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mercoledì 1 giugno 2016

La vita di Aristotele: l'erede diseredato.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tra i più noti e influenti discepoli di Platone, tanto da esser considerato uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, possiamo annoverare un certo Aristotele. 

Filosofo, biologo, nonché fondatore della logica, si contraddistinse per l'innovazione, la vastità e l'influenza del suo pensiero.

Fu uno scrittore davvero prolifico. Chi si è divertito a contare la lunghezza complessiva delle sue opere afferma che ammontino, per la precisione, a 445.270 righe.

Aristotele nacque a Stagira (-384, -322), una piccola cittadina della penisola Calcidica situata nel nord della Grecia. Il padre, Nicomeo, era medico e amico di Amita III, re dei macedoni.

Rimasto orfano in giovane età, fu allevato da un tutore, suo anziano parente, che però, non appena compì 17 anni, lo spedì a studiare ad Atene presso l'Accademia di Platone, dove rimase per ben 20 anni, ovvero fino alla morte del suo maestro.

Aristotele era un allievo tra i più promettenti e ben presto si contraddistinse per capacità speculative e indipendenza di pensiero. Durante la sua lunga permanenza nell'Accademia svolse addirittura l'attività d'insegnante. 

Era il perfetto continuatore intellettuale di Platone, colui che meglio di chiunque altro avrebbe potuto assumere la direzione della scuola. 

E forse Aristotele rimase al fianco del maestro anche perché intimamente aveva maturato la speranza di poterne ereditare la cattedra. 

Ma alla morte di Platone il nepotismo prevaricò sul merito. Speusippo, nipote del grande filosofo ateniese, divenne il direttore dell'Accademia e così il sogno di Aristotele si dissolse nel nulla.  

Aristotele avrebbe dato all'Accademia un indirizzo di pensiero che Platone evidentemente non approvava.

Secondo Diogene Laerzio Platone avrebbe affermato: «Aristotele mi ha calpestato come i puledri calpestano la loro madre quando li ha messi al mondo».

Eppure non c'è motivo di dubitare del rispetto che Aristotele nutrisse per il suo maestro, pur attuando una critica risoluta ed indipendente in ambito filosofico, com'è giusto e doveroso che sia per il progresso del pensiero. 

Comunque sia, l'erede intellettuale di Platone era stato diseredato. Deluso dalla vicenda, Aristotele si allontanò dall'Accademia e non vi fece più ritorno. 

Trascorse i successivi 3 anni ad Asso, nella Troade, una zona dell'Asia minore, dove Ermia, il tiranno di Atarneo, aveva messo a disposizione degli accademici una sede.

In quel luogo Erasto e Corisco, due discepoli platonici, avevano fondato una comunità politico-filosofica, alla quale probabilmente Aristotele contribuì tenendo i suoi primi insegnamenti autonomi.

Successivamente si spostò ancora per stabilirsi a Mitilene, dove sposò la figlia (c'è chi dice fosse la nipote) del tiranno Ermia, il quale morì per opera dei Persiani.

L'ordine con cui avvennero questi eventi non è ben chiaro dalle fonti a nostra disposizione; di certo Aristotele e sua moglie Pitia ebbero due figli. 

In questo periodo Aristotele entrò in contatto anche con Teofrasto che divenne suo discepolo; il legame che si formò tra i due fu così significativo da spingere Aristotele a fare testamento in suo favore.

Ma la svolta decisiva nella vita di Aristotele dove ancora arrivare. 

Nel -342 fu convocato dal re di Macedonia Filippo per diventare tutore del figlio Alessandro, allora tredicenne, ma che di lì a pochi anni sarebbe passato alla storia come Alessandro Magno.

Il motivo dell'incarico è presto detto. Il nome di Aristotele era già grande, e suo padre aveva prestato servizio alla corte dei Macedoni qualche decennio prima; in più vi era la garanzia dell'amicizia che il filosofo aveva instaurato con Ermia, a sua volta in buoni rapporti con Filippo.

Ciò che avvenne tra Aristotele ed il giovane Alessandro, purtroppo, non è ben noto. 

C'è chi sostiene che la convinzione di Alessandro della superiorità della cultura greca e della possibilità di poter dominare il mondo dipendano dall'influenza di Aristotele; altri che l'operato del filosofo non sortì alcun effetto sul principe a causa della sua testardaggine. 

Di certo, non influirono tutti quegli insegnamenti che erano in netto contrasto con le ambizioni di un giovane principe che nel giro di pochi anni avrebbe fondato un vastissimo impero centralizzato.

Sappiamo che Aristotele era di tutt'altra opinione: il suo stato ideale si ispirava alle città-stato greche e non avrebbe dovuto superare i 100.000 cittadini; inoltre egli predicava la dottrina etica del “giusto mezzo”, che mal si concilia con le manie di grandezza di un imperatore.

Mentre per quanto riguarda il rispetto per la cultura ateniese, si può far notare che era una cosa comune nelle dinastie dell'epoca, ben attente a non essere considerate "barbare".

Se tutto ciò è vero, resta ben poco al presunto influsso aristotelico. 

Non appena Alessandro succedette a suo padre, che era stato assassinato, Aristotele tornò ad Atene (-335 circa) e con lui il suo amico Teofrasto.

Dal punto di vista storico-filosofico, l'azione del giovane re, oltre alla morte e alle sofferenze dovute alla sua megalomania, sortì l'effetto positivo di conservare l'intera tradizione ellenica, impedendo che andasse perduta (lascio al lettore il giudizio sugli altri punti di vista).

Per quanto riguarda Aristotele, invece, il legame con il potente imperatore fu senz'altro positivo, poiché lo pose in una posizione tale da poter disporre dei più eccezionali mezzi di studio e di ricerca dell'epoca.

Ed è proprio in quel periodo che Aristotele fondò la sua rinomata scuola, il Liceo, e scrisse la maggior parte delle sue opere. 

Un po' come accadde per l'Accademia, l'origine del nome di questa scuola è dovuto al luogo dove venivano tenute le lezioni: un ginnasio dedicato ad Apollo Licio (Lykeios). 

La scuola di Aristotele, oltre ad un grande edificio ed al giardino, era formata da una passeggiata caratteristica detta “peripato”, che consisteva in un viale nel quale studenti e professori passeggiavano discutendo.

Da ciò derivò una seconda denominazione per la scuola: Peripato, appunto. 

Più che ad un moderno liceo, il Peripato di Aristotele somigliava ad un'università, con centinaia di studenti che vivevano nel campus. Secondo l'usanza pitagorica, gli studenti conducevano vita comune.

Vi erano dipartimenti di ogni genere, sia scientifici che umanistici, ed un'enorme biblioteca, che fece da modello per quella costruita successivamente ad Alessandria d'Egitto. 

Così come per i pitagorici, vi erano due tipi di pubblico: i matematici, letterali “apprendisti”, a cui erano destinate le conoscenze esoteriche o “interne”, e gli acusmatici, semplici “uditori” che avevano accesso solo ad un sapere essoterico o “esterno”.

Secondo la definizione di Aristotele gli acusmatici si limitavano a sapere “che”, mentre i matematici non si accontentavano e volevano sapere il “perché”.

Le lezioni venivano tenute secondo un preciso ordine: la mattina era dedicata alle conoscenze più impegnative destinate ai membri della scuola; di pomeriggio, invece, Aristotele teneva delle conferenze divulgative aperte al pubblico dei “non addetti ai lavori”.

Le materie d'interesse pubblico riguardavano aspetti come la politica e la retorica, ed erano esposte in forma dialogica letterariamente interessante; le dottrine private vertevano su questioni filosofiche e su discipline più astratte, come la metafisica e la logica. 

Gli studenti più anziani e caparbi aiutavano il fondatore della scuola tenendo dei corsi.

Quando nel -323 Alessandro Magno morì, ci fu un'insurrezione della fazione nazionalista contro i partigiani filo-macedoni del re.

Aristotele decise di allontanarsi prontamente da Atene «Per evitare che gli Ateniesi commettessero un secondo crimine contro la filosofia», ovvero che gli facessero fare la fine del povero Socrate, magari accusandolo di essere una spia al servizio dei macedoni.

Trovò rifugio a Calcide, nell'isola di Eubea, in una proprietà ereditata da parte della madre. Una malattia però lo colpì allo stomaco e così, nell'anno successivo al suo trasferimento, la morte andò a trovarlo.

Il legame creatosi con Teofrasto nel corso della sua vita fu così forte che quando Aristotele fece testamento gli affidò biblioteca, opere originali e lo designò perfino come successore alla guida del Liceo, a scapito d'illustri filosofi dell'epoca. Questa volta l'amicizia prevaricò il nepotismo.

Nel testamento Aristotele lo invita anche, se possibile, a prendersi cura dei suoi figli e dell'attuale compagna, Erpillide, che egli aveva conosciuto dopo la morte della sua prima consorte e dalla quale ebbe un altro figlio. 

Per ultimo, chiese che i suoi resti fossero sepolti insieme a quelli della moglie Pitia, così com'era stato desiderato da entrambi quand'erano in vita.

Aristotele segnò la fine del periodo creativo del pensiero greco; trascorsero quasi 2000 anni prima che il mondo vedesse fiorire un altro pensatore considerato al suo pari.

In questa fase la Chiesa Cattolica contribuì senza alcun dubbio al declino della filosofia, precipitando l'umanità nell'oscurità del pensiero.

Nel corso di questi secoli bui, l'autorità di Aristotele divenne quasi pari a quella della Chiesa, trasformandosi in una sorta di ostacolo al progresso.

Chiunque avesse voluto muovere un passo avanti nel campo della scienza, della filosofia o della logica, avrebbe dovuto iniziare attaccando una qualche dottrina aristotelica.

Mirco Mariucci

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Fonti 
  • Il diavolo in cattedra, di Piergiorgio Odifreddi.
  • Storia della filosofia antica, di Giuseppe Cambiano.
  • Storia della filosofia, di Nicola Abbagnano.
  • Storia della Filosofia occidentale, di Bertrand Russell.
  • Storia del pensiero scientifico e filosofico, di Ludovico Geymonat

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