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venerdì 26 febbraio 2016

Leucippo e Democrito: i padri dell'atomismo.



Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


L'Atomismo è una corrente filosofica che identifica i costituenti ultimi della realtà con delle particelle non ulteriormente divisibili che si muovono e interagiscono nel vuoto.

Si potrebbe pensare che una teoria così profonda sia stata concepita in un'epoca moderna, ma in realtà ebbe origine 2500 anni fa. 

Con l'Atomismo gli antichi Greci raggiunsero la massima espressione della ricerca filosofica naturalistica iniziata dai membri della scuola di Mileto.

Coloro che raggiunsero questa vetta del pensiero sono noti alla tradizione con i nomi di Leucippo e Democrito.

A proposito di Leucippo si sa così poco che perfino Epicuro, che fu un seguace di Democrito, ne mise in dubbio l'esistenza; Aristotele però lo cita testualmente, il che rappresenta una prova convincente a sostegno della tesi opposta.

Il luogo che diede i natali a Leucippo è incerto: per alcuni sarebbe Mileto, per altri Elea e per altri ancora Abdera. Pare che fosse più giovane di Parmenide, allievo di Zenone, maestro di Democrito e contemporaneo di Empedocle e Anassagora. 

La tradizione identifica Leucippo come il fondatore delle teorie atomistiche che successivamente furono riprese e sviluppate da Democrito. 

Ma spesso i due pensatori vengono citati insieme, e pare che le opere di Leucippo siano state attribuite a Democrito, il che complica le cose a tal punto da rendere estremamente difficile separare il loro pensiero. 

Per quanto appena detto, ho deciso di trattali insieme, riferendomi genericamente ad essi come atomisti, riservandomi di evidenziare le differenze tra le visioni di questi pensatori quando possibile.

Per nostra fortuna Democrito, al contrario del suo maestro, rappresenta una figura storica dai contorni ben più definiti.

Nacque ad Abdera, nel -460, ed ebbe una vita lunghissima: a detta di alcuni commentatori mori ultracentenario.

Già in giovane età manifestava i tratti caratteristici caricaturali dei grandi pensatori. 

Orazio racconta di quando una mandria pascolò indisturbata nei campi che Democrito era stato incaricato di controllare danneggiandone il raccolto, mentre egli era assorto nei suoi pensieri e la sua mente vagava lontano.

Da giovane era solito rinchiudersi in una piccola casetta campestre che aveva anche la funzione di stalla; pare che un giorno vi rimase all'interno in compagnia di un bue, senza nemmeno accorgesi della sua presenza.

Visse tra gli agi e, quando il padre venne a mancare, preferì rinunciare ad una parte dell'eredità pur di riceverla in contanti, in modo da potersi dedicare totalmente allo studio e ai viaggi.

Fu uno scrittore decisamente prolifico che redasse più di 50 opere. Nei suoi scritti spaziò dalla matematica alla morale, dallo studio dei poeti al linguaggio, dalla medicina agli animali.

Ma il vero scopo della sua ricerca consisteva nel trovare un'unica spiegazione causale delle manifestazioni del mondo fisico. Per questo aspetto Democrito può essere considerato il “padre della fisica”. 

La risposta non tardò ad arrivare e fu una concezione materialistica, deterministica e meccanicistica del mondo: l'atomismo. 

È ragionevole pensare all'atomismo come al risultato del superamento delle criticità inerenti la visione filosofica di Parmenide e Zenone.

Con Leucippo e Democrito la contrapposizione eleatica tra essere e non-essere fu ricondotta dal livello logico a quello fisico. A tal fine gli atomisti definirono l'essere come il pieno e il non-essere come il vuoto.

Il pieno, però, non è formato da un tutt'uno compatto e indivisibile, bensì da un elevatissimo numero di minuscoli corpuscoli che, presi singolarmente, risultano invisibili all'occhio umano, pur avendo dimensioni finite.

Se questi elementi si potessero suddividere all'infinito in parti sempre più piccole finirebbero per dissolversi nel nulla; per questo, ad un certo punto, il processo deve arrestarsi. Ciò che rimane è detto atomo, ovvero un “indivisibile”.

Gli atomi, che per gli atomisti sono infiniti, conservano le caratteristiche dell'essere parmenideo: sono pieni e indivisibili, eterni, immutabili e incorruttibili.

Così come l'Essere di Parmenide, i costituenti della materia sono indistruttibili, esistono da sempre e continueranno ad esistere per sempre.

Ma questi atomi, intesi come pieno, necessitano di uno spazio da riempire, nel quale potersi collocare e muovere.

Per questo il vuoto, anch'esso infinito, costituisce una realtà necessaria e originaria tanto quanto gli atomi. 

Per gli atomisti il non-essere, cioè il vuoto, esiste come esiste l'essere e diviene il contenitore dell'essere, una sorta di spazio da riempire con degli atomi che, a loro volta, non contengono il vuoto e per questo sono impenetrabili ed indivisibili. 

Se immaginiamo un panetto di burro talmente denso da non contenere spazi vuoti, allora comprendiamo che nessun coltello sarebbe in grado di tagliarlo, perché non troverebbe spazi in cui poter penetrare. 

E così quel panetto sarebbe infinitamente duro e indivisibile, esattamente come gli atomi concepiti da Leucippo e Democrito.

Ed ecco che in questo modo il pieno e il vuoto diventano i costituenti fisici della realtà.

Ciò che differenzia gli atomi si riduce a caratteristiche di tipo quantitativo, e non qualitativo come avveniva, ad esempio, nei Semi di Anassagora. 

Gli Atomi non differiscono per la loro natura, bensì per forma e dimensioni. Le variazioni di questi due parametri danno origine a una infinità di tipologie di atomi.

La nascita e la morte delle cose deriva dall'unione e dalla disgregazione degli atomi; la diversità e il mutamento, dall'ordine e dalla posizione che questi corpuscoli assumono nello spazio.

Ne consegue che tutti gli altri oggetti non sono altro che il risultato dell'aggregazione di questi componenti elementari. 

Per comprendere questa concezione si possono paragonare gli atomi alle lettere dell'alfabeto che, a seconda della loro disposizione, danno origine a parole e concetti distinti.

Ma a differenza delle lettere di un testo, che sono statiche, gli atomi sono intrinsecamente dotati di un movimento spontaneo ed incessante.  

Originariamente questi corpuscoli si muovevano in modo casuale in uno spazio vuoto infinito, nel quale si urtavano e rimbalzavano come palle da biliardo, un po' come nella moderna teoria cinetica dei gas.

Nell'illimitato vuoto spaziale per Democrito si perdevano i punti di riferimento: «Non esiste basso né alto, né centro né ultimo, né estremo». 

Questo incessante movimento, che avveniva senza direzioni privilegiate né riferimenti, avrebbe prodotto dei vortici, dai quali si sarebbero formati infiniti mondi. 

Alcuni di essi non hanno né il Sole né la Luna, altri invece ne hanno molti; ogni mondo ha sempre un inizio e una fine, e può distruggersi collidendo con altri che, a loro volta, avrebbero continuato a generarsi e dissolversi per l'eternità. 

Nell'antichità si rimproverava agli atomisti di ricondurre tutto al caso; ciò è testimoniato anche dal celebre passo di Dante che, nella Divina Commedia, definisce Democrito come colui «Che 'l mondo a caso pone».

In realtà gli atomisti furono dei veri deterministi, convinti che tutto accadesse secondo leggi naturali. Leucippo è noto per aver sostenuto che «Nulla avviene a caso, ma tutto secondo ragione e necessità».

Una delle maggiori innovazioni rispetto ad Anassagora consiste proprio nel tentativo di fornire una spiegazione meccanicistica di questi vortici senza dover ricorrere all'intervento ordinatore di un agente esterno intelligente.

Per gli atomisti se le forme atomiche sono incompatibili, incontrandosi, si respingono; se sono complementari, si aggregano.

Un'altra critica fu quella di non aver dato una spiegazione a proposito delle condizioni iniziali dell'universo. Essi, infatti, assunsero in modo arbitrario l'esistenza del vuoto infinito e di una quantità infinita di atomi dotati di un movimento incessante.

Ciò in realtà fu un merito più che una colpa. Quando s'inseguono a ritroso le cause, il rischio è di perdersi in un regresso all'infinito. 

Certamente la creazione del mondo può essere attribuita ad un creatore, ma anche in questo caso del creatore non si forniscono spiegazioni.

Se ci chiedessimo chi ha creato il creatore? La risposta potrebbe essere un creatore del creatore e così via all'infinito; ma si potrebbe anche sostenere che il creatore sia increato. 

Se ne deduce che la causalità deve iniziare da certe condizioni iniziali che a loro volta non sono soggette alla causalità.

Gli atomisti arginarono queste criticità supponendo l'universo increato e descrivendo le condizioni di funzionamento in modo meccanicistico a partire da una data configurazione iniziale. 

In questo modo mostrarono che l'esistenza di un creatore non era strettamente necessaria; al suo posto sarebbe potuto esistere lo stesso universo.

A loro avviso, non vi era neppure uno scopo nell'universo, ma solo atomi le cui dinamiche erano dettate da leggi meccaniche.

Il logico e filosofo Bertrand Russell sostiene che da questo punto di vista gli atomisti «Furono senza dubbio più scientifici dei loro critici», e che «le loro teorie si avvicinarono alle moderne concezioni più di ogni altra propugnata nell'antichità». 

Le obiezioni a cui gli atomisti furono tenuti a rispondere non terminano qui, così come le loro risposte. 

Se le qualità degli atomi sono determinate solo quantitativamente da forma, grandezza e disposizione, com'è possibile che noi percepiamo le cose qualitativamente?

Perché una rosa rossa e profumata, che è soltanto un aggregato di quantità, noi la percepiamo come un insieme di qualità? 

La risposta degli atomisti è che non tutte le qualità sensibili sono oggettive, cioè appartengono effettivamente a ciò che le genera in noi.

Forma, durezza, numero e movimento rientrano nel dominio dell'oggettività; il resto non può che ricondursi all'effetto dell'aggregazione degli atomi: freddo, caldo, sapore, odore, colore, sono qualità sensibili provocate da essi ma che non gli appartengono.

Ciò significa che per gli atomisti la qualità non è altro che un epifenomeno delle caratteristiche quantitative che sono proprie degli atomi. 

Il lettore sarà certamente divertito da questa spiegazione, ma forse resterà stupito dal fatto che essa sussista effettivamente per i colori, che non esistono in natura, e invece sono soltanto il nostro modo di distinguere le varie lunghezze d’onda della luce visibile. 

Un oggetto che ci appare rosso, non è tale perché i suoi atomi sono colorati di rosso; gli atomi non hanno colore. Ciò che noi vediamo è la frequenza che un corpo emette dopo esser stato colpito dalla luce, che complessivamente è bianca, in quanto somma di tutte le frequenze dello spettro visibile.

Se un oggetto che viene colpito assorbe tutte le frequenze e le riemette tutte, allora ci appare bianco; se non ne riemette alcuna, allora ci appare nero; in tutti gli altri casi assume un colore intermedio: viola, blu, verde, giallo, arancione, rosso, marrone e così via.

Ma gli atomisti non conoscevano di certo le onde elettromagnetiche, eppure erano in grado di fornire una spiegazione su come l'informazione delle qualità venisse trasmessa a distanza.

Gli oggetti, che a noi appaiono immobili, sono costituiti da atomi intervallati da vuoto, i quali si muovo incessantemente. A causa di questo moto, da ciascun oggetto si staccano di continuo delle “immagini”, che gli antichi greci chiamavano “eidola”.

Questi flussi, che sono composti da aggregati di atomi invisibili, conservano la conformazione dell'oggetto dal quale effluiscono e, in questo modo, la trasportano. 

Quando un individuo viene investito da questi flussi, gli aggregati di atomi, che formano le immagini, raggiungono gli organi di senso del soggetto percepente. E così danno luogo alle sensazioni, che dipendono dal tipo di forma trasportata.

Gli urti tra gli eidola e gli organi di senso si propagano fino all'anima, andando a formare l'immagine sensibile. 

Anche l'esperienza del mondo fisico veniva trattata meccanicamente, perché, in ultima analisi, le sensazioni si riducevano al contatto con gli atomi che provenivano dalle cose.

Secondo Democrito gli esseri viventi sono dotati di un'anima e anch'essa è composta da atomi, così come il resto della materia. Ulteriori caratteristiche peculiari degli esseri viventi sono il respiro e il calore.

La forma degli atomi dell'anima, quindi, doveva render conto di questi aspetti; Democrito scelse una sfera poiché suscettibile della massima mobilità che, a sua volta, è tipicamente associata alla generazione di calore.

Data la loro volatilità, i costituenti dell'anima devono essere continuamente reintegrati per mezzo della respirazione; al contrario, quando la respirazione cessa, ha luogo la morte, che è caratterizzata dall'immobilità e dalla freddezza. 

Perfino il pensiero è ridotto a un movimento di atomi che avviene nell'anima. Gli eidola possono anche essere interpretati come una sorta di "motore" esterno in grado di imprimere il moto all'anima e, in questo modo, indurre il pensiero.

Ovviamente Democrito non credeva nella religione popolare e argomentò anche contro il Nous di Anassagora.

A suo avviso perfino gli dei sono fatti di atomi, esattamente come gli esseri umani, ma essi, contrariamente all'opinione comune, non interagiscono affatto con gli uomini. 

Queste prese di posizione, neanche a dirlo, gli fecero guadagnare l'etichetta di “ateo”. 

Democrito avanzò anche una spiegazione atomistica riguardante la riproduzione che consentiva di spiegare le somiglianze tra genitori e figli: il seme è costituito da atomi che provengono da tutte le parti del corpo e, in questo modo, conservano e trasmettono le forme.

Come abbiamo ampiamente avuto modo di comprendere, alla base di questa concezione filosofica l'atomo assume una posizione centrale. 

Eppure l'atomo in sé è talmente piccolo da sfuggire ai sensi, ma non all'intelletto, per mezzo del quale l'uomo può coglierne l'esistenza. Ciò pensava Democrito.

Per una simile presa di posizione egli potrebbe apparire come un razionalista, ma questa definizione non è propriamente adatta alla sua figura.

Democrito non disconosce totalmente i sensi come Parmenide, che aveva relegato la conoscenza sensibile a “mera illusione”; al contrario, gli attribuisce una valenza reale, e il fatto che non negò il moto ne rappresenta una prova, ma al tempo stesso affermò la limitatezza della loro efficacia. 

L'uomo è dotato dei sensi, ma la conoscenza che da essi ne deriva è superficiale, ingannevole e contrastante.

Le sensazioni possono mutare da uomo a uomo, o perfino nello stesso uomo al modificarsi delle circostanze, il che non le rende di certo adatte per stabilire un criterio di verità assoluto.

Inoltre, quando la realtà si assottiglia, e s'inizia ad indagare i suoi elementi costitutivi, i sensi perdono totalmente di efficacia. Da quel momento si esce dal dominio della conoscenza sensibile, per entrare in quello della ragione. 

E laddove falliscono i sensi l'intelletto trionfa: per mezzo di esso è possibile cogliere la struttura ultima del mondo, che è fatta di vuoto e di atomi con il loro movimento incessante. 

Per Democrito la vera conoscenza sfugge ai sensi, perché risiede al di là delle apparenze sensibili, ma è a portata della ragione umana che può indagare anche l'invisibile.

Egli afferma: «Per convenzione il dolce, per convenzione l'amaro, per convenzione il caldo, per convenzione il freddo, per convenzione il colore, secondo verità gli atomi e il vuoto». 

Da un punto di vista storico, le prime prove in favore della teoria atomista iniziarono a trovarsi a distanza di ben oltre 2000 anni dall'epoca in cui vissero Leucippo e Democrito. 

Agli inizi del XIX secolo, John Dalton rielaborò la teoria di Democrito, fondando la moderna teoria atomica, e riuscì a spiegare alcuni fenomeni chimici. L'ottenimento di foto e video degli atomi è cosa davvero recente. 

Ma con la scoperta dell'elettrone, che avvenne verso la fine dell'Ottocento, fu dimostrato che l'atomo in realtà era divisibile, essendo a sua volta composto da particelle ancora più piccole dette "subatomiche". E così la teoria atomica dovette essere riveduta.

Da un certo punto di vista, ciò che gli Atomisti ottennero fu più un discorso legato alla logica che all'esperienza empirica. 

Leucippo stava cercando di conciliare gli argomenti di Parmenide con i fatti evidenti del moto e dei cambiamenti; Democrito risolse i sottili paradossi di Zenone contrapponendo alla divisibilità infinita dello spazio geometrico l'indivisibilità dello spazio fisico, che trovava un limite invalicabile nell'atomo. 

All'epoca concordavano tutti sul fatto che non ci potesse essere moto nel pieno, il che è falso, dal momento che può avvenire un movimento ciclico al suo interno.

Ma per i Greci antichi sembrava che l'alternativa consistesse o nel mondo immobile di Parmenide o nell'accettazione del vuoto. La scelta cadde sulla seconda opzione. 

Parmenide argomentava che se si ammette l'esistenza del vuoto, allora il vuoto non sarebbe più il nulla ma qualcosa e quindi non sarebbe stato il vuoto;

in questo caso gli atomisti ignorarono l'argomento sostenendo che dal momento che il moto era evidente il vuoto avrebbe dovuto esistere per consentirgli di avvenire.

Il vuoto degli atomisti non è tanto da intendersi come esistenza del non-essere ma più propriamente come mancanza di materia, ovvero una posizione priva di corpo. Un concetto che si avvicina alla nostra concezione di "spazio".

Ma la moderna fisica quantistica ci rivela un fatto assai sorprendente: neanche il vuoto è realmente vuoto.

Secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg è impossibile misurare con un'accuratezza infinita alcune coppie speciali di grandezze fisiche dette coniugate. Tra queste, energia e tempo, ma anche posizione e velocità.  

Supponiamo, per assurdo, che lo spazio vuoto non abbia alcuna forma di energia. Allora in questo spazio potrebbe esistere una particella senza massa con energia e velocità entrambe nulle. 

Ma questo significa che si potrebbero conoscere delle coppie di grandezze coniugate con un errore pari a zero, violando il principio di Heisenberg. 

Quindi lo spazio "vuoto" ha una qualche forma di energia non nulla, che i fisici chiamano energia di punto zero.

Ciò porta anche a considerare l'esistenza di fluttuazioni quantistiche, vale a dire mutamenti temporanei nello stato di energia dello spazio vuoto, che avvengono in perfetto accordo con il principio di indeterminazione di Heisenberg

Il vuoto è pensato come una sorta di equilibrio dinamico ottenuto mediante particelle di materia e di antimateria che appaiono ed annichiliscono con un tempo inversamente proporzionale alla propria energia.

L'esistenza di un'energia non nulla associata al vuoto è alla base dell'effetto Casimir, previsto nel 1947 e confermato sperimentalmente successivamente. 

L'energia del vuoto è presente ovunque nello spazio, anche quando privo di materia ed è per questo che possiamo affermare che il vuoto, in realtà, è un falso vuoto. 

Ma Democrito non si occupò soltanto di questioni naturalistiche. Degno di nota è il suo contributo nel campo dell'etica. Questa, però, non ha alcun legame con la visione atomistica del mondo. 

Ciò rappresenta una testimonianza del processo di separazione della scienza della natura dalla scienza dell'uomo, che porterà al costituirsi della ricerca naturalistica come disciplina a sé, distinta dalla filosofia.

L'etica di Democrito perde quel tipico carattere greco di rispetto nei confronti della legge della Polis, per assumere una connotazione personale. 

Egli si rivolge al singolo e alla ricerca del suo bene più che a quello della comunità socio-politica. Il bene più alto per l'uomo è la felicità. Per questo aspetto Democrito divenne noto anche come il "filosofo del riso". 

La felicità non deriva dalle ricchezze o dal possesso di beni materiali, e neanche dal prestigio e dal potere, ma da una vita retta e dalla misura delle passioni: «Saggio è colui che non si lamenta per le cose che non ha, ma sa apprezzare quelle che ha».

La ragione e la cultura erano mezzo altresì importanti per raggiungere la gioia, perché senza di esse non si sa godere né della vita né si è in grado di superare il timore della morte.

L'etica di Democrito si allontana dall'edonismo: la felicità non è una prerogativa del corpo ma dell'anima sola; la gioa è di tipo spirituale e non ha a che fare con il piacere: «La felicità non consiste negli armenti e neppure nell’oro; l’anima è la dimora della nostra sorte». 

L'obiettivo è raggiungere la tranquillità dell'animo, rifuggendo da passioni eccessive. Democrito ignorava il sesso perché, a suo avviso, annebbiava la coscienza mediante il piacere.

Il bene e il vero sono comuni a tutti gli uomini, mentre il piacere varia da individuo a individuo; perciò non può essere un bene in sé. Il criterio di scelta del piacere sottostà alla bellezza.

La guida morale diviene il rispetto verso se stessi: «Non devi aver rispetto degli altri uomini più che per te stesso, né agir male quando nessuno lo sappia più che quando lo sappiano tutti; ma devi avere per te stesso il massimo rispetto e imporre alla tua anima questa legge: non fare ciò che non si deve fare».

Ed è qui che si basa e si contraddistingue il valore e la dignità di ogni singolo individuo, per il quale la morale si fa legge tramite se stessa mediante il concetto del rispetto verso se stessi.  

Tuttavia Democrito riconosceva il valore dello Stato, affermando che non esistesse nulla di meglio di un buon governo, poiché dalle sue sorti dipendono quelle dei suoi cittadini.

La forma di governo preferita da Democrito era la democrazia, che egli contrapponeva alla tirannide come la libertà nei confronti della schiavitù. È meglio vivere povero e libero in una democrazia che ricco e servo in un'oligarchia, sosteneva.

Ma a sua avviso, probabilmente doveva esistere anche un'altra forma di schiavitù: quella del matrimonio. Questo era da lui condannato poiché fondato sulle relazioni sessuali che diminuivano il dominio dell'uomo su se stesso.

A quanto pare aveva in odio le donne, e non desiderava neppure avere dei bambini, perché il successo della loro educazione era del tutto incerto ed inoltre erano d'ostacolo alla filosofia.

Evidentemente la preoccupazione più grande di Democrito consisteva nel salvaguardare le condizioni che consentivano di dedicarsi alla ricerca. 

Ed infatti, il modello che più sembra conciliarsi con l'etica di Democrito è quello di uno studioso intento a perseguire le proprie indagini in tranquillità e libertà.

Una libertà che si riflette anche in un altro notevole tratto dell'etica democritea, nota con il nome di Cosmopolitismo.

E non c'è frase più adatta a compendiare quest'ultimo tratto del suo pensiero di quella da lui stesso asserita:

«Al saggio tutta la Terra è aperta, perché patria di un'anima bella è il mondo intero».

Mirco Mariucci

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Fonti:
  • Storia della filosofia antica, di Giuseppe Cambiano.
  • Storia della filosofia, di Nicola Abbagnano.
  • Storia della Filosofia occidentale, di Bertrand Russell.
  • Leucippo su Wikipedia
  • Leucippo su Filosofico
  • Democrito su Filosofico
  • Democrito su Filosofico
  • Atomismo su Wikipedia

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