giovedì 4 ottobre 2018

La povertà assoluta nel mondo è in aumento, ma vorrebbero farci credere il contrario.


Stando ai resoconti ufficiali, negli ultimi anni, si è verificata una tendenza significativa, in netto miglioramento: quella relativa alla diminuzione della povertà assoluta nel mondo. O almeno così vorrebbero farvi credere...

Nel 1990, infatti, il 35% della popolazione mondiale viveva sotto la soglia della povertà estrema, mentre, nel 2015, il medesimo dato si attestava attorno al 10%.

Quantitativamente parlando, se nel 1990 le persone in condizione di povertà estrema erano 1 miliardo e 850 milioni, nel 2010 il dato si era ridotto fino a 1 miliardo e 78 milioni; nel 2012 il numero diminuì ancora a 881 milioni e nel 2013 raggiunse i 767 milioni.

In altri termini, in 23 anni i poveri assoluti a livello mondiale si sono più che dimezzati, nonostante la popolazione sia complessivamente aumentata di circa 2 miliardi di unità. 

E così, sulla base dei dati diffusi dalla Banca Mondiale, le testate giornalistiche titolarono con fare trionfalistico che per la prima volta, nel 2015, la povertà estrema sarebbe scesa sotto il 10% della popolazione mondiale.

Ma è davvero così che stanno le cose?

I dati degli ultimi decenni evidenziano un netto miglioramento, ma come al solito la realtà è assai più complessa e ad un'attenta analisi dei fatti le condizioni di vita di molti risultano ben più misere di quanto non si voglia far intendere con le statistiche.

Per prima cosa, non v'è un accordo sostanziale su quanti siano effettivamente i poveri assoluti nel mondo: ciò è dovuto, da un lato, all'intrinseca difficoltà della misura da effettuare, e dall'altro, al metodo utilizzato a tal fine.

Così, mentre nel 2015 la Banca Mondiale contava “soltanto” 702 milioni di poveri assoluti, nel 2014 il rapporto di Undp (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) denunciava l'esistenza di 1,2 miliardi di persone che vivevano con meno di 1,25 dollari al giorno.

Come se non bastasse, a non più di un anno di distanza, l’Overseas Development Institute (ODI) pubblicava un nuovo studio, nel quale riportava la presenza di un miliardo e mezzo di persone al di sotto della soglia della povertà estrema.

Oltre a ciò, bisogna considerare che, a detta di alcuni studiosi, i numeri relativi alla povertà assoluta tendono ad essere sottostimati anche perché, ad esempio, chi vive in scenari di guerra non viene incluso nei conteggi, pur rappresentando un elemento significativo sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.

Inoltre, non è difficile comprendere che superare la soglia dei 1,25 dollari al giorno non significa affatto vivere in modo decoroso. E infatti, la gran parte degli ormai “ex-poveri” assoluti si è "trasferita" soltanto nella classe di reddito immediatamente superiore, vale a dire in quella compresa tra gli 1,25 e i 2 dollari.

Nel frattempo, però, il potere d'acquisto è diminuito, mentre per questa fascia di popolazione i 2 dollari son rimasti gli stessi: viene spontaneo chiedersi se fossero più “ricchi” i poveri di 20 anni fa con 1,25 dollari al giorno o quelli di oggi con 2 dollari al dì.

Se si considera come discriminante la soglia dei 2 dollari al giorno, un'assunzione del tutto ragionevole, ecco che, come per magia, gli eclatanti progressi nella lotta contro la povertà si riducono drasticamente: dal 1981, infatti, al netto di un piccolo miglioramento, il numero di persone che sopravvive al disotto di questo limite è rimasto sostanzialmente invariato e, oggi come allora, si attesta intorno ai 2,5 miliardi d'individui, anche se in termini percentuali tale valore risulta più modesto rispetto al passato a causa del già citato aumento della popolazione.

Incrementando ulteriormente la soglia di povertà di 50 centesimi di dollaro, si scopre che nel 2013 vi erano 3 miliardi di persone che disponevano di 2,5 dollari al giorno, mentre, ad oggi, se si stabilisse un tetto di 5 dollari al giorno, si arriverebbero a contare all'incirca 4 miliardi di poveri.

Utilizzando un indice di povertà multidimensionale, ovvero un indice che non tiene conto soltanto del reddito, nel 2014, a detta delle Nazioni Unite, ben 1,5 miliardi di persone dislocate in 91 Paesi in via di sviluppo sperimentavano una condizione di povertà estrema, con carenze nel campo della sanità, dell'educazione e del generale livello di vita.

A questa categoria bisogna sommare altri 800 milioni d'individui che vivono sotto la perenne minaccia di ricadere nell'insieme dei più poveri, a causa di problemi finanziari, ambientali o per altre problematiche, come ad esempio politiche pubbliche inefficaci.

Così facendo si arrivano a contare non meno di 2,2 miliardi di persone in stato di miseria reale o potenziale.

Quando si parla di povertà, al di là dei numeri, è bene ricordare che, attualmente, nel mondo: l’11,5% dei bambini non ha modo di frequentare la scuola, il 12,5% degli esseri umani non dispone di fonti di acqua potabile, il 50% della popolazione non ha accesso ai servizi sanitari di base, il 33% non può permettersi farmaci essenziali, mentre più di 100 milioni d’individui all’anno si riducono in miseria per sostenere le spese sanitarie di cui hanno bisogno. E si potrebbe andare avanti ancora a lungo...

Andando ad indagare più in profondità sulle motivazioni della (presunta) diminuzione della povertà a livello globale, si scopre che il fenomeno è in gran parte dovuto al boom economico della Cina, la quale ha fatto uscire dalla miseria estrema più di 600 milioni di persone.

Nel 1981, infatti, l’84% dei cinesi viveva sotto la soglia della povertà, nel 1990 si era scesi al 60% e nel 2008 la percentuale era addirittura crollata al 13%. In termini assoluti, ciò significa che soltanto in Cina si è passati da 835 milioni a circa 207 milioni di persone in povertà assoluta. Ovviamente, negli ultimi anni il tasso di riduzione della povertà cinese è diminuito sostanzialmente.

Se si togliessero dall'analisi i miglioramenti conseguiti dalla Cina, ecco che in tutto il resto del mondo la quota di popolazione mondiale che ha superato la soglia di 1,25 dollari al giorno si ridurrebbe fortemente.

Per quanto riguarda l’India le cose sono andate molto peggio: anche se in termini percentuali negli ultimi decenni si è verificata una diminuzione dei poveri dal 60% al 49% del totale della popolazione, in termini assoluti, il loro numero è leggermente salito, passando dai 420 milioni del 1981 ai 455 milioni del 2005.

Nel 2010, invece, si è verificata un'inversione di tendenza, toccando una percentuale relativa alla povertà del 32,7% sul totale della popolazione. Se però si considera il periodo che va dal 1947 al 2010, si scopre che in India il numero dei poveri è quasi raddoppiato (in valore assoluto).

Al di là dei due grandi Paesi asiatici, in generale, l’area che presenta i problemi più gravi in merito alla povertà è l'Africa, con particolare riferimento all'Africa sub-sahariana, in cui la percentuale di popolazione povera è rimasta sostanzialmente invariata nel periodo che va dal 1981 al 2005, collocandosi intorno al 50% del totale.

Siccome la popolazione è aumentata, ciò significa che, da un punto di vista numerico, mentre nel 1981 i poveri dell'Africa sub-sahariana erano poco meno di 200 milioni, nel 2005, se ne contavano circa 380 milioni.

Purtroppo, negli ultimi anni, la situazione non sembrerebbe essere migliorata in modo significativo né per l'India, né per l'Africa.

Nel 2012, erano ancora ben 388 milioni le persone che vivevano al di sotto della soglia di povertà nell’Africa sub-sahariana, un numero che corrisponde al 43% della popolazione, mentre le previsioni per il futuro ci dicono che nel 2035 potrebbero esserci 170 milioni di africani in più in stato di povertà estrema rispetto al 2016.

In India, nel 2014, il Comitato Rangarajan ha calcolato la cifra di 363 milioni di poveri, fissando però il reddito minimo quotidiano individuale a 47 rupie (~ 0,70 dollari) per la città e 32 (~ 0,50 dollari) per la campagna.

Adottando l'indice di povertà multidimensionale dell'Onu, si scopre che sono sufficienti soltanto 8 stati dell’India per superare il numero dei poveri presenti nei 26 Paesi più arretrati dell’Africa: stiamo parlando di un numero d'individui superiore a 420 milioni.

Secondo la FAO, invece, dal 1990 al 2017 il numero di chi soffre la fame nel mondo è sceso da circa un miliardo a 815 milioni, ma nel 2015, per la prima volta negli ultimi 10 anni, l'Onu ha segnalato una preoccupante inversione di tendenza.

Il cambio di rotta è stato confermato anche nei 3 anni successivi, con un incremento complessivo di circa 40 milioni d'individui affamati in più rispetto al 2015, annullando così i lenti e faticosi progressi che erano stati recentemente ottenuti.

Attualmente, l'11% della popolazione mondiale soffre di denutrizione; un dato che sale al 22%, se si considera la corte dei bambini con un'età inferiore ai 5 anni.

Sarebbe davvero curioso comprendere come si possa conciliare un incremento di circa il 5% di persone che soffrono la fame nel mondo con una diminuzione del numero d'individui in povertà estrema. E sarebbe ancor più interessante spiegare il perché un continente così ricco di risorse, come l'Africa, generi una miseria così eclatante... 

Certo è che, da un punto di vista statistico, il numero di poveri dipende da che cosa si assume sia la "povertà". La stessa Banca Mondiale negli anni ha aggiornato i suoi criteri, sia per motivi temporali che spaziali.

Come abbiamo già anticipato, ciò che poteva essere acquistato con un dollaro 20 anni fa, non può essere equiparato a ciò che può essere acquistato oggi con la stessa quantità di denaro; inoltre, al variare dei Paesi del mondo, muta anche il valore soglia entro il quale si diviene poveri, perché le economie della nazioni sono differenti.

Tenuto conto di questi fattori, le ultime direttive adottate fissano il limite di 1,90 dollari come livello minimo per le necessità vitali, ma aumentano il parametro a 3,20 dollari al giorno per i Paesi a medio reddito e a 5,50 dollari al giorno per quelli ad alto reddito.

Per intenderci, un burkinabè, vale a dire un abitante del Burkina Faso, è considerato povero assoluto se guadagna meno di 57 dollari al mese, un russo viene definito povero assoluto se dispone al più di 96 dollari al mese, mentre un italiano rientra nella categoria di povero assoluto se non può spendere più di 165 dollari al mese: scusate se insisto, ma a mio avviso anche in tal caso si sta nuovamente sottostimando la reale misura della povertà.

Ciò nonostante, con questa prudentissima convenzione, i dati più recenti a nostra disposizione in merito alla povertà globale contano 789 milioni d'individui considerati in povertà assoluta (soglia 1,90 dollari al giorno) a cui però vanno aggiunte 900 milioni di persone residenti nei Paesi a medio reddito (soglia aumentata a 3,20 dollari al giorno) e i 678 milioni d'individui dei Paesi ad alto reddito (soglia 5,50 dollari al giorno), per un totale di circa 2,4 miliardi di persone.

Una proposta più "radicale", ed etica, consiste nel considerare come soglia della povertà quel reddito che consente di raggiungere una speranza di vita di 70 anni. Con questo criterio, si ottiene un insieme di 4,2 miliardi di persone in povertà, vale a dire circa il 55% della popolazione mondiale.

Si comprende quindi che la baldanzosa esultanza dovuta alla (presunta) riduzione del numero d'individui in povertà estrema, sia più da attribuirsi ad una questione propagandistica che non alla realtà fattuale sperimentata da miliardi d'individui costretti a sopportare delle condizioni di vita disumane.

Mirco Mariucci

Fonti

  1. No, i poveri nel mondo non sono in aumento. Pagella Politica, 26 gennaio 2017.
  2. Banca Mondiale: 702 mln di poveri, ma per la prima volta meno del 10% della popolazione. Repubblica, 6 ottobre 2015.
  3. Stranezze della crisi, la povertà assoluta nel mondo si sta riducendo (con l’aiuto della Cina). Qui Finanza, 18 settembre 2015.
  4. 1,25 dollari al giorno. Il mondo sotto la soglia. Sbilanciamoci, Vincenzo Comino, 11 settembre 2008.
  5. 10 cose che forse non sai sulla povertà globale. Focus, Eugenio Spagnuolo, 23 settembre 2013.
  6. Vivere con un dollaro al giorno. Nel mondo ci sono 1,5 miliardi di poveri. Corriere Della Sera, 25 luglio 2014.
  7. Nel mondo ci sono 2,2 miliardi di poveri. Avvenire, Daniele Zappalà, 26 luglio 2014.
  8. Nel mondo 2,2 miliardi di poveri. Il rapporto dell'Undp. Vita, Antonietta Nembri, 24 luglio 2014.
  9. Allarme Onu: "Fame nel mondo in aumento". Adn Kronos, 15 settembre 2017.
  10. Africa: le radici della fame. Pressenza, Francesco Gesualdi, 18 marzo 2018.
  11. Un miliardo e mezzo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno. Il Cambiamento, Giovanni Fez, 20 aprile 2015.
  12. Un miliardo e mezzo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno. Pressenza, 20 aprile 2015.
  13. Oxfam: "Una persona su 3 nel Mondo non ha accesso a farmaci essenziali". Repubblica, Sara Pero, 22 settembre 2017.
  14. Nel mondo metà popolazione non ha accesso a sanità. ANSA, 13 dicembre 2017.
  15. La Cina inizia l’anno del cane con la lotta alla povertà. Limes, 21 febbraio 2018.
  16. Come ridurre la povertà in Africa. Notiziario estero, 1 ottobre 2017.
  17. Calcolare la povertà in India è impossibile. Corriere del Ticino, 11 settembre 2016.
  18. India: perché ancora tanta povertà e sottosviluppo?. La Stampa,  Atanu Dey, 4 giugno 2010.
  19. 1,25 dollari al giorno. Il mondo sotto la soglia. Sbilanciamoci, Vincenzo Comito, 11 settembre 2008.
  20. 10 cose che (forse) non sai sull'India. Focus, Eugenio Spagnuolo, 22 agosto 2014.
  21. Africa, Banca mondiale: diminuisce povertà, aumentano i poveri. Aska News, 16 ottobre 2015.
  22. L’Africa cresce ma gli africani si impoveriscono. Rimane la fuga. Voci Globali, Antonella Sinopoli, 23 settembre 2017.
  23. Quanto è povera l’India? Etica Economica, Elisabetta Basile, 5 maggio 2015.
  24. «Povero» il 60% dell’umanità: 4,2 miliardi di persone. Il Manifesto, Massimo Franchi, 23 gennaio 2018.
  25. Aumenta la fame nel mondo, 820 milioni di persone denutrite. Il Sole 24 Ore, Nicola Barone, 11 settembre 2018.
  26. Aumenta da tre anni la fame nel mondo. E la colpa è anche dei cambiamenti climatici. Quotidiano.net, 11 settembre 2018.
  27. Aumenta la fame nel mondo: tra le cause il cambiamento climatico. Wired, Alice Pace, 15 settembre 2018.
  28. Perché nel mondo ci sono ancora 73 milioni di bambine che non possono andare a scuola. Fan Page, 3 settembre 2018.  
  29. 123 milioni di bambini non vanno a scuola. Famiglia Cristiana, 7 novembre 2017.  
  30. Bambini, nel mondo 123 milioni sono fuori dalla scuola: in 10 anni quasi nessun progresso. Repubblica, Anna Maria De Luca, 13 settembre 2017. 
  31. Bambini che non vanno a scuola: più di 100 milioni di schiavi della povertà. Azione a distanza, 1 febbraio 2018.  
  32. Acqua, nel mondo una persona su otto non ne ha l'accesso. Repubblica, 7 dicembre 2016.   
  33. 1 persona su 8 nel mondo senza acqua potabile. Adn Kronos, 6 dicembre 2016.  
  34. La vera emergenza del mondo si chiama acqua (e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi). Linkiesta, Emanuele Bompan e Marirosa Iannelli, 24 marzo 2018. 

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