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lunedì 20 ottobre 2014

Che tipo di futuro abbiamo in mente per l'umanità?


Sono trascorsi circa 4 miliardi di anni da quanto la vita è comparsa per la prima volta sul pianeta Terra. La storia dell'evoluzione umana inizia da una popolazione di primati stanziatisi nel Rift africano, non più di alcuni milioni di anni fa. Da allora l'intelligenza della nostra specie è aumentata sensibilmente, permettendoci di comprendere le leggi della fisica che regolano l'universo e di esercitare il dominio sugli altri animali. Ma cosa ne abbiamo fatto delle nostre straordinarie capacità?

Mi rattrista vedere quanto ancora la società in cui viviamo sia fortemente caratterizzata da una profonda sofferenza e da un'intollerabile ingiustizia. Anziché vivere in pace combattiamo guerre per il predominio delle risorse. Non stiamo combattendo un nemico comune, lottiamo contro noi stessi, essere umano contro essere umano, l'uno costruisce l'arma che ucciderà l'altro. Potremmo vivere in armonia con l'ambiente, invece stiamo distruggendo l'ecosistema inquinando l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo e il cibo che mangiamo. Con le nostre azioni compromettiamo la nostra stessa salute. Stiamo esaurendo risorse importanti, consumando a ritmi esponenziali materie prime che la Terra ha generato in milioni di anni per produrre oggetti troppo spesso futili e scadenti. Abbiamo a disposizione energia pulita rinnovabile, ma preferiamo produrla da fonti fossili non rinnovabili, contribuendo ad aumentare ancor più un indesiderabile inquinamento ambientale. Non consideriamo tutti gli individui come esseri umani, ma facciamo delle distinzioni in base al colore della nostra pelle o al luogo dal quale proveniamo. Potremmo vivere tutti in condizioni paritarie, invece suddividiamo la ricchezza che siamo in grado di realizzare in modo iniquo. Viviamo in una società fortemente stratificata, dove una minoranza della popolazione sfrutta in modo parassitario il lavoro altrui per raggiungere esclusivamente i propri fini egoistici. Il nostro è un mondo fatto di schiavisti e di schiavi, di padroni e di lavoratori, di ricchi e di poveri. Siamo suddivisi in classi in base al livello che riusciamo a raggiungere nella scala sociale. Non assegniamo il giusto valore alle nostre esistenze, e così ci siamo ridotti alla strenua d'ingranaggi inconsapevoli che si muovono all'interno d'un sistema che non è neanche ideato per realizzare la nostra felicità. Stiamo sacrificando il nostro bene più prezioso, il tempo della vita, sull'altare del lavoro, svolgendo ruoli ripetitivi, alienanti e logoranti. Vivendo all'interno di una società dove la dimensione economica è diventata totalizzante, sperimentiamo una costrizione che contribuisce al manifestarsi di un diffuso malessere psicofisico. Abbiamo smarrito il senso della nostra esistenza, il nostro fine è diventato il denaro. Chiediamo aiuto con la preghiera a degli esseri immaginari, nella vana speranza che possano risolvere i nostri problemi. Per alleviare la sofferenza che ci stiamo infliggendo reciprocamente, ci lasciamo illudere da chi millanta l'esistenza d'un paradiso al di la di questo mondo. Abbiamo modellato una società che è il riflesso della nostra stupidità. Perché lo abbiamo fatto?

Stiamo inseguendo degli obiettivi errati. Ogni nostra singola azione non avviene con lo scopo di contribuire al raggiungimento del benessere dell'umanità, ma per inseguire il profitto. Viviamo in competizione, l'uno contro l'altro, per accaparrarci un po' di ricchezza a discapito della vita degli altri. Ci siamo illusi che lottando per inseguire egoisticamente i nostri obiettivi in modo scoordinato, avremmo in qualche modo contribuito a migliorare la società. Ma non è stato così. La risultante di quelle singole azioni scaturite dal motivatore economico del profitto, ha legittimato lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, l'inquinamento, la guerra e la povertà. Così facendo abbiamo costruito un mondo che sta dimostrando sempre più di non essere a misura d'uomo.

Percepiamo chiaramente le distorsioni dell'attuale società, le subiamo quotidianamente, eppure innanzi alle evidenti ingiustizie, ai problemi ed alle inefficienze assistiamo inermi, apatici e l'unico gesto che siamo in grado di compiere è un'egoistica scrollata di spalle. Sappiamo che la nostra società è in declino, ma non facciamo nulla di concreto per cambiarla. Invece di opporci ci rendiamo complici della legittimazione delle distorsioni della nostra società.

Non ostacoliamo con forza le guerre, non ci rifiutiamo di costruire armi o di far parte degli eserciti. Permettiamo ad una minoranza di esseri umani di sfruttare il lavoro altrui, e anziché combattere gli sfruttatori ringraziamo per la possibilità di essere sfruttati. Tolleriamo una distribuzione fortemente inquina della ricchezza, invece di pretendere a gran voce che venga redistribuita a favore dei poveri e degli indifesi. Continuiamo noi stessi in prima persona a compromettere l'ecosistema, e invece di ridurre il nostro impatto ambientale, seguiamo delle mode stupide, alimentando il consumismo. Non pretendiamo che ci venga riconosciuto il giusto valore del tempo della vita, ma siamo i primi che svendiamo la nostra esistenza al peggior offerente. Non riusciamo a comprendere che i confini esistono solo nella nostra mente, e che non c'è alcuna differenza sostanziale tra gli abitanti della Terra. Ci sfugge che il vero obiettivo non è raggiungere il nostro benessere, ma quello di tutti gli esseri umani. Non ci degniamo di agire in prima persona per migliorare la società, ma deleghiamo agli altri il potere, limitandoci a futili lamentele quando puntualmente viene usato contro la collettività. Perché lo stiamo facendo?

Nasciamo e cresciamo all'interno di un sistema che ci insegna a comportarci in un determinato modo. Veniamo normalizzati. La nostra mente è intrappolata all'interno di gabbie di pensiero che ci dicono che tutto quello che vediamo è normale. Non siamo allenati al pensiero critico ma all'accettazione per fede. Non riflettiamo sui dogmi della società. Ci spiegano che il nostro scopo esistenziale è quello di procurarci il denaro, e così la nostra vita si focalizza sul profitto. Cresciamo a suon d'egoismo, di competizione e di arrivismo. Dobbiamo lottare per risalire la scala sociale. Ma solo in pochi possono farlo realmente, perché all'arrampicata di uno corrisponde la caduta di molti. Per ognuno che possiede al di sopra della media, devono corrisponderne altri che ne hanno al di sotto. Così facendo la massa è costretta ad una vita di subordinazione, di rinunce e di sofferenza. C'insegnano allora che sia normale lavorare per conto d'individui che lucrano profitto sulle nostre spalle, quando invece si tratta d'una palese ingiustizia del tutto evitabile. Crediamo che la dedizione al lavoro sia una nobile ambizione, ma ci nascondono che lavorando sacrificheremo la nostra unica esistenza per soddisfare le esigenze di un mondo malato di profitto. C'inculcano nella mente che premiare il merito sia giusto, quando invece stratifica la società e condanna a soccombere i più deboli. Ci allenano a tollerare la sofferenza e la povertà legittimandone la loro esistenza. Dobbiamo pensare a noi stessi, ignorando le condizioni degli altri. Le storture ed i soprusi diventano l'ordine naturale delle cose. Viviamo nella convinzione che quella attuale sia l'unica società possibile, quando invece è semplicemente una delle peggiori. Anziché istigarci a combattere, a liberare la nostra creatività ed il nostro spirito rivoluzionario per migliorar la società in cui viviamo, cercano di convincerci che non esista alternativa, e che l'unica possibilità sia quella di arrenderci accettando le logiche attuali. Menzogne: tutto ciò può e deve essere cambiato.

Se anziché combattere guerre per il predominio delle risorse, assecondando i fini di profitto d'una élite, le suddividessimo in modo equo tra tutti gli esseri umani. Se la smettessimo di sfruttare i nostri simili per arricchirci, ripartendo il lavoro ed il suo frutto con tutti i membri della società. Se rispettassimo l'ambiente e gli esseri viventi, invece di considerali come meri oggetti per ottenere un fine. Se invece di produrre energia da fonti fossili riconvertissimo la produzione energetica verso fonti pulite e rinnovabili. Se abbandonassimo il consumismo in luogo d'un uso sano e ponderato dei beni che siamo in grado di realizzare, ricordando che essi hanno richiesto il sacrificio dell'inestimabile tempo della vita di altri esseri umani e d'una parte delle risorse a nostra disposizione. Se sostituissimo tutti i prodotti appositamente concepiti per essere deperibili, per rompersi, per non essere riparati o aggiornati con altri durevoli e qualitativamente elevati. Se impiegassimo la tecnologia e l'intelligenza artificiale per sostituire l'uomo nel lavoro e ripartissimo il carico di lavoro umano residuo su tutti gli individui che possono lavorare, minimizzando così la privazione di libertà dovuta dall'asservimento lavorativo. Se invece di farci guidare da una visione individualista miope ed egoistica adottassimo un atteggiamento collettivista, lungimirante e altruistico. Se invece di basare la nostra società sulla competizione, la fondassimo sulla cooperazione. Se invece di suddividere la società in classi, adottassimo un modello che non permette la stratificazione sociale, riconoscendo che esiste un'unica classe, quella degli esseri umani. Se la ricchezza che siamo in grado di produrre venisse ripartita in modo equo, così da soddisfare le esigenze fondamentali di tutti gli esseri umani. Se avessimo l'intelligenza di porre il sistema economico al servizio dell'umanità, e non l'uomo al servizio dell'economia. Se riconoscessimo il suo giusto e smisurato valore al tempo della vita, e restituissimo il tempo necessario alla vera esistenza. Se solo la smettessimo di inseguire il profitto e le sue folli logiche, ed iniziassimo ad inseguire il ben più nobile obiettivo del benessere collettivo. Se invece di illuderci dell'esistenza d'un paradiso ultraterreno, invocando l'aiuto di fantomatiche divinità inesistenti, ambissimo alla costruzione d'un paradiso terrestre, agendo noi stessi in prima persona invece di delegare il potere ad una élite. Se anziché legittimare e subire ingiustizie, inefficienze e storture lottassimo uniti contro di esse, il nostro pianeta potrebbe finalmente diventare un luogo straordinario dove vivere la vita.

Ogni società può cambiare. Possiamo farlo in quanto esseri pensanti. E' una scelta che dipende dalla nostra volontà. Possiamo decidere se continuare sulla vecchia strada o prendere coscienza e stravolgere dalle fondamenta l'attuale società. Abbiamo risorse, conoscenze e capacità per realizzare la nostra Utopia Razionale. Il futuro appartiene all'umanità, che cosa stiamo aspettando? Volgiamo continuare a vivere in una società dominata dall'ingiustizia e dalla sofferenza? Siamo ancora disposti a sperimentare guerre, inquinamento, sfruttamento e povertà?  Fino a che punto vogliamo arrivare? Quanta sofferenza dobbiamo subire? Quante ingiustizie dobbiamo tollerare? Qual'è il livello d'inquinamento ambientale che non saremo più disposti ad accettare? Quante morti evitabili piangeremo ancora? Quanto altro prezioso tempo della vita dovremo sprecare? Che cosa potremmo realizzare con le nostre straordinarie capacità? Che tipo di futuro abbiamo in mente per l'umanità?

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