martedì 23 ottobre 2018

Le leggi fondamentali della sociologia


Introduzione

In una sera d'inverno, mentre stavo per addormentarmi, all'improvviso, con un moto di pura intuizione, sono emerse alla mia coscienza quelle che in seguito ho definito come le leggi fondamentali della sociologia.

In verità, si tratta di principi con un valore universale, che esprimono le dinamiche essenziali del Tutto di cui l'umanità fa parte, e quindi, in quanto tali, si rivelano utili anche per la comprensione del funzionamento delle società.

Nelle pagine che seguono esporrò per la prima volta questa mia scoperta, illustrando le suddette Leggi assieme alle loro più notevoli implicazioni sociologiche.

Prima parte: enunciazione delle leggi fondamentali della sociologia

Prima legge fondamentale

Assumiamo, come ipotesi di lavoro, che esista una realtà fisica composta da materia che, per convenzione, chiameremo Realtà o, se preferite, Materia, da intendersi nel senso di realtà fisica/materiale.

Qual è la principale caratteristica della Realtà? Il cambiamento

Se ci si sofferma a osservare la natura e si dedica del tempo alla riflessione, ben presto, ci si rende conto che la realtà fisica è in continua trasformazione.

Si può argomentare in favore dell'immutabilità dell'ordine noumenico sotteso alla realtà fisica, quell'ordine che gli scienziati tentano di cogliere mediante delle leggi matematiche (anche se da un punto di vista logico non c'è nulla che ci assicuri che debba essere necessariamente così, perché magari anche tale ordine potrebbe mutare!), ma non si può negare l'incessante processo di trasmutazione della realtà fenomenica.

Io sto cambiando mentre sto scrivendo questo scritto, ed anche voi lettori state mutando mentre andate scoprendo il mio pensiero; la maestosa quercia secolare che ombreggia il mio studio non è più la stessa ad ogni mio nuovo sguardo; la medesima cosa può dirsi per ogni essere vivente, per i fiumi, le montagne, i pianeti, gli astri, le nebulose, e così via... tutto muta, in continuazione, talvolta con un processo impercettibile, talvolta con un guizzo improvviso, come nel caso dell'eruzione d'un vulcano.

Possiamo quindi scrivere la prima legge fondamentale al seguente modo: la Realtà genera la Realtà.

Ciò significa niente di più che la realtà fisica muta, perché il mutare è una sua caratteristica intrinseca, che descrive la sua qualità più essenziale: l'impermanenza, dovuta ad una continua trasformazione.

Seconda legge fondamentale

Qualcuno potrebbe pensare che il processo di trasformazione della Realtà sia responsabile soltanto della “dissoluzione” di ciò che è, ma in verità non è affatto così: il cambiamento che ha luogo nella realtà fisica rappresenta, al tempo stesso, sia una forza entropica “distruttrice”, che una forza sintropica “creatrice”.

E così, col suo continuo mutare, la Realtà ha dato forma a strutture ordinate di varia complessità; tra di esse, vi sono dei sistemi peculiari che noi chiamiamo esseri viventi.

Com'è noto, la definizione di essere vivente è alquanto problematica e chiaramente soggetta ad un certo grado di arbitrarietà, tanto che la questione della sua precisa individuazione rappresenta ancora un problema aperto.

In ogni caso, però, non si può in alcun modo negare che ciò che è “vivo” sia anche dotato di una qualche forma di pensiero.

Si sa, da lungo tempo, che l'essere umano è dotato di pensiero, e c'è voluto qualche secolo, dalla nascita della scienza moderna, affinché gli scienziati mostrassero che anche gli animali pensano: ormai tutto ciò è appurato. 

Nonostante non sia noto al grande pubblico, in tempi recenti, alcuni scienziati hanno scoperto che anche le piante sono dotate di una forma di pensiero e che, sebbene non abbiano un cervello (almeno, non nel senso usuale del termine), riescano comunque ad esprimere intelligenza grazie ad un sistema cognitivo distribuito, privo di un centro di comando. 

Del resto, se è vero che le piante sono le forme di vita più evolute presenti sulla Terra, se non altro perché hanno avuto più tempo rispetto agli animali per evolversi, come si può anche solo concepire che non siano dotate di pensiero? 

E infatti così non è, tanto che ormai la scienza contemporanea ha appurato che le piante non solo “pensano”, ma “vedono”, ricordano, risolvono problemi complessi e comunicano, avvalendosi anche di una "rete" di collegamenti che assomiglia a Internet.

Forse, in futuro, qualcuno riuscirà a provare che tutto è vivo, e quindi che ogni “cosa” è dotata di “pensiero”, ivi compresi gli atomi, le cellule, il pianeta Terra, gli astri e lo stesso Universo... 

Prima che qualcuno si scandalizzi per simili posizioni filosofiche, mi affretto a precisare che, per le finalità di questo scritto, volto ad indagare le dinamiche sociali degli esseri umani, si può tranquillamente tralasciare quest'ultimo aspetto, continuando ad utilizzare, con mente aperta e libera, l'odierno sistema di credenze scientifiche, senza alcuna perdita di generalità.

Pregherei comunque il lettore d'intendere il concetto di “pensiero” in senso più ampio rispetto all'accezione comune del termine. 

Per comprendere la mia visione, infatti, tutto ciò che è usualmente definito “vivo” è da considerarsi come una parte del Tutto, oppure, se preferite, come un sottoinsieme della realtà fisica che, in quanto essere vivente, è dotato di “pensiero” (spero che almeno questo mi sia concesso!).

Tenuto conto delle precedenti considerazioni, si può sostenere, in tutta ragionevolezza e con assoluto rigore in relazione all'odierna conoscenza scientifica, che la Realtà in divenire produce degli esseri viventi, i quali, a loro volta, sono dotati di una qualche forma di pensiero.

Inoltre, è ormai assodato che gli stimoli ambientali contribuiscano a formare e influenzare il pensiero dei viventi.

Pertanto, possiamo condensare questi aspetti nella seconda legge fondamentale dicendo che: la Realtà genera il Pensiero.

A scanso di equivoci, ho introdotto il termine Pensiero per indicare ogni forma di pensiero (qualunque esso sia) manifestato dagli esseri viventi (chiunque essi siano) secondo l'interpretazione sopra specificata, includendo, nel suo significato più ampio, anche il pensiero autocosciente e astratto tipicamente umano.

Preciso, inoltre, che così come la Realtà/Materia è situata in un livello di realtà fisica, il Pensiero è da collocarsi in un livello di realtà metafisica

Per tentare di farsi un'idea sulla struttura della realtà metafisica, si tenga presente che essa è assai più "ampia" (perdonate la forzatura del termine!) rispetto alla realtà fisica.

Infatti, la realtà metafisica, oltre a contenere una copia ideale della realtà fisica (qualunque essa sia), contiene anche tutti i mondi possibili, assieme alla totalità del Pensiero, ad ogni verità matematica, a tutti i libri concepibili, ai quadri dipingibili... e così via.

Ciò detto, per dare maggiore generalità alle leggi fondamentali, aggiungendo degli ulteriori livelli interpretativi, si potrebbe intendere il Pensiero come una qualsiasi forma di pensiero della realtà metafisica, ma una simile assunzione, seppur lecita e gravida di implicazioni, non verrà adottata in questo scritto per evitare di complicare ulteriormente l'esposizione.

Terza legge fondamentale

Vi è un'altra caratteristica che accomuna ciò che è vivo: la capacità di agire, in qualche misura, nella e sulla Realtà, e di interagire con gli altri esseri viventi, andando così a dare forma ad una realtà sociale, qui intesa e definita come un sottoinsieme della realtà fisica, ovvero, con la precedente convenzione, della Realtà/Materia.

Ma l'azione dipende dal Pensiero

Quindi, se quanto è stato fin qui asserito corrisponde a verità, possiamo esprimere la terza legge fondamentale dicendo che: il Pensiero genera la Realtà.

Chiaramente, nell'esporre questa legge, abbiamo inteso il concetto di Realtà/Materia (anche) nel senso di realtà sociale, commettendo volutamente un abuso di notazione.

Sottolineiamo immediatamente che l'utilizzo del termine Realtà/Materia con bivalenza di significato non è affatto incidentale; al contrario, è stato adottato per donare alla suddetta legge una molteplicità di livelli interpretativi, il cui più ampio grado si raggiunge assumendo che “tutto è vivo” e, in quanto tale, dotato di "pensiero".

Informiamo quindi il lettore che, anche nel prosieguo della trattazione, continueremo ad utilizzare il termine Realtà/Materia con una molteplicità di significati, potendoci così riferire sia alla realtà sociale che alla realtà fisica (o ad un loro sottoinsieme), a seconda dei casi, anche perché, in generale, non è difficile stabilire a quale livello di realtà ci si stia riferendo.

Del resto, per quanto riguarda gli aspetti sociologici, è evidente che gli esseri viventi possano interagire fisicamente nella realtà fisica e possano intervenire su di essa, andando così a determinare la realtà sociale contenuta al suo interno, entro e non oltre il limite del fisicamente possibile e necessariamente in base al loro livello di Pensiero.

Ciò consente di evitare equivoci in merito all'interpretazione della terza legge fondamentale, se non altro, in relazione alle questioni inerenti alla sociologia.

Quarta legge fondamentale

Per completare l'esposizione delle leggi fondamentali, manca ancora un ultimo aspetto riguardante il Pensiero.

Se c'è una caratteristica che differenzia gli esseri umani dalle piante e dagli altri animali, è l'innegabile capacità umana di astrazione.

Con linguaggio filosofico, potremmo chiamare questa abilità come la capacità di pensare il pensiero.

Non sto asserendo che gli altri esseri viventi non siano dotati di tale capacità, perché direi il falso, ma è evidente che negli esseri umani il pensiero astratto raggiunga livelli di complessità fuori dalla portata degli altri membri del regno animale/vegetale. 

Perché se da un lato è vero che già il filosofo e matematico greco antico Crisippo aveva osservato che perfino i cani sapessero utilizzare la logica di base (egli infatti notò che un segugio, giunto ad un trivio di strade, dopo essersi sincerato col proprio odorato che la preda non avesse imboccato due delle tre strade percorribili, continuò il suo inseguimento gettandosi con decisione nella terza via, senza neppure odorare), dall'altro, è altrettanto certo che soltanto gli esseri umani sono riusciti a sviluppare il calcolo infinitesimale.

Possiamo quindi formulare la quarta (e ultima) legge fondamentale, che, come avremo modo di comprendere, sarà quella che caratterizzerà maggiormente le dinamiche sociali, dicendo che: il Pensiero genera il Pensiero.

Riepilogo delle leggi fondamentali della sociologia

Prima di procedere oltre, riepiloghiamo qui di seguito gli enunciati delle leggi fondamentali della sociologia, cogliendo l'occasione per chiarire che la loro numerazione è del tutto arbitraria e per invitare il lettore a prendere visione di una delle loro possibili rappresentazioni grafiche riportata all'inizio di questo scritto:

Prima legge: la Realtà genera la Realtà.

Seconda legge: la Realtà genera il Pensiero.

Terza legge: il Pensiero genera la Realtà.

Quarta legge: il Pensiero genera il Pensiero.


Seconda parte: analisi e conseguenze delle leggi fondamentali della sociologia.

Simmetria

Osservando la precedente immagine, i lettori più accorti avranno certamente colto l'eleganza dovuta alla simmetria delle quattro leggi fondamentali della sociologia. 

Infatti, collocando la Realtà/Materia nella realtà fisica, il Pensiero nella realtà metafisica, ed assumendo per i precedenti termini le più generali definizioni possibili, esse esibiscono immediatamente una perfetta simmetria rispetto al piano fisico e a quello metafisico.

A ben pensare, l'attività mentale (in seguito denominata anche come azione mentale) degli esseri umani è ciò che consente di passare dalla realtà fisica a quella metafisica, in cui risiede la realtà mentale, mentre l'attività fisica (in seguito denominata anche come azione fisica o, più semplicemente, azione) è ciò che mette in collegamento la realtà metafisica con la realtà fisica, dove risiede la realtà sociale.

L'azione interessa la realtà fisica; il Pensiero la realtà metafisica; ma affinché avvenga l'azione è necessario che si verifichi un moto che va dal metafisico al fisico e viceversa, cioè affinché avvenga l'azione mentale c'è bisogno che vi sia un moto che va dal fisico al metafisico. 

Chiaramente, così come la realtà sociale è un sottoinsieme della realtà fisica, anche la realtà mentale è un sottoinsieme della realtà metafisica, perché così come gli esseri umani, con il loro agire, non sono in grado di determinare la totalità della realtà fisica, in linea di principio, non è affatto detto che essi, avvalendosi della loro capacità di pensare il pensiero, siano in grado di saturare la realtà metafisica.


Una definizione di società

Utilizzando questa nuova terminologia, siamo ora in grado di precisare che cosa s'intende per società.

Assumiamo che esistano degli esseri viventi dotati di Pensiero che interagiscono all'interno della Realtà; se così non fosse non potrebbe aver origine alcuna società, intesa nel senso intuitivo del termine.

Ora, siccome la Realtà genera il Pensiero, ed il Pensiero genera la Realtà, allora in ogni dato istante esisteranno una realtà sociale materiale fisica (in atto nella Realtà) ed una realtà sociale mentale metafisica (in “atto” nel Pensiero) tra loro associate, perché, in forza delle leggi fondamentali, sappiamo che l'una non può darsi senza l'altra, dato che ciascuna origina, e dà origine, all'altra.

Possiamo quindi definire la società come l'unione della realtà sociale e della realtà mentale mutuamente generantesi.

Questo significa che una società si compone sia di aspetti fisici (come le strutture architettoniche ed i manufatti) che di aspetti metafisici (come l'insieme dei valori etico-morali e la conoscenza maturata) e che tali aspetti, in qualche misura, sono tra loro collegati.

Ad esempio, in una società dove si ritiene che la tortura sia una giusta punizione da infliggere si costruiscono macchine per torturare, e viceversa, ovvero laddove si costruiscono mattatoi si ritiene che sia opportuno mangiare gli animali. 


Materialismo o idealismo?

Vorrei far notare al lettore che, dal modo in cui ho esposto le leggi fondamentali, sembrerebbe che io abbia assunto una posizione materialista-emergentista, dando precedenza alla realtà fisica dalla quale ha origine il Pensiero. Ed in effetti, all'atto pratico, così è stato.

Ma in verità, vista la simmetria delle leggi fondamentali, un idealista, agendo in modo del tutto duale a quanto da me fatto, avrebbe potuto dare precedenza alla realtà metafisica e, con alcuni accorgimenti, sarebbe comunque riuscito a derivare leggi fondamentali analoghe a quelle precedentemente esposte.

In questo scritto, non è mia intenzione argomentare in favore della tesi che il Pensiero generi la Materia, nel senso più ampio dei termini, infatti, ciò che ho sostenuto è che il Pensiero (degli esseri viventi) generi la Realtà (sociale) tramite l'azione. Vorrei però sottolineare che una simile posizione è legittima e, con la dovuta rielaborazione, rientra nelle potenzialità dei livelli interpretativi offerti dalle leggi fondamentali da me formulate.

In altri termini, ciò significa che la mia scoperta è compatibile sia con il paradigma materialista che con quello idealista.

Ciò mi rincuora, perché nel caso in cui, in futuro, il già vacillante materialismo, ancora oggi ritenuto valido dalla maggior parte dei pensatori, venisse in qualche modo confutato o, per qualche altra ragione, l'idealismo divenisse preponderante, le Leggi fondamentali della sociologia continuerebbero a sussistere.  

In realtà, da una più attenta analisi, emerge un'altra posizione, sulla quale sarei disposto a scommettere, se fossi costretto a farlo, vale a dire la possibilità che quella fra materialismo e idealismo sia una falsa contrapposizione

Si può sostenere sia che il Pensiero emerga dalla Materia in una realtà fisica materiale, sia che la Materia emerga dal Pensiero in una realtà metafisica mentale/virtuale, perché entrambe queste visioni colgono una parte di una verità più profonda. 
  
A mio avviso, è plausibile che con la disputa tra materialismo ed idealismo si stia ripresentando, sul piano ontologico, ciò che in fisica avvenne per determinare la “vera” natura del fotone, prima di scoprire, con gran sorpresa, ed accettare, obtorto collo, la sua dualità intrinseca di onda-particella.

In modo analogo, io affermo che la “vera” realtà si manifesti in modo duale, come realtà fisica e realtà metafisica, componendosi di entrambe, e che quindi, se si vuole comprendere l'essenza più profonda di ciò che è, si debba accettare questa sua duplice natura, integrandola in un'unica e innovativa concezione, che consenta di superare la contrapposizione storica tra materialismo e idealismo.

Esiste una realtà fisica ed una realtà metafisica. La realtà metafisica trae origine dalla realtà fisica e la realtà fisica trae origine dalla realtà metafisica. Entrambe hanno un reciproco bisogno necessitante. E dalla loro mutua interazione scaturisce la "vera" realtà, la realtà cosmica universale.

Dopo questa breve speculazione filosofica, entriamo nel vivo della trattazione, cominciando ad analizzare i risvolti prettamente sociologici legati alle Leggi fondamentali.

Carattere dinamico

Per prima cosa, non si può evitare di sottolineare la spiccata dinamicità espressa dalle Leggi fondamentali; esse sono dinamiche in quanto mettono in evidenza il carattere intrinsecamente “evolutivo” (termine da non intendersi in senso darwiniano) di quella che è usualmente chiamata società.

La Realtà genera il Pensiero, ed il Pensiero genera la Realtà, ma la realtà fisica muta, facendo mutare la realtà sociale in essa contenuta, e il mutare della realtà sociale influenza il Pensiero, che a sua volta si trasforma a causa della variazione della Realtà e/o dell'attività mentale del “pensare il pensiero”, andando a sua volta a modificare la Realtà influenzando l'azione, e così via... dando luogo ad un moto incessante, in cui la realtà materiale interviene sulla realtà mentale e la realtà mentale interviene sulla realtà materiale. 

Osserviamo che sono proprio la prima (la Realtà genera la Realtà) e la quarta legge (il Pensiero genera il Pensiero) a dar luogo ad un processo di trasformazione della realtà sociale; infatti, se la Realtà generasse il Pensiero ed il Pensiero generasse la Realtà, senza però che la Realtà modificasse la Realtà e/o il Pensiero trasformasse il Pensiero, si entrerebbe in un ciclo infinito che riprodurrebbe se stesso, dal quale sarebbe impossibile liberarsi.

In generale, si può dire che da ogni nuovo livello di Realtà può conseguire un nuovo livello di Pensiero; e da ogni nuovo livello di Pensiero può conseguire un nuovo livello di Realtà. 

Fin quando la realtà sociale coincide con la realtà mentale la società si mantiene "stabile", ovvero permane in una sorta di equilibrio dinamico; ma è sufficiente che vi sia un disallineamento significativo tra queste due realtà, affinché si produca di conseguenza una trasformazione dell'ordine sociale che magari, in certi casi, potrà essere compensata da un'opportuna azione volta a ristabilire la precedente condizione ed in altri, invece, condurrà effettivamente alla formazione di una differente società.

Si comprende quindi che il disallineamento tra la realtà sociale e la realtà mentale può avere origine sia a livello fisico nella Realtà, che a livello metafisico nel Pensiero.

Infatti, ogni organizzazione sociale può mutare o a causa dell'incessante trasformazione della realtà fisica, che in qualche misura interessa anche la realtà sociale in essa contenuta, o a causa dell'azione scaturita da una variazione del Pensiero dovuta ad una trasformazione della realtà mentale. 

Certamente, con un'apposita strategia, sia fisica che mentale, si può tentare di mantenere invariato l'ordine sociale per un certo lasso di tempo, ma prima o poi quest'ultimo muterà comunque in modo necessario, se non a causa di una variazione del Pensiero, di certo, in forza dell'impermanenza della realtà fisica, che investirà anche la realtà sociale. 

Ne consegue, che non può esistere alcuna organizzazione della società intesa come "fine della Storia", con buona pace di tutti i pensatori che si sono sforzati di sostenere il contrario.

Per una ragione o per l'altra, il Capitalismo verrà superato, e la stessa sorte toccherà ad ogni altra organizzazione sociale, ivi compresa la mia concezione di società ideale denominata Utopia Razionale, nel caso venisse trasformata in Realtà, perché l'ambiente fisico muterà e l'essere umano stesso evolverà, sia materialmente che spiritualmente, inoltre verranno effettuate nuove scoperte nel campo della scienza e magari arriveranno altri pensatori più acuti e profondi del sottoscritto che riusciranno a migliorare ciò che io ritenevo fosse il miglior ordine sociale possibile sulla base del mio livello di pensiero.

La società è mentalmente determinata

Una volta formatasi ciò che usualmente viene chiamata società, non è soltanto la realtà fisica, ma è anche (e forse alcuni direbbero è soprattutto) la realtà sociale a generare il Pensiero. Altri, invece, potrebbero sostenere che è (soprattutto) il Pensiero a generare la realtà sociale.

Giungiamo così ad una domanda centrale per la sociologia: che cos'è che determina la società? L'ambiente o la cultura? La struttura o la sovrastruttura? La fisica o la metafisica? 

Le Leggi fondamentali ci dicono che ciascuno di questi aspetti è importante, ma c'è un altro fattore, fino ad oggi sottovalutato, che in verità si rivela determinante: il fattore mentale, legato alla capacità di pensare il pensiero. 

In estrema sintesi, si può asserire che la società è mentalmente determinata: è questa la più importante delle conseguenza che può essere dimostrata partendo dalle leggi fondamentali della sociologia.

I condizionamenti derivanti dall'ambiente, dalla struttura e dagli aspetti fisici, influenzano di certo la società costituita dagli esseri umani, così come la cultura, la sovrastruttura e le questioni metafisiche, ma è pur sempre la mente degli individui che, avendo la capacità di pensare il pensiero, intercetta ed elabora le informazioni legate a quei condizionamenti, generando un certo livello di Pensiero prima di produrre un'azione, andando così successivamente ad agire nella realtà fisica determinando una realtà sociale in funzione dell'ordine dovuto all'attività mentale esercitata.

In altri termini, siccome l'azione dipende dal Pensiero e la realtà sociale è situata all'interno della Realtà, allora ogni ordine sociale, per poter essere effettivamente attuato nella realtà fisica, oltre ad essere fisicamente compatibile con essa, deve anche essere “accettato” dai membri di quella società da un punto di vista mentale. 

Di fatto, per far sì che un preciso ordine sociale possa sussistere, i membri di una certa comunità devono partecipare alle sue logiche/dinamiche sociali, e non ad altre, perché se così non fosse, e quel gruppo d'individui accettasse mentalmente i presupposti metafisici di un'altra realtà sociale fisicamente possibile, le interazioni di quegli attori sociali non darebbero origine a quella realtà sociale, ma ad un'altra organizzazione ad essa differente, corrispondente al loro effettivo ordine sociale mentale.

Possiamo domandarci se l'accettazione mentale di una certa realtà sociale, con la sua organizzazione, le sue logiche, e la loro conseguente messa in atto, sia consapevole o inconsapevole, volontaria o imposta, e in che misura ciò accada, ma non possiamo mettere in discussione il fatto che una certa organizzazione sociale, composta e generata dalle azioni di un gruppo di esseri umani, possa sussistere nella realtà fisica soltanto a condizione che i presupposti mentali di quella società vengano trasformati in realtà sociale da quegli stessi individui che hanno il potere di conferirgli forma nella Realtà. 

Ciò è possibile soltanto in due casi: 

1) la realtà mentale di tutti i membri della società è concorde e coincide con la realtà sociale, e quindi tutti accettano mentalmente le sue logiche, concretizzando, con le loro azioni, esattamente l'ordine sociale da esse implicato; 

2) la precedente condizione si verifica nelle menti di un certo sottoinsieme d'individui, più o meno ampio, che però ha una forza sociale sufficiente per imporre l'ordine sociale da essi mentalmente accettato a tutti i membri della società, concretizzando la realtà sociale da essi determinata, prescindendo dal Pensiero e dalla volontà degli altri.   

Ne consegue, che quando non vi è accordo mentale tra i membri di una società, un certo ordine sociale può comunque sussistere, ma dev'essere imposto, in qualche misura. E per farlo, si può agire su due fronti: quello fisico, con la forza bruta materiale, e quello metafisico, con degli appositi condizionamenti mentali.

In generale, quando un gruppo d'individui tenta d'imporre un certo ordine sociale ad essi congeniale ad un altro insieme d'individui, prescindendo dall'altrui volontà, al fine di perseguire i propri fini (di norma riconducibili a questioni di potere e di profitto), si può parlare di controllo sociale.

Siccome è assai raro che vi sia una piena condivisione della realtà mentale tra i membri di una realtà sociale, ecco che lo studio delle dinamiche del controllo sociale diviene doveroso nell'ambito della sociologia.

Nelle prossime sezioni, ci occuperemo proprio di questi aspetti.

Le Leggi del controllo sociale

Dall'analisi delle Leggi fondamentali della sociologia seguono facilmente due ulteriori corollari che, in prima approssimazione, possiamo esprimere così: 

a) chi determina la realtà sociale determina il Pensiero;
b) chi determina il Pensiero determina la realtà sociale.

Ciò si deduce dalla seconda (la Realtà genera il Pensiero) e dalla terza (il Pensiero genera la Realtà) Legge fondamentale, osservando che la realtà sociale è un sottoinsieme della Realtà/Materia e ricordando che l’azione dipende dal Pensiero.

Ne consegue, che chi intende esercitare il proprio potere nella società può intervenire in modo opportuno sia dal lato della realtà sociale che da quello della realtà mentale.

Osserviamo che, siccome la realtà sociale è mentalmente determinata, se si riuscisse a dominare completamente il Pensiero, allora si avrebbe un controllo completo anche sulla società.

Fortunatamente, a meno di riuscire ad annullare la capacità di pensare il pensiero, è impossibile che il livello di controllo sociale che può essere effettivamente esercitato sia totale; ciò è dovuto, da un lato, dall'estrema difficoltà di determinare la realtà sociale nella sua interezza e, dall'altro, a causa dell'impossibilità di fissare completamente il Pensiero.

Infatti, assumendo per ipotesi che si conservi la capacità di pensare il pensiero, anche se si riuscisse a determinare completamente la realtà sociale, resterebbe ancora in essere una potente via di fuga per evadere dalla morsa del controllo sociale: quella di esercitare il Pensiero.  

In definitiva, ciò che “salva” gli esseri umani dall'assoluto controllo e può renderli “liberi” dal potere esercitato dai condizionamenti fisici e metafisici finalizzati al controllo sociale, è la capacità di pensare il pensiero, che si traduce nella potenzialità di elaborare le informazioni ambientali e mentali ricevute, rimettendo in discussione l'ordine delle cose con spirito critico, al fine di concepire mentalmente altre realtà sociali a cui dare forma nella Realtà.

Il Pensiero umano non è mai del tutto passivo; può essere fortemente influenzato, se non addirittura programmato, fino a confondere il vero con il falso, ciò che è giusto con ciò che è sbagliato, il possibile con l'impossibile, ciò che è sano con ciò che è dannoso... e così via, ma in ogni caso continuerà a racchiudere in sé il potenziale e gli "strumenti" da impiegare per liberarsi dagli inganni dovuti ai condizionamenti mentali ricevuti.

Quando un essere umano riesce a decondizionarsi, squarciando il Velo di Maya che permea la società, ha luogo quello che, utilizzando un gergo esoterico, può essere chiamato risveglio della coscienza (da intendersi con valenza sociologica).

Ecco spiegato perché le élites di potere, oltre a condizionare la realtà sociale e ad influenzare il Pensiero mediante una struttura ed una sovrastruttura congeniali ai loro fini, tentano anche di annullare la capacità degli esseri umani di pensare il pensiero, perché sanno che fin quando tale abilità resterà integra, non otterranno mai e poi mai un controllo sociale totale, perché, prima o poi, qualcuno riuscirà a comprendere la realtà della cose e si ribellerà, cominciando ad agire per indurre un cambiamento nell'ordine sociale. 

Tenuto conto di quanto appena sostenuto, ed assumendo che la capacità di pensare il pensiero non venga soppressa, i precedenti corollari possono essere riscritti al seguente modo:

a') chi condiziona la realtà sociale influenza il Pensiero;
b') chi condiziona il Pensiero influenza la realtà sociale.

Interpretando il condizionamento della realtà sociale e del Pensiero come delle determinazioni parziali, e non totali, queste leggi assumono un effettivo valore empirico per le questioni sociologiche legate ai meccanismi del controllo sociale. 

Come trasformare la società?

Poco sopra, abbiamo sottolineato come la capacità di pensare il pensiero svolga una funzione di fondamentale importanza: quella di modificare il Pensiero alla luce dell'analisi della realtà sociale e delle realtà mentali concepibili, creando così i presupposti metafisici per la trasformazione dell'ordine sociale in atto. 

Ora, siccome gli esseri umani hanno la capacità d'intervenire a livello del Pensiero, dalla constatazione che il Pensiero genera la Realtà, segue che per indurre una rivoluzione sociale in una certa comunità, è sufficiente elevare il livello di Pensiero dei membri che la compongono; a quel punto, infatti, la società si trasformerebbe da sé in senso positivo, perché ciò che gli esseri umani producono nella realtà fisica con le loro azioni, non è altro che il riflesso di ciò che hanno all'interno di sé a livello del Pensiero.

Voler compiere una rivoluzione senza prima aver formato un Pensiero rivoluzionario, significa aver confuso gli effetti con le cause: l'innalzamento del livello di Pensiero deve precedere la trasformazione sociale o, al limite, può avanzare di pari passo con essa.

Se per assurdo nella realtà fisica si materializzasse, in un sol istante, una società ideale perfettissima e la si popolasse con individui il cui livello di pensiero non fosse allineato alla rinnovata società, l'esperimento sarebbe condannato al fallimento, perché l'ordine mentale dei membri di quella società non coinciderebbe con l'ordine sociale mentale necessario a riprodurre la nuova società ideale.

Ne consegue, che per trasformare la realtà sociale non c'è alcun bisogno d'imporre niente a nessuno, dal momento che si può intervenire in modo assai più efficace a livello mentale al fine di elevare il pensiero.

Bisogna però fare attenzione, perché il livello di pensiero può anche regredire, dando luogo così ad una trasformazione in senso negativo della società. Per questo è di fondamentale importanza orientare il Pensiero in direzione del bene, dell'amore, della vita, della verità, della bellezza... e così via.

Ciò non significa che per cambiare in meglio la società non si possa anche intervenire in modo opportuno nella realtà fisica.

Infatti, per quanto precedentemente dimostrato, sappiamo che il Pensiero si può influenzare anche modificando la realtà sociale in senso strettamente fisico. E se tali alterazioni sono state oculatamente ponderate per indurre un innalzamento del livello di Pensiero, ecco che, di ritorno, contribuiranno anch'esse al miglioramento della società.

Anche in questo caso si deve prestare attenzione, perché un'alterazione fisica della realtà sociale in senso negativo si ripercuoterebbe sul Pensiero diminuendone il livello, e quindi, di ritorno, contribuirebbe al peggioramento della società.

Ad esempio, ripulire, abbellire e rendere più accoglienti i luoghi in cui si vive, non può far altro che elevare, in qualche misura, il livello di Pensiero, mentre la loro incuria produrrebbe l'effetto contrario. 

Infine, ricordando che la Realtà genera il Pensiero, si può anche sostenere, con argomentazioni analoghe a quelle fin qui riportate, che sia consigliabile avere cura del proprio corpo (oltre che del proprio spirito!) allenandolo con costanza e nutrendolo in modo corretto per mantenerlo in salute ed efficienza, e che sia sconveniente trascurarlo e danneggiarlo, negandogli la giusta dose di attività fisica e alimentandolo con sostanze incompatibili con il benessere psico-fisico dell'organismo, perché un corpo ben nutrito ed in perfetta forma contribuirà a generare un livello di Pensiero più elevato rispetto a quello prodotto da un corpo malandato.

Non a caso molti tra i più grandi pensatori che sono vissuti sulla Terra non si nutrivano di animali e sostenevano che un'alimentazione a base di vegetali, oltre ad assicurare salute e longevità, predisponesse lo spirito all'attività filosofica. 

Progresso o regresso?

Che quello del progresso sia soltanto un mito o, se preferite, una fede acritica e irrazionale, è ormai del tutto evidente.

A forza di “progredire”, l'umanità è addirittura riuscita a causare la sesta estinzione di massa, non prima di aver sfruttato, ucciso, razziato, sprecato, avvelenato e distrutto, tutto quanto fosse in suo potere, in nome del "progresso", ovviamente! 

Vista e considerata l'eclatante dinamica d'involuzione sociale in corso, alcuni pensatori stanno cominciando a sostenere la tesi opposta: quella di un inesorabile regresso che interessa ogni ambito della società.

Dall'analisi delle Leggi fondamentali emerge che all'interno della Storia non vi è né una trionfante avanzata progressista, né una sconfortante retromarcia regressista: ciò che si manifesterà nel futuro dipenderà dalle trasformazioni fisiche della realtà e dalle attività mentali dei membri della società.

Ma quando la realtà fisica, pur variando incessantemente, dà luogo ad un equilibrio dinamico tale da assicurare condizioni che consentono ampio margine di manovra per la realizzazione della realtà sociale, così come accade sulla Terra ormai da decine di millenni di anni, ecco che l'attività mentale diventa il fattore dominante.

La realtà fisica muta per sua essenza; la realtà sociale, in essa contenuta, muta a causa del cambiamento della realtà fisica e delle variazioni mentali che si verificano a livello del Pensiero nelle menti dei membri che compongono quella società.

Come abbiamo già sostenuto, anche le variazioni fisiche possono influenzare il Pensiero, e quindi di conseguenza la società, sia in senso positivo che negativo; ma la differenza sostanziale, è che al contrario dell'attività di trasformazione della realtà fisica, che, allo stato attuale della conoscenza, non è interamente sotto il controllo dell'umanità (e forse non lo sarà mai), l'attività mentale, invece, in virtù della capacità di pensare il pensiero, potrebbe già essere sotto il completo dominio di ogni singolo essere umano.

Ecco quindi spiegato come sia possibile che dalla medesima realtà fisica di partenza (si pensi alla Terra) possano scaturire sia una società utopica, che una società distopica, tra loro diametralmente contrapposte. 

Ciò dipende dal livello di Pensiero della civiltà che opera nella realtà fisica dando forma alla realtà sociale sulla base del proprio ordine mentale metafisico, il quale, essendo un costrutto del Pensiero e visti gli ampi margini concessi dalla limitazione massima dell'azione posta da ciò che è fisicamente possibile, è chiaramente soggetto ad un grande livello di arbitrarietà.

I limiti dell'azione

Una volta appurato che la società, e quindi in particolare anche la realtà sociale, sono mentalmente determinate, è naturale chiedersi quali siano i “limiti” che intervengono a livello sociale in relazione all'agire umano. 

Anche in questo caso la risposta ci viene suggerita dalle Leggi fondamentali sopra esposte: esistono sia limiti fisici che limiti metafisici

Osserviamo inoltre che, in virtù della seconda legge fondamentale (la Realtà genera il Pensiero), le limitazioni fisiche si ripercuotono sul Pensiero e, in modo duale, a causa della terza legge fondamentale (il Pensiero genera la Realtà), i limiti metafisici si ripercuotono sulla Realtà, in particolar modo sulla realtà sociale.

Volendo, si può introdurre un'ulteriore distinzione: esistono limitazioni fisiche pure, riconducibili alla “vera” natura della realtà fisica, e limitazioni fisiche indotte, dovute a limitazioni metafisiche che, pur formandosi al livello del Pensiero, si trasferiscono nella realtà fisica, avendo il potere di limitare l'azione. 

Tra di esse corre una differenza sostanziale: le limitazioni fisiche pure sono inviolabili, mentre ciò non vale per tutte quelle limitazioni fisiche indotte da un condizionamento metafisico limitante. 

Infatti, a ben pensare, il confine fisico indotto nella Realtà dai condizionamenti metafisici limitanti, è un limite temporaneo e illusorio, che può essere oltrepassato modificando il livello di Pensiero. 

Quest'ultimo aspetto è di grande rilevanza per le questioni sociali, anche in relazione ai meccanismi di controllo sociale.


Le gabbie di pensiero

Per meglio comprendere le implicazioni pratiche relative alle limitazioni fisiche indotte, possiamo definire ogni insieme di pensieri limitanti con la seguente dicitura: gabbie di pensiero.

Una volta che una gabbia di pensiero viene introiettata acquisisce il potere di condizionare la realtà sociale agendo a livello metafisico direzionando le menti, e quindi i comportamenti, dei membri della società, intervenendo a monte dell'azione.

Concretamente parlando, può accadere che ciò che è fisicamente possibile non venga messo in atto nella Realtà, non perché non lo si possa effettivamente fare da un punto di vista fisico, bensì perché l'azione da attuare per trasformare il fisicamente possibile in Realtà viene esclusa a livello mentale in quanto si trova al di fuori dei limiti metafisici imposti da una certa gabbia di pensiero.

Tipicamente, le gabbie di pensiero si installano in seguito ad un processo di introiezione acritico e fideistico nei confronti di un complesso di informazioni rispetto al quale si è stati indotti a credere mediante dei condizionamenti sociali ricevuti nel corso dell'esistenza. 

In altri casi, invece, è l'azione mentale stessa dell'individuo che lo porta ad auto-rinchiudersi in una gabbia di pensiero, creando ed imponendosi da sé limitazioni metafisiche di varia natura. 

Talvolta, la formazione di una gabbia di pensiero può essere dovuta ad un'effettiva mancanza di conoscenza.

Nel primi due casi, il falso limite posto dal sistema di credenze assunto come valido può essere superato rimettendo in discussione quell'insieme di presunte verità; nel terzo caso, il medesimo obiettivo può essere raggiunto cercando di accrescere il sapere. 

Immaginiamo di vivere in una realtà sociale generata da un certa realtà mentale appositamente indotta nelle masse per esercitare il controllo sociale. 

È del tutto evidente che per trasformare quella realtà sociale in un'altra Realtà, dando vita ad un nuovo ordine sociale, si debbano distruggere le sbarre della gabbia di pensiero limitante responsabile della generazione di quella realtà sociale, ma se non si è disposti a rimettere in discussione il proprio livello di Pensiero, ciò non potrà avvenire.

Se ne deduce che l'attività mentale di decostruzione dell'immaginario, resa possibile dall'abilità di pensare il pensiero, rappresenti un passo di fondamentale importanza nel processo rivoluzionario di trasformazione della società. 

Infatti, senza liberarsi dalle forzature metafisiche indotte dalla gabbia di pensiero che genera la realtà sociale in atto, adottando un altro livello di Pensiero, quell'ordine sociale continuerebbe ad essere riprodotto dagli esseri umani in modo essenzialmente identico a se stesso. 

In modo duale a quanto accade a livello fisico, anche a livello metafisico esistono delle limitazioni metafisiche pure, dovute alla natura della realtà metafisica, e delle limitazioni metafisiche indotte, dovute a limitazioni fisiche che, pur formandosi al livello della Realtà, si trasferiscono nella realtà metafisica avendo il potere di limitare l'azione mentale.

Così come non si può andare oltre i limiti del fisicamente possibile (qualunque essi siano, ammesso che ve ne siano), non si possono neanche oltrepassare i limiti del metafisicamente possibile (qualunque essi siano, ammesso che ve ne siano). 

Anche in tal caso, però, sussistono delle differenze di rilievo per l'ambito sociologico che vale la pena di sottolineare.

A livello metafisico si possono concepire infinite realtà fisiche regolate dalle più disparate leggi; quella in cui l’umanità si trova è soltanto una di esse ma, per quanto ci è dato sapere, ad oggi, gli esseri umani non sono in grado di produrre altre realtà fisiche distinte da essa, possono soltanto interagire al suo interno.

Allo stesso modo, a livello del Pensiero, si possono ideare infinite realtà sociali, di cui quella attualmente in essere nella Realtà è soltanto una tra quelle concepibili; ma a differenza delle realtà fisiche, nel caso delle realtà sociali, non solo gli esseri umani possono concepire un’infinità di modelli differenti, ma possono anche trasformare tali ordini mentali in Realtà, agendo in modo opportuno all’interno della realtà fisica in cui si trovano, nel rispetto delle sue regole e dei suoi limiti, ovvero a condizione che tali realtà sociali mentali siano fisicamente possibili.

Chiamiamo quest'ultima condizione vincolo forte di realtà. 

In altri termini, ciò che è concepibile a livello metafisico, ovvero ciò che è metafisicamente possibile, per essere effettivamente attuabile anche a livello fisico, dev'essere compatibile con il fisicamente possibile, ovvero deve soddisfare il vincolo forte di realtà;

se questa condizione è verificata, da un punto di vista teorico, non c'è nulla che impedisca la sua attuazione all'interno della realtà fisica, se non un condizionamento operante a livello mentale, vale a dire una gabbia di pensiero.

Chiaramente anche la realtà sociale mentale associata ad una gabbia di pensiero induce delle limitazioni fisiche effettive nella Realtà, le quali però sono illusorie e convenzionali, ed in quanto tali possono essere "oltrepassate", dando luogo soltanto ad un vincolo debole di realtà.

Per addestrare un cagnolino a fare, o a non fare, una determinata cosa, è sufficiente ricompensarlo amorevolmente con qualche premio impartendogli degli ordini, se necessario, in modo secco e deciso, come avviene per il caso dei divieti. 

Dopo un certo periodo di addestramento il cane cesserà, ad esempio, di salire sul divano anche in assenza della sorveglianza del padrone, non perché non possa farlo fisicamente, ma a causa della gabbia di pensiero che gli è stata impiantata nella mente durante l'addestramento, la quale esclude quell'azione dal dominio delle sue possibilità.

Con gli esseri umani il processo di condizionamento è assai più lungo, complesso e articolato, ma l'effetto è il medesimo: impiantare nella mente una qualche tipologia di gabbia di pensiero.

Per ottenere un simile obiettivo, si deve agire su più fronti, possibilmente cominciando dalla tenera età, esattamente quando, per ragioni biologiche, le menti sono facilmente influenzabili.

Alcuni riterranno che quello delle gabbie mentali sia un concetto troppo semplice per funzionare, ed in un certo senso, in effetti, lo è; ma non bisogna mai dimenticare che sono proprio le cose semplici ad essere le più efficaci.

Una volta che un simile "strumento" metafisico ha attecchito a livello del Pensiero, divenendo operante, non è affatto semplice liberarsene, come invece si potrebbe ingenuamente pensare.

I genitori trasmettono gabbie di pensiero ai propri figli; gli insegnati ai loro allievi; giornalisti e conduttori a lettori e telespettatori; i politici agli elettori... e così via, facendo in modo che esse si diffondano nella società, tramandandosi di generazione in generazione, come se fossero una sorta di virus mentale.

Infatti, in assenza di spiccate e diffuse capacità critiche di analisi logico-razionali, corredate da ampie conoscenze in vari campi del sapere, bilanciate in modo ottimale con la giusta dose di empatia e sensibilità, il virus mentale delle gabbie di pensiero si rivela estremamente contagioso per i membri della società.

Vi è un altro aspetto sul quale bisogna riflettere per comprendere l'estrema efficacia del metodo di controllo sociale basato sulle gabbie di pensiero: l'inconsapevolezza della loro esistenza.

In generale, la maggior parte degli esseri umani non riesce neanche a rendersi conto di non agire affatto in modo libero, ma di parlare e muoversi in perfetta sincronia con ciò che gli suggerisce la gabbia di pensiero in cui è rinchiusa la sua mente.

Molti di essi, in piena incoscienza della propria condizione, agiscono con forza e vigore per difendere la propria prigionia mentale e così, invece di liberarsene, finiscono per rafforzarla, spendendo tutta la loro energia psico-fisica, e quindi l'intera esistenza, collaborando con quel sistema responsabile della loro miseria esistenziale. 

Alcuni si stupiranno del fatto che persino i personaggi più celebri a cui vengono assegnati riconoscimenti “importanti” ed etichette altisonanti, in realtà, sono vittime di una qualche gabbia mentale, ma è proprio così che stanno le cose.

Molti individui vivono nel pieno sonno della mente per tutta l'esistenza; alcuni transitano da una gabbia di pensiero ad un'altra illudendosi di essersi "risvegliati" (questa è la situazione più comica!), altri ancora riescono a liberarsi dalle gabbie mentali sotto un certo aspetto, continuando però a rimanere intrappolati al loro interno in altri settori. 

I più dotati, nel corso del loro cammino spirituale, riescono a demolire molteplici gabbie di pensiero, ma in verità il numero d'individui pienamente risvegliati è davvero esiguo, se si guarda non al presente, ma all'intera Storia dell'umanità, tanto è vero che è lecito dubitare del fatto che sia mai realmente esistito un essere umano dotato di un così elevato livello spirituale.

L'economista di fama mondiale che ha speso tutta la sua vita per escogitare soluzioni per far crescere l'economia, e che viene chiamato in causa per “salvare” un Paese dalla recessione, è un chiaro esempio di un soggetto addormentato, privo di una vera intelligenza, idolatrato da una massa d'individui ancor più inconsapevoli che condividono con lui la medesima gabbia mentale.

Purtroppo, il significato più profondo della precedente affermazione non può essere colto da chi è intrappolato in quel genere di livello di Pensiero, mentre risulterà lampante a tutti gli spiriti liberatisi dalle trappole mentali dell'odierna concezione economica fondata sull'ideologia della crescita. 

È così che funzionano le gabbie di pensiero: si può comprendere di essere stati intrappolati al loro interno soltanto dopo che ci si è liberati dal loro condizionamento, e si può esser certi che ciò sia avvenuto soltanto limitatamente alla gabbia di pensiero dalla quale si è effettivamente evasi.

Oltre ad essere nocivi per se stessi e per l'intera società, i prigionieri delle gabbie di pensiero possono diventare "pericolosi", se non a livello spirituale di certo a livello fisico, anche per gli esseri risvegliati che si trovano metafisicamente al di fuori di esse.

Per i prigionieri mentali, infatti, ciò che è situato al di là della gabbia di pensiero è invisibile, e quando qualcuno tenta di renderglielo manifesto, è come se li forzasse a toccare le sbarre elettrificate in cui è contenuta la loro mente. 

In conseguenza della scossa elettrica ricevuta, essi saranno sbalzati verso il centro della prigione, ed il messaggio di risveglio verrà ignorato, negato, minimizzato, ridicolizzato... e così via, a seconda dei casi.

Nel mito di Platone, il filosofo che ridiscende nella caverna dopo essersi liberato ed aver visto il Sole, non ha vita facile: prima viene deriso, perché a differenza degli altri, dopo aver adeguato la sua vista alla luce, non riesce più a vedere le ombre; poi, tentando comunque di portare all'esterno i suoi compagni, rischia di essere ucciso, perché essi, alla visione del Sole, provano dolore agli occhi e lo reputano pazzo.

In generale, pur di non liberarsi dalle proprie gabbie mentali, i dormienti sono disposti ad emarginare, schernire, osteggiare, insultare, torturare, imprigionare e uccidere, se necessario, chi tenta di mostrare agli altri la verità.

Socrate fu condannato a morte; Cristo venne crocifisso; Giordano Bruno fu arso vivo: questo è ciò che insegnano miti e vicende storiche, a prescindere dal fatto che esse siano realmente accadute.

Pertanto, l'essere risvegliato, più che dire agli altri cosa fare e quale sia la verità, rischiando di fare una brutta fine, dovrebbe spronare i prigionieri delle gabbie di pensiero ad intraprendere il proprio percorso interiore di liberazione in modo autonomo.

Acquisire consapevolezza in merito all'esistenza delle gabbie di pensiero è già un buon inizio per incamminarsi lungo la via del risveglio della coscienza, dato che ogni essere umano ha dentro di sé la chiave per aprire le porte delle sue prigioni mentali.

Precisazioni sui concetti del fisicamente e del metafisicamente possibile

Consentitemi di avviarmi alla conclusione, dedicando qualche riflessione ad un paio di questioni piuttosto delicate ma che, data la loro rilevanza, non posso esimermi dall'affrontare.

Per completare la trattazione, bisogna effettuare un'ultima precisazione in merito ai concetti del fisicamente e del metafisicamente possibile, i quali sono stati precedentemente introdotti per delineare delle limitazioni ultime, intese in senso assoluto, che intervengono sia a livello fisico che a livello metafisico, arginando in modo stringente sia l'attività fisica che l'attività mentale, a causa delle caratteristiche intrinseche della realtà fisica e della realtà metafisica.

In prima approssimazione, infatti, sembrerebbe ragionevole assumere l'esistenza di questo genere di vincoli. Eppure, non è affatto detto che tali limitazioni debbano necessariamente esistere, né dal punto di vista fisico, né dal punto di vista metafisico.

Il problema si pone allorché si riconosce che, in generale, non sappiamo quali effettivamente siano i “veri” limiti che definiscono i confini del fisicamente e del metafisicamente possibile, né sappiamo con esattezza se tali limiti esistano effettivamente oppure no, ed ancor meno, ammesso che essi esistano, siamo in grado di precisare cosa interessino e dove intervengano.

Può darsi che ciò che oggi si ritiene sia fisicamente impossibile verrà compiuto regolarmente dagli esseri umani del futuro, magari grazie alle applicazioni di nuove scoperte scientifiche. La stessa cosa può dirsi per gli aspetti metafisici.

C'è poi un problema duale, che ci limitiamo a sottolineare con un esempio. 

Per le questioni metafisiche si è verificato l'esatto opposto rispetto a quanto è stato appena asserito, ovvero ciò che si credeva fosse metafisicamente possibile, in realtà, ad una più attenta analisi, non si è rivelato tale! 

Infatti, prima che Kurt Gödel dimostrasse i suoi teoremi d'incompletezza, i matematici erano intimamente convinti che tutte le verità matematiche fossero in qualche modo dimostrabili. Oggi invece è noto che per alcune tipologie di sistemi formali non è così che funzionano le cose! 

Ovviamente un qualcosa di analogo potrebbe accadere anche a livello fisico.

Ne consegue che, in un dato istante, si può avere un'idea non definitiva di quali siano le “vere” limitazioni dovute al fisicamente/metafisicamente possibile, perché tale giudizio può avvenire soltanto sulla base della conoscenza e sulle intuizioni disponibili in un certo momento storico. 

Di conseguenza, in generale, non c'è nulla che ci assicuri che tali “limiti” restino immutati al variare del livello di Pensiero.

Pertanto, se si assumesse in modo aprioristico l’esistenza di limiti fisici/metafisici invalicabili in senso assoluto, si correrebbe il rischio di commettere un errore dovuto all’attuale livello di Pensiero, e sarebbe davvero comico se l’ideatore del concetto di gabbie di pensiero cadesse a sua volta vittima della sua stessa scoperta proprio nello scritto in cui essa viene descritta!

Per superare questa problematica si può adottare un semplice espediente, identificando il limite del “fisicamente possibile” con la proiezione sulla Realtà dei limiti indotti dal più “elevato” livello di pensiero raggiunto dall’umanità in ogni fase storica, ed il limite del “metafisicamente possibile” con la più ampia limitazione mentale fornita da quella vetta di Pensiero, di modo che entrambi questi “limiti” possano mutare, approssimandosi sempre più ai “veri” limiti della realtà fisica e metafisica.

Da un punto di vista pratico una simile definizione non apporta alcuna differenza: infatti, ciò che oggi si reputa impossibile, o possibile, lo si definisce tale, al più, sulla base della più ampia gabbia mentale dovuta al miglior livello di Pensiero conseguito in relazione alla conoscenza delle realtà fisica e metafisica, e non in quanto si detenga una conoscenza ultima e completa su di esse.

Oggi gli esseri umani credono di disporre di materie prime in quantità finita sulla Terra, e questo è senz’altro vero allo stato attuale della loro conoscenza, e quindi per essi tale limitazione rappresenta un limite fisico effettivo, ma può darsi che tale ostacolo, invece di essere un vincolo ultimo imposto dalle caratteristiche intrinseche della realtà fisica, possa essere indotto da una limitazione mentale, e magari in futuro qualcuno scoprirà come trasformare l’energia in materia e a quel punto non ci sarà più scarsità di risorse.

Così facendo, la suddetta limitazione svanirà e si rivelerà per quello che era in realtà: la proiezione sul Reale di una gabbia di pensiero limitante dovuta all'umana ignoranza nei confronti delle leggi della fisica.

Pertanto, se si fosse assunta la finitezza della materia come un limite invalicabile in senso assoluto dettato dal fisicamente possibile, si sarebbe compiuto un errore grossolano

Ciò non può accadere rapportando il limite del fisicamente possibile con le limitazioni fisiche indotte dalla più avanzata conoscenza disponibile a livello del Pensiero in un dato momento storico, e non con il “vero” confine, rispetto al quale purtroppo non si dispone ancora di una completa visione.

Del resto, un essere umano non può trasformare in realtà sociale quello che non lo caratterizza da un punto di vista metafisico, perché ad esempio un certo tipo di contenuto informativo non fa parte del suo livello di Pensiero.

In altri termini, ciò che non è disponibile a livello del Pensiero non può neanche appartenere al dominio delle effettive possibilità di azione nella realtà fisica, pur rappresentando di certo una potenzialità latente, non ancora espressa ma pur sempre esprimibile, magari in futuro.

Ricapitolando, per le ragioni fin qui esposte, è conveniente assumere che ciò che è stato definito come fisicamente e metafisicamente possibile dipenda dal livello di Pensiero, nella consapevolezza che tali limitazioni non sono le vere e più ampie limitazioni possibili, i cui effettivi contorni, allo stato attuale, non sono noti, e che i limiti del fisicamente e del metafisicamente possibile, secondo questa nuova definizione, pur essendo stringenti nell'istante attuale, possono mutare nel tempo. 

Il massimo che una comunità di esseri umani può fare, è di considerare le limitazioni indotte dal più elevato Pensiero a sua disposizione, e di assumerle temporaneamente come le condizioni più ampie che definiscono la "miglior" gabbia di pensiero per l'umanità, quella meno limitante, che concede la maggiore possibilità di azione, sia fisica che mentale.

Ciò non toglie che si possano creare gabbie di pensiero assai più stringenti rispetto alla massima gabbia di pensiero ammissibile in base al miglior Pensiero disponibile, inducendo così limitazioni fisiche nella realtà sociale decisamente più vincolanti rispetto a ciò che sarebbe fisicamente possibile.

In verità, ciò è la prassi nell'odierna società, ed è proprio così che hanno origine le gabbie di pensiero che rendono possibile il controllo sociale e causano tutta una serie di problemi sperimentati dagli esseri umani all'interno della società; problemi che, in realtà, si potrebbero risolvere facilmente, se solo si riuscisse a modificare il livello di Pensiero svincolandolo dalle costrizioni mentali responsabili della manifestazione di quelle criticità.

A tal proposito, si può ben dire che l'umanità sia stata più realista del re, ed abbia accettato dei limiti metafisici fittizi inferiori a ciò che invece sarebbe stato metafisicamente possibile, inducendo, di conseguenza, limitazioni fisiche sulla Realtà decisamente più stringenti rispetto ai limiti fisici dovuti al fisicamente possibile.

Anche per questo motivo in precedenza abbiamo insistito su tali concetti introducendo la distinzione tra il vincolo di realtà inteso in senso debole ed in senso forte.

Qualche esempio varrà più di mille argomentazioni per comprendere quanto è stato fin qui asserito.

Esempi di gabbie di pensiero

Un esempio classico delle più potenti gabbie di pensiero che siano mai state impiantate nelle menti degli esseri umani è legato al fenomeno delle religioni.

L'atteggiamento religioso è particolarmente pericoloso e oltremodo efficace perché, per indurre l'accettazione dei dogmi e dei precetti etico-morali del tal culto, si agisce appositamente sui fedeli per indebolire nelle loro menti la fondamentale capacità di pensare il pensiero, senza la quale l'essere umano si trasformerebbe in una sorta di zombi che agisce inconsapevolmente sotto l'influsso esercitato da un bokor (lo stregone delle pratiche vudù) o, se preferite, in una sorta di automa che esegue meccanicamente le istruzioni fornitegli dal suo programmatore.

La Storia mostra con abbondanza di prove che i condizionamenti metafisici dei culti religiosi agiscono come dei potenti mezzi per il controllo sociale, riuscendo a eterodirigere le esistenze di miliardi di esseri umani indottrinati a credere in specifici complessi informativi di palese origine umana, spacciati per “verità” assolute, conclamate e indiscutibili, in quanto di (presunta) origine divina.

Vi fu un'epoca in cui la decostruzione dei condizionamenti mentali dovuti alle religioni era divenuta di centrale importanza per il processo di emancipazione dell'umanità. In quei tempi, infatti, in nome di Dio si combattevano guerre, commettevano genocidi, torturavano e uccidevano liberi pensatori e donne innocenti. 

Si dovette attendere l'età dei lumi della ragione per cominciare a liberarsi dalle malefatte compiute dai seguaci di Dio e dagli inganni delle religioni, e molta altra strada dev'essere ancora compiuta in tal senso.

Infatti, sebbene le persone così indottrinate da esser disposte ad uccidere per assicurarsi un posto in Paradiso siano assai diminuite rispetto al passato, ancora oggi la gran parte dell'umanità non è riuscita affatto a svincolarsi dalla tipica gabbia di pensiero dei seguaci delle religioni, caratterizzata da una forma mentis acritico-fideistica-irrazionale, anche se ormai, a mio avviso, la questione centrale si è spostata verso una nuova tipologia di condizionamenti mentali: quelli relativi alle dottrine politico-economiche, a loro volta diventate nuove forme di religione, sulle quali, vista l'urgenza e la gravità della situazione, intendo soffermarmi più a lungo, esibendo qualche esempio. 

Nessun animale in natura muore di fame in presenza di cibo, ciò accade soltanto nelle società degli esseri umani a causa della gabbia di pensiero legata alle logiche del sistema economico-monetario, in forza delle quali milioni d'individui non possono alimentarsi in modo soddisfacente perché non hanno soldi a sufficienza per farlo, nonostante il denaro sia una mera finzione.

In tal caso, è evidente come l'utilizzo del denaro introduca una limitazione metafisica a livello del Pensiero che a sua volta induce una limitazione fisica nella Realtà: il cibo, infatti, è fisicamente disponibile, ma un vincolo metafisico immaginario interviene a livello del Pensiero a limitare un'azione fisica che, invece, potrebbe esser attuata, perché nella realtà fisica vi è cibo a sufficienza per tutti e gli affamati hanno mani, bocche e stomaci adatti per mangiare. 

La riprova di quanto affermato si ha osservando che, rimuovendo la gabbia di pensiero legata al concetto “bisogna necessariamente pagare per avere da mangiare”, all'atto pratico, tutti gli esseri umani potrebbero sfamarsi, perché in verità ciò che impedisce l'accesso al cibo non è una questione fisica ineludibile (l'effettiva mancanza di cibo, che invece oggi viene addirittura prodotto in eccesso) ma una limitazione metafisica che, in quanto tale, può essere facilmente eliminata agendo a livello del Pensiero, risolvendo così il “problema” della fame nel mondo. 

La stessa cosa accade quando si sente dire che uno Stato non può realizzare una certa opera pubblica nell'interesse generale (si pensi, ad esempio, ad un ponte), non perché manchino la materia prima e la forza lavoro per farlo, ma perché non ci sono soldi a sufficienza!

In tal caso, la limitazione metafisica che agisce a livello del Pensiero, ma che si ripercuote nella realtà fisica impedendo di realizzare un'opera pubblica, che invece potrebbe essere chiaramente realizzata, è la convinzione che vi sia scarsità di denaro; una credenza che, in realtà, non può che essere illusoria, dato che il denaro, in quanto mero costrutto metafisico, viene generato ex nihilo, cioè dal nulla, a costo zero, e non è sottoposto ad alcuna limitazione che sia diversa da quella che gli esseri umani decidono d'imporgli a livello mentale. 

Pertanto, è evidente che il denaro non possa essere intrinsecamente scarso. Oggigiorno, infatti, dire che una cosa non si può fare perché manca il denaro per farla, significa dire che quella cosa non può esser fatta perché non sono stati memorizzati numeri sufficientemente elevati nel database di qualche banca!

Simili considerazioni possono essere fatte per il debito pubblico. Anch'esso, infatti, rappresenta un falso problema del tutto immaginario generato a livello metafisico mediante un'apposita gabbia di pensiero, che però, in forza dei condizionamenti mentali attualmente operanti, riesce a indurre problemi effettivi anche nella realtà sociale. 

L'annosa questione del debito pubblico potrebbe risolversi in tempo infinitesimale se lo Stato, invece di doversi finanziare sui mercati, emettesse moneta da sé, autofinanziandosi, senza indebitare nessuno.

Un'altra temibile e assai dannosa gabbia di pensiero, responsabile delle più grandi distorsioni realizzate nella Storia dell'umanità, è quella relativa alle logiche del profitto.

Una volta che le menti degli esseri umani restano intrappolate al suo interno, gli individui non riescono più ad agire in modo effettivamente libero, perché invece di fare ciò che è giusto, utile, bello, necessario e fisicamente possibile, a prescindere dal ritorno economico monetario, cominciano a mettere in atto soltanto ciò che è in grado di generare un profitto, tagliando fuori dalla realtà mentale tutta una serie di possibilità, non perché non le si possa effettivamente attuare nella realtà sociale o perché non siano utili e necessarie, ma a causa dell'azione immaginaria di un vincolo metafisico che si ripercuote sulla realtà fisica andando a limitare e a distorcere l'effettivo campo d'azione a disposizione dell'umanità.

Il problema sorge allorché ci si rende conto che ciò che genera profitto non è affatto detto che sia compatibile con il benessere dell'umanità. E come se non bastasse, più alto è il profitto assicurato da una certa attività e maggiore sarà la spinta nel seguire la direzione indicata dal dio Denaro, a prescindere dall'effettiva utilità e dalla dannosità di quell'azione.

Guerre, criminalità, consumismo, speculazione finanziaria, sfruttamento e povertà, sono tutti fenomeni intimamente legati alla gabbia di pensiero della logica del profitto.

In verità, l'elenco delle gabbie di pensiero è sterminato e non basterebbe un intero saggio per analizzarle tutte in dettaglio. 

Voglio comunque elencarne alcune tra le più comuni, oltre a quelle già evidenziate, lasciando all'intelligenza del lettore la comprensione del perché, e in quale misura, siano tali: le logiche del potere, la proprietà privata, lo Stato, il governo, le nazioni, la legge, la burocrazia, i confini, le razze, il matrimonio, l'ignoranza, lo scientismo...

Conclusione

Le Leggi fondamentali della sociologia mostrano che la società è mentalmente determinata. 

Ciò significa che, entro i limiti del fisicamente possibile, qualunque società ideale metafisicamente concepibile può essere trasformata in realtà sociale, se vi è accordo mentale tra i membri di una comunità in relazione ad un certo ordine sociale.

Chi vi dice che “non esiste alternativa” all'attuale società, e che essa sia l'unica, o la migliore, delle società possibili, sta cercando d’ingannarvi, confinando la vostra mente all'interno di una gabbia di pensiero.

In realtà, ogni organizzazione sociale può sempre essere trasformata in senso positivo elevando il livello di Pensiero dei suoi membri. 

Ed i primi passi da compiere in tal senso, consistono nell'acquisizione di consapevolezza dell'esistenza delle gabbie di pensiero limitanti e nell'attuazione del processo di analisi critica volto alla decostruzione dell'immaginario collettivo corrispondente all'ordine sociale in essere.

L'unico vincolo a cui l'umanità deve necessariamente sottostare, quando intende dar forma ad un nuovo ordine sociale nella Realtà, è il vincolo forte di realtà, vale a dire il limite posto dal fisicamente possibile. 

Soltanto ciò che è fisicamente impossibile è effettivamente inattuabile. Per tutto il resto si tratta di una questione di volontà.

Si comprende quindi che ciò che è stato fin qui descritto, lungi dall'essere una futile speculazione filosofica, rappresenti un insieme di conoscenze utili e concrete per evadere dalle gabbie di pensiero che attanagliano le menti dei membri della società, indicando la via da percorrere per risolvere i problemi dell'odierna, e delle future, realtà sociali, riuscendo così a dar forma nella realtà fisica ad una nuova società ideale, appositamente concepita per assicurare benessere, felicità e libertà a tutti gli esseri viventi.

Mirco Mariucci


Fonti:


Intelligenza delle piante

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