed il periodo storico al quale ci stiamo riferendo.

L'idea centrale alla base della cosmologia di Anassimandro è fortemente controintuitiva, perché non trova riscontro nell'esperienza comune, ma non per questo si è rivelata errata.

Non solo, supporre che la Terra stia ferma e immobile nello spazio, in equilibrio a causa dell'equidistanza da tutto il resto, significa anticipare di circa 2 millenni la concezione newtoniana di forze invisibili che agiscono a distanza. 

Il modello cosmologico appena esposto consente agli astri di passare "sotto" la Terra, e diede il via all'astronomia greca dei secoli successivi.

Per questi motivi il noto epistemologo Karl Popper, nel suo celebre saggio intitolato Congetture e confutazioni, definì l'idea di Anassimandro come «Una delle più coraggiose, più rivoluzionarie, più portentose idee nella storia del pensiero umano».

Come fece Anassimandro a formulare una simile congettura non lo sappiamo, ma è plausibile ritenere che il tutto scaturì da una critica mossa al modello di Talete.

Se la Terra galleggiasse sull'acqua, come sosteneva il primo filosofo della storia occidentale, allora si dovrebbe trovare una spiegazione su come sia possibile che l'acqua non poggi su qualcos'altro, come ad esempio una sorta di contenitore cosmico; ma anche se così fosse ci si potrebbe di nuovo chiedere su cosa poggi il contenitore cosmico... generando un regresso infinito.

Con il suo modello Anassimandro eliminò questo problema, ricorrendo ad una sorta di stabilità interna assicurata dall'equilibrio dovuto alla simmetria e all'equidistanza.  

Paradossalmente una speculazione teorica lo avvicinò alla verità, mentre un'osservazione empirica lo trasse in inganno; infatti la Terra non è piatta, come potrebbe sembrare ad un osservatore poco accorto, eppure per Anassimandro la forma della Terra è simile a quella di un cilindro, rispetto al quale noi camminiamo su una delle facce mentre l'altra si trova dalla parte opposta.

Dico "poco accorto" perché la sfericità della Terra può essere congetturata partendo da qualche evidenza empirica.

Ad esempio, se si osserva una nave giungere in lontananza dal mare, per prima cosa ci apparirà la punta dell'albero maestro, poi le vele, e solo in fine lo scafo, cosa che non può accadere su di un mare piatto, ma solo su di una superficie curva. 

Inoltre si può osservare l'ombra proiettata dalla terra sulla Luna, che è curva, e non retta, ma prima si sarebbe dovuta concepire la corretta spiegazione delle eclissi, cosa che avvenne successivamente rispetto all'epoca di Anassimandro.

Ombra proiettata dalla Terra sulla Luna durante un'eclissi, dalla quale si può intuire la sfericità della Terra.

Più si sale in luoghi elevati, e più si riesce a vedere in lontananza, cosa che non dovrebbe accade con una superficie piana (vedi figura).

A sinistra: superficie rotonda, se si sale la visuale aumenta;
a destra: superficie piatta, salendo la visuale resta invariata.

La sfericità della Terra si sarebbe anche potuta congetturare per analogia, con un po' d'immaginazione, osservando la forma della Luna e del Sole.

In realtà questi argomenti presi singolarmente non sono definitivi, ma uniti tra loro tendono a rafforzarsi a vicenda; ad esempio, l'ombra proiettata durante un'eclissi lunare potrebbe essere causata da una Terra piatta a forma di disco, che però non spiegherebbe il fenomeno delle vele delle navi in avvicinamento.

Ulteriore innovazione del pensiero di Anassimandro è legata al tentativo di spiegare la genesi degli esseri umani in chiave naturalistica. 

Il filosofo evidenzia che gli umani non sono in grado di nutrirsi da sé per molti anni dopo la nascita, quindi se fossero nati per la prima volta così come sono non avrebbero potuto sopravvivere.

La spiegazione di Anassimandro è che hanno dovuto avere origine da altri animali.

Innanzitutto si svilupparono dei pesci, o animali simili, nell'acqua, ed entro di loro si generarono feti umani, che crebbero, spezzarono le loro membrane, uscirono e presero terra, non prima di essere diventati capaci di nutrirsi da sé. 

Questa spiegazione mette in evidenza l'assenza del concetto di evoluzione progressiva per selezione naturale, che invece oggi ci appare banale e scontata, ma nella sua erroneità rappresenta comunque un importante tentativo di emancipazione dai miti e dalle leggende dell'epoca.

Anassimandro dette anche una spiegazione dei terremoti, interpretando il fenomeno come una conseguenza dell'inaridimento o dell'eccessiva piovosità, che aprirebbero delle enormi voragini che sarebbero riempite con violenza dall'aria, causando così le scosse.

Si tratta di tentativi notevoli per l'epoca, poiché effettuati arrangiando una spiegazione puramente naturalistica, seppur grossolana, attenendosi ai dati dell'esperienza, per quanto possibile e all'uso della ragione.

Ma Anassimandro fu anche cartografo, o meglio fu il primo che avrebbe disegnato e reso pubblica una carta della Terra, stando alla seguente citazione di Agatemero: 

«Anassimandro di Mileto, l'allievo di Talete, ebbe per primo l'audacia di disegnare l'ecumene su una tavoletta». (L'ecumene è una cartina che indica la porzione di terra conosciuta e abitata dall'uomo.)

Possibile rappresentazione dell'ecumene realizzato da Anassimandro secondo le conoscenze dell'epoca.
Diogene Laerzio (II sec. d.C.) attribuisce la gloria dell'invenzione dell'orologio solare ad Anassimandro, anche se in realtà è probabile che tale strumento fosse già noto in tempi ancora più remoti.

Grazie a questo strumento sia lo spazio che il tempo iniziano ad essere entità descrivibili e misurabili.

Esempio di orologio solare.
Nonostante la scarsità delle notizie giunte fino a noi, possiamo comunque renderci conto dello spessore della personalità filosofica di Anassimandro di Mileto che, là dove è originale, è stato senza dubbio scientifico e razionalista.

Mirco Mariucci

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