lunedì 11 aprile 2016

L'eclatante menzogna della crescita come panacea di tutti i mali della società.


Con questo breve saggio intendo smentire con la forza della ragione quei millantatori che presentano la tesi del "creare più lavoro facendo crescere l'economia" come se fosse una panacea per tutti i mali della società.

La crescita del PIL, e il relativo aumento dei consumi, forse risolveranno temporaneamente la crisi occupazionale, ma di certo incrementeranno anche l'impatto ambientale e condanneranno gli esseri umani ad un lavoro totalizzante.

E tutto ciò dovrebbe accadere in un mondo con un ecosistema già fortemente compromesso, dove i lavoratori devono sacrificare 8 ore al giorno della propria unica esistenza per il lavoro, bene che vada, a prescindere dalla propria volontà.

Ma che senso ha far crescere l'economia se poi questa crescita non si traduce in un maggior tempo libero, in un minor inquinamento ambientale o in un qualche incremento di felicità per l'umanità?

domenica 3 aprile 2016

Pitagora e Mondrian, un ponte tra arte e matematica.

Bozzetto dell'opera Pitagora e Mondrian, vincitrice del concorso
Tracce Giovanili d'Arte tenutosi a Gubbio il giorno 02/04/2016

Che cos'è quest'opera? Platone avrebbe sostenuto che si tratta soltanto di una copia imperfetta di alcune forme ideali, uniche e perfette, che popolano un mondo sovrasensibile: l'Iperuranio. 

A suo avviso il mondo sensibile è un inganno, pura illusione, perché l'unica vera realtà è al di là dei sensi e può essere scorta soltanto mediante la ragione.

Per questo avrebbe duramente condannato me e mio fratello, in quanto autori dell'opera intitolata Pitagora e Mondrian, e tutti gli altri artisti del mondo.

Qualche anno più tardi, però, Aristotele avrebbe replicato che la sostanza di un'opera d'arte contiene sia la materia che la forma, che quindi diventano immanenti, ovvero fanno parte del mondo sensibile e non dell'Iperuranio, riabilitando così ciò che usualmente chiamiamo realtà.

Dal suo punto di vista l'arte non sarebbe da condannare ma da lodare, in quanto espressione della creatività dell'artista che conferisce realtà alla sostanza, donando alla materia una certa forma.

Quest'opera in particolare incarna parte dell'essenza di Pitagora e di Mondrian; da Mondrian deriva lo stile e da Pitagora il noto teorema che gli viene storicamente attribuito, probabilmente a torto.

venerdì 25 marzo 2016

Platone tra matematica, logica e cosmogonia.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Pur non essendo un matematico, Platone nei suoi scritti esibisce una grande padronanza delle più avanzate conoscenze matematiche dell'epoca.

All'ingresso della scuola di Platone, l'Accademia, c'era scritto «Non entri chi non è Geometra». 

E non poteva essere altrimenti, dato che egli poneva la geometria tra le discipline fondamentali per la formazione di un buon filosofo.

Conosciamo anche un celebre motto attribuito da Plutarco a Platone, che recita: «Dio geometrizza sempre».

Tutto ciò a ulteriore testimonianza della centralità di questa branca della matematica nella filosofia platonica.

Cerchiamo quindi d'illustrare il sapere e i contributi di Platone nell'ambito della logica, della matematica e della geometria, partendo però dalla descrizione della cosmogonia platonica.

Platone: l'anima immortale, la dottrina dell'anamnesi e il mito di Er.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tra gli aspetti degni di menzione della filosofia platonica possiamo annoverare la concezione dell'anima e la relativa dottrina dell'anamnesi. 

Storicamente la distinzione dualistica tra spirito e materia trae origine dall'ambito religioso. Ciò che lo spirito rappresenta per la cultura moderna, nell'antichità veniva concepito come anima distinta dal corpo.

Gli orfici si proclamavano figli del cielo e della terra, dai quali sostenevano che derivassero rispettivamente l'anima e le carni. A loro avviso il corpo era visto come una “tomba” dell'anima. 

Platone cerca di esprimere in linguaggio filosofico un'analoga teoria, ma l'anima immortale viene impiegata per risolvere una spinosa questione inerente l'apprendimento.

Quelle vipere dalla lingua biforcuta dei sofisti - mi riferisco in particolare ai membri della corrente Eristica sviluppatasi successivamente alle scuole di Protagora e Gorgia - avevano sostenuto che la ricerca della conoscenza fosse impossibile.

giovedì 24 marzo 2016

Platone: la dottrina delle idee e il mito della caverna.



Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


La dottrina delle idee è certamente la parte più nota e influente di tutto il pensiero platonico.

In essa vi si possono ritrovare dei tratti parmenidei, per quanto riguarda le disquisizioni intorno all'essere, ma anche delle tinte orfico-pitagoriche, per il tono religioso con cui Platone tratta la realtà, l'approccio alla matematica e alla musica. 

Il risultato del sincretismo tra la logica di Parmenide e il misticismo di Pitagora è una sintesi potente, e di rara bellezza, in grado di soddisfare sia l'intelletto che il sentimento religioso. Ecco perché ebbe un grande successo nel corso della storia.

lunedì 21 marzo 2016

Le avventure della vita di Platone.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tra tutti i filosofi antichi, medioevali e moderni, Platone è di gran lunga il più influente. Insieme a Socrate, di cui era discepolo, e al suo allievo, Aristotele, gettò le fondamenta del pensiero filosofico occidentale.

Dico ciò non solo perché riprese e sviluppò in modo originale la concezione filosofica socratica, ma anche perché lo stesso Aristotele deriva largamente dal pensiero di Platone e, da un punto di vista storico, la filosofia e la teologia dei cristiani furono molto più platoniche che aristoteliche, almeno fino al 13-esimo secolo.

Platone (-428, -347 circa) nacque ad Atene in una famiglia di antica nobiltà, proprio nelle prime fasi della guerra del Peloponneso che vide come protagoniste Atene e Sparta con i rispettivi alleati. 

Il padre, Aristone, vantava nell'albo degli antenati Codro che, secondo la leggenda, fu l'ultimo re di Atene; la madre Perictione discendeva da una famiglia anticamente imparentata con il famoso legislatore e poeta ateniese Solone.

Probabilmente ricevette un'educazione tradizionale combinando ginnastica e musica; secondo Aristotele entrò in contatto con Cratilio, un discepolo di Eraclito, e quindi con la dottrina eraclitea.

Si dice che il suo vero nome in realtà sia un altro, e quello a noi noto gli venne attribuito da un lottatore di Argo, suo insegnate di ginnastica.

L'utopia di Platone: tra totalitarismo, classismo, eugenetica e pseudo-comunismo.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


In molti hanno sentito parlare dell'utopia di Platone, ma solo in pochi si sono preoccupati di approfondirla in dettaglio.

Chi si avvicina per la prima volta all'argomento ne resterà certamente colpito, se non inorridito: totalitarismo, propaganda, classismo, eugenetica e una sorta di comunismo, fanno tutti parte del suo Stato ideale. Cerchiamo di capire il perché.

lunedì 29 febbraio 2016

Il sapere di Socrate: il primo martire del libero pensiero.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Non è soltanto la religione ad avere i suoi martiri, ma anche la filosofia. Socrate, infatti, può essere considerato il primo martire del libero pensiero.

E non stiamo parlando di un perfetto sconosciuto, bensì di uno tra i più noti esponenti della tradizione filosofica occidentale.

Per comprendere quali furono gli insegnamenti di questo grande filosofo, e perché fu condannato a morte, cercheremo di ripercorrere brevemente la sua vita fino al momento in cui la cicuta affidò alla storia la grandezza del suo pensiero.

Socrate (-470; -399) nacque e visse ad Atene dalla quale si allontanò solo in tre occasioni per compiere il suo dovere di soldato. 

Durante le campagne militari si contraddistinse per coraggio e resistenza fisica; si dice che marciasse senza scarpe né mantello anche in pieno inverno.

In verità, era noto anche per il suo aspetto fisico. Chi lo conosceva concordava sul fatto che fosse bruttissimo: aveva un naso corto e tozzo ed una grande pancia. Era più brutto di tutti i Sileni dei drammi satirici.

domenica 28 febbraio 2016

Zenone di Elea e i paradossi sul movimento e la molteplicità.



Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Se volessimo individuare il padre dei paradossi potremmo identificarlo con Zenone di Elea (-489; -431). 

Della vita di questo pensatore si sa ben poco. Fu discepolo e amante di Parmenide, a cui venne in soccorso inventando una serie di ragionamenti con l'intento di confutare le tesi in contrasto con quelle del suo maestro.

Per il suo modo di argomentare, Plutarco lo definì «lingua biforcuta». Una lingua che Zenone non esitò a mozzare con i propri denti per sputarla in faccia al tiranno che, dopo aver ottenuto il dominio della città di Elea, lo aveva arrestato e messo sotto tortura in quanto cospiratore. 

Aristotele, invece, lo definì niente di meno che lo scopritore della dialettica.

I paradossi sono dei ragionamenti che ci sembrano corretti ma che portano ad una contraddizione, oppure, che ci appaiono contraddittori ma che, viste le conclusioni, devono essere accettati.

Il matematico Odifreddi li definisce come degli: «argomenti sorprendenti, perché poco probabili ma molto credibili, o molto probabili ma poco credibili».

sabato 27 febbraio 2016

Anassagora di Clazomene, l'Intelletto ordinatore, la Luna e i suoi abitanti.



Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Anassagora di Clazomene (-499; - 428) era il figlio di un uomo ricco e nobile. Crescendo, maturò un interesse così forte per lo studio della natura e la filosofia che cedette l'eredità paterna ai familiari, in modo da potersi dedicare interamente alla ricerca.

La tradizione lo descrive come un pensatore assorto nelle sue speculazioni ed estraneo ad ogni attività pratica. Egli sosteneva con orgoglio che lo scopo della sua vita consistesse nel «Contemplare il Sole, la Luna e il cielo». 

Si guardò bene dal prendere parte alle attività politiche. Per questa scelta gli rinfacciarono di non avere a cuore la sua patria, al che egli rispose: «Della mia patria m'importa moltissimo» indicando con una mano il cielo.

Verso il -462 partì alla volta di Atene, dove rimase per circa 30 anni e vi introdusse per primo la filosofia.  

È probabile che sia stato invitato da Pericle, fortemente impegnato nel rinnovamento politico della città e nell'acculturamento dei suoi cittadini. 

È noto che negli anni della permanenza ad Atene, Anassagora strinse un legame d'amicizia con Pericle e ne divenne perfino il maestro.

Ma quando il noto statista invecchiò, i suoi oppositori politici iniziarono ad accusare quanti gli erano vicino per fare terra bruciata intorno a lui e delegittimarlo.

Tra questi Fidia, grande scultore e architetto dell'epoca che sovraintendeva il cantiere del Partenone (voluto da Pericle), fu accusato d'impossessarsi di parte dell'oro destinato alla costruzione delle statue.

Il pretesto per infamare Anassagora fu individuato nella sua filosofia. Egli sosteneva che la Luna fosse un corpo terroso e il Sole una pietra incandescente.

Empedocle di Agrigento, l'Amore e l'Odio plasmano il mondo.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Oltre Pitagora, vi fu un altro grande personaggio dell'antica Grecia che riunì in sé le figure di scienziato, filosofo, medico, profeta e mago: il suo nome era Empedocle. 

La terra che gli diede i natali verso il -492 è Agrigento, situata nella zona meridionale della Sicilia. 

Pur appartenendo ad una famiglia ricca e nobile, simpatizzava per la fazione democratica tanto da prender parte attivamente alle loro lotte politiche.

In gioventù, oltre alla politica, si dedicò anche alla scienza ma in età più tarda divenne una sorta di santone. Quand'era ancora in vita, arrivò a parlare di sé come di un dio:

venerdì 26 febbraio 2016

Leucippo e Democrito: i padri dell'atomismo.



Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


L'Atomismo è una corrente filosofica che identifica i costituenti ultimi della realtà con delle particelle non ulteriormente divisibili che si muovono e interagiscono nel vuoto.

Si potrebbe pensare che una teoria così profonda sia stata concepita in un'epoca moderna, ma in realtà ebbe origine 2500 anni fa. 

Con l'Atomismo gli antichi Greci raggiunsero la massima espressione della ricerca filosofica naturalistica iniziata dai membri della scuola di Mileto.

Coloro che raggiunsero questa vetta del pensiero sono noti alla tradizione con i nomi di Leucippo e Democrito.

Gorgia: la retorica e il potere della persuasione.



Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Gorgia nacque in Sicilia a Leontini (oggi Lentini) intorno al -483 e morì ultracentenario a 109 anni.

Discepolo di Empedocle e contemporaneo di Parmenide, fu uno dei retori più illustri del suo tempo.

Viaggiando per le città dell'antica Grecia riscosse un grande successo facendosi apprezzare come retore finissimo ed eloquente.

La sua fama crebbe a tal punto da indurre la propria città natale a inviarlo come ambasciatore ad Atene per risolvere un conflitto che era in atto con Siracusa.

Era talmente abile nell'esercizio della retorica, e sicuro di sé, da dirsi in grado di rispondere a qualunque domanda gli avessero avanzato.

Praticando l'insegnamento dell'arte oratoria in cambio di denaro, diventò talmente ricco da potersi addirittura permettere di erigere una statua d'oro al dio Apollo a Delfi.

giovedì 25 febbraio 2016

La saggezza di Protagora: l'uomo è misura di tutte le cose.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Protagora (-486; -411) nacque ad Abdera, in Tracia. All'età di 30 anni iniziò a dedicarsi all'insegnamento della retorica. La sua lunga attività lo condusse nelle varie città dell'antica Grecia. 

Soggiornò più di una volta ad Atene, dove venne a contatto con numerose personalità illustri. Tra queste, Euripide e Pericle che lo incaricò di redigere la legislazione della nuova colonia panellenica di Thurii.

Platone ritrae Protagora come un uomo di mondo, pieno d'anni e d'esperienza, magniloquente e vanitoso, la cui preoccupazione nelle discussioni era di ottenere un successo personale anche al costo di sacrificare la verità.

Si dice che una volta istruì alla legge un giovane e promettente allievo di nome Euatlo. 

Quest'ultimo aveva pattuito con il maestro di versare immediatamente la prima metà dell'ingente somma necessaria per pagare le lezioni, e di corrispondere la seconda parte non appena avesse vinto la sua prima causa.

Le lezioni terminarono, il tempo passava ed Euatlo, non avendo vinto alcuna causa, poiché non ne aveva mai fatte, continuava furbescamente a non pagare Protagora.

mercoledì 24 febbraio 2016

I sofisti e l'arte della retorica.


Il carattere della Sofistica nell'antica Grecia.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


A partire dalla metà del V secolo prima della presunta nascita del mito di Gesù, Atene divenne il centro culturale dell'antica Grecia.

Dopo la vittoria contro i Persiani a Salamina nel -480, seguirono 50 anni di pace che consentirono alle città di Atene e Sparta di potenziarsi e primeggiare. 

Ma con il potere politico-economico crebbero anche la reciproca ostilità e la brama di supremazia sull'intera Grecia che condussero al disastro della Guerra del Peloponneso. 

Prima che ciò avvenisse, Atene raggiunse il suo massimo splendore.

giovedì 4 febbraio 2016

Pitagora di Samo e il segreto della setta dei pitagorici.

Pitagorici riuniti per celebrare il sorgere del Sole (Fëdor Bronnikov, 1869)

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Pitagora di Samo (-570; -495) è la figura più poliedrica, stravagante e controversa della storia del pensiero occidentale, ma allo stesso tempo anche la più nota e influente. 

Fu astronomo, matematico e scienziato, politico, mistico e taumaturgo. 

Le notizie su Pitagora oscillano tra realtà e leggenda al punto che alcuni studiosi hanno addirittura messo in discussione la sua esistenza.

Per quanto ne sappiamo, nacque nell'isola di Samo e fu scolaro di Ferecide e Anassimandro. C'è chi sostiene che fosse figlio di un uomo facoltoso di nome Mnesarco, altri che suo padre fosse il dio Apollo.

Si dice, ma non è certo, che viaggiò in Egitto e Babilonia dove apprese parte della sua sapienza. Infine si stabilì a Crotone, nella Magna Grecia, dove fondò la sua scuola.

Quella di Pitagora più che una scuola fu, allo stesso tempo, una setta mistico-religiosa, una comunità scientifico-filosofica e un partito politico aristocratico che, sotto questa veste, governò alcune città dell'Italia meridionale. 

I membri della setta venivano iniziati e dovevano sottostare a precise regole, alcune delle quali davvero stravaganti...

venerdì 29 gennaio 2016

Parmenide di Elea: il razionalista che negò il movimento e la molteplicità.

Rappresentazione dell'Essere secondo la concezione metafisica parmenidea.

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Parmenide (- 515; - 450) nacque nella Magna Grecia, più precisamente ad Elea, oggi localizzata nella contrada Piana di Velia, in provincia di Salerno. Della sua vita si hanno poche notizie.

Fu l'iniziatore della corrente di pensiero detta eleatica e probabilmente fondò una scuola. Stando a quanto ci riferisce Platone, sembra che negli anni della vecchiaia intraprese un viaggio alla volta di Atene, nel corso del quale ebbe modo di conoscere Socrate in giovane età.

Il pensiero di Parmenide ci giunge mediante la sua unica opera: un poema in esametri intitolato Sulla Natura, composto da un Proemio e un'ulteriore trattazione suddivisa in due parti, ovvero La via della Verità e La via dell'Opinione.

All'interno di quest'opera il filosofo narra di un viaggio immaginario che lo conduce alla dea della giustizia Dike, colei che possiede la chiave per la sapienza. 

Ed è proprio grazie a Dike che Parmenide viene iniziato alla verità, ma non si tratta di una rivelazione: la dea, infatti, gli fornisce soltanto una serie di indicazioni ed effettua dei ragionamenti mediante i quali il filosofo può escludere i metodi fallaci che ingannano gli uomini e li allontanano dal vero. 

In questo modo Parmenide può definire la sua filosofia e procedere a valutare le opinioni dei mortali in modo da fornirne la “corretta” interpretazione.

Ma qual è questa Verità alla luce dalla quale rileggere il mondo? E soprattutto: com'è possibile raggiungerla?

Contrariamente al senso comune, Parmenide afferma che la molteplicità e i mutamenti della mondo fisico sono pura illusione.

La vera conoscenza può essere raggiunta soltanto attraverso l'uso della ragione, perché i sensi sono illusori e ingannatori.

E la ragione ci porta ad affermare l'esistenza di un'unica realtà, la realtà dell'Essere: unico, immutabile, immobile, eterno, ingenerato, immortale, finito ed omogeneo.

giovedì 7 gennaio 2016

Eraclito di Efeso: la logica dell'unità dei contrari e la metafisica dell'eterno fluire.

Rappresentazione artistica della dottrina eraclitea dell'eterno fluire.

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Eraclito di Efeso (-535; -475) è stato uno dei maggiori pensatori presocratici.

Nacque in una famiglia aristocratica ed era un discendente di Androclo, il fondatore di Efeso, ma ad Eraclito non interessavano né la fama, né il potere, né la ricchezza.

Nonostante avesse diritto al titolo onorifico di basileus, che nella Grecia antica indicava una sorta di re-sacerdote che si occupava degli ambiti religiosi, vi rinunciò.

Il Re di Persia, Dario, lesse il suo libro e lo invitò a corte promettendogli grandi onori, ma il filosofo rifiutò, rispondendo che chi insegue la miserabile follia di placare l'insaziabilità dei sensi e dell'ambizione del potere è condannato a restare lontano dalla Verità.

Si guadagnò l'inimicizia degli Efesini, quando riuscì a convincere il tiranno Melancoma a deporre il potere, abdicando per andare a vivere nei boschi ad aperto contatto con la natura.

Visse in solitudine: prima in un tempio ionico dedicato alla dea Artemide situato nella città di Efeso; poi, nell'ultima parte della sua vita, sui monti, adottando una dieta strettamente vegetariana.

Ma l'aneddoto più stravagante riguarda la sua morte.

domenica 20 dicembre 2015

Essere o avere? Il valore delle cose e degli esseri umani.


Tratto dal saggio L'illusione della libertà, disponibile in download gratuito al seguente indirizzo.

Camminando per una via affollata, ci si può facilmente accorgere di un fatto curioso:

molte persone indossano capi d'abbigliamento sostanzialmente identici.

Ripetendo l'esperimento a distanza di qualche mese, ancora una volta molti dei passanti vestiranno in modo del tutto simile.

Anche l'anno successivo avverrà la stessa identica cosa, sebbene gli indumenti non saranno più quelli dell'anno precedente, bensì dei modelli differenti.

Eppure è chiaro che la funzione di un paio di scarpe sia esattamente la stessa a distanza di un anno.

Nonostante questa evidenza lapalissiana, molti evitano d'indossare un capo d'abbigliamento comunemente utilizzato l'anno precedente e sono propensi ad acquistare dei nuovi modelli, per quanto i vecchi in loro possesso siano ancora in piena efficienza.

Di questi individui si dice che seguono la moda.

giovedì 26 novembre 2015

Anassimene di Mileto e il soffio che genera la vita.

Rappresentazione artistica della concezione dell'archè secondo la filosofia di Anassimene.

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Anassimene di Mileto (-586; -528), più giovane di Anassimandro e quasi certamente suo discepolo, è il terzo in ordine cronologico di quel gruppo di filosofi naturalisti che, a partire da Talete, incentrarono i loro studi attorno alla ricerca dell'archè, cioè il principio unico di tutte le cose, da cui tutto proviene, dal quale dipendere il funzionamento dell'universo e a cui tutto tornerà. 

Ritratto di Anassimene di Mileto.
È noto che scrisse alcune opere, ma di esse ci giunge un solo frammento, che è il seguente:

«Come l'anima nostra, che è aria, ci sostiene, così il soffio e l'aria circondano il mondo intero.»

Pretendere di ricostruire la sua filosofia basandoci su queste due righe è chiaramente impossibile, ma per fortuna si può ricorrere a testimonianze successive ed indirette del suo pensiero, tra le quali l'opera di Ippolito Confutazioni delle eresie.

Anassimene realizza una sorta di sintesi tra le concezioni filosofiche dei suoi predecessori.

martedì 24 novembre 2015

Il reddito d'esistenza e le strepitose conseguenze per l'umanità



Tratto dal saggio L'illusione della libertà, disponibile in download gratuito al seguente indirizzo.

Chiamatemi pure folle, utopista o visionario, ma io non riesco a concepire una società che non assicuri a tutti benessere, uguaglianza e libertà.

Mi rattrista il fatto che questa semplice ma potente idea sia ancora ben lungi dal suo compimento.

Viviamo in una società dove per sopravvivere si deve guadagnare denaro, e per farlo, la maggior parte degli individui sono obbligati a subire i ricatti dei detentori di capitale.

Ma allora, come possiamo dirci liberi, se siamo costretti a doverci asservire ad altri esseri umani?

E soprattutto, come si può parlare di libertà, se dobbiamo sacrificare la maggior parte del tempo della vita a causa di una moderna forma di schiavitù, quella del lavoro, che è figlia delle esigenze distorte di un mondo malato di profitto?

All'interno della Società Capitalistica, per molti la libertà si riduce alla possibilità di poter scegliere da chi essere sfruttati tra coloro che a loro volta sceglieranno di sfruttarli, non prima di averli sottoposti a degli appositi test-psicoattitudinali.

Già, perché oggi la possibilità di essere sfruttati per guadagnarsi un reddito per sopravvivere dipende dall'esito di uno stupido test meritocratico.

Una prassi degna del peggior darwinismo sociale.

lunedì 23 novembre 2015

Anassimandro di Mileto e la storia dell'idea più rivoluzionaria, coraggiosa e portentosa del pensiero umano.


Rappresentazione artistica della concezione dell'archè secondo la filosofia di Anassimandro.

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Anassimandro di Mileto (-610; -546) è il secondo filosofo, in ordine cronologico, tra quei pensatori dell'antica Grecia appartenuti alla Scuola di Mileto, noti anche come «Filosofi della natura».

Fu discepolo di Talete e si occupò anch'egli del tema comune a tutti i membri di quella scuola, vale a dire la ricerca di un'unica sostanza primigenia che regola l'universo e ne fornisce il sostegno, dalla quale tutto proviene e tutto tornerà: l'archè.

Bassorilievo di Anassimandro conservato al Museo Nazionale Romano.
Probabilmente si tratta di una copia romana dell'originale greco.
E' la sola immagine di Anassimandro rimasta dall'antichità.

Fu proprio Anassimandro per primo a parlare della sostanza unica in termini di archè, una parola che può essere tradotta dal greco con i termini «principio» e «origine».

Quando si cerca di ricostruire il pensiero di un individuo vissuto più di 2500 anni fa, si incorre in molte difficoltà. Spesso le opere originali sono andate perdute, e se siamo fortunati ci sopraggiungono alcuni frammenti.

Anassimandro non fa eccezione, infatti, di tutta la sua opera, disponiamo di un solo frammento originale che è il seguente:

«Principio delle cose che sono è l’illimitato… donde le cose che sono hanno la generazione, e là hanno anche il dissolvimento secondo la necessità. Infatti esse pagano l’una all’altra la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo».

domenica 18 ottobre 2015

Talete di Mileto e la nascita della filosofia occidentale.

Rappresentazione artistica della concezione dell'archè secondo la filosofia di Talete.

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


In molti si saranno chiesti che cos’è e di che cosa si occupa la filosofia, ma in pochi avranno trovato una risposta soddisfacente.

Non c'è da stupirsi, definire la filosofia è già di per sé un problema filosofico. 

Come suggeritoci da Bertrand Russell, nel suo celebre saggio Storia della filosofia occidentale: 

«la filosofia è un qualcosa di mezzo tra la teologia e la scienza. Come la teologia, consiste in speculazioni riguardo alle quali non è stata finora possibile una conoscenza definita; come la scienza, si appella alla ragione umana piuttosto che alla autorità, sia quella della tradizione che quella della rivelazione; tutte le nozioni definite, direi, appartengono alla scienza; tutto il dogma, cioè quanto supera le nozioni definite, appartiene alla teologia. Ma tra la teologia e la scienza esiste una Terra di Nessuno esposta agli attacchi di entrambe le parti; questa Terra di Nessuno è la filosofia».

Molte delle questioni che attirano le nostre menti non hanno ancora ricevuto una risposta soddisfacente, e non è detto che rientrino nel dominio di competenza della scienza (si pensi ad esempio all’etica e alla morale).

Ed è così che la filosofia diviene necessaria, ammesso che non si voglia credere che le risposte possano giungerci, come per magia, dalle presunte rivelazioni di esseri metafisici di dubbia esistenza; per quello ci sono le religioni.

martedì 13 ottobre 2015

Il libero pensiero salverà l'umanità?


Tratto dal saggio L'illusione della libertà, disponibile in download gratuito al seguente indirizzo.

«Mostrare la realtà così com’è veramente, e non come viene
presentata dal potere, costituisce la sovversione più autentica.
Solo la verità è rivoluzionaria». (Jean-François Brient)

Nonostante gli innegabili successi ottenuti in ambito scientifico-tecnologico e le centinaia di migliaia di saggi colmi di profonde riflessioni filosofiche, ciò che gli esseri umani sono complessivamente in grado di realizzare si palesa negli orrori dell'odierna società.

La specie che si reputa la più intelligente del regno animale, quella che ha addirittura la presunzione di autodefinirsi con toni rafforzativi Homo sapiens sapiens, manifesta un misto di egoismo, odio, ignoranza e stupidità, oltre a una chiara assenza di sensibilità, e con le proprie scelte comportamentali sta inscenando delle dinamiche che distruggeranno se stessa, non prima di aver causato ingiustizie e sofferenze a non finire.

Si pensi alla follia delle guerre combattute per conto di una élite dedita al profitto o agli attentati condotti in nome di un dio che non c'è; ai furti e agli omicidi, agli stupri e alla pedofilia, al razzismo e al classismo;

ma anche a un detestabile sfruttamento dell'uomo sull'uomo; a un lavoro che quando c'è o è precario o è totalizzante, e quindi non consente di vivere la vita in libertà e con serenità;

all'inquinamento che causa numerose malattie, oltre che essere concausa, assieme a un iper-consumo futile ed evitabile, di un progressivo allontanamento dalla sostenibilità ambientale;

alle inutili sofferenze riservate agli animali allevati e uccisi per cibarsi delle loro carni, nonostante non sia indispensabile ai fini di una dieta sana ed equilibrata.

per non parlare dell'avidità e dell'egoismo, in un mondo dove una minoranza ha accumulato così tanto in eccesso da non sapere neanche cosa farsene della propria ricchezza, mentre migliaia di persone ogni giorno soffrono e muoiono per cause connesse alla povertà.

lunedì 21 settembre 2015

Le ferie e l'illusione della libertà



Tratto dal saggio L'illusione della libertà, disponibile in download gratuito al seguente indirizzo.


Anche quest'anno le ferie sono finite e puntualmente i lavoratori ricominciano a servire i loro padroni.

Solo in pochi vorrebbero rientrare al lavoro, eppure tutti lo fanno, nonostante quell'azione sia contraria ai loro più intimi desideri. 

Accade come se le persone agissero sotto l'effetto di un potente sortilegio, grazie al quale il sistema riesce a manipolare così a fondo il pensiero, da riuscire a convincere la massa che sia giusto e normale sacrificare il tempo della vita per un lavoro caratterizzato da modalità tutt'altro che compatibili con la natura umana, il cui scopo è ben lungi da svolgere una vera funzione di utilità sociale, in quanto distorto dall'inseguimento del profitto a cui è subordinato.

La vera funzione del lavoratore dipendente è quella di generare utili per conto di una minoranza d'individui parassitari, che possono permettersi di vivere nel lusso grazie al sacrificio esistenziale di chi non vede alternative all'ingurgitare il boccone al veleno della propria schiavitù.

Il come e il perché tutto ciò avvenga passa in secondo piano rispetto agli utili aziendali.