sabato 7 gennaio 2017

Analisi semiseria di un comandamento “vano”: non bestemmiare


Nell'Antico Testamento si narra di quando l'Onnipotente decise di donare all'umanità il bignami del comportamento: un decalogo, comodamente redatto su pietra, dettato “direttamente” da Dio a un uomo di nome Mosè. 

Quest'ultimo, dopo essersi recato in cima a una montagna, ridiscese a valle e dichiarò di aver parlato con un roveto ardente[Sic!], che «non si consumava»[1]. 

È vero, la vicenda è alquanto strana. Ma non è il fatto che i roveti ardenti possano parlare (forse) animati da Dio la questione da affrontare in questa sede...

Tra i vari comandamenti donati all'umanità, considerate quello che recita di “non nominare il nome di Dio invano”. 

L'interpretazione del suddetto precetto è alquanto ambigua: qualcuno infatti potrebbe sbadatamente intendere che non si debba nominare Dio in-vano, anche se non è ben chiaro che cosa s'intenda per “vano”. Comunque sia, ciò non vieterebbe di farlo al di fuori del “vano”!

Giochi di parole a parte, qualche dubbio sull'utilità di questa direttiva nasce anche se si assume come corretta la più recente re-interpretazione ufficiale dell'antico precetto, ovvero: “non bestemmiare”. 

La bestemmia è l'atto di riferirsi con aggettivi considerati dispregiativi nei confronti della Divinità, un gesto addirittura punibile (almeno in Italia) con una sanzione amministrativa pecuniaria. Inoltre, i bestemmiatori dovrebbero sempre tenere ben presente che secondo la volontà di Dio:

Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare. Straniero o nativo del paese, se ha bestemmiato il nome del Signore, sarà messo a morte.[2]

È però altresì vero che, sempre nel Levitico, si afferma:

Se uno farà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all'altro: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione che egli ha fatta all'altro[3]. 

Le due cose combinate insieme danno luogo ad una dinamica paradossale nella quale il primo che bestemmia viene lapidato e messo a morte per rispettare la volontà di Dio, mentre successivamente ciascuno di coloro che ha contribuito all'omicidio lanciando pietre dovrà a sua volta essere lapidato per subire la medesima lesione procurata al prossimo! 

Ma così facendo, chi ha sferrato il colpo mortale dovrà a sua volta subire un colpo mortale, che non potrà che essere inflitto da un altro individuo, che a sua volta dovrà subire il medesimo destino coinvolgendo un altro membro della società, innescando così una reazione a catena che avrà termine solo quando resterà solo un essere umano in vita perché quest'ultimo, per causa di forza maggiore, non riuscirebbe più a trovare altri individui per farsi fare quello che egli ha fatto agli altri!

La prescrizione che non si debba nominare Dio “invano”, ovvero senza un motivo, lascerebbe intendere che sia del tutto lecito nominarlo quando, ad esempio, accade qualcosa di brutto. 

In quel caso, infatti, non si starebbe nominando Dio “invano” ma per insultarlo, così come si è soliti nominarlo quando accade qualcosa di bello per lodarlo e ringraziarlo. 

Ma gli stregoni cattolici sono pronti a smentire con fermezza questa argomentazione.

Eppure, il fatto di poter nominare lecitamente Dio per il bene e di non poter fare altrettanto anche per il male, è un atteggiamento asimmetrico che non ha ragion d'essere ed è proprio il Signore ad illuminarci a tal proposito:

Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo[4].

In altre parole, Dio è la causa (anche) del male.

Ma se ammettessimo per un sol istante che Dio esista realmente, allora egli sarebbe effettivamente la causa delle nostre sciagure (per stessa ammissione di un dio veridico che quindi non può mentire), ergo sarebbe anche giusto insultarlo per il male che egli causa gratuitamente sulla terra. 

Possiamo quindi asserire, in pieno accordo con le Sacre Scritture (e quindi con la volontà di Dio), che è lecito (anzi doveroso) bestemmiare Dio. 

Abbiamo così scovato una contraddizione: da un lato la bestemmia è lecita, perché non si sta affatto nominando il nome di dio invano quando si inveisce contro la divinità a causa delle sciagure da essa causate, ma dall'altro la bestemmia è vietata da un comandamento contenuto nelle Sacre Scritture!

Qual è la verità?

Fisicamente parlando, l'energia emessa dalle corde vocali nell'atto di esprimere una imprecazione, è talmente piccola da non permetterne ragionevolmente l'ascolto a una persona che disti più di 5000 metri. 

Escludendo la telepatia, dote della quale le persone non risultano essere munite (e neppure Dio visti gli incarichi delegati agli stregoni), la Divinità dall'alto dei cieli, che concorderete si trovino a più di 5 chilometri di distanza dalla Terra, non potrebbe udire l'offesa arrecata neanche con l'ausilio di un sofisticato microfono direzionale! 

Inoltre, non è ben chiaro perché “agnello di Dio” sia ammesso lecito e comunemente usato nei rituali essoterici cattolici, mentre “maiale di Dio” no! 

Sono sostanzialmente la stessa cosa: “nome comune di una specie di animale”+”di”+”Dio”. 

Il fatto che agnello e maiale siano dispregiativi o meno, è solamene una convenzione sociale umana del tutto arbitraria che può variare da cultura a cultura o al trascorrere del tempo. 

Non per ultimo va esposto un ulteriore problema pratico degno di rilievo, quello del Delta t della bestemmia, che recita più o meno così: 

Qual è il tempo minimo Δt che deve intercorrere tra l'aggettivo e il nome di Dio per fare in modo che l'espressione agglomerata valga come una bestemmia?

Se l'ultima parola prima di coricarsi fosse “Dio” e a distanza di 8 ore, al risveglio, la prima parola fosse “cane” questo atto, complessivamente, risulterebbe ancora una bestemmia? Il comandamento non è molto chiaro a riguardo. 

Molti non sanno che il bignami autentico, ovvero la versione più antica a oggi nota, è completamente differente da quello attuale e che in esso non è nemmeno presente il concetto di bestemmia. 

Vi si possono trovare stravaganti indicazioni quali: 

  • Non curverai la fronte innanzi ad alcun dio straniero. 
  • Non fabbricarti nessun dio di metallo fuso. 
  • Non lasciare colare il sangue della mia vittima in presenza del pane fermentato. 
  • Non rinvierai al mattino la consumazione della mia vittima pasquale... 

e altri dettami che all'epoca avevano un qualche significato, ma che, con il passare del tempo, dovettero per forza di cose essere riadattati, modificati e re-interpretati. 

Immaginate se oggi il Papa predicasse ai fedeli riunitisi in piazza San Pietro di stare attenti a non lasciare colare il sangue della vittima sacrificale in presenza del pane fermentato! 

Così, in corso d'opera, nacquero nuovi bignami e con essi l'indicazione di “non pronunciare ad alta voce il nome del Signore”. 

Ma ancora una volta il significato di quel precetto era tutt'altro rispetto a quello che si potrebbe pensare. 

All'epoca, infatti, era opinione comune che conoscere “il nome” fosse una fonte di "potere" e pertanto si sarebbe dovuto assolutamente evitare che lo straniero ne entrasse in possesso [5].

È anche plausibile ritenere che limitare il diffondersi del “nome” fosse funzionale a impedire qualche forma di ripercussione sociale dovuta all'appartenenza al culto. 

È solo di recente, più precisamente nel concilio di Trento avvenuto nel XVI secolo, che si è arrivati ad una ulteriore rielaborazione del bignami, scrivendo quella che è ancora oggi la più recente ri-formulazione dei comandamenti originari, nella quale potrete ritrovare la richiesta di “non nominare il nome di Dio... invano”![5]. 

Tutto ciò dovrebbe essere sufficiente a delegittimare il concetto di bestemmia in sé, nonché la paradossale ammenda pecuniaria stabilita dallo Stato Italiano con l'articolo 724 del codice penale, secondo il quale: 

Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da € 51 a € 309.

La qual cosa, lascerebbe intendere che sia a norma di legge bestemmiare la Madonna, i santi e tutti gli angeli del Paradiso.

L'Onnipotente, invece, o chi per lui sulla Terra millanti di esserne il vicario, dovrebbe far pace con il cervello e magari prendere qualche ripetizione di logica. 

Perché se Dio (per sua stessa ammissione) è la causa del male, insultarlo quando avvengono delle sciagure non significa nominarlo invano; quindi bestemmiare è lecito e la richiesta di non bestemmiare è in contraddizione con quanto appena detto. 

E se poi la bestemmia dev'essere punita con la morte (come riportato nelle Sacre Scritture), e chi commette omicidio deve a sua volta essere messo a morte (per la legge riportata nel Testo Sacro), allora significa che Dio vuole far estinguere l'intera umanità!

Mirco Mariucci

Fonti:

[1]A.T. Esondo 3; 2.

[2]A.T. Levitico 24-16

[3]A.T. Levitico 24-19

[4]A.T. Isaia 45;7.

[5] Per approfondire si veda Donini “Breve storia delle religioni”. Capitolo Origini e sviluppi del Giudaismo.

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