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sabato 4 ottobre 2014

La crescita? Una falsa soluzione che non ci salverà.


Politici, economisti e banchieri sono tipicamente ancorati all'idea che per risolvere la disoccupazione si debba necessariamente spingere sulla crescita. Con l'attuale paradigma economico sembrerebbero avere ragione (perlomeno in apparenza!). Forzare la produzione ed il consumo di beni e di servizi, significa anche aumentare la richiesta di lavoro. Così facendo si può logicamente sperare di riuscire a tamponare l'emorragia della disoccupazione. Ma i lungimiranti strateghi dediti al profitto stanno commettendo un grossolano errore nelle loro valutazioni, dimenticandosi d'inserire una variabile fondamentale, che invece dovrebbe essere evidente data la sua macroscopica fattura: la sostenibilità ambientale del modello attuale. L'incremento della produzione e del consumo di beni e servizi comporta inevitabilmente, in qualche misura, anche un maggior impiego di risorse, d’energia ed il manifestarsi di un indesiderabile aggravio per quanto riguarda l'inquinamento ambientale. Nell'inseguire l'aumento del PIL l'asservimento degli individui nei confronti del lavoro non viene ridotto, al contrario ne risulta scientemente aumentato. Com'è possibile che queste conseguenze siano considerate utili per raggiungere il benessere degli esseri umani? 

La Terra già da tempo sta lanciando dei segnali importanti. Lo scioglimenti dei ghiacciai, le manifestazioni meteorologiche sempre più violente, la moria di alcune specie di animali rappresentano solamente alcuni dei marcatori fondamentali del mutamento dell'ecosistema, che stiamo stupidamente ignorando. Non si tratta della salute della Terra, no! La Terra non è in pericolo, come solitamente affermano i più distratti. La terra ha resistito per miliardi di anni a potenti collisioni con meteoriti, a devastanti eruzioni vulcaniche ed a violentissimi terremoti. Ha superato incolume catastrofiche inondazioni, lunghe glaciazioni e l'impatto ambientale dei dinosauri. La Terra se la caverà benissimo anche questa volta. Siamo noi invece ad essere in grave pericolo a causa delle nostre azioni, non il nostro pianeta! Siamo ancora noi, che continuando su questa strada, probabilmente non riusciremo a sopravvivere alle conseguenze della nostra stupidità.

In passato la disoccupazione è sempre stata risolta aumentando il paniere dei beni realizzati e dei servizi forniti, quando non è stata appositamente diminuita la durata in vita media dei prodotti commercializzati agendo sotto la spinta delle logiche di profitto. Mentre la produttività aumentava, il consumo doveva diventare sempre più veloce per sostenere l'economia. Questa visione ha portato al manifestarsi di un uso massivo di prodotti usa e getta, ed alla follia dell’obsolescenza programata. Col progredire delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie, i prodotti commercializzati hanno paradossalmente visto diminuire la loro vita media anziché aumentarla. Un fatto concreto, che noi tutti possiamo sperimentare quotidianamente osservando gli elettrodomestici, prodotti scadenti, ideati per sopravvivere solo per il tempo della loro garanzia, che rispecchiano in modo palese le logiche di una società dedita alla strenua ricerca di profitto.

Ma non è solo un paese in crisi che per riprendersi deve crescere. Anche quelle economie che, nonostante inefficienze ed inquinamento, vengono etichettate paradossalmente con il termine di “sane”, sono obbligate a crescere se vogliono rimanere in salute. Ancor peggio oggi il paradigma della crescita per la crescita, spacciata come soluzione magica di ogni male, impera dominante, e nessuno stato è ben che meno intenzionato a rimettere in discussione il proprio modello guardando alla sostenibilità ambientale, invece che al PIL. Eppure è evidente che non possiamo realisticamente pensare che il modello attuale sia estendibile a tutta l'umanità, perché già oggi gli indicatori ambientali, ci mostrano che stiamo vivendo sensibilmente al di sopra del livello di sostenibilità. Se Cina ed India, continuando ad inseguire la crescita del PIL, riuscissero a raggiungere lo standard di vita americano, l’umanità si troverebbe costretta ad affrontare notevoli criticità: l'esaurimento delle risorse non rinnovabili e gli ingenti cambiamenti climatici, metterebbero a dura prova la sopravvivenza del genere umano.

Innanzi alla prospettiva dell'esaurimento del petrolio, dell'eccessivo inquinamento ambientale ed al surriscaldamento globale di origine antropica l'impellente esigenza di un modello alternativo di società, dovrebbe apparire in modo limpido. L'umanità oggi ha fortemente bisogno di una nuova impostazione, che sia concepita per essere sostenibile, da adottare in primo luogo nelle economie cosiddette "avanzate", ed a cascata da poter estendere all'interna umanità. E invece no! Nonostante le evidenti criticità ambientali, la soluzione millantata dai capi di stato recentemente riunitisi al G20, è stata ancora una volta quella d'inseguire la crescita per la crescita!

Ma anche se la disoccupazione venisse ancora una volta risolta con le vecchie logiche, a distanza di qualche anno, il medesimo problema si ripresenterebbe a bussare alla nostra porta, perché in futuro le automazioni e le applicazioni dell'intelligenza artificiale sostituiranno ancor più l’uomo nelle attività lavorative. In passato con l'avvento delle prime automazioni i disoccupati vennero riassorbiti spostando i lavoratori dalla produzione di beni a quella dei servizi. Ma quando le intelligenze artificiali inizieranno a sostituire l'uomo anche in questo settore, e l'automazione dei processi produttivi diverrà ancor più spinta, la vecchia soluzione non potrà più essere attuata. Continuano a riemergere argomentazioni di persone che sostengono che la tecnologia ed il progresso siano nemiche del lavatori, perché gli “rubano” il lavoro. Pura follia. Ci sono a disposizione conoscenze e tecnologie sufficienti per liberarsi dall’asservimento del lavoro, e noi vorremmo seriamente perdere una così ghiotta occasione da poter sfruttare a vantaggio dell'umanità? L'obiettivo di liberare l'uomo dalla costrizione al lavoro, rappresenta un passo fondamentale nel percorso del raggiungimento del benessere collettivo, che deve essere razionalmente perseguito. Altro che nemica dei lavoratori, la tecnologia rappresenta la chiave per liberare l'umanità dall'asservimento lavorativo! Bisogna solamente far attenzione, affinché venga utilizzata in modo opportuno, nell'interesse del benessere collettivo e non del profitto d'una élite, come già accaduto in passato.

Per superare le attuali criticità ambientali, bisogna innanzitutto cambiare la nostra concezione nei confronti dei beni e dei servizi, nonché sulla falsa necessità del lavoro. La vera soluzione passa dal riconoscere che il lavoro dell’uomo è sempre meno necessario, e lo sarà ancor meno, agendo nella giusta ottica. La disoccupazione in Italia, nonostante quel che dica la propaganda di regime, è al 24% (per approfondire si veda qui), eppure abbiamo a disposizione beni e servizi in abbondanza per soddisfare le nostre necessità. Anzi in moltissimi casi, stiamo addirittura iper-consumando utilizzando oggetti usa e getta o deperibili. Se volgiamo sperare di recuperare un minimo di sostenibilità ambientale, bisogna necessariamente migrare dalla produzione di oggetti deperibili e usa e getta, alla realizzazione di oggetti appositamente studiati per durare a lungo, per essere ricaricati, aggiornati e riparati eliminando così tutto il futile e dannoso iper-consumo, tipico dell'attuale epoca capitalistica. Ma per far questo bisogna ripensare il nostro sistema economico, rimettendo in discussione le sue logiche di profitto, perché esso oggi ha fortemente bisogno dell'iper-consumo per esistere. Il lavoro dovrebbe essere reso quanto più possibile automatizzato, e le mansioni residue dovrebbero essere sempre ripartite su tutti gli esseri umani che possono effettivamente lavorare, eliminando così definitivamente anche il falso problema della disoccupazione. E' evidente però, che pur diminuendo l’orario di lavoro individuale, si dovrebbe garantire al tempo stesso un reddito tale affinché l’esistenza degli esseri umani sia degna di essere vissuta. Dal momento che il denaro non è altro che un segno contabile, o meglio ancora, sempre più spesso qualche bit d'informazione memorizzato su di un server d'una banca, non c'è nulla che impedisca di farlo, che non sia relegato a questioni di volontà. Non è neanche detto che per assicurare il miglior accesso ai beni ed ai servizi del nuovo sistema produttivo volto all'efficienza ed alla qualità dei beni realizzati, si debba necessariamente ricorrere al denaro. Se un sistema produttivo è in grado di realizzare beni e servizi in quantità tali da poter essere resi potenzialmente accessibili all'intera umanità, perché dovrebbero essere acquistati? Che cosa c'impedisce di donarli a tutti coloro che ne manifestano la necessità? E' giunta l'ora d'iniziare a riflettere anche su questo tipico dogma della società capitalistica, chiedendoci: il denaro è veramente utile allo scopo del raggiungimento del benessere degli esseri umani? Se immaginiamo che la risposta sia positiva, come può essere impiegato per raggiungere tal fine? Se al contrario riteniamo che la risposta sia no, come possiamo ripensare il nostro sistema economico senza l'utilizzo del denaro?

Aumentando ancora una volta il PIL forse saremo in grado di ridare lavoro per un po’ di tempo ad una quota di lavoratori, ma al tempo stesso avremo aumentato ancor più l'inquinamento e compromesso ulteriormente la sostenibilità ambientale. Se tutti avessero lo stesso numero di automobili degli italiani, forse avremmo risolto temporaneamente il problema della disoccupazione, ma l’aria sarebbe ancora respirabile? E' evidente che non può essere questa la soluzione. Per cercare di risolvere la disoccupazione, non possiamo continuare ad adottare le stesse logiche che in passato hanno causato i problemi attuali, sperando che questa volta gli effetti collaterali non si ripresenteranno. Non esiste una limitazione tecnica, né una questione di mancanza di conoscenze che c'impedisce di risolvere il problema della sostenibilità ambientale o di ridurre l'asservimento lavorativo dell'uomo. Attualmente l'unico ostacolo che ci separa dal diminuire la falsa necessità del lavoro e dall'abbandonare un iper-consumo del tutto inutile e dannoso, è ancora una volta esclusivamente una questione riconducibile al profitto. Eppure è evidente che le vecchie logiche oggi, a causa dell’insostenibilità ambientale, non possono più essere praticate. Ne vale il futuro dell'umanità. Se continueremo ad inquinare l'ambiente nel quale viviamo, fino al punto di stravolgere l'ecosistema e compromettere la nostra salute esclusivamente per inseguire la crescita, mi domando: chi avrà il coraggio di spiegare alle nuove generazioni che tutto ciò è stato fatto per il bene dell'economia e non degli esseri umani?

E' arrivato il momento di dire basta alla ricerca della crescita per la crescita. Non possiamo pensare di risolvere una criticità, quella della disoccupazione, con una soluzione, che in realtà crea un problema ancora più grande, come l'inquinamento e l'insostenibilità ambientale. La Terra sta cercando di dirci che se non rivolgeremo la nostra attenzione alla sostenibilità ambientale, le conseguenze per la nostra specie saranno devastanti. La soluzione della crescita è un falso rimedio che non ci salverà. Ridurre la necessità del lavoro, passando ad una produzione di beni e servizi durevoli che siano qualitativamente elevati, rappresenta una mossa strategica che possiamo attuare fin da subito per intraprendere la strada verso la sostenibilità, prima che un giorno, forse non troppo lontano, ci renderemo conto che sarà davvero troppo tardi. Svincolare l'uomo dall'asservimento del lavoro attraverso la tecnologia, è un obiettivo ambizioso chiaramente volto al benessere dell'umanità, che alla luce delle attuali conoscenze scientifico-tecnologiche si sta rivelando sempre meno utopico. La riconversione da oggetti deperibili ad oggetti durevoli, non comporterà un aumento, ma una diminuzione del PIL, in concomitanza ad una riduzione della necessità del lavoro, che le vecchie logiche economiche non sarebbero in grado di gestire. Da qui la necessità di ripartire il lavoro residuo su tutti gli esseri umani per risolvere definitivamente il problema della disoccupazione, cogliendo l'occasione per automatizzare i processi produttivi, in modo da combattere la fondamentale battaglia per liberare l'uomo dall'asservimento al lavoro. Da qui la necessità d'ideare un nuovo sistema economico, non necessariamente vincolato all'uso della moneta, che sia in grado di rendere attuabile l'automatizzazione del sistema produttivo di beni e servizi, e che renda accessibili a tutti gli esseri umani il frutto del proprio lavoro, in modo equo. Non abbiamo bisogno di crescere per mantenere in essere l'attuale sistema economico, ma d'ideare una soluzione che sia in grado di realizzare una società sostenibile, che assicuri ricchezza e libertà per tutti gli esseri umani. 

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