venerdì 29 marzo 2019

La scala di evoluzione sociale di Mariucci


Come misurare il livello di evoluzione sociale di una civiltà

All'interno di questo scritto cercheremo di rispondere alla seguente domanda: è possibile valutare il livello di evoluzione di una società composta da esseri umani?

Per farlo, definiremo un metodo per assegnare un punteggio ad un'organizzazione sociale sulla base delle sue caratteristiche.

Successivamente, utilizzeremo questa misura dello stadio di evoluzione sociale dell'umanità per quantificare il balzo evolutivo che si potrebbe compiere se si effettuasse una transizione dall'odierna distopia capitalistica all'Utopia Razionale.
La Scala di Kardašëv

Nel 1964, l'astronomo russo Nikolaj Kardašëv propose un metodo per classificare le civiltà in base al livello tecnologico raggiunto. 

Più precisamente, con quella che in seguito divenne nota come Scala di Kardašëv, egli suggerì di stabilire il livello di evoluzione di una società collocandola all'interno di alcune categorie definite in base al quantitativo di energia utilizzato.

Inizialmente l'astronomo propose tre livelli evolutivi I, II e III, che però, successivamente, furono ampliati, così come specificheremo tra poco.

Nel livello I possono essere inserite le civiltà che sono in grado di utilizzare tutta l'energia disponibile sul loro pianeta d'origine (indicativamente 4 x 10^16 W).

Nel caso della Terra, ciò significa che l'umanità dovrebbe essere in grado di sfruttare appieno tutte le fonti energetiche, sia rinnovabili che non. Da ciò si deduce immediatamente che gli esseri umani non hanno ancora raggiunto nemmeno il primo livello evolutivo della Scala di Kardašëv.

Il livello II si consegue non appena una civiltà riesce a sfruttare tutta l'energia emanata dalla stella del sistema solare in cui è situato il loro pianeta d'origine (indicativamente 4 x 10^26 W).

Ciò, ad esempio, potrebbe esser fatto costruendo una sorta di pannello solare sferico così grande da contenere l'intero sistema solare.

Infine, il livello III si raggiunge quando una civiltà riesce a sviluppare una tecnologia così sofisticata da consentirgli di impiegare, per i propri fini, tutta l'energia prodotta da tutte le stelle della galassia in cui è situato il sistema solare che ospita il loro pianeta d'origine (indicativamente 4 x 10^36 W).

Dando seguito alla progressione, alcuni hanno pensato d’introdurre degli ulteriori livelli evolutivi, ancor più elevati rispetto ai precedenti, perché, a loro avviso, qualche civiltà potrebbe riuscire ad utilizzare quantitativi di energia ancora superiori.

A tal fine, sono state definite di tipo IV le civiltà in grado di controllare tutta l'energia di un super-ammasso di galassie (circa 10^46 W) e di tipo V quelle in grado di disporre dell'energia dell'intero universo visibile (circa 10^56 W).

Ulteriori estensioni sono state effettuate nell'ambito della fantascienza, ma eviteremo di riportarle.

A mio avviso, la generalizzazione più interessante è stata introdotta dal celebre astrofisico Carl Sagan, il quale, utilizzando una semplice formula matematica, ha reso continua, e non discreta, la Scala di Kardašëv.

Per farlo ha definito il livello di civiltà (C) come il logaritmo in base 10 dell'energia sfruttata espressa in watt (W), a cui successivamente va sottratto il numero 6, tutto fratto 10. In formule:

Ad esempio, la formula di Sagan può essere utilizzata per calcolare, in modo puntuale, il livello raggiunto dall'umanità sulla scala di Kardašëv, che è all'incirca di 0,71.


Limiti della Scala di Kardašëv

Non serve molto per rendersi conto che questo metodo non sia affatto soddisfacente per valutare in modo accurato il livello di evoluzione sociale di una civiltà.

Un buon metodo, infatti, non può basarsi soltanto sugli aspetti tecnologici-energetici, ma come minimo dovrebbe prendere in considerazione anche quelli etici.

L'essere in grado di utilizzare un maggior quantitativo di energia può essere considerato un buon indizio per ipotizzare che una civiltà abbia conseguito un maggior sviluppo tecnologico rispetto ad un'altra, ma di per sé questo aspetto non ci assicura né che la prima civiltà sia socialmente più evoluta della seconda, né che essa sia effettivamente più avanzata dal punto di vista tecnologico.

Il perché è presto detto: nonostante il maggior impiego di energia, può darsi che i membri della prima società sperimentino condizioni di vita peggiori rispetto a quelle vissute dai cittadini della seconda civiltà perché, a differenza di quest'ultimi, i primi potrebbero rapportarsi con i propri simili, e con gli altri esseri viventi, in modo brutale e malvagio, dimostrando un'eclatante arretratezza sul piano morale.

Vi è poi il caso limite in cui la prima civiltà, pur disponendo di maggiore energia, riesca ad ottenere obiettivi uguali, o addirittura inferiori, rispetto a quelli conseguiti dai membri della seconda civiltà, per il semplice fatto che questi ultimi si sono dotati di un'organizzazione decisamente più efficiente.

In questi casi, sarebbe ragionevole asserire che la civiltà più evoluta tra le due, di fatto, sia quella con un livello di Kardašëv più basso, mentre l'ordine indotto dalla suddetta Scala suggerirebbe il contrario.

Queste criticità si verificano perché non si può esprimere il livello di evoluzione sociale di una civiltà utilizzando un'informazione unidimensionale, pretendendo che la scala che si verrà a formare sulla base dell'analisi di un solo aspetto dell'ambito sociale (nel caso di Kardašëv quello energetico) possa rappresentare in modo fedele la realtà delle cose, perché l'effettivo livello di evoluzione sociale di una civiltà è intimamente legato alla complessità della società, la quale, per sua natura, è un ente intrinsecamente multifattoriale. Di conseguenza una sua descrizione sintetica sufficientemente fedele non può che essere multidimensionale.

In altri termini, il voler ridurre ad un singolo valore il livello di evoluzione sociale di una civiltà non può far altro che indurre una perdita di informazioni essenziali, che impedirà di farsi un'idea onesta sul reale livello evolutivo conseguito dalla civiltà analizzata.

La Scala di Mariucci

Per tentare di superare questi inconvenienti, si può adottare un sistema di valutazione multifattoriale, con il quale si assegnerà un punteggio ad ogni ambito di analisi ritenuto fondamentale per effettuare una corretta valutazione del livello evolutivo dei membri di una società.

A quel punto, si otterrà una sorta di impronta sociale caratteristica, che, in virtù della sua multidimensionalità, sarà in grado di sintetizzare in modo sufficientemente accurato il reale livello di evoluzione sociale raggiunto da una certa civiltà.

Ciò non toglie che, partendo dai valori che riflettono il livello di evoluzione conseguito in ciascun ambito, si possa anche creare una sorta di indice sintetico, ottenuto effettuando una media dei singoli valori.

Così facendo si sarebbe generalizzata la Scala di Kardašëv, utilizzando tante Scale di Kardašëv quanti sono gli aspetti della società da analizzare reputati significativi. E dopo aver ottenuto una rappresentazione multidimensionale del livello di evoluzione sociale, si potrebbero sintetizzare i risultati comprimendoli su di una scala monodimensionale, essendo consapevoli che questa operazione comporterà una certa perdita d'informazione.

Qui di seguito proponiamo una delle possibili implementazioni di quella che definiremo come Scala di Mariucci per la determinazione del livello di evoluzione sociale di una civiltà di esseri umani.

Per definire la suddetta Scala, prenderemo in considerazione 7 aspetti della società: energetico (tipologia di fonti utilizzate); economico (sistema economico adottato); lavorativo (organizzazione del lavoro); governativo (metodo di governo in essere); relazionale (livelli di violenza); alimentare (tipologia di alimentazione); spirituale (livello di coscienza conseguito).

Per ciascuno di essi definiremo 5 livelli di evoluzione sociale, ai quali assegneremo un peso che va da 1 a 5, dove al numero 1 corrisponderà la più bassa condizione di evoluzione sociale misurata dalla Scala, mentre al numero 5 verrà associata la massima evoluzione sociale possibile entro i criteri stabiliti.

Dopo aver giustificato brevemente le scelte effettuate, testeremo la Scala di Mariucci effettuando una comparazione tra 3 differenti modelli sociali: quello di una ipotetica società di cacciatori-raccoglitori, l'odierna Distopia Capitalistica, e l'Utopia Razionale illustrata all'interno di questo libro.

Energia

Da un punto di vista energetico, il livello di evoluzione di una società si può individuare basandosi sulla tipologia di fonti energetiche utilizzate. Per stabilire una scala, ci baseremo, da un lato, su quanto è avvenuto storicamente e, dall'altro, sulla conoscenza scientifica disponibile.

Ciò detto, è ragionevole posizionare al livello più basso l'utilizzo di fonti presenti in natura che risultino di “facile” utilizzo, come ad esempio la legna da ardere, il vento e l'acqua (livello 1).

Ad un livello appena superiore si possono collocare le fonti energetiche non rinnovabili, tra le quali, vi sono, oltre alle fonti fossili quali petrolio, carbone e gas, anche l'energia nucleare ottenuta con il processo di fissione.

Esse sono più complesse da utilizzare rispetto alle precedenti perché richiedono una tecnologia più sofisticata. Il loro principale difetto risiede nell'insostenibilità, legata sia alla loro limitatezza quantitativa, che alla produzione dell'inquinamento causato dal loro impiego (livello 2).

Per salire ad un livello superiore, bisogna impiegare fonti rinnovabili, come ad esempio, il solare, il fotovoltaico, l'eolico, l'idroelettrico ed il geotermico, che richiedono un comparabile livello tecnologico rispetto alle fonti non rinnovabili, ma hanno il vantaggio di essere maggiormente sostenibili (livello 3).

Per incrementare ulteriormente la quantità di energia diminuendo ancor più l'impatto ambientale, stando alla stato attuale delle conoscenze fisiche, la soluzione sembrerebbe essere quella di riuscire a padroneggiare la fusione calda o, ancor meglio, quella fredda (livello 4)... a meno che non si riesca a comprendere come utilizzare quella che potremmo definire come “energia cosmica”, anche nota come “energia del vuoto”, vale a dire l'energia legata alle fluttuazioni quantistiche che risulta onnipresente nello spazio, anche quando esso è privo di materia (livello 5).

Otteniamo così la seguente scala evolutiva relativa all'energia:

1) fuoco, vento e acqua;
2) fonti non rinnovabili (petrolio, gas, carbone, fissione);
3) fonti rinnovabili (solare, fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermico...);
4) fusione calda e/o fredda;
5) energia cosmica
.

Osserviamo che, da un punto di vista energetico, i cacciatori-raccoglitori totalizzano un solo punto; essi infatti utilizzano soltanto il fuoco.

La società capitalistica, sebbene stia timidamente incominciando ad effettuare una transizione verso le rinnovabili, utilizza ancora i combustibili fossili come fonti primarie, pertanto può essere collocata con una buona approssimazione al livello 2.

I membri dell'Utopia Razionale utilizzano esclusivamente fonti rinnovabili, anche se non appena riusciranno a conseguire dei successi nell'ambito della fusione fredda procederanno di certo a riconvertire il loro sistema di produzione dell'energia. Per questo motivo totalizzano 3 punti.

Economia

Per definire una scala di evoluzione sociale relativamente al sistema economico, analizzeremo le modalità con cui i membri della società si assicurano beni e servizi, mettendo in risalto il ruolo del denaro.

Al livello più basso poniamo una società senza moneta che intrattiene rapporti di tipo economico-commerciali tramite il baratto. È questo il modo più grezzo e rudimentale per dar forma ad un mercato (livello 1).

Per compiere un balzo evolutivo si richiede l'introduzione dell'uso della moneta e del concetto di denaro. Per i nostri fini, distinguiamo tre livelli essenziali di gestione del denaro, i quali consentono di ottenere via via un miglioramento delle condizioni esistenziali dei membri della società.

Essi sono: moneta privata, creata dal nulla e prestata a debito a tutto il resto dell'umanità da una élite d'individui (livello 2); moneta sovrana, creata dal nulla e prestata a debito a tutti gli altri attori sociali dagli Stati (livello 3); moneta dell'umanità, creata dal nulla dagli esseri umani per essere utilizzata dagli esseri umani, senza indebitare nessuno (livello 4).

Il perché di una simile classificazione è presto detto: tra le tre tipologie di gestione del denaro, la peggiore è sicuramente quella di una moneta privata, perché in questo modo viene a crearsi un debito eterno ed inestinguibile, concentrando un potere sterminato nelle mani di un piccolo gruppo di persone. 

Gli Stati, inoltre, non hanno modo di creare il denaro necessario per soddisfare le esigenze dei propri cittadini e devono andare a finanziarsi sui mercati. Così facendo, il debito pubblico diviene un debito oneroso, suscitando numerose problematiche.

Con la moneta sovrana il potere del denaro si concentra nei governi, i quali, si spera che siano eletti democraticamente; attraverso di essa viene risolto il problema del debito pubblico, che torna ad essere un debito non oneroso, dato che gli Stati possono finanziarsi autonomamente senza dover subire i ricatti dei mercati.

Restano però in essere i debiti privati, che rappresentano una palese forma di sfruttamento e parassitaggio, nonché strumento di oppressione, dominio e riduzione in schiavitù dell'umanità.

Il problema dei debiti privati può essere risolto adottando una moneta dell'umanità, che venga creata senza alcuna pretesa di essere restituita (livello 4).

In questo modo, però, lo sterco del demonio (ovvero il denaro) sarebbe ancora presente nella società, ed esso darebbe adito a numerose criticità, sostanzialmente legate all'avidità di alcuni soggetti ed all'applicazione delle deleterie logiche del profitto.

Per compiere un ulteriore balzo evolutivo, non vi è altra via se non quella che passi per l'abolizione del denaro, realizzando un'organizzazione sociale in cui non vi siano interazioni di tipo economico, così come usualmente intese oggi (livello 5).

Otteniamo così la seguente scala evolutiva relativa all'economia:

1) baratto;
2) moneta privata con debiti;
3) moneta sovrana senza debito pubblico;
4) moneta dell'umanità senza debiti;
5) abolizione dell'uso del denaro.


I cacciatori-raccoglitori non sono assoggettati alle logiche economiche, così come usualmente intese, e non utilizzano il denaro. Per questo motivo conseguono il massimo del punteggio.

L'odierna società capitalistica, dopo aver sperimentato un certo periodo storico in cui la maggior parte delle nazioni erano Stati a moneta sovrana, ha deciso di fare alcuni passi indietro, riconsegnando il potere di creazione ed emissione del denaro ad un'élite di soggetti privati. Questo fa sì che il livello evolutivo si attesti in seconda posizione.

I membri dell'Utopia Razionale utilizzano un sistema economico che funziona senza denaro, senza mercato e senza baratto. Ciò gli consente di posizionarsi sul livello più elevato in relazione all'economia.


Organizzazione del lavoro

Per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro, si può senza alcun dubbio posizionare una società fondata sulla schiavitù sul livello più basso della scala. Infatti, non c'è peggiore organizzazione sociale possibile di quella in cui un piccolo numero di persone costringe al lavoro con la forza brutta gli altri membri della società (livello 1).

Il passo successivo consiste nel remunerare dignitosamente il lavoro, il quale, però, continua comunque ad esser forzoso per la quasi totalità degli esseri umani, con tutte le conseguenze negative associate (livello 2).

Si pensi soltanto ai malesseri psicofisici causati dal dover svolgere delle azioni contro la propria reale volontà per la maggior parte dell'esistenza, perché questo è l'unico modo che si ha per sopravvivere.

Chissà come mai se una donna subisce la violenza psico-fisica legata ad un atto sessuale consumato contro la sua volontà questo gesto si chiama “stupro” ed è giustamente condannato, mentre il subire 8 ore al giorno la violenza psico-fisica legata al dover svolgere un lavoro contro la propria volontà, invece di essere considerato uno “stupro lavorativo”, viene socialmente accettato e ritenuto una cosa giusta, doverosa e auspicabile.

È quindi evidente che per compiere un ulteriore incremento evolutivo si debba, come minimo, riuscire ad organizzare una società in cui il lavoro non sia più una forma di schiavitù, più o meno evidente, a seconda che la si ottenga con la forza bruta o con i ricatti economici, ma divenga a tutti gli effetti una scelta libera e volontaria.

Ciò può essere ottenuto, ad esempio, assicurando a tutti i membri della società un reddito di esistenza incondizionato erogato sotto forma monetaria o in termini di beni e servizi (livello 3).

Così facendo, però, esisterebbero ancora dei compiti indesiderabili ma essenziali che dovrebbero comunque esser svolti da qualche essere umano obtorto collo.

Per risolvere questo inconveniente, consentendo a tutti i membri della società di scegliere se lavorare oppure no e a quale lavoro dedicarsi, è necessario raggiungere un livello tecnologico tale da riuscire potenzialmente ad automatizzate tutto il lavoro indesiderabile ma necessario per il conseguimento del benessere collettivo. Così facendo si sarebbe raggiunto un ulteriore livello di evoluzione sociale (livello 4).

Ma il punto più elevato in assoluto per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro non si raggiunge, come qualcuno potrebbe ingenuamente pensare, con la completa automazione del lavoro, bensì con la sua minimizzazione.

Infatti, se si automatizzasse il lavoro superfluo, non si farebbe altro che introdurre sprechi ed inefficienze all'interno della società, con conseguenze negative che non è difficile comprendere (si pensi solo ai risvolti ecologici). 

Queste problematiche potrebbero essere affrontate minimizzando il lavoro, ovvero mettendo in atto soltanto le attività che sono strettamente necessarie per produrre e fornire i beni ed i servizi utili a soddisfare le reali necessità dei membri della società (livello 5).

Otteniamo così la seguente scala evolutiva relativa all'organizzazione del lavoro:

1) schiavitù;
2) lavoro salariato;
3) lavoro volontario;
4) automazione del lavoro;
5) minimizzazione del lavoro.

Sembrerà strano, ma per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro, i cacciatori-raccoglitori totalizzano il massimo del punteggio: essi, infatti, minimizzano il lavoro.

È ben noto agli antropologi che queste comunità riescano a soddisfare i propri bisogni dedicando a quelle che potrebbero essere classificate come attività lavorative, ma che in realtà non vengono percepite così da quelle popolazioni, non più di 3 ore al giorno.

Tutto all'opposto rispetto a quanto accade nelle cosiddette economie avanzate, dove un iper-lavoro, superfluo e dannoso, assorbe la quasi totalità dell'esistenza degli esseri umani e un’organizzazione sociale che manifesta i tratti caratteristici di una moderna forma di schiavitù vorrebbe essere fatta passare per un sistema fondato sulla libertà, soltanto perché ai lavoratori viene riconosciuto un salario!

Per questi motivi la società capitalistica, per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro, totalizza un punteggio pari a 2.

Nell'Utopia Razionale i principi della totale automazione dei lavori detestabili e della minimizzazione del lavoro, sono degli assunti base posti a fondamento delle logiche economiche.

Per questo motivo si può certamente catalogare questa società al livello più elevato per quanto riguarda l'organizzazione del mondo del lavoro.

Metodi di governo

Tra tutte le strategie da adottare per far sì che sussista un certo ordine sociale, un sistema elitario-dittatoriale è di certo il peggiore (livello 1).

Il primo, timido, passo da compiere per liberarsi dalla tirannia dei detentori del potere, consiste nella transizione da una forma di dittatura palese ad un'altra forma di dittatura velata: quella messa in scena nelle cosiddette democrazie rappresentative, dove le élites si avvalgono di governi eletti democraticamente per dominare la collettività (livello 2).

Ma se si vuole davvero tentare di liberarsi dalla tirannia dei gruppi di potere, non si può che spingersi fino alla realizzazione di un'organizzazione sociale che si regga sull'autogoverno dei popoli.

Questo obiettivo potrebbe essere ottenuto mediate l'attuazione di un'effettiva democrazia partecipativa, realizzata all'interno di una rete di comunità di medio-piccole dimensioni, così che tutti i membri della società possano prender parte alla res publica (livello 3).

Per compiere un ulteriore balzo evolutivo si dovrebbe arrivare all'eliminazione di ogni forma di governo, per quanto esso sia radicato e vicino ai territori e ai cittadini, giungendo così all'autodeterminazione degli individui cominciando a coordinarsi spontaneamente ed autonomamente per il conseguimento del bene comune (livello 4).

Ma affinché l'autodeterminazione porti a maturazione i suoi frutti, consentendo alla società di raggiungere il più elevato livello evolutivo, è indispensabile non solo che gli individui si autodeterminino da sé, senza ricevere direttive dall'esterno, ma che questa autodeterminazione sia naturalmente ed istintivamente volta al bene.

Ciò sarà possibile soltanto quando gli esseri umani raggiungeranno uno stato di pura etica, ovvero quando agiranno in piena coerenza ed armonia con la saggezza cosmica universale (livello 5).

Otteniamo così la seguente scala evolutiva relativa ai metodi di governo:

1) dittatura;
2) governi rappresentativi;
3) autogoverno dei popoli;
4) autodeterminazione degli individui;
5) pura etica.

All'interno delle comunità di cacciatori-raccoglitori vi sono delle figure autorevoli, ma esse non impongono il loro volere sugli altri, governandoli. Di fatto, non vi è un governo e ancor meno una dittatura.

La vita a contatto diretto con la natura costringe gli individui all'autodeterminazione, per tutta una serie di motivazioni. Spesso, infatti, ci si ritrova in situazioni che richiedono una completa autonomia decisionale.

Il loro livello etico, però, non è ancora sviluppato al massimo grado, basti pensare che si cibano di animali. Per questo motivo i cacciatori-raccoglitori raggiungono il quarto livello nella scala relativa ai metodi di governo.

Nell'odierna società capitalistica vigono delle dittature camuffate da democrazie rappresentative. Pertanto, il relativo livello evolutivo non può di certo essere superiore al secondo.

Nell'Utopia Razionale gli esseri umani si autogovernano partecipando alle attività politiche della rete di comunità che compongono la società. Ciò gli consente di totalizzare 3 punti sulla scala di evoluzione dei metodi di governo.

Livello di violenza

Non vi è alcun dubbio che una società composta da individui che legittimano e mettono in atto guerre sanguinarie debba esser posta al più basso livello di evoluzione sociale (livello 1).

Infatti, se si è disposti ad uccidere e sterminare i propri simili, a maggior ragione si sarà disposti a praticare violenza nei confronti delle altre specie e della natura.

Il percorso evolutivo nell'ambito relazionale è quindi già delineato da questa premessa e procede in direzione del pieno conseguimento della nonviolenza.

Si susseguono quindi i seguenti stadi intermedi:

livello 2: non belligeranza. La guerra è ancora possibile, esistono le armi e gli eserciti, ma si preferisce utilizzarli come deterrenti, cercando di evitare i conflitti armati.

Livello 3: pacifismo. L'umanità non solo ha conseguito uno stato di pace duraturo, ma ha anche dismesso le armi e non finanzia più gli eserciti. Questo non significa che all'interno della società non vi sia alcuna forma di violenza.

Al contrario, essa si verifica, ad esempio, nelle strade con furti ed attentati, nelle scuole con dei rapporti autoritari, all'interno delle mura domestiche con maltrattamenti psico-fisici, negli allevamenti... e così via.

La fase successiva passa per una completa messa in atto della filosofia della nonviolenza: essa, infatti, non riguarda soltanto la questione della guerra, ma è volta all'eliminazione di ogni forma di violenza, sia essa fisica o metafisica (livello 4).

Ma per conseguire il massimo livello evolutivo non è sufficiente cercare di vivere in conformità ai sacrosanti precetti della nonviolenza, bisogna anche essere in grado di provare un reale e totale sentimento di amore incondizionato (livello 5).

Otteniamo così la seguente scala evolutiva relativa ai livelli di violenza:

1) giustificazione e ricorso alla guerra;
2) non belligeranza;
3) pacifismo;
4) nonviolenza;
5) amore incondizionato.


Di norma, i cacciatori-raccoglitori vivono in uno stato di non belligeranza; essi hanno armi pronte per essere usate, ma se non vengono minacciati e non vi sono condizioni di scarsità di cibo, non praticano azioni di guerra.

Dal loro punto di vista, la guerra non rappresenta una strategia sistematica per il funzionamento della società; ciò invece accade nella società capitalistica.

Per questo motivo i cacciatori-raccoglitori si posizionano al secondo posto sulla scala dei livelli di violenza, mentre la società capitalistica non riesce a superare il gradino più basso.

I membri dell'Utopia Razionale, invece, sono degli esseri pacifici che hanno messo in atto la filosofia della nonviolenza, sebbene non siano ancora in grado di provare un puro ed incondizionato sentimento d'amore universale. Ciò li pone al quarto livello della suddetta scala evolutiva.

Alimentazione

Non è affatto difficile individuare una scala evolutiva da associare all'alimentazione: basta basarsi sull'etica, la sostenibilità ed i livelli di salute assicurati dalla dieta adottata.

Combinando questi elementi si ottiene il seguente ordine relativamente all'essere umano, il quale, per sua natura, lo ricordiamo, è un frugivoro:

Livello 1: onnivorismo. È il modo di alimentarsi più scorretto dal punto di vista salutistico, è quello che richiede il più elevato impatto ambientale ed è anche il più crudele.

Può darsi che in futuro la scienza riuscirà a produrre alimenti di origine animale in laboratorio, diminuendo l'impatto ambientale e risolvendo la questione etica, ma anche in tal caso mangiare simili prodotti non sarebbe compatibile con la massima condizione di salute psico-fisica di un essere vivente che è biologicamente strutturato per nutrirsi di vegetali.

Livello 2: vegetarianesimo. Eliminando il consumo di carne si ottiene una maggiore salute e un minor impatto ambientale, ma il problema etico non viene affatto risolto: gli animali, infatti, continuano ad esser allevati per esser sfruttati per finalità alimentari e quelli reputati inutili al processo produttivo vengono comunque uccisi.

È quindi evidente che per compiere un passo evolutivo consistente si debba passare al livello successivo, escludendo ogni alimento di origine animale.

Livello 3: veganesimo. Cibarsi soltanto di alimenti di origine vegetale, oltre a diminuire notevolmente l'incidenza delle malattie, consente di abbattere in modo significativo l'impatto ambientale.

Inoltre risolve le questioni etiche legate all'utilizzo degli animali per finalità nutrizionali. Si può però conseguire un livello ancora superiore adottando un regime alimentare che esclude legumi e cereali: l'essere umano, infatti, non è granivoro.

Livello 4: fruttarismo. Il fruttarismo è sostanzialmente basato sul consumo di frutta, verdura e ortaggi. Esso rappresenta il modo di alimentarsi più etico, meno impattante e maggiormente biocompatibile con la vera natura dell'essere umano. La scelta fruttariana rispetta la volontà della natura, la quale porge agli esseri umani i suoi frutti.

La sua maggior efficienza può essere compresa facilmente comparando il lavoro richiesto, la produzione ottenuta e le risorse utilizzate, per coltivare un campo e per far sì che una pianta produca i suoi frutti, ottenendo un nutrimento comparabile.

Si consideri che una pianta adulta, occupando pochi metri quadri di terreno, può produrre dai 100 ai 200 kg di frutta, richiedendo pochissime ore di lavoro, limitate a qualche intervento di potatura (ove necessario), d'innaffiamento (in caso di siccità) e alla raccolta.

Per un confronto, si consideri che la resa per ettaro di un meleto è compresa tra le 30 e le 40 tonnellate, mentre sul medesimo terreno non si riescono a produrre più di 6 tonnellate di grano, nella migliore delle ipotesi, anche se mediamente i valori si attestano attorno alle 3 tonnellate.

Le nocciole, che sono un alimento proteico decisamente superiore al grano, possono essere prodotte in tutta tranquillità con una resa superiore alle 2 tonnellate per ettaro. Il lettore tragga da sé le dovute conseguenze.

Livello 5: energivorismo. Sulla base dell'odierna conoscenza fisica, si può teorizzare l'esistenza di un ulteriore livello evolutivo relativo all'alimentazione: il cibarsi di pura energia.

Il cibo viene introdotto per far sì che il corpo riceva energia e materia essenziali per la sua sopravvivenza. Ma Einstein ha insegnato all'umanità che vi è un'equivalenza tra energia e materia.

Pertanto, non è irragionevole supporre che gli esseri umani del futuro non avranno più bisogno d'introdurre alimenti solidi all'interno del loro corpo, perché troveranno il modo di sopperire alle loro esigenze fisiche utilizzando direttamente l'energia, giungendo così al più elevato livello evolutivo alimentare possibile.

Otteniamo così la seguente scala evolutiva relativa all'alimentazione:

1) onnivorismo;
2) vegetarianesimo;
3) veganesimo;
4) fruttarismo;
5) energivorismo.

Sia i cacciatori-raccoglitori che i membri della società capitalistica, o almeno la maggior parte di essi, adottano una dieta che prevede l'utilizzo di prodotti di origine animale.

Per questo motivo situiamo entrambe queste civiltà al livello più basso della scala evolutiva alimentare. Anche se, ad onor del vero, il cibo industriale consumato dalla maggior parte dei membri della società capitalistica è qualitativamente peggiore rispetto a quello con cui si nutrono i cacciatori-raccoglitori. Ma il criterio di valutazione adottato in questa scala non prende in considerazione simili aspetti.

I membri dell'Utopia Razionale, invece, hanno completamente escluso dalla loro dieta gli alimenti di origine animale, anche se non sono ancora giunti ad uno stadio superiore. Ciò fa sì che essi si collochino al terzo livello.

Spiritualità

Al fine di definire una scala evolutiva relativa alla spiritualità, non prenderemo in considerazione i culti e le credenze storicamente determinati, come si è soliti fare, bensì il livello di coscienza conseguito.

La situazione peggiore è quella in cui, purtroppo, attualmente versa la stragrande maggioranza dell'umanità: un completo stato d'incoscienza, associato ad un sonno metafisico profondo, che riduce l'essere umano ad un automa programmato dalla società per essere un ingranaggio della società (livello 1).

Un passo in avanti si compie non appena inizia il processo di risveglio della coscienza e si consegue uno stato di coscienza parziale (livello 2).

Continuando su questa direzione si giunge a quella che potremmo definire come una piena coscienza individuale. In questo stadio l'essere umano è riuscito a de-programmarsi dai condizionamenti sociali ma ancora si sente come una monade isolata dal tutto che lo circonda (livello 3).

Il passo successivo consiste in un'ulteriore espansione della coscienza che gli consente di risuonare con ciò che lo circonda, a cominciare dai propri simili, per poi procedere con gli animali e la natura. In questo modo egli avrà conseguito una coscienza collettiva (livello 4).

Quando l'incremento di consapevolezza raggiunge il suo livello più alto, l'essere umano riesce a connettersi con la coscienza cosmica universale. 

Egli attinge direttamente alla fonte della saggezza, coglie intuitivamente il bene e la verità ed agisce in completa armonia: è questo il più elevato livello di evoluzione spirituale conseguibile da ogni essere umano (livello 5).

Otteniamo così la seguente scala evolutiva relativa alla spiritualità:

1) incoscienza;
2) coscienza parziale;
3) piena coscienza individuale;
4) coscienza collettiva;
5) coscienza universale.

Tra le tipologie di società che abbiamo preso in considerazione, quella dei cacciatori-raccoglitori è sicuramente la civiltà con un livello di spiritualità più elevato rispetto alle altre.

I cacciatori-raccoglitori vivono a stretto contatto con la natura e si sentono parte di un tutto. 

Come testimoniato da alcuni loro comportamenti disarmonici, non hanno ancora raggiunto una completa connessione con la saggezza cosmica universale, ma di certo sono riusciti a conseguire una buona coscienza collettiva (livello 4).

Subito dopo troviamo i membri dell'Utopia Razionale. Essi sanno che la separazione è un'illusione, ma nel loro intimo si sentono ancora separati dagli altri, pur cooperando in modo sinergico.

Per questo motivo il livello spirituale che descrive al meglio la loro reale condizione attuale è quello associato ad una piena coscienza individuale (livello 3).

Sebbene nella società capitalistica non manchino dei rari esempi di esseri risvegliati, la stragrande maggioranza delle persone è profondamente addormentata; una piccola percentuale d'individui ha conseguito una coscienza parziale e una ancor più esigua minoranza è riuscita ad ottenere una piena coscienza individuale. 

Visti i quantitativi in ballo, fortemente sbilanciati verso l'incoscienza, non si può far altro che attestare che il livello spirituale della società capitalistica sia il più basso tra quelli riportati sulla scala.


Conclusioni

La nostra analisi multifattoriale termina qui. Di seguito, riportiamo una tabella comparativa riassuntiva che contiene i risultati conseguiti dalle tre tipologie di civiltà prese in esame nel corso della trattazione.

Nell'ultima riga della tabella si può trovare il livello di evoluzione sociale calcolato sulla base della Scala di Mariucci appena esposta.


Cacciatori-raccoglitori
Società
Capitalistica
Utopia Razionale
Energia
1
2
3
Economia
5
2
5
Lavoro
5
2
5
Governo
4
2
3
Violenza
2
1
4
Alimentazione
1
1
3
Spiritualità
4
1
3
Livello di evoluzione
3,14
1,57
3,71

Il livello di evoluzione sociale conseguito dalle tre tipologie di civiltà calcolato sulla base della Scala di Mariucci è rispettivamente pari a: 3,14 per i cacciatori raccoglitori; 1,57 per l'odierna società capitalistica; 3,71 per l'Utopia Razionale.

Ciò prova che la transizione dall'odierna realtà sociale all'Utopia Razionale farebbe compiere all'umanità un grande balzo evolutivo.

Osserviamo che, basandosi sulla Scala di Kardašëv, il livello di evoluzione sociale delle suddette società vedrebbe al primo posto i membri della società capitalistica, seguiti dai cittadini dell'Utopia Razionale e, all'ultima posizione, la civiltà dei cacciatori-raccoglitori.

I cittadini dell'Utopia Razionale, infatti, in virtù dell'elevata efficienza del loro sistema economico-produttivo, utilizzerebbero soltanto una frazione dell'energia consumata nella società capitalistica, ma ciò nonostante riuscirebbero a garantire degli standard esistenziali in termini qualitativi decisamente più elevati rispetto ai membri dell'odierna società. 

Infatti, a differenza di quanto accade nella civiltà capitalistica, nell'Utopia Razionale gli individui sono liberi dalla schiavitù del lavoro e non conoscono né il ricatto dei debito, né la povertà, inoltre vivono all'interno di vere democrazie dirette di tipo partecipativo in una società con livelli d'inquinamento trascurabili.

Chiaramente, i cacciatori-raccoglitori, non disponendo di alcuna tecnologia per sfruttare le fonti energetiche comunemente impiegate nell'Utopia Razionale e nella società capitalistica, non potrebbero far altro che posizionarsi in fondo alla classifica indotta dalla Scala di Kardašëv, venendo considerati come la civiltà meno evoluta tra quelle prese in esame.

Ma se si andassero ad analizzare le condizione di benessere psico-fisico dei cacciatori-raccoglitori, se si saggiasse con mano la loro incredibile serenità, se si assegnasse il giusto peso al fatto che essi riescono a vivere in condizioni di grande armonia con l'ambiente, e poi lo si comparasse con il malessere psico-fisico sperimentato dalla quasi totalità dei membri delle cosiddette società avanzate, se si tenesse in considerazione la miseria esistenziale dei membri della società capitalistica, se si calcolassero i disastri sociali ed ambientali provocati da un'organizzazione sociale dedita al consumismo, che si fonda sull'avidità, sulla competizione, sull'invidia e l'insoddisfazione... non passerebbe molto tempo prima di concludere che, in realtà, il livello di evoluzione sociale dei cacciatori-raccoglitori sia decisamente più elevato rispetto a quello dei membri della società capitalistica. Questo, in effetti, è ciò che emerge adottando la Scala di Mariucci.

Osserviamo, inoltre, che i cacciatori-raccoglitori potrebbero facilmente incrementare il loro punteggio evolutivo, fino a superare quello conseguito dai membri dell'Utopia Razionale, se solo mettessero in pratica la filosofia della nonviolenza e adottassero un'alimentazione a base di frutta e verdura. In tal caso, infatti, raggiungerebbero un livello evolutivo calcolato sulla Scala di Mariucci pari a 3,86.

A questo punto, però, sarebbe lecito porsi la seguente domanda: in quale delle due tipologie di società gli esseri umani sperimenterebbero un'esistenza migliore? In quella dei cacciatori-raccoglitori “evoluti” o nell'Utopia Razionale?

A giudicare dall'indice sintetico appena calcolato, l'ago della bilancia penderebbe in favore dei cacciatori-raccoglitori, ma andando ad analizzare le rispettive impronte sociali, tenendo in considerazione tutti gli ambiti rispetto ai quali si è stabilita una scala di evoluzione, ci si renderebbe immediatamente conto che i membri dell'Utopia Razionale, pur manifestando un livello di coscienza, un metodo di governo e una tipologia di alimentazione leggermente inferiori rispetto ai cacciatori-raccoglitori, potrebbero contare su di un livello tecnologico decisamente superiore, grazie al quale riuscirebbero a risolvere con grande efficacia problematiche di varia natura che invece risulterebbero insormontabili per l'altra civiltà.

Di conseguenza, si dovrebbe concludere che, in realtà, le migliori condizioni di esistenza vengano assicurate dall'Utopia Razionale.

Ciò è ancor più vero, se si considera che il punteggio di evoluzione conseguito da quest'ultima organizzazione sociale potrebbe tornare a superare quello dei cacciatori-raccoglitori “evoluti”, conseguendo dei piccoli progressi nel modo di alimentarsi, nel metodo di governo e nel livello di coscienza.

Se così fosse, infatti, i membri dell'Utopia Razionale potrebbero conseguire un livello di evoluzione sociale calcolato sulla base della Scala di Mariucci pari a 4,14; un livello che potrebbe innalzarsi ulteriormente, se si riuscisse a padroneggiare la fusione fredda (4,29). In tal caso, non vi sarebbe più alcun dubbio su quale sia la migliore organizzazione sociale in cui vivere.

Qui di seguito, riportiamo una tabella comparativa riassuntiva che contiene i risultati ottenuti in seguito ad un ulteriore evoluzione sociale conseguita dalla civiltà dei cacciatori-raccoglitori e dai membri dell'Utopia Razionale.


Cacciatori-raccoglitori
Utopia Razionale
Energia
1
4
Economia
5
5
Lavoro
5
5
Governo
4
4
Violenza
4
4
Alimentazione
4
4
Spiritualità
4
4
Livello di evoluzione
3,86
4,29

Criticità

Si consideri, come caso limite, l'esempio ideale di due civiltà che conseguono il medesimo punteggio evolutivo sintetico sulla Scala di Mariucci, dove però, da un lato, vi è una spietata dittatura il cui punteggio negativo è compensato da un'alimentazione evolutivamente elevata, mentre, dall'altro, vi è un'effettiva libertà ma un regime alimentare basato su prodotti di origine animale. Tutti gli altri aspetti sociali sono identici in tutto e per tutto.

Che cosa ne deduciamo? Nonostante si commettano indicibili ed ingiustificabili ingiustizie nei confronti degli animali, è evidente che nella seconda tipologia di civiltà le condizioni di esistenza per gli esseri umani siano decisamente migliori. Ma ciò avverrebbe a parità di punteggio sintetico!

Tutto ciò a riprova del fatto che se si vuole seriamente comprendere il livello di evoluzione sociale di una civiltà non si può fare affidamento soltanto su di un singolo valore monodimensionale, neanche nel caso in cui quest'ultimo scaturisca dalla sintesi di un'analisi multidimensionale, ma bisogna necessariamente interpretare l'impronta sociale multifattoriale delle civiltà prese in esame.

Senza una simile accortezza, si potrebbe reputare “superiore” rispetto ad un'altra, una civiltà che, invece, conducendo un'analisi più accorta, risulterebbe oggettivamente “inferiore”.

Qui di seguito, riportiamo una tabella comparativa riassuntiva che contiene una possibile situazione di ambiguità di giudizio che non può essere risolta basandosi soltanto sull'indice sintetico dell'evoluzione sociale calcolato con la Scala di Mariucci.


Società con dittatura
Società con
effettiva libertà
Energia
3
3
Economia
3
3
Lavoro
3
3
Governo
1
4
Violenza
3
3
Alimentazione
4
1
Spiritualità
3
3
Livello di evoluzione
2,86
2,86

Ovviamente la Scala di Mariucci qui discussa può essere notevolmente migliorata e non è esente da critiche di varia natura.

Ad esempio, qualora una civiltà dovesse posizionarsi su dei livelli intermedi rispetto alle categorie individuate, si potrebbe assegnare un punteggio non intero, così da ottenere una valutazione più vicina alla realtà.

Nell'odierna società le fonti fossili vanno per la maggiore, ma è pur sempre presente un certo contributo dato dalle fonti rinnovabili. In tal caso, invece di assegnare un punteggio evolutivo relativo all'energia pari a 2, sarebbe stato più corretto stabilire un valore compreso tra 2 e 3, così da considerare questa diversificazione.

Per calcolare il valore sintetico che sancisce il livello di evoluzione sociale è stata effettuata una media semplice. Nulla vieta di utilizzare una media pesata, dando più importanza a certi aspetti e meno ad altri. Ovviamente questa scelta andrebbe giustificata.


È del tutto evidente che la tipologia e la quantità di ambiti sociali presi in esame siano soggette ad una certa discrezionalità. La stessa critica potrebbe esser mossa in relazione alla determinazione della scala evolutiva associata a ciascuno di essi.


Si potrebbe quindi pensare di migliorare la Scala di Mariucci ampliando il numero di ambiti sociali presi in esame, in modo che essi siano più equilibrati e rappresentativi dell'effettiva realtà delle cose rispetto a quanto non sia stato fatto all'interno di questo scritto. E si potrebbero anche modificare le scale evolutive ad essi associate, cercando di ottimizzarle.

In questo modo si riuscirebbe certamente ad ottenere una Scala di Mariucci in grado di descrivere in modo più accurato e maggiormente corrispondente alla realtà dell'effettivo livello evolutivo sociale raggiunto da una civiltà.

Mirco Mariucci

Fonti:

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