domenica 31 luglio 2016

Senofane di Colofone e la critica agli uomini che creano gli dei a propria immagine e somiglianza


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Senofane di Colofone (-570; -475) fu il precursore, se non il fondatore, della scuola filosofica eleatica.

Ionio di nascita, dovette trasferirsi - pare per motivi politici - nell'Italia meridionale, dove trascorse gran parte della sua lunga vita.

Secondo le testimonianze di Platone ed Aristotele, Senofane fu il primo ad affermare l'unità dell'essere, dando così il via all'indirizzo di pensiero che fu proprio dell'eleatismo.

La tradizione, inoltre, gli attribuisce la fondazione della celebre scuola di Elea, ma la critica moderna tende a porre in dubbio questa versione dei fatti.

In un frammento autobiografico, composto a 92 anni, lo stesso filosofo racconta: «Già sessantasette son gli anni che vado errando per la terra ellenica. E allora ero nato da altri venticinque, se almeno su questo posso dire la verità»; il che mal si concilia con una stabile permanenza ad Elea.

Di certo, Senofane rappresenta l'anello di congiunzione tra le speculazioni ioniche e quelle degli italici.

Egli, infatti, venne personalmente in contatto sia con i pensatori della scuola di Mileto che con i membri della setta pitagorica, e attuò un'importante critica, sia nei confronti degli uni che degli altri, con il fine di mettere in luce il fondamentale problema dei limiti e del valore della conoscenza umana.

sabato 23 luglio 2016

Immigrazione: siamo sicuri che il vero "nemico" sia l'immigrato?

Fate attenzione: strumentalizzando l'immigrazione l'élite sta gettando le basi per l'ennesima guerra tra poveri.
Non lo avete notato? Il sistema ci spinge a guardare con un misto di odio e disprezzo chi sta peggio di noi, invece di chi sta decisamente meglio grazie al nostro quotidiano sfruttamento.
Alcuni suggeriscono che gli immigrati rappresentino un costo insostenibile per l'economia di una nazione già provata dalla crisi economica. Ma che razza di società è quella che riduce la disperazione degli esseri umani ad una questione di costi?
Pensateci: utilizzando la ricchezza ingiustamente accumulata in eccesso dall'élite, potremmo ospitare gli immigrati e garantire agli italiani in difficoltà un reddito d'esistenza, rilanciando perfino l'economia nazionale! Invece, che cosa stiamo facendo?
Ce la prendiamo con chi fugge da scenari di guerra messi in atto per realizzare profitti con il commercio di armi e petrolio che, una volta raffinato, consumiamo per andare al lavoro a guadagnare denaro che spenderemo per cose di cui spesso non abbiamo neanche realmente bisogno, ma che faranno arricchire ulteriormente chi è già milionario grazie alla pratica dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo che gli permettiamo di esercitare impunemente nei nostri confronti!
Tolleriamo senza alcuna esitazione l'esistenza di una ricca élite di sfruttatori parassitari, ma non perdiamo occasione per scagliarci contro dei poveri disgraziati. Siamo forse impazziti?

mercoledì 20 luglio 2016

5 ottimi motivi per creare un reddito d'esistenza universale ed incondizionato.

Ecco perché dovremmo dare a tutti un reddito d'esistenza senza alcun obbligo di lavorare.


Che cos'è un reddito d'esistenza, universale ed incondizionato?

Il reddito d'esistenza consiste in una somma di denaro erogata dallo Stato ai propri cittadini ad intervalli regolari, come se fosse una sorta di pensione.

Universale significa che questo reddito viene riconosciuto e concesso a tutti gli esseri umani, vita natural durante.

Incondizionato vuol dire che non viene posta alcuna condizione per ricevere quel reddito: tutti ne hanno diritto per il semplice fatto di esistere, senza alcun obbligo, né di cercar lavoro o di lavorare. 

Per tutti coloro che si staranno chiedendo: «Perché mai dovremmo volere un reddito d'esistenza universale ed incondizionato?» ecco 5 validi motivi su cui vale la pena di riflettere:

martedì 28 giugno 2016

Lavorate di meno e vivete la vita: darete il via ad una grande rivoluzione sociale.


Licenziatevi, se potete! Vendete il vendibile, riducete al minimo le spese, comprate un pezzo di terra, mettete da parte una somma di denaro che vi consenta di vivere e lasciate al più presto il mondo del lavoro.

E se proprio non potete fare a meno del reddito derivante dalla vostra quotidiana schiavitù, chiedete un part-time.

Quando sarete vecchi o malati, e realizzerete di non avere più tempo o forze per vivere la vita, rimpiangerete amaramente di aver sprecato la maggior parte del vostro tempo per il lavoro.

E purtroppo non ci sarà più niente da fare, se non consigliare agli altri di non ripetere il vostro errore.

Solo allora, forse, comprenderete che sarebbe stato decisamente meglio vivere liberi e felici, piuttosto di ridurvi ad essere degli insignificanti e sostituibili schiavi al servizio del capitale...

mercoledì 22 giugno 2016

John Nash e la dimostrazione della non esistenza di Dio.


L'argomento che segue ha una pura valenza didattica. Il ragionamento contiene un errore: siete in grado d'individuarlo e spiegare perché la dimostrazione non può essere considerata valida?


Introduzione alla dimostrazione.

In un'intervista il matematico John Nash, vincitore del premio Nobel per l'economia 1994 e del premio Abel 2015, sostenne che: «Le varie religioni sono logicamente incompatibili fra loro, dunque non possono essere tutte vere». 

In effetti, analizzando l'insieme formato dalle $\mathcal{m}$ religioni concepite nella storia dell'umanità e raggruppando quelle compatibili fra loro, si può ottenere un nuovo insieme ridotto composto da $\mathcal{n}$ religioni, distinte ed incompatibili, che insinuano al contempo di essere vere.

Ma dalla loro incompatibilità consegue che al più solo una di esse può essere vera o, se preferite, che almeno $\mathcal{n-1}$ di esse sono necessariamente false.

Ispirandomi a queste considerazioni, ritengo di aver formulato una dimostrazione logico-matematica dell'inesistenza di Dio...

lunedì 13 giugno 2016

L'etica secondo Aristotele


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Le teorie etiche possono essere suddivise in due classi, a seconda che considerino la virtù come un fine in sé o come un mezzo da impiegare per raggiungere degli altri fini.

L'etica di Aristotele appartiene al secondo di questi insiemi; egli ritiene che lo scopo non sia essere virtuosi ma impiegare le virtù per raggiungere un certo “bene sommo” che viene considerato come un fine in sé.

Ciò che un uomo fa, sia un'arte, una ricerca, un'azione o una scelta, è sempre compiuto in vista di un fine che appare buono e desiderabile agli occhi di chi decide di attuare le proprie azioni.

La ricchezza, il potere, il piacere e la salute, possono essere considerati anche come dei fini in sé, ma solitamente chi ricerca queste condizioni lo fa in vista di un fine ad essi superiore.

Ad esempio, la ricchezza si può desiderare per la soddisfazione ed i piaceri che si pensa possa dare, ma a loro volta soddisfazione e piacere sono ricercati in vista di qualcos'altro.

I fini sono diversi e molteplici, così come lo sono i mezzi per raggiungerli, ma ci dev'essere un fine supremo che è desiderato per se stesso e non più in vista di un fine ulteriore. 

Soltanto un simile fine può essere considerato il bene sommo, dal quale tutti gli altri beni dipendono.

Aristotele non nutre alcun dubbio: questo fine ultimo, che tutti perseguono, è la felicità.

venerdì 3 giugno 2016

La Politica di Aristotele: Stato, famiglia e schiavitù.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tre su tutti sono gli elementi sui quali ci si deve concentrare se si vuole comprendere la Politica di Aristotele: lo Stato, la famiglia e la schiavitù.

Cominciamo con lo Stato. Così come sostenuto da Platone, anche per Aristotele l'uomo di per sé non è un essere totalmente autosufficiente. 

Un essere umano isolato dagli altri probabilmente non riuscirebbe neppure a sopravvivere, e pur ammettendo che ci riesca, di certo non riuscirebbe a vivere bene tanto quanto potrebbe fare vivendo in comunità con i propri simili.

Non solo: neanche la virtù è realizzabile al di fuori della vita associata, perché è solo grazie all'educazione e alla disciplina imposta dalle leggi che l'essere umano raggiunge la virtù.

Fa parte della natura dell'uomo vivere in quella forma di organizzazione sociale e politica nota come “polis”, vale a dire le tipiche città-stato diffuse nell'antica Grecia, ed è solo all'interno della polis che l'essere umano riesce ad esprimere pienamente la propria natura.

Fisica e cosmologia secondo Aristotele.


Introduzione

Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


La scienza di Aristotele dominò pressoché indisturbata fino ai tempi di Galileo. Su tutte, le teorie contenute nei libri intitolati Fisica e De Coelo furono le più influenti.

Eppure non una sola frase di quei testi può essere considerata valida alla luce delle moderne conoscenze scientifiche.

Tutto ciò rende il lavoro dello storico della filosofia davvero ingrato, ma non lo esime dal dover affrontare simili questioni.

Per Platone la scienza non può che essere una scienza di pura ragione; il mondo sensibile, infatti, è illusione ed i sensi mediante i quali gli esseri umani ne fanno esperienza sono inaffidabili ed ingannatori.

La vera realtà è al di là del mondo sensibile, e la conoscenza a proposito di quest'ultimo è solo probabile, mai certa.

Conoscere è ricordare; l'anima degli uomini, caduta sulla terra, dimentica ciò che sa a proposito del vero mondo, ma grazie alla filosofia può recuperare qualche ricordo.

Aristotele è di tutt'altro parere.

La logica aristotelica.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Soltanto due individui tra quelli che hanno messo piede sul pianeta Terra possono contendersi a pieno titolo il premio di più grande logico di tutti i tempi.

Uno di essi è il filosofo Aristotele, vissuto più di 2.000 anni fa; l'altro è il matematico austriaco Kurt Gödel, vissuto nel Novecento.

Chi dei due debba meritarsi il primo posto sul podio è difficile a dirsi; personalmente, se fossi costretto a scegliere, incoronerei Gödel, per la bellezza e la profondità dei suoi risultati.

D'altro canto fu Aristotele che gettò le basi della logica classica, fondandola come una disciplina a se stante che egli chiamava “analitica”, e che per primo sviluppò la teoria del sillogismo.

Gödel, invece, segnò la fine di una grande avventura. È principalmente noto per i sui teoremi d'incompletezza e per essere morto d'inedia nella convinzione che qualcuno stesse cercando di avvelenarlo.

giovedì 2 giugno 2016

La concezione di Dio secondo Aristotele.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Conoscere l'impianto metafisico di Aristotele è di fondamentale importanza per comprendere la sua teologia. 

In realtà, “teologia” è proprio il termine che egli utilizzò per indicare uno dei suoi libri che furono successivamente inseriti nella raccolta a noi nota come Metafisica.

Secondo la concezione filosofica aristotelica tutto l'universo è popolato da sostanze. C'è la materia e ci sono le forme, ma entrambe sono immanenti al mondo sensibile. 

Lo stanza è in qualche misura unione di forma e materia, come lo è una statua di marmo. La materia è forma in potenza, così come un blocco grezzo di marmo può diventare una statua.

La forma è materia in atto, similmente a quando lo scultore ha terminato la sua opera e, conferendo forma alla materia, l'ha resa “reale” nella sua compiutezza.

L'universo appare così un universo dinamico di cui si deve spiegare il movimento. Aristotele lo fa ricorrendo alle “cause”. 

C'è la materia, o meglio, il sostrato senza il quale una cosa non potrebbe esistere (causa materiale), ma vi è anche l'essenza, cioè la sostanza definitoria di un oggetto, composta da quell'insieme di caratteristiche a cui non si può rinunciare per definire un oggetto, perché altrimenti non sarebbe più se stesso (causa formale) 

Ci sono degli agenti che determinano operativamente il mutamento, come lo scultore con il suo picchiare lo scalpello sul marmo (causa efficiente), e soprattutto vi è lo scopo per cui una certa determinazione della realtà esiste, che simboleggia l'intenzionalità (causa finale).

Dopo questo breve riepilogo, possiamo iniziare ad addentrarci nell'ambito della teologia aristotelica vera e propria.

La concezione dell'anima secondo Aristotele


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Le questioni inerenti l'anima, tanto care agli Orfici e a Platone, furono immancabilmente affrontate anche da Aristotele, ma la complessità della dottrina aristotelica favorì la nascita di controversie e fraintendimenti.

Se questa contemplasse l'immortalità dell'anima oppure no, è una delle questioni che ha dato luogo a lunghi dibattiti tra i commentatori medioevali e moderni.

La mutevolezza e l'incertezza del pensiero e degli scritti Aristotelici inerenti l'anima di certo non furono di grande aiuto per risolvere la disputa. 

Dagli scritti della fase giovanile, sembrerebbe emergere una sostanziale adesione al platonismo, tanto che Aristotele nell'Eudemo paragona il legame dell'anima con il corpo alla celebre tortura etrusca che prevedeva di unire saldamente un uomo vivo al cadavere d'un altro.

D'altro canto, una volta raggiunta la maturità di pensiero, Aristotele migra su posizioni del tutto antitetiche: anima e corpo non sono più estranei puniti con un'unione forzosa e innaturale, ma parti fondamentali e complementari di ciò che è vivente, la cui sinergia vivifica e rende possibile la vita. 

Aristotele afferma che «L'anima è inseparabile dal corpo» e che, a quanto pare, non possa sopravvivere senza di esso.

Poi, però, apre uno spiraglio interpretativo, aggiungendo che non è detto che quanto appena sostenuto avvenga per tutta l'anima ma che di certo accade per alcune delle sue parti.

Cerchiamo quindi, nei limiti del possibile, di fare un po' di chiarezza, concentrandoci principalmente sulla concezione sviluppata nella fase matura del pensiero di Aristotele.

mercoledì 1 giugno 2016

La metafisica di Aristotele


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Il termine metafisica ha un'origine assai curiosa. Dopo la morte di Aristotele i suoi scritti acromatici, quelli più tecnici, destinati ai membri della sua scuola, andarono perduti.

E così la fama del filosofo crebbe grazie ai dialoghi divulgativi che egli aveva composto per il pubblico dei “non addetti ai lavori”.

Qualche secolo più tardi, però, gli scritti tecnici di Aristotele furono ritrovati in una cantina nella città di Scepsi.

Pare che Teofrasto, che li aveva ricevuti in eredità dallo stesso Aristotele, li avesse a sua volta lasciati ad un certo Neleo che avrebbe provveduto a nasconderli. 

Una volta rivenuti, finirono nelle mani di Andronico di Rodi, un editore, che li organizzò in modo sistematico e provvedette alla loro pubblicazione, che avvenne verso la metà del primo secolo precedente la presunta nascita del celebre personaggio mitologico di nome Gesù.

La vita di Aristotele: l'erede diseredato.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tra i più noti e influenti discepoli di Platone, tanto da esser considerato uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, possiamo annoverare un certo Aristotele. 

Filosofo, biologo, nonché fondatore della logica, si contraddistinse per l'innovazione, la vastità e l'influenza del suo pensiero.

Fu uno scrittore davvero prolifico. Chi si è divertito a contare la lunghezza complessiva delle sue opere afferma che ammontino, per la precisione, a 445.270 righe.

Aristotele nacque a Stagira (-384, -322), una piccola cittadina della penisola Calcidica situata nel nord della Grecia. Il padre, Nicomeo, era medico e amico di Amita III, re dei macedoni.

giovedì 12 maggio 2016

Il coraggio di ripensare la società


Il 5 maggio 2016, a Pisa, ho tenuto una conferenza organizzata all'interno dell'evento RiartEco. Di seguito la trascrizione del mio discorso.

Introduzione

Ringrazio per l'invito. Mi chiamo Mirco Mariucci e sono l'autore del blog Utopia Razionale e del saggio intitolato L'illusione della libertà.

Vorrei chiarire subito un punto: non sono venuto qui per vendere un libro ma per cercare di diffondere delle idee che reputo importanti per realizzare una società a misura di essere umano.

Chiunque può scaricare gratuitamente L'illusione della libertà dal mio blog.

Di che cosa parlerò? Ovviamente del problema dei rifiuti, ma vorrei inquadrare il tutto in un contesto più generale, parlando dei problemi sociali e delle loro soluzioni in chiave economica.

Chiunque di voi si sarà reso conto di non vivere in una società ideale: inquinamento, surriscaldamento globale, sfruttamento dell'uomo sull'uomo, disuguaglianza sociale, fame e malattie, sono solo alcuni tra i problemi che interessano l'odierna società.

Come si affrontato queste problematiche? Possono essere risolte?

mercoledì 27 aprile 2016

Dare soldi ai cittadini senza indebitare nessuno? Si può fare.

Clamorosa ammissione su Il Sole 24 Ore: si può stampare denaro e darlo ai cittadini senza indebitare nessuno.


Nel saggio intitolato L'illusione della libertà, ho sostenuto che se ci fosse la volontà si potrebbe creare denaro dal nulla e darlo ai cittadini, in modo che tutti dispongano di un reddito che consenta di vivere dignitosamente, senza indebitare nessuno né pretendere nulla in cambio.

Scommetto che in molti avranno pensato che si trattasse della solita “utopia” economicamente impossibile da attuare... invece non è così: si può fare, tant'è che la fattibilità di una simile iniziativa è stata candidamente confessata su Il Sole 24 Ore (niente di meno che la massima testata mainstream italiana in ambito economico), da cui riporto un breve estratto:

«Dal punto di vista tecnico, uno strumento per aumentare la domanda aggregata esiste anche nella situazione attuale: è la cosiddetta “moneta distribuita con l’elicottero”, per usare le parole di Milton Friedman. Cioè la banca centrale stampa moneta e la distribuisce ai cittadini, non in cambio di qualcosa (titoli di stato o la promessa di una restituzione futura), ma in modo permanente e a fondo perduto. Le obiezioni nei confronti di questo strumento non sono economiche, ma politiche. Dal punto di vista economico non c’è dubbio che sarebbe efficace». (di Guido Tabellini - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/8dq8dS)

lunedì 11 aprile 2016

L'eclatante menzogna della crescita come panacea di tutti i mali della società.


Con questo breve saggio intendo smentire con la forza della ragione quei millantatori che presentano la tesi del "creare più lavoro facendo crescere l'economia" come se fosse una panacea per tutti i mali della società.

La crescita del PIL, e il relativo aumento dei consumi, forse risolveranno temporaneamente la crisi occupazionale, ma di certo incrementeranno anche l'impatto ambientale e condanneranno gli esseri umani ad un lavoro totalizzante.

E tutto ciò dovrebbe accadere in un mondo con un ecosistema già fortemente compromesso, dove i lavoratori devono sacrificare 8 ore al giorno della propria unica esistenza per il lavoro, bene che vada, a prescindere dalla propria volontà.

Ma che senso ha far crescere l'economia se poi questa crescita non si traduce in un maggior tempo libero, in un minor inquinamento ambientale o in un qualche incremento di felicità per l'umanità?

domenica 3 aprile 2016

Pitagora e Mondrian, un ponte tra arte e matematica.

Bozzetto dell'opera Pitagora e Mondrian, vincitrice del concorso
Tracce Giovanili d'Arte tenutosi a Gubbio il giorno 02/04/2016

Che cos'è quest'opera? Platone avrebbe sostenuto che si tratta soltanto di una copia imperfetta di alcune forme ideali, uniche e perfette, che popolano un mondo sovrasensibile: l'Iperuranio. 

A suo avviso il mondo sensibile è un inganno, pura illusione, perché l'unica vera realtà è al di là dei sensi e può essere scorta soltanto mediante la ragione.

Per questo avrebbe duramente condannato me e mio fratello, in quanto autori dell'opera intitolata Pitagora e Mondrian, e tutti gli altri artisti del mondo.

Qualche anno più tardi, però, Aristotele avrebbe replicato che la sostanza di un'opera d'arte contiene sia la materia che la forma, che quindi diventano immanenti, ovvero fanno parte del mondo sensibile e non dell'Iperuranio, riabilitando così ciò che usualmente chiamiamo realtà.

Dal suo punto di vista l'arte non sarebbe da condannare ma da lodare, in quanto espressione della creatività dell'artista che conferisce realtà alla sostanza, donando alla materia una certa forma.

Quest'opera in particolare incarna parte dell'essenza di Pitagora e di Mondrian; da Mondrian deriva lo stile e da Pitagora il noto teorema che gli viene storicamente attribuito, probabilmente a torto.

venerdì 25 marzo 2016

Platone tra matematica, logica e cosmogonia.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Pur non essendo un matematico, Platone nei suoi scritti esibisce una grande padronanza delle più avanzate conoscenze matematiche dell'epoca.

All'ingresso della scuola di Platone, l'Accademia, c'era scritto «Non entri chi non è Geometra». 

E non poteva essere altrimenti, dato che egli poneva la geometria tra le discipline fondamentali per la formazione di un buon filosofo.

Conosciamo anche un celebre motto attribuito da Plutarco a Platone, che recita: «Dio geometrizza sempre».

Tutto ciò a ulteriore testimonianza della centralità di questa branca della matematica nella filosofia platonica.

Cerchiamo quindi d'illustrare il sapere e i contributi di Platone nell'ambito della logica, della matematica e della geometria, partendo però dalla descrizione della cosmogonia platonica.

Platone: l'anima immortale, la dottrina dell'anamnesi e il mito di Er.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tra gli aspetti degni di menzione della filosofia platonica possiamo annoverare la concezione dell'anima e la relativa dottrina dell'anamnesi. 

Storicamente la distinzione dualistica tra spirito e materia trae origine dall'ambito religioso. Ciò che lo spirito rappresenta per la cultura moderna, nell'antichità veniva concepito come anima distinta dal corpo.

Gli orfici si proclamavano figli del cielo e della terra, dai quali sostenevano che derivassero rispettivamente l'anima e le carni. A loro avviso il corpo era visto come una “tomba” dell'anima. 

Platone cerca di esprimere in linguaggio filosofico un'analoga teoria, ma l'anima immortale viene impiegata per risolvere una spinosa questione inerente l'apprendimento.

Quelle vipere dalla lingua biforcuta dei sofisti - mi riferisco in particolare ai membri della corrente Eristica sviluppatasi successivamente alle scuole di Protagora e Gorgia - avevano sostenuto che la ricerca della conoscenza fosse impossibile.

giovedì 24 marzo 2016

Platone: la dottrina delle idee e il mito della caverna.



Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


La dottrina delle idee è certamente la parte più nota e influente di tutto il pensiero platonico.

In essa vi si possono ritrovare dei tratti parmenidei, per quanto riguarda le disquisizioni intorno all'essere, ma anche delle tinte orfico-pitagoriche, per il tono religioso con cui Platone tratta la realtà, l'approccio alla matematica e alla musica. 

Il risultato del sincretismo tra la logica di Parmenide e il misticismo di Pitagora è una sintesi potente, e di rara bellezza, in grado di soddisfare sia l'intelletto che il sentimento religioso. Ecco perché ebbe un grande successo nel corso della storia.

lunedì 21 marzo 2016

Le avventure della vita di Platone.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Tra tutti i filosofi antichi, medioevali e moderni, Platone è di gran lunga il più influente. Insieme a Socrate, di cui era discepolo, e al suo allievo, Aristotele, gettò le fondamenta del pensiero filosofico occidentale.

Dico ciò non solo perché riprese e sviluppò in modo originale la concezione filosofica socratica, ma anche perché lo stesso Aristotele deriva largamente dal pensiero di Platone e, da un punto di vista storico, la filosofia e la teologia dei cristiani furono molto più platoniche che aristoteliche, almeno fino al 13-esimo secolo.

Platone (-428, -347 circa) nacque ad Atene in una famiglia di antica nobiltà, proprio nelle prime fasi della guerra del Peloponneso che vide come protagoniste Atene e Sparta con i rispettivi alleati. 

Il padre, Aristone, vantava nell'albo degli antenati Codro che, secondo la leggenda, fu l'ultimo re di Atene; la madre Perictione discendeva da una famiglia anticamente imparentata con il famoso legislatore e poeta ateniese Solone.

Probabilmente ricevette un'educazione tradizionale combinando ginnastica e musica; secondo Aristotele entrò in contatto con Cratilio, un discepolo di Eraclito, e quindi con la dottrina eraclitea.

Si dice che il suo vero nome in realtà sia un altro, e quello a noi noto gli venne attribuito da un lottatore di Argo, suo insegnate di ginnastica.

L'utopia di Platone: tra totalitarismo, classismo, eugenetica e pseudo-comunismo.


Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


In molti hanno sentito parlare dell'utopia di Platone, ma solo in pochi si sono preoccupati di approfondirla in dettaglio.

Chi si avvicina per la prima volta all'argomento ne resterà certamente colpito, se non inorridito: totalitarismo, propaganda, classismo, eugenetica e una sorta di comunismo, fanno tutti parte del suo Stato ideale. Cerchiamo di capire il perché.

lunedì 29 febbraio 2016

Il sapere di Socrate: il primo martire del libero pensiero.


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Non è soltanto la religione ad avere i suoi martiri, ma anche la filosofia. Socrate, infatti, può essere considerato il primo martire del libero pensiero.

E non stiamo parlando di un perfetto sconosciuto, bensì di uno tra i più noti esponenti della tradizione filosofica occidentale.

Per comprendere quali furono gli insegnamenti di questo grande filosofo, e perché fu condannato a morte, cercheremo di ripercorrere brevemente la sua vita fino al momento in cui la cicuta affidò alla storia la grandezza del suo pensiero.

Socrate (-470; -399) nacque e visse ad Atene dalla quale si allontanò solo in tre occasioni per compiere il suo dovere di soldato. 

Durante le campagne militari si contraddistinse per coraggio e resistenza fisica; si dice che marciasse senza scarpe né mantello anche in pieno inverno.

In verità, era noto anche per il suo aspetto fisico. Chi lo conosceva concordava sul fatto che fosse bruttissimo: aveva un naso corto e tozzo ed una grande pancia. Era più brutto di tutti i Sileni dei drammi satirici.

domenica 28 febbraio 2016

Zenone di Elea e i paradossi sul movimento e la molteplicità.



Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Se volessimo individuare il padre dei paradossi potremmo identificarlo con Zenone di Elea (-489; -431). 

Della vita di questo pensatore si sa ben poco. Fu discepolo e amante di Parmenide, a cui venne in soccorso inventando una serie di ragionamenti con l'intento di confutare le tesi in contrasto con quelle del suo maestro.

Per il suo modo di argomentare, Plutarco lo definì «lingua biforcuta». Una lingua che Zenone non esitò a mozzare con i propri denti per sputarla in faccia al tiranno che, dopo aver ottenuto il dominio della città di Elea, lo aveva arrestato e messo sotto tortura in quanto cospiratore. 

Aristotele, invece, lo definì niente di meno che lo scopritore della dialettica.

I paradossi sono dei ragionamenti che ci sembrano corretti ma che portano ad una contraddizione, oppure, che ci appaiono contraddittori ma che, viste le conclusioni, devono essere accettati.

Il matematico Odifreddi li definisce come degli: «argomenti sorprendenti, perché poco probabili ma molto credibili, o molto probabili ma poco credibili».

sabato 27 febbraio 2016

Anassagora di Clazomene, l'Intelletto ordinatore, la Luna e i suoi abitanti.



Tratto dal saggio Il Sapere degli Antichi Greci, disponibile in formato cartaceo e digitale al seguente indirizzo, anche in download gratuito.


Anassagora di Clazomene (-499; - 428) era il figlio di un uomo ricco e nobile. Crescendo, maturò un interesse così forte per lo studio della natura e la filosofia che cedette l'eredità paterna ai familiari, in modo da potersi dedicare interamente alla ricerca.

La tradizione lo descrive come un pensatore assorto nelle sue speculazioni ed estraneo ad ogni attività pratica. Egli sosteneva con orgoglio che lo scopo della sua vita consistesse nel «Contemplare il Sole, la Luna e il cielo». 

Si guardò bene dal prendere parte alle attività politiche. Per questa scelta gli rinfacciarono di non avere a cuore la sua patria, al che egli rispose: «Della mia patria m'importa moltissimo» indicando con una mano il cielo.

Verso il -462 partì alla volta di Atene, dove rimase per circa 30 anni e vi introdusse per primo la filosofia.  

È probabile che sia stato invitato da Pericle, fortemente impegnato nel rinnovamento politico della città e nell'acculturamento dei suoi cittadini. 

È noto che negli anni della permanenza ad Atene, Anassagora strinse un legame d'amicizia con Pericle e ne divenne perfino il maestro.

Ma quando il noto statista invecchiò, i suoi oppositori politici iniziarono ad accusare quanti gli erano vicino per fare terra bruciata intorno a lui e delegittimarlo.

Tra questi Fidia, grande scultore e architetto dell'epoca che sovraintendeva il cantiere del Partenone (voluto da Pericle), fu accusato d'impossessarsi di parte dell'oro destinato alla costruzione delle statue.

Il pretesto per infamare Anassagora fu individuato nella sua filosofia. Egli sosteneva che la Luna fosse un corpo terroso e il Sole una pietra incandescente.