Il sapere degli Antichi Greci è disponibile sia in formato cartaceo che digitale, anche in download gratuito.

lunedì 15 settembre 2014

Qual è lo scopo della nostra società?


La necessità di un piano per l'umanità.


Nel nostro strano Mondo, viene concesso ad una minoranza di personaggi, noti con il termine di capitalisti, di detenere capitali e mezzi di produzione.

Avvalendosi del fatto che gli esseri umani hanno dei bisogni da soddisfare, naturali o indotti che siano, questi individui realizzano strutture dove producono beni e forniscono servizi mediante la collaborazione forzosa dei propri simili ad essi subordinati, facilmente ottenuta grazie alla potente azione coercitiva d'un ricatto socio-economico.

Il capitalista decide cosa, come e quanto produrre sulla base del mercato, inseguendo l'onda più alta nell'oceano delle possibilità di remunerazione.

Il sistema che ne scaturisce non è organizzato per soddisfare le reali esigenze di tutti gli esseri umani, perché il vero scopo dell'agire è ricavare profitto.

Così facendo, però, se sfamare o curare i poveri non dovesse rivelarsi remunerativo, i poveri moriranno a causa della fame e delle malattie; se produrre sigarette è più redditizio di costruire scuole e strutture sanitarie nei paesi del terzo mondo, i capitalisti preferiranno investire per produrre sigarette; se commercializzare cibo spazzatura permette di realizzare un maggior profitto, la qualità alimentare sarà sacrificata e gli esseri umani si nutriranno in modo dannoso per il loro organismo, con la gran gioia delle multinazionali che potranno vendere un maggior numero di medicinali.

Le distorsioni derivanti da questo approccio appaiono già del tutto evidenti.

All'interno del sistema capitalistico, l'impiego massiccio degli esseri umani nel mondo del lavoro è ritenuto necessario per mantenere in essere il sistema economico stesso, che spinge in modo folle verso un consumo sempre più grande e rapido, pur agendo chiaramente all'interno d'un mondo finito.

Le persone devono lavorare per giustificare l'attribuzione d'uno stipendio, che in seguito dovranno spendere per acquistare beni e servizi troppo spesso appositamente realizzati per essere deperibili o per soddisfare bisogni indotti, futili o dannosi.

Svolgendo le mansioni lavorative necessarie ai capitalisti per realizzare profitto, i lavoratori  annullano il proprio sé, e diventano semplici ingranaggi del sistema economico.

Infatti, le prestazioni lavorative richieste dal capitale non tengono conto delle reali esigenze degli esseri umani perché non sono concepite per essere a misura d'uomo.

Se il capitale ha bisogno di allestire una catena di montaggio per saldare, smerigliare, avvitare... per 8-12 ore al giorno, ecco che nasce il ruolo dell'operaio; se invece ha bisogno di un individuo che sbrighi scartoffie burocratiche per tutto il giorno, allora nascerà l'impiegato...

Si tratta di chiare aberrazioni comportamentali che scaturiscono dalle esigenze del capitale, non dell'essere umano.

Le varie mansioni vengono svolte per un tempo talmente elevato che non consente di vivere la vita.

Nessuno sceglierebbe scientemente di trascorrere 8-12 ore al giorno per 40 anni rinchiuso in una stanza subendo una sorta di carcerazione temporanea, per svolgere mansioni ripetitive, noiose o logoranti se non fosse costretto.

Del resto, per chi non se ne fosse accorto, il sistema economico è amorevolmente concepito per spingere le persone a cercarsi un lavoro da svolgere forzosamente, pena il morire di fame.

Da qui si deduce una grande verità: i lavoratori nella Società Capitalistica altro non sono che dei moderni schiavi.

Nell'attuale società, a pochi è concesso il lusso di vivere di rendita o di arricchirsi sfruttando il lavoro altrui, a molti è concessa la libertà di subordinarsi per sopravvivere, ad altri ancora è lasciata la disoccupazione e l'equa suddivisione della povertà.

Il massimo che il sistema capitalistico è stato in grado di realizzare in termini di società, è sotto gli occhi di tutti: inefficienza, ingiustizia e mancanza di prospettiva sono i termini che meglio la descrivono.

Del resto non c'era altro di meglio d'aspettarsi da una società individualistica, fatta di esseri umani messi in competizione, che sono mossi dallo scopo dell'arricchimento personale.

Il sistema capitalistico nel suo complesso non ha un progetto da attuare per realizzare il benessere della collettività.

Non c'è una visione a lungo termine, né un fine o una meta per l'umanità.

Esiste solo un approccio ideologico fideistico basato sul fatto che le azioni dei singoli attori, in competizione, mossi dal profitto, contribuiscano in qualche modo alla realizzazione d'una società a misura d'essere umano.

L'argomento, soventemente utilizzato a giustificazione della validità della fede verso il capitalismo, è che le ricadute dei processi di accumulazione di una minoranza in cerca di profitto, contribuiscano comunque al raggiungimento del benessere della collettività.

Una tesi difficile da sostenere in un mondo sempre più caratterizzato da povertà, distribuzione iniqua della ricchezza, sfruttamento, guerre e inquinamento ambientale

Le manifestazioni delle distorsioni della società non sono fenomeni casuali fuori dal nostro controllo, ma logiche conseguenze degli assunti di base del sistema economico nel quale viviamo, che in un mondo globalizzato volto all'ideologia neoliberista, non possono dar adito ad alcun dubbio sullo stampo della loro matrice:

se l'1% della popolazione detiene una ricchezza pari al 50% di quella mondiale, se 24.000 persone muoiono di fame ogni giorno, se le condizioni dei lavoratori sono disumane... il merito non può che essere del capitalismo e dell'economia di libero mercato.

L'attuale sistema non tiene conto degli effetti complessivi delle singole azioni degli attori mossi dalla ricerca del profitto.

Accade che la risultante delle dinamiche attuali sia insostenibile a livello ambientale, proprio perché non esiste una visione d'insieme.

Il singolo, pensando solo a se stesso, agisce incurante del fatto che se tutti seguissero il suo esempio, il pianeta Terra potrebbe non essere in grado di sostenere l'azione complessiva.

Eppure, guidati dall'egoismo e dalle scelte scaturite dalle logiche di mercato, continuiamo ad agire come se nulla fosse, incuranti dell'impatto ambientale dovuto alle conseguenze delle nostre azioni.

Gli sforzi lavorativi quotidiani frutto dello sfruttamento di miliardi di esseri umani, non conducono la società ad una meta superiore, perché il sistema non è finalizzato a nient'altro che alla realizzazione del profitto e sfortunatamente il profitto non eleva l'umanità bensì l'annulla.

Il ruolo degli stati nell'ottica neoliberista è ridotto a quello di garante dell'integrità del sistema economico di libero mercato.

Creare le condizioni per l'accumulazione di capitale è la meta, che è stata già raggiunta, ma che vuol sempre essere migliorata.

Saranno le azioni dei capitalisti a modellare il futuro, mossi dal proprio egoistico bisogno d'inseguimento del profitto.

Così come per il lavoro, anche gran parte dell'intelligenza umana, anziché essere impiegata per escogitare soluzioni utili all'umanità, è sprecata per ideare metodi per generare profitto, per stare sul mercato, per vincere la concorrenza... azioni certamente utili dal punto di vista dei capitalisti, ma che non lo sono necessariamente anche per il genere umano.

Come si può considerare tutto ciò il miglior fine per l'impiego dell'intelligenza e del lavoro? Come può essere l'inseguimento del profitto individuale il modo più efficiente per realizzare una società a misura d'essere umano?

Pensare che un progetto per una società che assicuri il benessere della collettività possa in qualche modo scaturire, come per magia, dall'azione scoordinata di esseri umani che agiscono in competizione e che sono mossi da un obbiettivo che non coincide neanche con il benessere di tutti gli esseri viventi, ma con la realizzazione del proprio egoistico profitto, rappresenta la più grande menzogna che possa essere raccontata all'umanità.

La somma del massimo del benessere dei singoli individui all'interno di un sistema scoordinato, competitivo, non coincide con il massimo del benessere che si può ottenere in un sistema coordinato cooperativo, ma è strettamente minore.

Infatti la ricerca del benessere individuale in un sistema competitivo, ostacola al tempo stesso il raggiungimento del benessere ad altri esseri umani.

Una dinamica nota, che accade tipicamente proprio all'interno del sistema capitalistico, dove la ricchezza al di sopra della media di uno, è resa possibile dallo sfruttamento di "n" esseri umani, e dal fatto che "k" individui debbano necessariamente avere una ricchezza al di sotto della media.

Eppure è chiaro, dal momento che siamo tutti esseri umani, che la distribuzione ottimale, ovvero quella che massimizza il benessere collettivo, dovrebbe essere in prima approssimazione quella uniforme.

Non c'è alcun motivo che giustifichi il fatto che un individuo debba vivere nella povertà a causa della sperequazione della ricchezza che si è in grado di realizzare all'interno di un dato sistema sociale.

L'umanità ha bisogno di un'azione coordinata su scala globale, perché i singoli attori non possono agire ognuno secondo i propri obiettivi incuranti degli effetti complessivi.

Se su 10 stati 7 adottassero dinamiche sostenibili per l'ambiente, mentre gli altri 3 no, il pianeta Terra collasserebbe lo stesso.

Un sistema scoordinato, che non tiene conto della risultate complessiva delle azioni individuali, potrebbe impedire di mantenere lo stato sociale di benessere massimizzato perché, pur ammettendo per un istante che sia possibile raggiungerlo, evidentemente non sarebbe in grado di assicurare la certezza della sostenibilità complessiva del sistema stesso.

Se continueremo ad aspettare casuali e sporadiche ricadute di benessere, che si incontrano sulla strada dell'asservimento delle masse sfruttate e oppresse da una minoranza dedita al profitto, molto difficilmente riusciremo a raggiungere il benessere collettivo.

Non possiamo continuare a pensare di poter realizzare una società a misura d'essere umano senza neanche avere un progetto che sia appositamente ideato per quel fine.

L'intelligenza ed il lavoro umano dovrebbero essere utilizzati per ideare, realizzare e migliorare un sistema collettivo sempre più efficiente, il cui unico scopo è quello di prendersi cura del benessere di tutti gli esseri umani, in modo rispettoso dell'ambiente e degli altri membri del regno animale.

Ma per raggiungere realmente l'utopia-razionale d'una società ideale a misura d'essere umano, l'umanità non ha di certo bisogno delle iniziative di un'élite che detiene capitali e mezzi di produzione, sempre intenta ad inseguire egoisticamente il proprio benessere, anche a discapito degli altri; e non ha neanche bisogno di una società che costringe a lottare l'uno contro l'altro per accaparrasi la propria fetta di benessere in un sistema che non è in grado di soddisfare le necessità della collettività, non perché non sia fisicamente possibile farlo, ma perché questo nobile e auspicabile obiettivo esula dai suoi fini.

L'umanità, invece, ha un forte bisogno di un progetto comune, che sia sviluppato su basi razionali, da attuare collettivamente cooperando su scala globale, che tenga conto delle reali necessità degli esseri umani e della limitatezza del pianeta sul quale viviamo.

Mirco Mariucci

2 commenti:

  1. condivido tutto quello che è scritto in questa nota

    RispondiElimina
  2. Mi sembra esposto chiramente. Siamo in tanti a lottare per queste cose. Un caro saluto.
    GATTO ROSSO

    RispondiElimina